Il vuoto in mezzo alle cosce

Un’ora e un quarto. Questo è il tempo che ci metto, ogni mattina e ogni sera, ad andare in ufficio e, poi, tornare a casa con il tram. Due ore e mezza della mia vita “sprecate” a pensare, guardare, sorridere tra me e me, ricordare, ammirare, farmi scaldare il viso dal sole, godere della pioggia che batte contro i vetri del tram mentre lui, indefesso, svicola lentamente tra le vie del centro, verso le nostre mete; ogni giorno le stesse, per me e lui. Bell’immagine romantica, vero? Sì, il tram è romantico. Lo sai che ce n’è uno che si può affittare, qua a Milano? E’ stupendamente allestito (soprattutto a Natale) e attraversa tutta Milano di notte, mentre tu ci ceni (sì, dal verbo cenare) dentro. E’ bellissimo. E’ uno di quei tram antichi con camerieri in livrea e luci soffuse. Che bellissima idea ha avuto, chi l’ha avuta. Pensa che lo volevo affittare per la cresima di Laura. Poi, visti i prezzi, sono andata in un agriturismo. 🙂 Per una cena non è costosissimo, però. Ma, anche quella, non me la posso permettere. E vabbè, sarà per un’altra vita. Peccato che non me lo ricorderò, nella prossima vita, che lo volevo così tanto, in questa. Già, la vita (qualsiasi…) a volte è proprio una merda… 😦

Ad ogni modo, quelle due ore e mezza, a parte rispondere a qualche email e giocare due o tre mani di Scrabble, le trascorro a guardare la gente e Milano. Può dire tutto quello che vuole, il mio ex-marito (che è nato e sempre vissuto qua); Milano è una bellissima città e lui è un pirla a dire il contrario. Punto e basta. Ci lamentiamo sempre di dove stiamo, cosa facciamo, come lo facciamo, come lo fa chi lo fa con noi e pure chi non lo fa con noi. Ci lamentiamo di chi ci sta accanto e di chi ci sta lontano e poi, al momento di muovere le nostre mollacciose chiappe, ci incodardiamo e facciamo finta di non aver capito allontanandoci dall’elemento che ci ha sollecitato una fottutissima decisione. Quanto mi sta sulle palle la gente che si lamenta e non fa una pippa per migliorare, non lo sai. Gli sputerei nelle palle degli occhi due minuti sì e uno no. Ma non è corretto farlo e, visto che non l’avrei potuto fare, anche perché non mi sarebbe mai bastata la saliva, mi sono separata. In altri casi? Mando la gente a cagare e basta, se e quando posso.

Bene, parlando di chiappe mollacciose (che poi era quello, più o meno, di cui volevo parlare in questo post…) come dicevo, guardo la gente. Guardo la gente e, più in particolare, le donne. Non so, forse in un’altra vita ero un uomo. Non voglio dire che le guardo con lascivia sessuale, bada; le guardo come se le stessi studiando, una dopo l’altra per “immagazzinare nel cervello” tutte le loro peculiarità. E’ bizzarro come pensiero, vero? Beh, direi che potrei essere paragonata a quello che si mise a studiare tutti i tipi di nuvole e ne fece un libro con nomi, specifiche e Dio sa quant’altro. Ecco, quel libro, lo vorrei proprio avere, un giorno. Deve essere molto interessante. Magari, a lui, non importava nulla delle nuvole, come a me, delle donne, però ci teneva a “incasellarle”. Gli importava il perché e il percome loro erano diverse tra di loro. Mi sono spiegata? Spero di sì. Altrimenti… chissenefotte.

Ecco, io le guardo. Le sento parlare (oh, se le sento parlare…). Parlano sempre a voce alta, le donne, pure quando sanno che stanno dicendo qualcosa che molti non dovrebbero sapere (o, forse, lo fanno apposta). E poi si siedono accanto a me. E le “sento”. Si siedono giusto quel tanto per non toccarmi. Sui mezzi pubblici si tende a non toccare l’altro. Basta un piccolo movimento, una sbattutina di spalle o di tram ed ecco che parte un frettoloso “oh, mi scusi…” e ci si allontana per segnare il proprio spazio (o forse, quello dell’altro). Poi, profumano. Profumano di qualcosa di bianco. Hai mai provato a dare un colore ai profumi? Prova, è interessante come esperimento. Mettiti gli occhiali da sole, chiudi gli occhi ed aspetta di “sentire” un profumo. Poi, dagli un colore e, poi, apri gli occhi e cerca di capire da dove viene. Bizzarro esperimento. Bizzarro perché è davvero raro trovare dei profumi sui mezzi pubblici. Piuttosto, ci sono puzze di tutti i tipi. Marò, ieri, quando mi si è seduto vicino quell’uomo unto di tutto e di più… volevo morire. 😦 Vabbè…

Le guardo, sì, e ne ammiro l’elastica movenza, quando si accingono a salire sul tram facendo, uno a uno, i gradini che le porteranno dentro. Le donne hanno una grazia che nessun uomo, mai, potrà avere. Nessuno, di nessun tipo o tendenza sessuale. Non ce l’hai e basta. Nemmeno Yves St Laurent o Giorgio Armani. Possono vestire le donne, ma non possono essere donne. Nun ce sta niènt à fa. Quelle mani sono grazia assoluta. Lo sono anche quando si muovono solo per tenersi al poggiamano esplicando grazia assoluta mentre ripiegano gentilmente le dita che quasi le senti frusciare, tra di loro, quando si accostano a chiudere la presa sul freddo acciaio.

Le guardo e, più di ogni altra cosa, resto affascinata, immancabilmente, dal vuoto in mezzo alle cosce. Sì, proprio quello. Ecco, questa è un’esperienza che vorrei tanto riprovare, nella mia vita. Avere il vuoto in mezzo alle cosce. Guardale bene. Camminano senza rendersene conto, quelle che lo hanno. Camminano distribuendo uno sculettìo a destra e uno a sinistra mentre un braccio tiene, a metà gomito, una borsetta e, la mano dell’altro, magari, regge una sigaretta o un cellulare o un bambino da portare a scuola. Non se ne rendono conto, sai? Io, fino a 10 anni, ero magra come un chiodo e, visto che è successo 40 anni fa, la sensazione sicuramente non me la ricordo. Poi, tra un “oh, sei diventata signorina!!!” e un altro “mangia e stai zitta che non sono cazzi tuoi” il mio vuoto si è colmato con calorìe alimentari alimentate (è proprio il caso di dirlo) dalle delusioni, dalle lacrime, dalle ingiustizie, dai sogni vissuti a metà (e non so cosa è meglio, tra il non viverli e il viverli a metà). Così, il mio vuoto è diventato “Ma guardati, hai dei prosciutti di Langhirano, al posto delle cosce…”. 😦 Mah, e poi, rarissimamente lo ammetto, mi chiedo perché mi sono separata. Poi, mi basta ricordare ‘ste cose e sto meglio, ma così meglio che non puoi capire.

Si, io guardo quel vuoto in mezzo alle cosce e lo guardo da dietro. Non si guarda da davanti il vuoto in mezzo alle cosce. Lo hanno le donne che non sono né troppo magre, né troppo grasse. Non è facile trovarlo, così come deve essere. Sì, lo so, sono pazza. Ma che ci vuoi fare? Ognuno ha la sua pazzia… 🙂 Lo cerco, lo analizzo e lo posiziono nella classifica dei vuoti in mezzo alle cosce che la mia mente bacata ha oramai creato e collaudato da mesi. Il viaggio è lungo, no? E allora io mi sono inventata quest’hobby, che ce vuoi fà? Osservo quella fantastica circoscrizione anatomica che delinea solide curve e morbidi anfratti. Guardo le sferiche (ma anche no) terga che, grazie alla legge di gravità, lo sovrastano e gli fanno quasi da corona. Seguo il lento muoversi delle gambe che lo modificano ad ogni passo, rendendolo ancora più affascinante. Sorrido come un pittore che guarda il suo quadro appena finito, perché era proprio così che lo voleva fare. Sono belli, quei vuoti. Le donne che ci stanno intorno non sono necessariamente belle, sai? E’ il vuoto che fa caso a sé stante. Gli uomini non ce l’hanno quel vuoto. Anzi, 🙂 a pensarci bene, magari gli uomini si guardano davanti e cercano il “riempimento”, contrariamente a me! 🙂

E poi, mi guardo io. Mi guardo allo specchio e mi viene in mente Hilda, di Duane Bryers. La conosci? No? Beh, ti metto il link delle immagini, così capisci meglio. Ecco, mi guardo e vedo Hilda, però con i capelli castani e sorrido mestamente, proprio come lei in questa immagine qua sotto. Io sono così e non avrò mai più il vuoto in mezzo alle gambe. Però, non so perché, mi va bene lo stesso… 🙂 Alla fine della fiera, sai, va bene anche solo osservarlo nelle altre, il vuoto in mezzo alle gambe. E’ come avere la possibilità di vedere da vicino un quadro di Constable (che tanto mi piace) pur sapendo che mai sarà tuo. Almeno, ne hai ammirato la grandiosa bellezza respirando la sua stessa aria…  🙂 e mò, ne sono sicura, tutti a guardare il vuoto in mezzo alle cosce!!

3 pensieri riguardo “Il vuoto in mezzo alle cosce

  1. Ma un Ipad o qualche altra diavoleria per scrivere o per leggere non te la puoi portare appresso in quelle due ore e mezzo di viaggio in tram? Naturalmente è bello anche osservare e pensare e sognare; io non sarei molto adatto, penso, perchè mi addormenterei leggendo o magari guardando… Però non potrei mai guardare in mezzo alle cosce delle donne: primo perchè se lo fa un uomo, rischia di essere scambiato per un depravato guardomane e fissato; secondo perchè potrei scordarmi di essere un quasi vecchietto e magari mi metterei pure a sognare; terzo…. beh, lasciamo perdere… ma Rosa che discorsi mi fai fare di sabato sera? Ti perdono perchè come sempre hai scritto in maniera simpatica e intrigante, al punto che mi sono immaginato in un tram lungo un’eternità come qualche volta sognavo a londra sui double decks quando immaginavo che non sarei sceso sino all’indomani mattina e una volta mi sono pure svegliato oltre la mia fermata e son dovuto tornare indietro… Ciao e buona fine settimana. A presto Albix

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  2. Lo sai cosa ho scritto delle donne, e lo confermerò sino alla fine ma, anche l’uomo ha i suoi vuoti che credi? 🙂 Ma non studia gli altri uomini, non cerca in loro la pagliuzza o il tronco, l’uomo ha un suo stile però, c’è ne sono tanti che si rispecchiano o cercano un leader e senza quello vanno alla deriva. Voi no, voi donne siete tutte leader, desiderate sempre il centro dell’attenzione, e con l’età che avanza acuite il confronto silenzioso che mascherate sapientemente. E poi, sai cosa ti dico? Che quando passerò per Milano, “affitterai” 🙂 quel tram meraviglioso e c’è ne andremo a spasso.

    🙂

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    1. 🙂 ah, Re carissimo. sui vuoti degli uomini (e delle loro anime) potrei scrivere più di un post ma non lo farò. fino a quando non sarò pronta, credo. per la cena sul tram, fammi sapere quando sei a Milano che ci si mette d’accordo. possibilmente dopo che ho preso la tredicesima 😀 😀

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