Ho visto il tuo cuore

Le cuffie del cellulare mi nascondono dai rumori del mondo. Sono in teleconferenza per una cosa di lavoro. Sono uscita dall’ufficio con te, che le avevo già alle orecchie. Ascolto, ascolto… A tratti rispondo a chi è dall’altra parte, confidente e sicura, e ritorno ad ascoltare. Com’è che mi ritrovo a fare mille cose assieme e a non rendermene mai conto? Ascolto, rispondo, scendo dal taxi, ti tengo per mano, ti sorrido, pago il tassista, entro in ospedale con te, mi aggiusto le calze che si sono girate, mi pettino i capelli con le mani, ti guardo e ti faccio una carezza, corro verso il reparto di cardiologia. Mille cose assieme… Mille pensieri, mille paure. Non ti ho detto che ti dovrai spogliare davanti al cardiologo. Già mi immagino la faccia che farai quando lui ti chiederà di farlo e quando ti metterà il gel per fare l’ecodoppler. Se te l’avessi detto, ti sarebbero venute le solite pippe e mi avresti sfranticato l’anima per giorni e giorni fino a quando non ti avrei risposto male. Invece, fatta così è meglio. Tu non potrai dire nulla e io ti sorriderò gentilmente chiedendoti se hai bisogno di aiuto per toglierti la felpa, che il buco del prelievo di sangue della mattina ti dà fastidio e tieni ancora il cerotto. Sei stata coraggiosa, questa volta. Ti ho chiesto se volevi che entrassi anche questa volta con te per fare il prelievo, perché hai paura degli aghi, e mi hai detto: “No, dai… L’abbiamo fatto già due giorni fa assieme, stavolta entro da sola. Mi sa che dovrò abituarmi a fare ‘sti esami del cazzo…” E sei entrata dentro come una guerriera amazzone, sorridendomi fiduciosa. 16 anni di coraggio e fighezza, la mia bambina. La mia bambina. La mia stupenda bambina che cresce. Siamo entrate dentro lo studio del cardiologo e la segretaria mi ha fatto cenno di spegnere il cellulare. Via la teleconferenza. Via il mondo ovattato. Via tutto. Via lo schermo. Ora siamo solo io e te. Mi guardi e mi sorridi. Quanto mi sorridi, ‘more mio. Quanto sei bella quando mi sorridi e mi stringi la mano. “Che mi farà, mamma?” Giro la testa verso il muro e, distrattamente, dico: “Niente, Lala, è ‘na visita cardiologica semplicissima. Niente…” Che io mento, Dio lo sa? Se io dico palle, per il bene tuo e mio, Lui lo sa? Mi punirà? Massì, chissenefotte se mi punirà. Almeno tu sei tranquilla. Entriamo dentro e faccio vedere gli altri esami al medico che ti farà la visita. Si parlotta per qualche minuto e poi ti chiede di spogliarti. Succede quello che avevo previsto. Con il fatto che mi sorridi di rimando quasi a dirmi: “Questa me la pagherai, mamma…” e ti lasci visitare. Sorrido… Anche nei momenti di merda, si può sorridere, lo sai?

Ho visto il tuo cuore, anima mia. Ho visto i ventricoli. Ho visto il sangue. Ho sentito il sangue, quando il cardiologo diceva: “lo sente il fruscìo?” e ho annuito trattenendo il respiro forte forte. Ho visto il tuo cuore diviso in quattro. All’inizio è stato uno, poi due, poi quattro… Poi TU. Ho visto i colori diversi che la macchina mostrava per ogni parte del tuo cuore mentre tu stavi ferma là, a farti esaminare. Ho pensato che avrei voluto avere qualcuno vicino per stringergli la mano e fargli capire che avevo paura e avrei tanto voluto che quel qualcuno me l’avesse stretta di rimando, in silenzio, per rassicurarmi che tutto sarebbe andato bene. E, invece, ero da sola. Dimmene una che non so. 😦 Al solito… Ho fatto tutto da sola. Mille cose, mille pensieri, tutto da sola. Quasi mi vedo, a stringermi la mano da sola… Se non fosse così grottesco, quasi riderei. Il medico muove l’ecografo e ritorna su quel ventricolo, su quel posto dove scorre il tuo sangue. Quel sangue che ti ho dato io, con tuo padre. Quel cuore che si è costruito, lentamente, dolcemente, inesorabilmente, dentro di me per 9 mesi per poi uscire fuori e rimanere nel tuo petto, nel tuo corpo, per sempre, fino alla fine. Che regalo, eh? Quel cuore che ho sentito battere nel mio ventre, ancora prima di poterlo sentire sotto le mie mani. Quel cuore la cui architettura perfetta (o quasi) è un mistero del quale non sapremo mai la ragione. Quel cuore che è davvero come lo disegnano sui testi di anatomia. Quel cuore che vedo battere, battere, battere… Quanto batte quel cuore che vedo nello schermo. Ti guardo e ti sorrido. Tu mi sorridi, di rimando. Non abbiamo bisogno di parole, noi… E là ho capito, Lalina del mio cuore. Ho capito. Ho visto il tuo cuore e ho pensato che era il mio. Il mio cuore è il tuo, Lalina. Fanne quello che vuoi, quando vuoi e come vuoi tu. A me andrà sempre bene, qualsiasi cosa tu ne farai, perché io mi fido di te… E quello che succederà è semplicemente storia.

Un pensiero riguardo “Ho visto il tuo cuore

  1. Stringe il cuore, lascia un morbido sapore di tenerezza il tuo scrivere.
    Il cuore di mamma che racconta quasi a voler condividere con chi passerà a leggere quei momenti di attesa e di cercata certezza.
    Coraggio la medicina moderna è avanti e piena di risposte positive.

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