Dire, fare, baciare… (parte 2)

FARE

Una volta, quando mi chiedevano: “Che fai nella vita?” io rispondevo: “Schifo”. Provaci. La gente ci rimane troppo male, quando rispondi così e, poi, iniziano a fare i pietosi e i gentili dicendo: “Maddai… figurati, che sciocca. Una come te… Ma và. Che dici? Dai, non scherzare, che fai nella vita?” e la conversazione ritorna su schemi prestabiliti dalla morale e da loro, che hanno paura di sovvertirli per timore di essere puniti dal grande signore che li controlla dall’alto dei cieli o perché così non si fa. Vabbè, chettelodico a fare? A me piace “sfruculiare” la gente e la vita. Sento, dentro di me, che sconvolgere i falsi equilibri, montati come la libreria Billy dell’Ikea (che tanto regge e altrettanto è distruttibile) è la mia missione di vita. Sì, io faccio questo: io sconvolgo gli equilibri con le mie risposte inaspettate, i miei atteggiamenti bambineschi, le mie smorfie comiche, le mie parole nude, i miei sguardi silenziosi. I miei sguardi. Papà, quando mi rimproverava e io stavo zitta a guardarlo, diceva sempre: “Rosè, nun me guardà accussì, cà t’acciro ‘è mazzate…”. Pensa tu. Uno sguardo; un semplicissimo, banalissimo sguardo può originare ‘na caterva di botte. Che io, puntualmente, mi beccavo. E pensa che lo guardavo solo. E lui, a dire il vero, tutto avrebbe mai potuto temere nella vita, meno che me o i miei sguardi, eppure…

Cosa faccio io? Io disfo gli equilibri e li faccio rimettere assieme ai casi della vita e a chi la vive, come una casuale-ma-non-troppo e per niente precaria costruzione di Lego (tu, tra chi conosco che sta leggendo, apprezzerai sicuramente questa similitudine). Se lo faccio apposta? Certo. Chi pensa il contrario è un po’ ingenuo. Lo faccio apposta perché questo mi sento dentro di fare. Questa è la mia natura. Cosa ne ottengo? Onestà e amore. Semplicemente onestà e chiarezza, per me e per tutti gli altri. Conosco qualcuno che direbbe: “Eh, certo. Solo tu. Solo le tue esigenze. Solo quello che vuoi tu. Non vedi quanto sei egoista?” Ambè… ma sai che ti dico? Mavaffanculo, và. Con te, il mio lavoro di sconvolgimento non si è ancora completato. Altrimenti capiresti che tutto può essere, meno che egoismo, fare così, da parte mia. Sai che ci vogliono due palle grosse quanto il Kilimangiaro per mettersi a nudo su un piatto in questa maniera, in modo da permettere agli altri di sentirsi meno soli e meno “schifosi”, mentre fanno di te un lauto pasto?

È strano ma, credimi, quando tu inizi ad essere onesto, pubblicamente, allora anche gli altri iniziano a farlo. Magari lo fanno solo un pochino, e di nascosto, perché pensano che sia una fregatura ma, di solito, lo fanno. Almeno con te, che lo hai fatto con loro. Lo fanno perché capiscono di non essere soli. Capiscono che quei timori, quelle paure, quei sospetti, quelle idee che non si potevano dire e condividere, fino ad allora, perché così ci era stato imposto di fare e così è giusto fare e così si fa, in realtà, non è vero che così si fanno o non si fanno. Non so se mi spiego. Tutti mi dicono: “una come te non l’ho mai incontrata” e non si rendono conto che, invece, io sono proprio come loro; con un’unica differenza: io lo dico, cosa faccio; loro no. È come se ci si beccasse tutti, all’unisono, con le dita nel naso. Oddio!! Le dita nel naso no, non si fa! E vabbè, che te lo dico a fare…

Sono sicura, sai, di questa mia missione. Sono così sicura perché i risultati, belli o brutti, sono stati fantastici. Ho dato e ottenuto AMORE, in questa maniera. E io sto qua per questo. Tu pensa. Pensa se io non ti avessi mai fatto guardare dentro di me. Tu mi avresti fatto guardare dentro di te? La risposta è no. Vorresti tornare indietro? Vorresti non aver mai guardato e avermi fatto guardare? Non credo. Gli “sguardi dentro” sono una droga, sai? Una volta che lo fai, è difficile farne a meno. Cosa faccio io? Ti faccio guardare dentro di me. Ogni volta che mi leggi o che mi ascolti parlare, raccontare, ridere, piangere, urlare, (se mi conosci personalmente), io ti faccio guardare dentro di me. Ogni volta che ti abbraccio (fisicamente o no), ogni volta che ti guardo negli occhi da questo blog o come tu sai, dal vivo, io ti do quella chiave. Non ti obbligo ad usarla, ma so che lo puoi fare e sono pronta ad accettarne le conseguenze. Se, poi, anche tu mi dai la tua chiave, a me va bene. Altrimenti? Altrimenti, chissenefrega. Io sono felice lo stesso, credimi, e, se mi conosci,  sai che è vero.

Ricapitolando… Che cosa faccio, nella vita? Qualcuno dice, durante le riunioni aziendali, che sono la responsabile della produzione di un editore medico-scientifico. Hmmm, io, onestamente, direi che faccio la sfruculiatrice della vita; sì, la vita, quella vera.  🙂

Un pensiero riguardo “Dire, fare, baciare… (parte 2)

  1. Hai ragione, devi essere talmente cruda però, da accettare anche il deserto che poi ti viene intorno. Perchè la sincerità è un’arma a doppio taglio. Quando si è bambini e dici le cose come stanno, la verità è detta spontaneità, da grande invece diventi sfacciato, impertinente, villano. Però, la consolazione è; che chi poi rimane nei tuoi paraggi è, senza ombra di dubbio, come te.

    🙂

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