Dall’altra parte del sole

Ci sono giorni che ci penso, sai? Penso che siamo dall’altra parte del sole e che non ci si riscalda proprio, davvero, nemmeno con i caloriferi, le tisane, i piumini, gli scaldotti e tutto il resto appresso, come si dice a casa mia. Già, tutto il resto appresso. Ci sono pensieri che ti si fiondano nel cervello, sempre e comunque, in determinate situazioni. Quando fa tanto freddo; quando siamo così tanto, ma davvero tanto, lontani dal sole, io penso a Irene. Penso a lei ogni volta che mi copro con una trapunta, mentre tremo di freddo, e mi dico: “Marò, ma quando arriva la primavera?”. Faceva un freddo becco. Abitavo in Viale Umbria, in un caseggiato di case di ringhiera. Quarto piano. La mia casetta a 300 mila lire al mese, di una camera più gabinetto, era bellissima, anche se non c’aveva il bidet e i caloriferi. Quarto piano, tutto a piedi, mi facevo tutti i giorni… perché non c’era l’ascensore. Mia vicina, lei, Irene. Sarà morta da anni. Aveva più di 70 anni già allora, quasi 20 anni fa. Era una Stellina; un’orfana di guerra che abitava da sola da sempre. Iniziammo a fare amicizia e mi raccontò di lei. Abitava sul mio pianerottolo da moltissimi anni. Le dicevo che amavo il mio appartamento, quando ci entrava il sole. Lei mi rispondeva dicendo che il suo, purtroppo, era sempre dall’altra parte del sole e, dunque, non veniva mai raggiunta dai suoi caldi raggi. Non si era mai sposata e non aveva mai voluto farlo perché, giovanissima segretaria di direzione in un’azienda milanese molto famosa, si era impelagata in una storia sentimentale con il suo capo (dirigente molto importante e conosciuto) che, però, era sposato. La storia terminò, fisicamente, solo con la morte di lui perché lei, anche a distanza di anni, dichiarava amore eterno confronti di lui che, diceva, l’aveva amata nella stessa maniera. Diceva che lui le aveva dato tutto. Diceva che era stato l’unico uomo della sua vita. Non giudico. No, davvero, non giudico. Ho imparato a mie spese a non giudicare. Però… Però… Lei era là, da sola, in quella casetta di 5 metri per 2, senza calorifero e senza ascensore. Senza famiglia. Senza nessuno. Il tempo e la povertà avevano lasciato ricordi indelebili sul suo viso e sul suo corpo. Camminava curva e tossiva spesso. Irene… In quella casetta eri da sola. Certo, svolazzavano intorno a te bei ricordi profumati di gaie illusioni e circondati dalla patina rosea e felice che spesso avvolge tutti i ricordi di un tempo che fu e che mai sarà più. E questo, comunque, era un fatto inopinabile, Irene, e tu lo sai, ovunque tu sia ora. Faceva così freddo. A Natale, le regalai un bellissimo piumone per il letto. Lei si offese e me lo restituì. 😦 Non ho mai capito perché si offese. Davvero. Mi disse di tenerlo per me. Mi disse che, tanto, era vecchia e non se ne sarebbe mai fatta niente. Che lo dovevo usare io, con Marco, che ero giovane. Piansi come una Maddalena. Ero esterrefatta. Da quando in qua solo i giovani possono godere delle gioie di un fottutissimo piumone? Non me ne feci (e, rileggendomi, mi sa che non me la sono ancora fatta) una ragione. Elsa cercò di consolarmi e di farmi capire. Io, per contro, mi incazzai e gliene tirai un bel po’ dietro, a Irene. 😦 Vai a fare del bene. Poi mi passò. Tornammo amiche. Mi trasferii a vivere con Marco. La sentivo spesso. Non volle venire al mio matrimonio. Mi regalò un album di fotografie bellissimo, con la copertina di velluto rosa e una targhetta d’argento, quando nacque Laura. Ci ho messo dentro le foto del battesimo; quelle più preziose, capisci? Poi, come tante cose, in questo mondo che va troppo veloce per gente come me, la persi per strada. Non so quando è morta. Non so dove sia seppellita. Non so niente. So solo che si chiamava Irene. So solo che è stata per tutta la vita dall’altra parte del sole, senza mai lamentarsene, e che le stava sulle palle il mio piumone…

10 pensieri riguardo “Dall’altra parte del sole

  1. Credimi è la prima volta che scrivo su un blog (credo si chiami così ).
    Ho letto per caso la tua storia ed oltre a farmi sorridere parecchio mi ha scaldato il cuore nonostante qualche volta anche io sia dall’altra parte del sole.
    Grazie

    Federica

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  2. E’ un ricordo bellissimo che mi ha fatto piangere di commozione. Non potevi ricordarla meglio la tua amica Irene. Da qualunque parte sia,ora starà sorridendo scaldata dal calore del tuo affetto.

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  3. Ciao Rosa ,
    Complimenti , sono finito per caso su questa pagina attratto da quel titolo curioso : “Dall’altra parte del sole..” e il tuo raccontino mi è piaciuto molto.

    Anche a me a volte capita di sentirmi: “dall’altra parte del sole” , ma non riesco ad immaginare come ci si possa rimanere per una vita.
    Quando ne avrai la possibilità , porta un fiore ad Irene.

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