Dire, fare, baciare… (parte 1)

DIRE

Mi sono resa conto di una cosa. Quando mi sveglio non parlo. Voglio dire, non ho nessuno accanto da salutare e abbracciare a cui sussurrare qualcosa e, dunque, non parlo e non sento parlare nessuno fino a quando, magari il sabato, Laura si sveglia e mi saluta oppure quando esco e saluto il portinaio o Dino, il meccanico. Quando Laura era bimbina (sì, bimbina) spesso si svegliava da sola e veniva in camera mia. Si tuffava nel letto, dalla mia parte, e mi abbracciava forte forte, accoccolandosi contro di me, dicendo: “gionno mammona”. Il suo profumo mi faceva l’effetto di un cannone lungo mezzo metro, fumato solo da me in mezz’ora. 🙂 Mi raccontava dei sogni fatti e dei rumori sentiti durante la notte. Giocavamo un po’ e poi ci alzavamo per fare colazione e, o andare a scuola o iniziare il nostro fine settimana.

Ora sono da sola quando mi sveglio perché, la mattina, lei va via alle 7 per andare al liceo e io, invece, ho la sveglia alle 7 e un quarto. Son troppo vecchia per alzarmi, pure io, alle 6 e mezza, credimi… Sai, mai avrei pensato di alzarmi dopo mia figlia, viste tutte le notti e le mattine infami che mi ha fatto fare fino a 4 anni fa. Invece, come vedi, ‘sta vita cambia veramente, anche se non ci credi. Già.. È proprio una sensazione strana.

Anyway, stamattina mi sveglio, stendo le gambe e le braccia e, indolenzita come la molla di una molletta per il bucato che non viene usata da anni e, tutto d’un tratto, ci si rende conto che la si può usare, faccio un mugolìo di dolore dicendo a voce bassa: “miiiinchia…” e ricasco sul cuscino con un sorriso da ebete. Ho sorriso perché non so quanto tempo era che non “sentivo” la mia voce. Non so se hai capito. Parliamo, diciamo, diciamo, diciamo e poi diciamo ancora, ma non “sentiamo” la nostra voce. Ecco, mi sono sentita dire ‘sta parolaccia, mentre le mie membra gridavano vendetta contro ‘sta pioggia e ‘sto sole che non si decidono a fare pace e ho sorriso. Mi piace la mia voce. Mi piace sentirmi quando canto. Mi piace scandire le parole mentre parlo, lentamente, per far capire le cose alla gente. Alcuni apprezzano. Altri no. Marco si incazzava perché diceva che sembravo una maestrina. E vabbè, checcivuoifare? Nessuno è perfetto; io meno di tutti. Hai mai pensato alla voce delle persone che non ci sono più? Hai mai pensato alle cose che ti dicevano? È strano, vero? Fai solo mente locale per qualche secondo, pensa a qualcuno e, dentro, lo senti dire le cose che ricordi. Lo puoi “sentire” davvero. Lo senti che ti dice quello che ti è rimasto dentro, di quella persona. Io “sento” ora, la voce di mio nonno che mi chiama e dice “Capunciè” ridendo. Oddio! Sì! “Sento” la risata di mio nonno! È come un eco che parte dal fondo di qualche parte nascosta del mio corpo. Sì, è bello, “sentirsi” e “risentire” dire certe cose… Beh, lo ammetto, se ci fermiamo un attimo, la vita, poi, non è così tanto merda, dai…

5 pensieri riguardo “Dire, fare, baciare… (parte 1)

  1. Buon giorno Rosa, stamani il celo è tutto celeste, incita a sorridere.
    Sarà una bella giornata con pochi silenzi. I borgatari sono attivissimi. Trattori, voci che chiamano, donne al lavatoio che chiaccherano di cose loro. Bruno batte la falce e chiacchera con la Marisa che sta aspettando di riempite il secchio alla fonte. Canta il merlo sulla punta del pino. Quanti fanno sentire la loro voce e quanti non pensandoci vivono un presente sereno. Ho scambiato due chiacchere con te e spero ti siano piaciute. Allegriaaaaa

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  2. ciao carissima amica

    Soave la tua immagine sfiorata da mani

    di polvere contornate da

    sfuggenti sussurri

    nascosti da nebbia avvolgente.

    Ti cercherò,credimi,

    nel tuo rosario di luce

    in quella clessidra

    del tempo che ritorna.

    Per essere io,nella voragine

    delle tue grazie,

    luce filtrante

    del mio respiro ritrovato.

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  3. Leggo e sento i passi di mia suocera che mi porta il caffè. Lo so, mia suocera dovrebbe essere stata una suocera, invece è stata una seconda madre per me. Diciamo che avrei sposato volentieri una donna come lei invece che sua figlia. Vabè, questi sono pensieri!!

    🙂

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