Sagome sull’orlo dei pensieri (parte 1)

Stanotte ho sognato che ero a scuola e che, terrore, mi interrogavano di matematica e io non sapevo una mazza. Ok, visto che io interpreto i sogni, che vuol dire? Hmm, iniziamo dall’inizio.

Matematica e, nella fattispecie, geometria, erano materie che odiavo e, di conseguenza, non studiavo proprio. Il mio non studiare proprio equivaleva a un 6 risicato con fatica perché quel poco che assimilavo solo ascoltando le lezioni, lo miscelavo al fatto che sorridevo molto e che ero la capoclasse. Pensa se avessi studiato… 🙂 cheppirla sono i giovani, a volte. Ricordo che, una volta, in un compito di geometria non svolsi nessun problema, ma proprio nessuno, capisci? Invece, impiegai quelle due ore SOLO a disegnare in una fantastica maniera 3D, e a colori, tutti i triangoli, parallelepipedi & Co dei 5 problemi che ci aveva dato la Simonelli (mi ricordo ancora il suo nome, pensa te…). Sapevo che, tanto, mi avrebbe dato un bel 2 perché non avevo studiato nulla. Cosa successe? Mi diede 6 anche se il foglio era vuoto di numeri e calcoli con una nota: “Fosse stato solo per i bellissimi disegni, ti avrei dato 10”. Altro che Euclide con i suoi assiomi e la matematica deduttiva, darling! 🙂 Comunque, stanotte ho sognato che un prof di matematica mi interrogava. Terrore assoluto. Marò, ma tu vedi una che sogni deve fare a 50 anni. A proposito di sogni: ieri ho sognato Al Bano che marchiava a fuoco un vitello in una campagna pulita, pezzo per pezzo, con delle scope di saggina fatte a mano da un postino che mi invitava al suo matrimonio del 17 maggio (GASP!!!). Cosa significa? Significa che non devo più fare (e mangiare) polpette di pesce a cena senza berci assieme un bel bicchiere di birra! Vabbè, torniamo alla mia interrogazione di stanotte. Mi sono alzata, comunque, dal banco e sono andata alla lavagna. Che non si dica che non affronto anche i momenti dove so che, al 99% potrei tirarne fuori solo merda. E’ sempre quell’1% che mi fa andare avanti, nella vita. E lo devo ringraziare. Anyway, il prof inizia a dettare. Io arranco faticosamente con i segni e i numeri per un lungo momento, ma poi, invece, tra una parentesi graffa, una quadra e una tonda, ti risolvo una bella equazione (e mi ricordo ancora il risultato) con una minima correzione (avevo contato un -2 invece di un +2). Interpreto i sogni. Oltre a saperne di aromaterapia, sibille & tarocchi, rune e cristalloterapia, parapsicologia, geomanzia, lettura delle mani e dei fondi di caffè e di tutta ‘n’altra varietà di cose, ti interpreto pure i sogni. Che ci vedo in questo? Che il mio inconscio mi dice che ho calcolato un -2 invece di un +2. Ma di cosa? C’è qualcosa a cui penso da qualche tempo. Che ho detto addio a un bel po’ di persone ultimamente e che sono tranquilla per aver fatto queste scelte. Non ho rimpianti. Solo bei ricordi e qualche sospiro, qua e là, sull’orlo dei miei pensieri. Ricordi e sospiri che si dilettano a seguire, come abili equilibristi e con un bellissimo ombrello aperto in mano, l’orlo dei miei pensieri usandolo come fosse un solido filo teso nell’infinito di me stessa. Li vedo. La punta di un piede su quel filo. Un altro a muoversi per stare in equilibrio. Un braccio con l’ombrello aperto in mano per bilanciarsi meglio e poi… cascano. E poi ritornano di nuovo su, arrancando faticosamente sul muro brecciato del mio cuore, e continuano a fare il giro di quell’orlo. Ricordi e sospiri coraggiosi, i miei. Non si arrendono mai. Bellissima immagine, questa. L’orlo dei miei pensieri. Chi fa da equilibrista sull’orlo dei tuoi pensieri? I pensieri si possono scegliere? Voglio dire, siamo davvero capaci di cacciare via i pensieri che ci danno sentimenti contrastanti? Siamo sicuri che su quell’orlo, comunque, non ci siano decine di altri equilibristi di cui non abbiamo conscia percezione ma, invece, sono là e ci solleticano l’anima e il cuore?

E poi ci penso. Penso che dico sempre che la vita, sai, è sempre e solo una questione di scelte. Se vogliamo stare bene o male, lo scegliamo solo noi. Tutto il resto è solo una grande montagna di cazzate. Sono tranquilla, davvero. E me ne meraviglio. -2 in realtà è +2? Cosa mi vuoi dire, Rosa inconscia? Quello che non riuscivo a pensare negli ultimi giorni. Che la mia vita è fatta di numeri. Di matematica, credimi, non ho studiato molto a parte quello che mi interessava. E mi interessava molto, all’epoca, lo studio sulla serie dei numeri di Fibonacci. Nello studio di Fibonacci ci vedo la vita e quello che succede a me. 1+1 = 2; 2+1 = 3; 3+2=5; 5+3=8…. E’ un fantastico, superbo, ineccepibile, meraviglioso concatenamento di attimi di vita che ti fanno essere quello che sei. Non per niente iniziò a fare i suoi studi sulla successione dei numeri perché voleva capire come si moltiplicavano i conigli. 🙂 In breve, e moooolto spartanamente, quello di prima si somma a quello di dopo, capisci? Così, io sono il risultato di quello che c’era prima e della somma con quello che è venuto dopo, capisci? La mia vita è solo una serie di numeri che si sommano e che mi fanno essere quella che sono. E i tuoi numeri quali sono? Chi sono i tuoi numeri? Ma, cosa più importante, li vedi i tuoi numeri? Li vedi? Io ne faccio parte, ora lo sai. Se mi stai leggendo, ora sai che io faccio parte dei tuoi numeri e nulla potrà più cambiare questa cosa. Anche se in maniera infinitesimale, io ne faccio parte. E’ da qui che traggo la mia unica, fantastica, provata e indissolubile deduzione: noi andiamo sempre avanti e non torniamo mai indietro. Quello che abbiamo fatto ieri ci ha arricchito per domani e non potremo mai più tornare indietro. Non accetto il: non cambierà mai nulla. E’ già cambiato nel momento in cui l’hai detto. Chi abbiamo amato ieri farà parte della somma di coloro che ameremo domani. Lo stesso vale per chi abbiamo odiato e per chi ci ha fatto male e per coloro dei quali non ce ne fotte nulla. E’ così semplicemente ovvio e fantastico. Fibonacci lo provò applicando i suoi studi alle margherite e alle conchiglie. Oh… Fibonacci e la sezione aurea… Quella, sì, che prova che la matematica è vita. Le spirali logaritmiche di un Nautilus (e non è il sottomarino di cui parlo…) lo provano. Che fantastica perfezione, nella vita con i numeri. E’ là che ti dici: “Yes, everything fits.” Vita, dunque, dalla matematica. Matematica, dunque, nella vita. Io ce la vedo. La vedo ovunque. Quando guido e ho due auto ai lati, davanti a me, faccio sempre la somma dei numeri delle due targhe e cerco il denominatore comune con il numero assoluto della mia. Non lo avresti mai immaginato, vero? Non sembro così pazzamente matematica, eh? 🙂 Massì, dai… del resto che altro hai da fare quando guidi? 🙂 Ci ripenso: -2, in realtà, è +2. Sto pensando che credo di aver detto addio mentre, invece, posso aver solo adagiato, dopo averle avvolte amorevolmente nelle veline, due persone, due vite, due numeri, due grandiosi sentimenti che hanno fatto parte di me per lungo tempo, nella mia capiente cassapanca della vita. Non ho perso. Ho acquisito. Il fatto che non ci abbia più nulla a che fare fisicamente non vuol dire che non abbiamo, tutti, imparato, amato, vissuto, riso, pianto, amato e amato e amato ancora. E il denominatore comune, sono io. Vedi? 🙂 Matematica ovunque. E la differenza la faccio io. Questo l’ho capito. La differenza la posso fare solo io. Non saranno più una presenza costante della mia vita, certo, ma non potranno dimenticarmi perché io sono parte di loro e loro di me. “Non si potrà mai dire di te: a quale Rosa ti riferisci? non ricordo questa persona… chi era Rosa?”. Così mi disse qualcuno, anni fa….

E così, mi rendo conto che, per l’ennesima volta, volevo parlare di tutt’altro; che volevo scrivere di tutt’altra cosa e, visto che questa tutt’altra cosa (che è roba bellissima e fantastica) non può essere la chiusura di un post, lo rimando alla seconda parte di questo post… 🙂 tiè…

 

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