Natale comi-erotico

Scriverò solo una parolaccia. Il resto, se sei dotata o dotato, lo demando alla tua immaginazione e alla tua sensibilità. 🙂 Buone feste, ovunque e con chiunque voi siate. E che il 2014 vi porti più cose belle, che brutte, davvero…

La tiepida luce di quel mattino di dicembre si era infiltrata con garbo tra le fessure delle veneziane. Non fu la luce, però, a svegliarlo. Fu lo strano movimento tra le coperte che creava, a tratti, un vuoto d’aria unito a qualcosa di gentile e lieve, i suoi lunghi capelli, che gli stavano accarezzando il petto mentre una mano calda scendeva sempre più giù, sul suo corpo, verso i suoi boxer e la bocca di lei, precedendo tutti, lasciava una scia fresca sulla sua pelle calda del sonno della notte. Non aprì gli occhi. Decise di tenerli chiusi fino a quando avrebbe resistito. Immaginò e sentì la chioma castana continuare a scivolare sul suo ventre, fino a quando lei arrivò a destinazione. Un brivido gli salì su per i lombi mentre una sua mano si posava sul ginocchio. Chi aveva detto che il viaggio è meglio della destinazione? Oh, era d’accordo… Hmm, se era d’accordo. La sentì sospirare. Percepì, con un brivido, il suo alito caldo sul ventre e la “vide” sorridere. Lei sorrideva sempre, quando arrivava là. Avrebbe voluto toccarla, ma si era tuffata così tanto giù, tra le coperte, che ora era rannicchiata nell’angolo più lontano del letto e si stava sistemando per iniziar meglio il suo intento. Le dita si insinuarono nell’elastico degli short e le sentì dire con allegria “Lo liberiamo da questa prigione di cotone?” Lui rise e lei agì, ridendo con lui. Mentre la mano calda di lei si insinuava sempre di più negli short, gli venne in mente zia Filomena. Ecco, a volte vedi quelle vignette delle donne che pensano alla biancheria da stendere o a quella da stirare, quando fanno l’amore, giusto? Dove stava scritto che era una loro prerogativa? Pure agli uomini succede, sai, e non è per la noia, bada, perché, là sotto, stava succedendo qualcosa che gli stava facendo accelerare in maniera indicibile il battito cardiaco ma, non si sa come, a lui venne in mente zia Filomena e un lontano Natale del 1960, quando lui aveva 10 anni.

Zia Filomena, distinta signora napoletana, anima pia e gentile, tutta casa e chiesa che aveva sposato zio Ernesto (barese da generazioni, come tutti i presenti di quel Natale), andava di fretta perché, quel giorno, il Bari giocava in casa con il Milan e il pranzo natalizio doveva finire prima, dato che tutti gli uomini di famiglia dovevano andare allo stadio. Per quanto potesse ricordare, fu l’unica volta che il Milan giocò a Natale, e mica finì bene… Zio Ernesto, però, a Natale doveva mangiare per forza il capitone. Natale, senza il capitone fritto, caldo, caldo di padella nun è Natale, diceva lui. E zia Maddalena, sempre gentile e buona, con amore e cortesia, il capitone gli faceva ogni sacrosanto Natale, da 30 anni di matrimonio. Dunque, quel giorno, zio Ernesto (e, con lui, tutti gli altri maschi della famiglia) nun tenevano tièmp d’à perdere e, mentre le donne iniziarono a servire frettolosamente i piatti, loro erano già là ad aspettare l’agognata fine del rituale natalizio. Tant’è che il capitone decise che non ne voleva sapere di essere fritto e mangiato on the spot. E zia Maddalena se lo fece inavvertitamente scappare dalla bagnarola di plastica blu che stava per terra, dall’altra parte della grande cucina dell’appartamento che condividevano con gli altri parenti. Zia Maddalena inseguì il capitone. Il capitone sgusciò velocemente tra le gambe del tavolo, delle sedie e degli astanti. Zia Maddalena, intuendo dove stesse andando, fece il giro del tavolo e lo aspettò al varco sbuffando e dicendo: “Marò, ma come si può? Le cose fatte e ‘nfrett ‘e nftrett.. Marò, marò…”. Tutti si zittirono e si misero ad osservare ciò che stava succedendo. Il capitone arrivò a destinazione. Zia Maddalena lo aspettava con lo strofinaccio, ormai zuppo d’acqua. Così zuppo d’acqua che non riuscì ad incastrarlo e, davanti a tutti quanti, lo fece scivolare di nuovo via dalle mani. Oramai decisamente arrabbiata, si tirò su con un grido di stizza e urlò: “Nè! Uè! Ernè!! Ma stu cazz è capitone te l’aggia proprio frivere oggi, cà me continua a ì annànz e arrèt,  annànz e rrèt, annànz e arrèt, ‘nmièzz ‘e mman comm à ‘nu cazz è pesc senza capa?!” Le parole, forse, avrebbero avuto poco effetto se, malauguratamente e, sicuramente, senza pensarci, zia Maddalena non avesse mimato, in maniera molto esasperata, il movimento delle sue mani che cercavano di tenere fermo il capitone che era di nuovo sgusciato via dalle sue mani… Ah, i napoletani… Ridere fu la sola risposta. E il capitone lo mangiarono a Santo Stefano.

Quante papille gustative ci stanno su una lingua? Non lo sapeva, ma le sentiva tutte, le sue papille. Quelle papille che, in quel preciso momento, lo stavano saggiando con lenta e studiata passione. Lei diceva che era un’arte. Diceva di pensare di avere il mano, tra le labbra, il potere di poterlo portare in paradiso o all’inferno. Oh, una donna sa… Una donna sa… Più le sue labbra si concentravano su di lui, più lui sentiva arrivargli al cervello scariche di adrenalina pura. Scese con una mano ad accarezzarle il capo. Lei accolse con un sospiro la carezza ed interruppe quello che stava facendo per baciargli le dita, una ad una lentamente… Oh, se era difficile tenere gli occhi chiusi. E poi, davvero, oramai era sveglio e voleva partecipare anche lui.

Di nuovo, un pensiero assurdo lo distrasse e gli venne in mente la Philips con i suoi regali di Natale. Come diceva la pubblicità? “Se tu dai una cosa a me/ io poi do una cosa a te!” “Ecco il regalo giusto per il suo Natale!” “Il mio regalo che ti accarezza ogni mattina..”. Certo che, le pubblicità di una volta, viste da una certa angolatura, hanno tutto un significato diverso…

Sorrise al ricordo della vecchietta che si vedeva recapitare dall’acrobata il matitone e si tuffò tra le coperte, sempre ad occhi chiusi, per dare a lei ciò che lei aveva dato a lui, fino a quel momento. Iniziò con voracità a saggiarla e, più lei gemeva, più lui era felice; come un assetato nel deserto che trova la sua oasi, finalmente. Quante volte l’aveva amata? Quante volte, ogni volta, gli era sembrata la prima volta? Non lo sapeva. Sapeva solo che il caldo profumo del suo corpo non avrebbe potuto trovarlo da nessuna parte nell’universo. Sapeva che la pelle che accarezzava in quel momento sembrava non averla accarezzata mai, sebbene fossero trascorsi anni dalla prima volta che l’aveva fatto. Come diceva Gino Paoli? Ti conosco da sempre e ti amo da mai. Sì, ti amo da mai… Sazio, sempre ad occhi chiusi, decise di tornare su, verso il suo viso, pronto farsi accogliere, ancora una volta per l’atto finale; rifacendo la stessa strada che aveva fatto lei. Esplorando ogni centimetro di pelle che si presentava all’attenzione della sua bocca e delle sue mani. La sentiva sospirare e, senza vederla, immaginava il suo sorriso di piacere. L’aria fresca, fuori dalle coperte, lo accolse mentre lei accostava il viso al suo e diceva sottovoce: “Ma ciao…”.

Fu solo in quel momento che decise di aprire gli occhi. Non poteva non aprirli. Doveva. Voleva vedere quelli di lei, mentre ripeteva, ancora una volta, quel gesto così atavico ed ancestrale che, con lei, ogni volta diventava sempre più nuovo e inaspettato. Un bacio sul mento, mille intorno alla bocca e poi ghermì le sue labbra. Oh, quelle labbra che sapevano di lui. Tirò su il viso e la guardò. Gli occhi lucidi di passione. I capelli scarmigliati e ribelli sparsi sul cuscino bianco. Sorrideva furbescamente, anticipando le prossime sensazioni che si sarebbero sprigionate dal suo corpo, grazie a lui. Chiuse e riaprì gli occhi lentamente nel preciso istante in cui lui arrivò a destinazione. Un attimo, un’eternità; mille attimi, sempre un’eternità…

Aprì la bocca turgida, che poco prima lo aveva accolto, e disse: “Sei dentro di me…”. Lui rispose: “…Buon Natale…”. 

5 pensieri riguardo “Natale comi-erotico

  1. Dai a quest’ora di mattina e con tutto quello che ancora mi resta da preparare,la Zia Maddalena,m’ha fatto proprio ridere….ci voleva!
    Un saluto e Buon Natale,per te e la tua famiglia 🙂
    Gabry

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