La diversità

Ho appena finito un corso aziendale sul Management e Leadership. Non te la sto a menare su quanto mi sia piaciuto. Se non fosse così, non te le parlerei… o forse sì? 🙂 Ad ogni modo, invece, te la menerò su quanto, alla fine, io mi sia resa conto sia davvero importante essere diversi, anzi, molto diversi. A costo di essere emarginata, ghettizzata, derisa, umiliata, incompresa, tu non smettere mai di essere diversa. Diversa vuol dire anche meglio, la maggior parte delle volte. Io non sono diversa. Io sono di più, punto e basta. Ieri Laura mi parlava delle scelte che pensa di fare nella vita, professionalmente parlando. E’ confusa, naturalmente, come tutti gli adolescenti alla sua età. Cercava di spiegarmi come mai lei pensa e sa che potrebbe fare qualsiasi lavoro, basta che ci si impegni, ma che non aveva alcuna ambizione in merito ad alcuna attività. La cosa, onestamente, mi ha un po’ scioccato. Questa “apatia” di scelte da parte di mia figlia contrasta con me che, invece, sto quasi sempre là a dire si o no, bianco o nero, destra o sinistra, indipendentemente da quello che un “maturato pensiero” mi porterebbe a dire. Ed è stato là che mi sono resa conto di una cosa che mi disse una volta Marco: “Nel bene o nel male, Rosa, tu sei comunque “Unforgettable” ed è per questo che ti canto questa canzone e non quella che vuoi tu, quando te la dedico a San Valentino”.

Eh sì… pure per la canzone che lui mi dedicava a San Valentino litigavamo. Pure là, dovevo vincere io. Marò, che pazienza…

Mi sono resa conto, dunque, che la mia ambizione sta nell’essere diversa. Nel fare le cose in maniera diversa e migliore, se ci riesco. Nel farmi ricordare per essere quella che le cose in maniera “normale” non le farà mai. Non esagero, stai attenta. Non esagero nella mia diversità. Sono semplicemente diversa. E’ solo che se uno mi chiede di fare dieci io, inconsciamente, cerco già il modo per fare 15. Perché? Non lo so, onestamente. O forse non me lo voglio dire. Forse faccio 15 perché ho bisogno di essere apprezzata e di distinguermi perché, da piccola, non mi apprezzavano, chennesò. Forse lo faccio perché so di avere le capacità per fare 15 e basta (e questa è la prima risposta che ho dato a Laura). Forse lo faccio perché mi piace vedere la faccia scioccata della gente che si aspettava 10 e, invece, ha 15. Non lo so. So solo che mi ci trovo bene e che male agli altri non faccio, anzi. Magari si possono incazzare perché pure il 15, comunque, non gli va bene perché volevano proprio e solo il 10 ma, ovviamente, a fare un downgrade non ci sono problemi, si sa. Anche se ruga un po’ le palle… 😦

L’unico problema, ovviamente, sta nelle “great expectations”. Ci sono dei momenti, ovviamente, dove tu del 15 non te ne può lontanamente fottere meno di darlo. Gli altri, però, proprio a causa dello storico intercorso, se lo aspettano senza nemmeno pensare che pure tu, a volte, potresti anche dare solo 10 e basta o, perfino meno. Allora, ecco che io ho un problema; un grande problema. Come lo risolvo? Faccio lo sforzo, alcune volte. Altre volte no e, in passato, mi sentivo in colpa. Ora no. Già, altre volte il sacrificio non lo faccio, non mi sento più in colpa e… o vado in tribunale per una separazione coniugale o mando a cagare il mondo. Sì, that’s much better. Diversi, sì, ma con criterio… 🙂

3 pensieri riguardo “La diversità

  1. Se ti può servire di consolazione, la mia figlia adolescente, appare altrettanto confusa con riguardo alle sue ambizioni future! Oddio, in realtà dice di averne e pure molto elevate; ma non sa ancora quali; e talvolta (stavo per dire spesso) non sembra volersi neppure impegnare più di tanto per crearsi almeno una base, comunque per solida, dalla quale prendere il volo per raggiungere le vette alle quali mira! Io, dal canto mio, che forse da piccolo ero ancora più sottovalutato di te (o magari ero io che semplicemente mi sottovalutavo), se mi chiedono 10, mi limito a promettere 5, sperando di raggiungere 15! Che dire? Il mondo è bello perchè è vario! Complimenti per la tua scrittura schietta e frizzante e molti auguri (anche per tua figlia e per la sua carriera). A presto. Albix

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  2. Non sono mai stato ambizioso. Sono il tipo che " forse da piccolo sono stato troppo apprezzato", e quindi non mi adopero più di quello che mi appartiene. Le mie figlie sono talmente diverse in questo che va bene cosi. Una è come me, con la testa sopra le nuvole, artista, con lo sguardo perso nei sogni, tra poesie e frasi controtendenza gira nel suo mondo e non sa cosa farà da "grande" ed ha vent’anni. L’altra è la concretezza in persona, e se a scuola prende un voto che non la soddisfa stai sicura che nella settimana avrà quel voto e, con i suoi quindici anni, già sa quello che vuole, dove andare e cosa fare.

    🙂

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