Uomini da comprare…

Scrivo su un biglietto: “Vado a fare la spesa e porto Anna all’IEO per il ricovero. Torno all’ora di pranzo. Baci, mamma…” sapendo, in fondo (ma nemmeno poi così tanto in fondo) che, quando tornerò, lei starà ancora dormendo. Le vacanze scolastiche sono una figata per lei. Beata. Beati tutti coloro che le hanno potute trascorrere come lei… Vabbè, và, vedi di non fare la pirla vittimosa pure ‘stavolta, per favore e goditi la spesa di domenica all’Esselunga. Sì, io me la godo e di brutto. Non per il fatto di spendere, bada; che lì ci sarebbe proprio da piangere visto che l’acqua è davvero poca e la papera non solo non galleggia, ma sta proprio murènn e sete… ma per il sublime, infame e inestimabile piacere di vedere una marea di uomini attaccati al cellulare che parlano con la coniuge che, dall’altra parte, gli sta dicendo dove sta il Vernel o gli sta urlando come una pazza (che lo sento pure io) “checcazzotihosposatoaffare se nemmeno un po’ di spesa sai fare da solo?!”. 🙂 Già, un po’ da ridere mi viene quando quel signore sulla sessantina, disperato, chiede a bassa voce, ad un altro compagno di disavventure: “mi perdoni, ma io proprio non lo trovo…. ma lei lo sa dove sta il lievito di birra?! Sono andato dagli alcolici ma non ho trovato nulla a parte le bottiglie di birra…”. Marò… Ma, a te, non verrebbe proprio da ridere? A me si. Il destino, però, lo ha fortunatamente diretto verso il banco dei latticini e io, con sguardo ammaliante, mi impietosisco e gli dico: “venga con me che glielo faccio vedere”. Dovresti proprio vedere i loro sorrisi, quando gli dici così. Sembrano naufraghi che non vedono terra da almeno 3 anni. 😀 Bellissimi. Marò, che danno abbiamo fatto… Vabbè… Oggi, di nuovo, incappo in un uomo sulla trentina, con un passeggino di quelli a 3 ruote che io non ho mai capito che cacchio li comprano a fare se non sono dei corridori professionisti e un neonato che sbraitava come un ossesso. Ecco, io mi chiedo, ok che lo mandi a fare la spesa, ok che ce lo mandi di domenica così si trova con tutti i suoi pari, ma proprio con il neonato alle dieci e mezza di mattina che, sicuramente, sarà l’ora della seconda poppata del giorno ce lo devi mandà?! Ma allora tu sei proprio stronza dentro! E lui, porello, che lo tocca, lo smanetta, lo accarezza, gli parla dolcemente, ha paura di prenderlo in braccio, srotella il passeggino a forza di dondolarlo, si guarda intorno disperato non alla ricerca di aiuto ma per vergogna… E io non posso fare nulla. No, sarebbe troppo. La tentazione è forte, credimi, ma so che non si può andare oltre certi limiti. Va bene il lievito di birra, va bene la tinta per i capelli al disperato di turno che non sa la differenza tra tinta all’ammoniaca e naturale… Allorchè, lui si riprende mentre il bimbo aumenta i decibel e la frequenza delle urla. Poi, lo vedo. Gli viene un lampo di genio. Te lo giuro, ‘na roba assurda. Lo vedi proprio con la lampadina sulla testa. E vedo pure che, dal fondo del corridoio della pasta prende bene le distanze, fa su e giù con il passeggino due o tre volte come a far partire una di quelle macchinine che, da ragazzini sai,  più giravi le ruote e più sarebbe andata lontano quando l’avresti mollata? Ecco, proprio così e poi: viaaaaaaaaaaaaaaaaaa…. lo vedo fiondarsi a correre su e giù per il corridoio una decina di volte, di corsa, dribblando tra un’acquirente e un altro, e ninnando qualcosa che non capisco perché guizza accanto a me alla velocità della luce!  😀 Robb è pazz… Mi è venuta voglia di fargli uno sgambetto… Chissà che figata sadica sarebbe stata… 😀 Ma io non sono cattiva e non è finita qua… Me ne sono andata pensando che dovevo chiedere a Giusy il n. del telefono azzurrro e poi dovevo cercare quello delle mamme stronze che mettono i padri in situazioni del genere; roba da farle arrestare all’istante. Pover’uomo. L’ho ribeccato davanti ai detersivi. Uno dei compagni di lotta si complimenta con lui che dice: “Eh sì, ci ho messo un po’, ma si è addormentato. Ora posso fare la spesa…” Fa un sospiro felice e prende il telefono per parlare con “lei” che gli darà istruzioni perché già si capisce, da come guarda il biglietto della spesa, che c’è qualche articolo che gli è completamente sconosciuto. Già, “lei” (“loro”) che, io mi chiedo: ma tu, donna deficiente e pseudodotata che ci fai fare a tutte ‘nafiguremmerda, che cacchio ci mandi a fare il tuo uomo al supermercato se poi deve stare al telefono con te che lo insulti perché non ha capito una mazza di quello che vuoi che compri?! Ma a te, donna cretina che non sei altro, le cosce con i muscoli e i tendini, Dio onnipotente di questa terra e tutti gli alti cieli, non te le ha date per venirci tu all’Esselunga di via Novara e spezzarti le ossa a fare la spesa?! Hmm… Probabilmente non solo le cosce ti ha dato e probabilmente io ci ho il dente avvelenato perché, l’unica volta che facemmo la spesa con Marco, un sabato di circa 18 anni fa, tornammo a casa e lui disse: “Scriviti bene giorno, ora e anno, donna, perché io la spesa con te non la farò mai più, intesi?”. 😀 Beh, mò se la fa da solo… visto? 😉

6 pensieri riguardo “Uomini da comprare…

  1. Quella corsa in passeggino mi ha fatto venire in mente di quando mia figlia piccola aveva le coliche e mia moglie era stesa ancora per il ferro basso; me la caricavo in macchina e andavo la notte a passeggiare per un campo accidentato: i sobbalzi dell’automobile avevano un effetto calmante e la bimba (era ancora nei primi tre mesi di vita) si addormentava; ringrazio Dio per quello che ho: può sembrare a qualcuno ma per me è tantissimo! Ma in quel periodo ho ringraziato dio soprattutto per il sonno dei bambini; penso che se mia figlia non si fosse addormentata, io sarei diventato pazzo; non si trattò in realtà solo dei primi tre mesi, ma la sua insonnia durò ben quattro anni, durante i quali dovetti rispolverare ed inventare tutte le canzoni possibili e immaginabili del mio repertorio in lingua sarda, in italiano, spagnolo e perfino in portoghese per riuscire a farla addormentare; e le passeggiate me le inventavo sul tappeto di casa, sul quale dovevo creare le giuste increspature perchè il passeggino o la carrozzella acquisissero quel dondolìo indispensabile per guadagnare il sonno della bambina; un incubo per me e per mia moglie.
    Per quanto riguarda la spesa confesso che preferisco farla da sola: con mia moglie non riesco a pensare abbastanza; lei è elettrica e vuole sbrigarsi: io ho bisogno di calma e di tempo;
    quando andiamo insieme ci serve il cellulare per ritrovarci; (adesso ci diamo direttamente appuntamento alla cassa);
    ciao e auguri; albix

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  2. io da piccola sono stata traumatizzata… io ero una di quelle bambine che il papà portava al supermercato a fare la spesa. Mi ricordo solo che mi piaceva spingere il carrello e poi il momento più brutto era la fila lunga alla cassa. Mi ricordo il mal di piedi… ma perché diamine mio padre mi portava a fare la spesa? Che noia… sarà per questo che oggi quando vedo al supermercato le famigliole alla cassa a fare la fila mi mettono tristezza. C’hanno l’aria scazzata stampata in faccia.

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  3. Leggo, ma avevo letto già. Sono stato un uomo che già a diciotto anni, fuori casa, faceva la spesa, cucinava e rassettava la casa. Stiravo, facevo la lavatrice e non rompevo le palle a nessuno. Mi sono sposato e o continuato, pensavo che dare una mano alla propria donna era normale, poi è diventato un obbligo. Non desidero dirti il resto.

    Un bacione forte.

    🙂

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