Le altre vite

Tra le poche cose di cui sono sicura, alla venerabile età di quasi 50 anni, è che la notte io mi stanco un casino. Quando mi sveglio, ogni sacrosanta mattina, fatico incommensurabilmente a tirarmi su e ritornare in questo mondo. Non è una fatica fisica, bada; è proprio una cosa mentale. Nel senso che ci metto una marea di tempo a orientarmi nel tempo e nello spazio. Qualche cretino che mi conosce dirà: “E certo, non per niente, quando eri ragazza, tuo padre ti chiamava stunàta, e non si riferiva al lato canoro perché tu sei intonata…” Sì, posso sembrare “stunàta”… Ma questa è tattica, believe me, per sopravvivere in un mondo di pescecani stupidi e pretenziosi che si atteggiano sempre di più e che pensano davvero di essere intelligenti.

Ad ogni modo, tornando alla mattina e a quando mi sveglio, ne sono sicura, sai? Sono sicura che, ogni notte, noi andiamo in altri mondi, in altre realtà e viviamo altre vite. Mò, se uno più uno fa due e se già ci stanchiamo in questa (che la sera ci devono raccogliere con il cucchiaino) figurati lo sforzo mentale che mettiano dentro a ‘na botta e via che diamo nelle altre vite, durante il nostro sonno, no?

Sì, ne sono sicura. Quando mi sveglio, fatico immensamente a ritornare qua. Sai che più e più volte mi sveglio nel mio letto di questa vita e, davvero, mi dico: “Ma che cazzo ci faccio qua? Sto sognando? Io ero là, poco fa, a fare ‘sto giro in nave o a scappare da questa guerra o ad assistere a questo matrimonio….” Insomma, è tutto vero, credimi. Basta solo ricordarsele, queste scappatelle nelle altre vite e capirai che ho molto probabilmente ragione.

Molta gente non ricorda i sogni. “No, scusa. Io non sogno mai. Figurati, mai ricordato un sogno nella mia vita. Perciò, non sogno mai.” Ecco, ora mi domando e dico: “Solo perché non te li ricordi vuol dire che non hai sognato?” Si? Marò… che gente figa che c’è sopra a ‘sta terra. Gente fighissima che gli hanno dato un cervello che riesce ad elaborare le formule più assurde e a mettere assieme, in maniera certosina e misurata al microgrammo, gli elementi chimici necessari per farci vivere al nanosecondo e che, quando chiudono gli occhi, secondo loro, ‘sto cervello piglia e s’addormenta pure lui. ‘Nu cavece ‘mmocca che gli darei a ‘ste persone… 😦

E non lo sanno cosa si perdono. Non lo sanno proprio. A volte, sai, mi spiace tornare da quei posti. Ovunque siano. In qualsiasi momento dell’universo siano. Mi spiace un casino. E non è quando sogno di ballare con Massimo Ranieri, che succede, no… 🙂

Succede quando sento che “là” io stavo proprio bene. C’è un sogno che hai fatto molte lune fa e che ancora ricordi? Io più di uno. Il più “presente” però, lo feci circa 13 anni fa (anno più, anno meno).

Ero in una locanda. Sarà stato intorno al medioevo. Io ero la locandiera. E’ mattina e vado ad aprire gli scuri. Sento la terra sotto i miei piedi. Non c’è pavimento. I miei piedi nudi alzano la polvere mentre passo attraverso i tavoli. Il posto è scuro e umido. C’è un odore acre di vino, sudore, legno, cibo e qualcosa di affumicato. L’aria è pesante. Accarezzo con una mano un tavolo e sento i nodi delle travi che lo compongono. Vado verso l’uscio e apro il portone. Sono a piano terra. L’entrata della locanda dà sulla strada. Per terra ci sono i ciottoli. Faccio un gradino verso l’alto e mi trovo in strada. Nebbia in lontananza, sole, fresco che mi fa rabbrividire. Sento dei cavalli lontani e so che devo attraversare la strada per andare in una bottega. Sorrido e mi tiro su la gonna da un lato fissandola a un cinturone di cuoio che mi avvolge la vita per non insozzarla perché per terra è bagnato. Mi giro e vedo che la strada è vuota e attraverso. Sento i ciottoli sotto le piante dei piedi e penso che devo rientrare presto in locanda per preparare per la giornata ma anche perché non è sicuro stare fuori troppo tempo da sola (non so perché, ma so che è così). Ad ogni modo, sono contenta e continuo a camminare verso l’altra parte della strada. Non mi vedo da fuori. Sono proprio io, quella locandiera. Mi sento “dentro di lei”. E’ in quel momento che mi sveglia Marco.

Sono passati mai così tanti anni ma, credimi, ancora adesso sento il dolore (sì, il dolore), la delusione, il rimpianto e l’angoscia del sapere di essere stata “strappata” a quel momento e a quella parte di vita che stavo vivendo dove non potrò ritornare più. Lo so, sembrerò esagerata, ma è proprio così. Non posso dirlo in altre parole.

E’ stato davvero impressionante e ancora lo ricordo con nostalgia. Cosa non darei per ritornare a vivere quel momento.

Così, quando mi sveglio da altri momenti simili, succede che faccio davvero fatica a “risvegliarmi” davvero. Tanto facilmente mi addormento, così tanto facilmente, davvero; e così tanto difficilmente riesco a ritornare. 😦 Certo, non sogno sempre così… E so che non succede solo a me. Vorrei sapere tante cose, ma so che non saprò mai la verità. Dunque, mi godo le mie altre vite, quando le vivo… aspettando, magari, di ritornare ad attraversare quella strada ciottolata… Reincarnazione oppure no, io là, stavo bene…

Un pensiero riguardo “Le altre vite

  1. I sogni a volte me li ricordo, ma la notte è così, a volte stanca più del giorno. Hai visto Rosa, sono tornato a commentare e soprattutto a scrivere nel blog! Mi mancava questa emozione, ora la riassaporo con più gusto… Ciao

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