Innamorarsi a Parigi…

Mi hai fatto ridere. Mi hai fatto innamorare con una risata. Come dice quella cosa dei 27 muscoli che servono per sorridere? Non la ricordo… abbi pazienza… Ad ogni modo, a volte sai, ci vuole davvero poco per far innamorare una donna; meno di tutte, me… o forse no; forse dico che mi basta poco ma, alla fine della fiera, vorrei più delle altre. Boh…

Mi hai fatto innamorare con una risata. “Mademoiselle, vous avez besoin d’aide?”. Ero davanti all’Olympia. Finalmente ero a Parigi, con Laura, perché, finalmente pure per lei, poteva assistere al concerto dei suoi Infinite. Stavolta, il bidone, i koreani non ce l’hanno fatto. Beh, avrei preferito andarci con l’uomo della mia vita ma, ovviamente, poco della nostra vita va come vorremmo noi. 🙂 Anyway, ero davanti all’Olympia perché Laura si era appena incontrata con le sue amiche che venivano da tutta Italia per andarsene in giro per la città e poi, la sera, sarebbero tornate al teatro per assistere al concerto fino a tarda notte. Ero da sola. Sola a Parigi. Parigi era tutta mia e potevo farne ciò che volevo. I bouquinistes, il Louvre… Sai la scorpacciata che mi sarei fatta? Hmmm…. Però.. non ero veramente da sola. Con me c’erano un freddo bastardo e gelido, un vento altrettanto bastardo e gelido e una pioggerellina parigina ancora più bastarda e gelida dei primi due. Consiglio: non andare a Parigi a novembre, a meno che tu non stia cercando l’uomo della tua vita…. 😀

Bon, chissenefrega. Parigi è mia, nonostante le intemperie; apro la cartina, reggendo l’ombrello, cercando gli occhiali da presbite e aggiustandomi il cappello in lana spessa da pescatore eschimese… Quando si dice che le donne sono multitasking… Qualche bestemmia in napoletano; una risata tra me e me chiedendomi se mai qualcosa, di tutto ‘sto bordello di sacrifici, mi tornerà indietro e… arrivi tu. “Mademoiselle, vous avez besoin d’aide?” Son scoppiata a ridere. Ecco, non è perché tu avessi una faccia strana, anzi, oserei dire che proprio cesso non sei, ma… ho riso perché, a quasi cinquant’anni, sentire uno che mi chiama “Signorina” mi fa giusto un po’ ridere. Mademoiselle… Non hai pensato che fossi pazza. Hai riso con me. Ridere assieme a qualcuno senza aver bisogno di spiegarne il perché; era tanto che non mi succedeva, sai? Ti sei avvicinato, hai preso l’ombrello dolcemente dalla mia mano, hai chiuso il tuo e ci hai protetto dalla pioggia. Ti sei accostato un pochino di più, mi hai gentilmente posato la mano sui fianchi e abbiamo cominciato a camminare, silenziosamente. Come un ballerino che guida, mi hai fatto strada. Non mi ricordo più la direzione. Mon Dieu… la vita è davvero strana. Come una ballerina (un po’ intontita, ammettiamolo) mi sono lasciata guidare nel mio primo valzer a Parigi, con te. Mi hai ubriacata di parole. Davanti all’albero di Natale di Place Vendome ho sorseggiato i tuoi sussurri che, con la scusa del vento e del freddo, riscaldavano le mie guance. Scendendo le scale del Metro, mano nella mano, ho ingollato le tue risate e ho stretto più forte sentendoti stringere più forte, a tua volta, la mia mano. Quando, poi, mi hai fermata, all’entrata del Louvre e lentamente ti sei avvicinato per baciarmi per la prima volta, due ore dopo, ho saggiato gli angoli della tua bocca come quel Beaujolais Nouveau che avevamo condiviso in quel bistrot vicino a Notre Dame poco prima. “Tu le sais que tu est belle…” mi hai sospirato sulle labbra mentre ridevo dicendo “Est une question ou une déclaration?”… Così poco tempo per conoscersi. Così tante cose dette, condivise, in quel poco tempo che ci ha resi compagni di una vita. Tutto, sapevamo già tutto l’una dell’altro. Mon Dieu… Sembrava, davvero, non esserci mai lasciati. Mai. Poco ci è voluto per arrivare a casa tua. Poco ci è voluto per amarsi. Eternità. Sembrava d’essersi immersi nell’eternità. Ho chiuso gli occhi, felice, tra le tue braccia mentre tu accarezzavi lentamente la mia spalla e già programmavi di venire a Milano la settimana prossima. Ho chiuso gli occhi…

E poi Laura m’ha svegliato. “Mamma, alzati, dai!! Che dobbiamo andare all’Olympia a incontrare le altre ragazze!”.

Et bon… 🙂 Hmmm… Come diceva quel film?…. “La Cité Rose”? IL NE FAUT JAMAIS S’ARRÊTER DE RÊVER… jamais, almeno per me… 😉

4 pensieri riguardo “Innamorarsi a Parigi…

  1. …Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
    mi prese del costui piacer sì forte,
    che, come vedi, ancor non m’abbandona…

    sei sulla strada…la va’ a pochi

    scrivi molto bene, racconto avvincente!!

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    1. Ciao Albix! io sogno spesso di volare… non so cosa voglia dire ma mi fa stare bene. il mio sogno sicuramente rifletteva il mio non così tanto insito desiderio di amore. 🙂

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