Tante piccole cose

Ho letto da qualche parte della “emicrania da week end”. Nel senso che la gente aspetta con ansia il week end per rilassarsi e fare una marea di tante piccole cose che lascia indietro durante la settimana e poi, invece, sta a letto oppure sdraiata sul divano a causa di emicranie o altri dolori del week end. Dicono che vengono perché il corpo e la mente si ribellano ai ritmi della vita moderna (e quando la dico così, credimi, non c’è una volta che non riveda Calindri, seduto al tavolino in mezzo alla strada mentre intorno a lui sfrecciano decine di auto, con il bicchiere di Cynar in mano). A me? A me succede così con la cervicale. Reggo, reggo, reggo… eppoi, nel week end, l’infame pezzo del mio corpo così denominato, decide di farsi sentire più che mai. Da qualche settimana, però, ho deciso che non le lascerò scampo e, in qualche maniera o nell’altra, farò sempre qualcuna delle piccole cose che mi lascio indietro. Riversare i filmini video8 di Laura, delle vacanze, del matrimonio (sì, pure quello… è sempre un pezzo di vita mia, no?) sull’hard disk, pagare le bollette, mandare email agli amici lontani, cucinare per la settimana per Laura, pulire quell’angolo sperduto della libreria che tralascio sempre, mettermi lo smalto, fare meditazione, leggere quel libro sul potere degli incensi e della cromoterapia, mettere assieme tutte le letterine e i biglietti di Natale di Laura di quando era bimba e farne un libro da regalarle questo Natale (non ti preoccupare, tanto non legge il mio blog e non si collega a Facebook…). Già… non si collega, ora. Ora è il momento di stare scollegata da me, quando ci riesce. E’ giusto che sia così. E io ne sono orgogliosa perché sta facendo tutto giusto al momento giusto, pure staccarsi da me. Penso che un giorno, però, mi verrà a cercare e lo farà venendo qua. Succede, sai? Che cerchi le persone che non hai più e, allora, le vai a cercare là dove, una volta, non saresti mai andato perché le davi per scontate o perché, forse, non pensavi le avresti mai perse. Succede a molti. A me non è mai successo, ma so di gente che lo fa; soprattutto dopo la morte dei propri cari. Amiche mie lo hanno fatto. A Chiara, dopo che morì Cesare, l’anno scorso, regalai un libro con tutti i messaggi e le conversazioni filosofiche che io e Cesare avevamo intrattenuto negli anni. Ne fu così stupita. Mi diceva sempre che lo cercava ovunque, ma senza successo. E io pensai di farle quel regalo. Poi, quando glielo diedi, stampato con tutta quella marea di parole, silenzi, punti esclamativi e di domanda (più quelli di domanda, lo ammetto)… lei mi guardò come se le avessi fatto un regalo fantastico e mi disse, qualche giorno dopo, che aveva ritrovato il marito in tutto ciò che avevo stampato e che mai pensava di poterne essere così felice. E allora, forse, hai capito perché scrivo in questo blog. Non per diventare famosa o per avere decine di migliaia di lettori. Lo faccio per lasciare una traccia facilmente “trovabile” di me; in qualsiasi occasione. Una traccia di me. Come le impronte degli astronauti sulla luna. A proposito, ma lo sai che gli astronauti hanno molta difficoltà a piangere quando sono in orbita per colpa della gravità? 🙂 Mi vien troppo da ridere… Ma ti immagini, ‘sti poveretti, già con il senso di oppressione e con tutta la responsabilità che hanno, fosse mai che si fottono sotto dalla paura e vorrebbero piangere, nemmeno quello possono fare? Voglio dire? Che succede, se non puoi piangere? Ti si gonfiano gli occhi di lacrime, ma non escono? Sai che occhi gonfi?! Marò… 😦 che roba. Se mai avessi voluto fare l’astronauta, neh, questa cosa qua mi avrebbe definitivamente fatto cambiare idea, sappilo. 🙂 Se, ridi, ridi… Lo so che sai che, perfino solo a guardare da lontano e di traverso le tazze che girano con le persone dentro, al luna park, mi vien da vomitare… altro che astronauta. Già.. è già tanto se sò venuta su sta terra e ci riesco a camminare sopra… figurati fare l’astronauta… 🙂  Anyway, piangere, per me, è un diritto sacrosanto da espletare quando più o meglio ci pare. A mio padre dava fastidio e mi urlava addosso di non farlo ogni volta che mi picchiava o mi sgridava. Che stronzata. A Marco pure dava fastidio, ma là avevo già imparato a mandare a fare in culo chi mi diceva di non farlo. E lui se ne è beccati di vfc… Agli uomini dà fastidio vedere le donne piangere. Non sanno come reagire. Si sentono in colpa. E noi, a volte, lo facciamo apposta. Tiè! Piangere è importante. Hai mai pianto di felicità? Io sì, una marea di volte. Tante piccole volte… Tante… Quelle che mi ricordo di più? Quando Laura mi ha detto che la metà più grossa del suo cuore era mia. Quando ero con un uomo che non smetterò mai di amare, nemmeno in un milione di anni luce, sdraiata sul letto con lui a guardare un buco nel soffitto, molti anni fa. E di dolore? Mah… Piangere per il dolore mi sembra obbligatorio e dovuto e, dunque, non lo calcolo. Quello viene naturale, penso. E, come viene, se ne va. Hai mai pensato a raccogliere le tue lacrime in un contenitore? Una bottiglietta? E poi che ne faresti? Uè, che idea fantastica! Mi devo solo ricordare di farlo, la prossima volta. Voglio proprio vedere le mie lacrime attraverso il vetro, contro la luce del sole… Le voglio proprio vedere. Spesso, però, ho pianto per la rabbia. Sì, la rabbia mi fa girare così tanto le ventole che, sicuramente, queste arrivano ai dotti lacrimali e li sfondano. Questo è sicuro. Io, quando sono arrabbiata, sento le lacrime offuscarmi gli occhi e l’unica cosa che vorrei fare è urlare e piangere assieme. E poi, eventualmente, se si potesse, menare a sangue chi ho davanti… 🙂 Non si può praticamente mai, però, vero? No, mi sa che non si può. Non puoi piangere quando sei arrabbiata perché piangere, per molti, è una cosa intima, di dentro, da vergognarsi, da far vedere chi sei dentro e quando ti arrabbi, 99%, non sei da sola. Vabbè, succede. Succede che volevo scrivere di ‘na marea di altre cose, in questo articolo, e, invece, ho scritto di una marea di tante altre piccole cose. Però, è andata bene lo stesso, no? La vita è bella, davvero… 🙂 nonostante tutto, credimi. Sempre…

Un pensiero riguardo “Tante piccole cose

  1. “E allora, forse, hai capito perché scrivo in questo blog. Non per diventare famosa o per avere decine di migliaia di lettori. Lo faccio per lasciare una traccia facilmente “trovabile” di me” dai Rosa che in fin dei conti la pensiamo tutti come te. Comunque io ho deciso di togliere le mie tracce trovabili di me, il mio blog è giunto alla frutta. Sono in contatti con il provider per la chiusura definitiva. Da agosto 2006 è passato tanto tempo, ci siamo conosciuti bene, fin troppo. Non ti dico addio, ma arrivederci, passerò quasi sicuramente a salutarti, a lasciarti “traccia di me”.

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