Andare o restare?

Per caso, alle 19:00, prima di chiudere il pc dell’ufficio, faccio un salto su Facebook per farmi velocemente (e cortesemente) i cazzi dei miei contatti e, c’è un messaggio. Una mia amica, cara amica, mi ha scritto perché ha un dilemma. Lasciare la terra straniera dove è andata anni fa per tornare in Italia o restare là, che oramai ci sta da un bel po’, con tutte le ovvie conseguenze? Ho deciso che le dedicherò un articolo di questo blog. Se lo merita lei e se la merita la mia storia.

Carissima e silente amica mia,

ti scrivo questa mia per rispondere al tuo sentito e doloroso quesito. Perché sono venuta via da Londra, ben 20 anni fa? Cosa penso di un eventuale tua dipartita?

Ok, ho lasciato Londra perché là non ci stavo più bene. Perché dovevo decidere di che morte morire e, di conseguenza, pure in che lingua esalare il mio ultimo respiro e, se permettete, l’italiano lo parlo molto meglio pur essendo quasi madrelingua inglese. Perché volevo una famiglia e la volevo italiana. Perché il mio ex mi aveva messo troppe corna e, onestamente, per avere le corna di un algerino, preferivo averle di un italiano. Perché era o adesso o mai più. Perché una signora italiana che aveva un ristorante a Oxford, mia amica, mi disse di scappare “subbto subbto” via dall’Inghilterra dato che lei, dopo 50 anni che viveva là, non si sentiva né carne né pesce e non poteva più tornare in Italia perché, pure qua, non si sentiva più di farne parte. E il dolore era immenso, oramai. Troppi anni erano passati. Perché la mia famiglia era qua e io là. E io ci tengo alla mia famiglia, per quanto di pezza possa essere. Perché non guadagnavo un cazzo a fare la segretaria di uno che pure mi dichiarava la metà di stipendio; chissà che pensione avrei preso. Perché Londra era (e, a quanto sembra, non è cambiata ‘sta cosa) costosissima. Perché ogni volta che dicevo “I’m Italian” loro dicevano “Oh, Berlusconi!!” (e, a quanto pare, pure questa merdosissima cosa qua non è cambiata).

Perché, però, più di tutto, era successa una cosa orribile, fatta da due ragazzini inglesi di 7/8 anni a un altro ragazzino inglese di due anni. Nel preciso istante in cui sentii quella notizia, decisi che il sangue del mio sangue non avrebbe mai e poi mai dovuto condividere l’aria che respirava con una società che aveva permesso l’accadere di una cosa del genere. Ecco, in breve, queste furono le ragioni che mi spinsero a tornare in Italia.

Obiettivamente, devo, però, dire che posso parlare (e scriverne) così serenamente, solo dopo 20 anni che la cosa è successa. So che, dopo 10 anni che ero stata a Londra, non mi fu solo difficile adeguarmi, di nuovo, al ritmo e alla vita italiani. Mi fu impossibile per i primi 6 mesi accettare qualsiasi cambiamento e modifica alle mie abitudini. Non c’erano il burro salato e la lemon curd. Non vendevano i tostapane a poche sterline. Non c’erano i negozi aperti anche la notte. La televisione faceva cagare. Il sole, perfino, non era quello di Londra e io piangevo. L’aria non era quella di Londra e i miei polmoni sembravano non volerla respirare; altro che crisi di rigetto… 😦 Dietro la mia finestra di camera da letto non c’era il verde brillante di Ravenscourt park e la mia anima sanguinava al pensiero di non poter godere dei rumori familiari della mia strada, Overstone Road. Piangevo notte e giorno (pur essendo riuscita a trovare casa e lavoro in brevissimo tempo) perché nulla era come la mia vita a Londra. Mi mancavano le mie amiche e le mie uscite al pub o in centro. Pensa che Elsa, poverina, per farmi vedere un po’ di verde, nella disperazione delle mie lacrime, mi portò al Bosco in Città, qui a Milano, lo conosci? Poverina… Quella zona verde fuori Milano, come tante altre, non vale la metà di una pippa di un qualsiasi parco di Londra. Solo chi ci ha vissuto lo sa. Maledicevo il giorno e l’ora in cui ero salita sul taxi che mi aveva portato a Heathrow, quella mattina di settembre. Ricordo ancora il calore delle lacrime che scendevano silenziosamente sulle mie guance mentre il tassista si dileguava, sempre più lontano da Hammersmith, con me affondata nel dolore e nel sedile di dietro,  mentre l’alba della mia città (sì, Londra è la mia città, nonostante tutto) tornava a risplendere sui tetti di quelle stupende case di legno. Avevo lasciato da poco casa mia e già piangevo la vita mia, carissima.

E, se tu farai la stessa scelta, non sarà meno doloroso e diverso. Comunque sia e qualunque siano le tue ragioni, dolcissima, è una questione di scelta, alla fine della fiera, lo sai… Quale scelta fare? Beh, non lo so. So solo che se ti è venuto il dubbio, vuol dire che c’è margine di possibilità che tu possa fare la scelta migliore. Il dubbio porta sempre a fare le scelte migliori. Per chi? Per te, prima di tutto. Per la tua famiglia, ovviamente. Ma per te, prima di tutto. Sai perché? Perché se tu stai male dentro, tutti stanno male dentro. Tu sei quella che guida, che tu lo voglia ammettere oppure no, la vita di altri. Tu sei la luce per chi ti sta accanto. Dunque, se tu vai via, e loro con te, la luce a loro non mancherà mai. Sei tu quella che deve capire dove brilla di più il sole per te.

Io avevo fatto una scommessa con la vita. Avevo lasciato Londra senza avere un lavoro o una casa. Sapevo, dentro di me, però, che o era allora o mai più. Non potevo più permettermi di sprecare tempo. E avevo 30 anni.

Restare o andare via? Non lo so come stai dentro. Vorrei tanto aiutarti. Dimmi cosa posso fare per aiutarti, e io lo farò. Non ti dico che la risposta è dentro di te perché è una emerita stronzata… Io penso che, di nuovo, se il dubbio ti è venuto, forse, è l’ora di mettere giù, obiettivamente, i più e i meno e qualsiasi sarà la tua decisione, tu sarai fortissima e ce la farai e mai te ne pentirai perché sei una guerriera, come me, e nulla ti può abbattere. Fallo, davvero, metti su un foglio i più e i meno e vedrai che le cose ti sembreranno meno difficili e incomprensibili. E’ davvero una questione di scelta. Perché anche restare è una scelta.

Permettimi, però, di esprimere una mia opinione in merito: restare è facile. Andare è difficile.

Restare, magari, ti farà venire qualche dubbio in più ma, sicuramente, sarai protetta dalla strada vecchia che tanto consolatrice è per chi ha paura di mettere tutto in gioco. E poi, dopo un po’ ti darai della scema per averci solo pensato e tornerai alla tua vita di sempre. Che nessuno giudicherà mai e che è perfetta per te, perché è la tua vita e basta. Però…

Ogni volta che i miei fratelli mi dicono: “Eh, è stato facile, per te… Andartene da Arma e farti una vita fuori… Mica a restare qua a mangiare la merda italiana…” Beh, sai una cosa? Una volta mi incazzavo. Ora? Ora li mando solo a fare in culo perché non capiscono e basta e poi sorrido e mi lustro la mia corazza dorata che mi sono costruita negli anni. Ho un panno stupendo per lustrarla, amica mia. Si chiama fiducia. Fiducia in te stessa. Fiducia nel tuo cuore. Fiducia nella voglia di cambiare le cose per te e per la tua famiglia, magari in meglio. Che ne sai. E se non va bene? Almeno ci hai provato e nessuno ti potrà giudicare perché ci vogliono più palle a cambiare, rischiando di cannare, piuttosto che rimanere inermi a subire, giorno dopo giorno.

No, non capiranno mai. E, del resto, non la devi stare a spiegare, sai? Solo chi è andato via sa quanto si soffre. E solo chi è andato via ed è poi tornato (per andare via ancora una volta) sa quanto si soffre due volte di più.

Se rimpiango la mia scelta? No, Dio mio, no. Non lo farò mai. Per tre semplici ragioni: la prima è che non saprò mai come sarebbe andata sicuramente se fossi rimasta e, dunque, evito di farmi seghe mentali (quelle sono dannosissime…); la seconda è che avevo davanti già uno specchio di come sarebbe potuta andare a finire (la mia amica di Oxford che non sapeva dove mettere piede) e la terza, ovviamente, si chiama Laura. Se non fossi mai tornata, non l’avrei mai avuta. Dio, che pericolo ho corso…  In breve, ovunque noi andremo, ritorneremo, resteremo, carissima amica mia, sapremo che avremo fatto la scelta giusta perché, comunque, così doveva andare e il nostro cuore non mente. No, lui non mente mai, che ci piaccia oppure no.

Ti abbraccio fortissimamente e resto qua; non per cose materiali, lo sai… Resto qua per te, in qualsiasi momento. Resto qua per starti vicina, per darti la forza, la fiducia, l’allegria e la speranza. Approfittane… 🙂

4 pensieri riguardo “Andare o restare?

  1. Ciao Rosa! A me mancava il sole! Più tardi il suono dei nostri dialetti! Certo, ne avevo delle altre che poi qui non più ritrovato!! Nella vita bisogna scegliere! Non c’è un posto, in assoluto, migliore di un altro. Ci siamo noi , le persone: è duro scegliere ma siamo noi che dobbiamo trovare la nostra strada. Neppure io ho dei rimpianti! Ho fatto la mia scelta e son tornato! Il cuore mi ha obbligato a restare e a non ripartire più! Saluti. E tanti cari Auguri per una Serena e Felice Pasqua! E anche per una Pasquetta in allegria. Albix

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  2. Io ho cambiato regione (adiacente) per quasi tredici anni e la cosa è stata pesantissima. Quando sono tornato a casa ho baciato la sabbia del mare mangiandone un pugno, e quando leggo, sento di queste cose m’immedesimo in persone come te che hanno cambiato nazione, e lo posso capire solo in parte, una piccola parte..

    🙂

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