Parole, parole, parole…

Marco diceva che io sono una che “ingabola” la gente con le parole. Nel senso che, secondo lui, a un certo punto, durante una qualsiasi discussione, soprattutto se mi fanno girare le palle cercando di prendermi in giro, mi viene un attacco di “parolite” acuto e le persone che mi stanno di fronte, o soccombono a tutto quanto gli sto dicendo mentre sputo verbi, congiunzioni e sostantivi a raffica di mitragliatrice senza nemmeno dargli il tempo di pensare a come ribattere, o, impossibilitati dal ribattere, mi mandano a cagare e se ne vanno. Spesso, si verifica l’ultima opzione; ma non m’importa, tanto ho così tanti proiettili da sparare che, nel caso ritornassero, scapperebbero di nuovo. Sì, direi che conosco molte parole. Ci sono parole, correggimi se sbaglio, che, a volte, continuiamo a dimenticare, forse opportunamente, forse no. Quest’estate Elsa mi ha finalmente fatto entrare in testa (e non dimenticare mai più, giuro) una parola: MORTIFICARE. Ecco, è stato un flash assurdo. Erano mesi, forse anni, che cercavo questa banalissima parola ma, strano ma vero, non mi veniva. Spesso, nella discussione, veniva sostituita da umiliare, non curare, disamare, insomma, ‘na roba così che, in realtà, non dava il vero senso di ciò che stessi cercando di spiegare. Così, lei, bella, bella, se ne esce fuori dicendo: “certo… MORTIFICARE”. Assurdo. Volevo spiegarle uno stato d’animo che provavo in quel momento e che identificavo con un cartone animato che guardavo alla tele quando ero ragazza, a Londra. Non è molto famoso, ma io lo ricordo bene. Si chiama Chester e Spike in inglese. Lo trovi qua: http://www.youtube.com/watch?v=UVNHcob3oJg l’hai mai visto? Hai visto quando il cagnolino gli porta la palla, tutto felice, e lui gli dà una zampata? Ecco, questo cercavo di spiegare, senza successo, fino a quando è arrivata lei, la parola perfetta: MORTIFICARE. Sono andata su internet e ho trovato questo:

mortificare
[mor-ti-fi-cà-re] (mortìfico-chimortìficanomortificàntemortificàto)

A v. tr.

1 Avvilire, turbare qualcuno suscitandogli sensazioni di confusione o vergogna: non dovevi mortificarlo cosìcerte parole mortificano più delle botte

? Umiliare: questa sconfitta mi mortifica
? CON. esaltare

2 Reprimere, soffocare, frenare volontariamente, spec. con penitenze corporali e spirituali: m. la carne, i sensi, gli istinti
? CON. eccitare

3 MED Necrotizzare o alterare profondamente un tessuto organico

4 ant. Privare dell’energia vitale un organismo animale o vegetale, rendendolo come morto

B v. intr. pronom. mortificàrsi

Provare profondo dispiacere, confusione e vergogna
? Avvilirsi, abbattersi

C v. rifl. mortificàrsi

1 Punirsi, castigarsi

2 Reprimere volontariamente, con penitenze corporali e spirituali, le proprie passioni e i propri istinti: si mortifica con privazioni inaudite

Mortificare, per me, ora, vuol dire far morire dentro qualcuno, lentamente; farlo morire causandogli la morte lenta, prendendolo a zampate a ogni tentativo di condivisione di amore, affetto, gioia, allegria, tranquillità, serenità.

Ci sono persone, in breve (…), che mortificano chi gli porta la palla per giocare, sferrando, con crudeltà e insensibilità, più e più volte quella zampata senza curarsi di quanto male causano perché sono troppo presi a misurare quanto male sono riusciti a fare a sé stessi mortificando gli altri; roba da pazzi… il male… tu non sai il male dentro, la morte dentro, ogni volta. Fino a quando, non ci sei più. Anni fa dissi a Marco: “Un giorno me ne andrò e tu non te ne accorgerai. Tu mi vedrai, accanto a te, con il corpo e penserai che non sia cambiato nulla ma, invece, io non ci sarò più.” Lui rise. Peccato che, invece, della sua risata sentii solo l’eco lontano… ero già andata. Così, anche ora. Ora, c’è gente che pensa che io sia ancora là e, invece, Rosa non c’è più. Rosa non sta più negli angolini o negli spazi della mente e del cuore di chi la mortifica con scuse patetiche e vigliacche. Me ne sono andata. Non mi interessano più le ragioni. Non giustifico più le zampate che mi fanno sanguinare e morire dentro, lentamente. Non mi interessa che gli sia morto il gatto, che siano vittime di questo o di quello o che ci godano a fare del male a chi li ama per fare del male a sé stessi affinché possano punirsi per Dio solo sa cosa. Basta. Che prendano un cilicio con le palle ferrate, coperte di spine di ferro e se le sbattano sui genitali all’infinito, piuttosto che venirmi a cercare per mortificarmi, perché, come cantava Claudio Villa: “Si ‘o vvuó’ sapé, ccá nun ce sta nisciuna…”

5 pensieri riguardo “Parole, parole, parole…

  1. Questa tua riflessione la sento mia… proprio in questi giorni……
    sono andata via….non vale la pena di giustificare presunte vittime.. mentre nel dna portano scritto con caratteri cubitali BIFOLCHI!
    Un saluto Rose 🙂

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  2. Beh, cosa scrivere… Diciamo che, a mio avviso, basta una sola “zampata” di questo genere per decretare la fine di un vero sentimento. Si può litigare, discutere, criticare, ma il tutto è mirato alla risoluzione dei problemi, perchè la reale cattiveria spegne l’amore.

    🙂

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