Tom

Stanotte ti ho sognato. La prima cosa che ho pensato è stata che ho un inconscio che, definire attivo, è a dir poco un eufemismo. Adoro il mio inconscio. Mi chiedevo da un po’ perché non si faceva sentire, almeno per te. Non lo aveva mai fatto. Voglio dire… perché non scrivevo di te? Perché non mi sentivo di farlo? Eppure… Ma il mio inconscio è uno tosto, sai? Se io mi dico delle palle o se mi sembra (e dichiaro spavaldamente) di essere tranquilla in una situazione di emerita merda, lui mi aspetta al varco, tra il lusco e il brusco, e mi tira ‘na mazzata proprio là, ‘ncopp à noce d’ò capocuoll, come si dice a casa mia, senza lasciarmi scampo. Questa è una di quelle poche certe cose della mia bizzarra vita. Le cose… certe cose, le devo vedere. Così è lui. Le cose che non mi piacciono, lui me le fa vedere e mi fa capire che le devo elaborare. Sono in autobus e sto andando a lavorare. Ho trovato posto dietro a una ragazza con capelli lunghi e riccissimi. Sorrido. Il mio inconscio. Me lo immagino, sai? Immagino un signore sulla settantina, alto, con tanti capelli bianchi che sta dietro un angolo, con un randello nodoso in mano. Un uomo distinto, però, neh? Il mio inconscio è uno che ha stile. Mica ‘nu strunz qualsiasi. È vestito bene, magari con un frac e con la bombetta inglese in testa. Lo vedo che sta fumando un sigaro, mentre mi aspetta, appoggiato al muro a mezza schiena. Lui può permettersi tutto il tempo del mondo. Però, ogni volta che io, sempre inconsciamente, passo davanti a quell’angolo lui mi tira ‘na bella randellata proprio là e mi fa cadere tramortita. Poi, con tutta la forza che si ritrova, mi trascina su una poltrona, mi ci incatena, si siede davanti a me e aspetta che mi svegli. Una volta che apro gli occhi… beh, sò cazzi, credimi. Però gli voglio bene perché non mi ha mai tradito. Lui mi dice sempre la verità… se la voglio vedere. No, lui non mi ha mai tradito e a lui credo ciecamente.

Due mesi prima di separarmi da Marco sognai che il nostro palazzo crollava e che io e Laura ci spostavamo solo un pochino da parte. Mentre crollava la nostra casa (che era all’ultimo piano) Marco, invece, rimaneva dall’altra parte della strada, lontano da noi. Poi, io e Laura proseguivamo nella strada e ci fermavamo a pochi metri da dove era crollata casa nostra e là rimanevamo, non più di tanto disperate. In quel momento, credimi, tutto pensavo meno che a separarmi da Marco. Ho evitato di pensare alla separazione fino all’ultimo momento, direi. E’ dura accettare il fallimento matrimoniale. E così, pensai di aver mangiato troppe sasicce ch’è friarielli… E, invece.. Successe tutto così velocemente. L’ultima lite per l’ennesimo capriccio, l’ultimo ultimatum, l’ultima ingerenza di sua madre e mi ritrovai ad arredargli l’appartamento, a consolarlo nel PAM mentre piangeva come un bambino la prima volta che, nella sua vita, si ritrovò a fare la spesa per casa sua senza sapere nemmeno che doveva pesare i pomodori prima di metterli nel carrello (io che l’avevo sempre fatta da sola per tutti quegli anni passati “assieme”) e poi non era più là con noi. Circa un anno dopo, Laura ed io ci trasferimmo 12 numeri più avanti, nella stessa strada dove avevamo abitato fino ad allora. No, il mio inconscio non mente mai. Purtroppo… 🙂 Te ne potrei dire a centinaia di cose così…

Le cose me le fa vedere, se voglio… Anzi, se la vogliamo dire tutta, se vogliamo TUTTI NOI, possiamo vederle le cose. Basta volerlo. Ecco perché Rino non ricorda i sogni. Anyway…

Quando cambiai capo, lavoro, sede di lavoro e tante altre cose, dopo un, da me oggettivamente stimato, decente momento di grieving, dissi a tutti che stavo benissimo e che la vita era ‘na figata assurda. Che non me ne fregava nulla e che perdonavo tutto e tutti. ‘Sta grandissima pippa. Il mio inconscio mi diede una randellata così forte, quella volta, che per settimane, dopo che avevo continuato a ripetere: “tutto ok, tutto ok, tutto ok”, sognai di prendere il mio ex-capo per i capelli e di distruggerla a pugni, calci, insulti e botte da orbi fino ad ammazzarla. La cosa più assurda è che mai avrei pensato di farla dal vivo, ‘na cosa del genere, eppure… mi svegliavo così soddisfatta che tu non ci puoi credere. Mamma mia, che botte… E che parolacce! E poi, basta. Poi fu davvero tutto ok. E non avevo ammazzato nessuno, grazie a Dio. Da allora, che il mio ex-capo sia stata ‘na gran troia è solo un fatto oggettivo che non mi tocca e che mi scorre addosso come acqua di sorgente. Il mio inconscio è un grande. Gli ho dato un nome, sai? Tom. Non mi chiedere perché. Lui, per me, è Tom il grande. Pensi che sono scema, vero? Vabbè… che ci vuoi fare. Comunque, stanotte t’ho sognato e so che Tom m’ha dato la randellata.

Ero in una città che non conosco. Andavo a salvare qualcuno da un problema e mi ritrovo un una casa diroccata (non la mia… giusto in caso, neh? 🙂 che di case cadute ne ho abbastanza…) e là trovo due cuccioli di cane bellissimi, appena nati, con un vello morbidissimo marrone chiaro e chiaroscuro. Li prendo e dico: “Sono miei. Li tengo io, ok?” Me li metto in grembo e cerco un padrone o qualcuno per dirgli che sto facendo ‘sta cosa, fosse mai che mi accusano di furto di cuccioli. Fuori dalla casa trovo una vecchia cagna con la rogna, la rabbia e magrissima che ha appena partorito con altri 4 cuccioli e capisco che è la mamma. Due signore mi dicono: “Brava, prendili tu che questi qua non sappiamo se li riusciamo a far sopravvivere”. E così li prendo e procedo in una viuzza stretta e buia. È là che Tom mi becca. Sento della musica e tanta gente che ride e parla. A destra, però, ho un muro di mattoni alto non più di due metri. Tu ci stai dietro, nascosta a mezzo busto. Come se mi controllassi da là. Poi vedo Laura che viene da una stradina laterale. Stringo i cani perché so già che mi rimprovererà perché dirà che non li possiamo tenere e che sono una irresponsabile… Roba da pazzi… pure nei sogni mi perseguita, la figlia più giudiziosa di me 😦 . E, invece, si avvicina, mi sorride e mi dice di sedermi. Non vedo niente dove sedermi e mi metto per terra con i cani in grembo, mentre continuo ad accarezzarli. Tu inizi a trasmettere qualcosa. Nel senso che fai partire un filmato, davanti a me, nell’aria, nella luce. Non so se mi spiego. Non c’è uno schermo, ma un filmato che viene trasmesso nell’aria. Laura “regola” la luce del giorno e io vedo il filmato.  In quel momento mi rendo conto che tutte le persone che sono intorno a me (nascoste, mi sembra) sono persone che conosco: amici, parenti, conoscenti, insomma e che è il mio 50° compleanno, forse; quello che compirò tra 3 mesi.

Il filmato ritrae noi due, 25 anni fa. Vedo Antonella che mi presenta a te e poi noi due, da sole, in primo piano. Mi chiedo, nel sogno, come è successo che ci hanno filmato proprio in quel momento. Mi chiedo come è stato tecnicamente possibile. Lo so… lo so… io e le mie domande da pirla. E poi vedo noi due, di nuovo. Io e te, sedute sul divano. I miei capelli sono come i tuoi. Lunghi, riccissimi e folti. Sono del mio colore (castano chiaro con riflessi rossi) e si uniscono ai tuoi, mentre parliamo e ridiamo, vicine. Mi dico, sempre nel sogno, che non ricordavo di averli avuti ricci come te e che ora, invece, li ho completamente lisci. Mi continuo a dire che ora i miei capelli sono lisci e che non sono più come allora. Resto esterrefatta da quanto, in quel video, i miei siano tanto ricci quanto i tuoi e sorrido stringendo di più i cagnolini. Laura mi è sempre vicina. Chiedo: “Ma come avete fatto a fare questa cosa? Non l’avrei mai immaginato…” e tu rispondi: “Laura sapeva già. Lei mi ha aiutata…” Mi intristisco perché, proprio in quel momento, nel filmato, inizio a piangere. Poi piangi pure tu e ci abbracciamo forte forte consolandoci a vicenda e ritornando a sorridere subito dopo. Ma non sono i pianti di questi ultimi tempi. Sono i pianti che ci hanno unite. Questa è la percezione. Sono le lacrime di una volta. La sensazione che ho avuto è che fosse una cosa che facesse il replay… non so se mi spiego. Che noi piangevamo a vicenda e poi ci consolavamo a vicenda, negli anni… nel tempo. Quel tempo che si è dimenticato dei nostri 25 anni…  Quel tempo che ci ha fatte scivolare via, come acqua fresca e gorgogliante, attraverso il letto di un ruscello di montagna che, poi, è finito nel mare. Nel mare grande e immenso. Là dove, ora, non siamo più vicine. E poi, sempre nel sogno, mi sono chiesta perché non siamo rimaste come allora. Perché i miei capelli sono diventati lisci. Ed è qua che è arrivata la randellata di Tom. Continuavo a chiedermi perché non potevamo più essere come allora.

Mi sono svegliata perché è cascato l’asciugacapelli in bagno. Quel cazzo di nuovo gancio a pressione fa cagare… Domani trapano, và… 😦 e me ne fotto di bucare le piastrelle verdi del bagno.

Nulla succede per caso. Mi sono svegliata perché non c’era più nulla da sognare. Erano le 04:14 e mi sono detta che la vita, a volte, è davvero una merda. Ma dico io… E poi ho pensato a quello che avevo appena sognato. A te, a me, ad Antonella e le sue crisi di gelosia quando scoprì che io e te eravamo legate. Sì, legate. Così come ora siamo slegate. Certe cose bisogna dirsele.

Sto tornando dal lavoro. Stamattina ero seduta sulla 90 e i capelli lunghi e ricci di questa ragazza mi accarezzavano il dorso della mano. Sorridevo perché mi dicevo che Tom vede e prevede. Ora, al buio delle 7 di sera, vedo le luci della giostra di piazza Napoli spegnersi davanti ai miei occhi. Io cerco i segni, ricordi? Sì… cerco i segni. Non smetterò mai di cercarli perché loro si fanno trovare, se vuoi vederli. La giostra si è spenta. Questo è un segno, che ci piaccia oppure no. A me fanno cagare le giostre, soffro di cinetosi, però, la similitudine è troppo bella per lasciarsela sfuggire.

Pensavamo di essere invincibili. Almeno io. Pensavamo che non sarebbe mai finita. Almeno io. Pensavamo che i nostri nomi non sarebbero mai potuti scindersi, l’uno dall’altro. Almeno io. Ora? Ora penso che non credevo che la mia Panda non l’avrei mai più guidata e che, invece, l’avrebbero bruciata per sempre. Voglio dire, nessuno si aspetta che le cose finiscano, eppure, cazzo, finiscono. Sai quella sera d’estate che eravamo sul tuo balcone, col vino e le sigarette e tu mi dicesti di scrivere un libro sulle cose che non ci hanno detto e che avremmo dovuto sapere? Così che avremmo evitato la merda alle generazioni future? Ecco, questa è una di quelle. Per sempre non è per sempre, ecco. Tutto finisce. Questo, purtroppo, non ce l’ha fatto entrare nessuno nel nostro cervello di merda, anzi. Quando meno te l’aspetti, tutto finisce e tu te la prendi nel culo o, come nel mio caso, aspetti che Tom ti faccia capire se ci vuoi stare male oppure no. Vuoi la verità? Ho pianto più per Pandina che per te. Di lei non me l’aspettavo proprio. Di te, forse, si. Voglio dire. Tu continuerai a pensare che faccio la strafiga quando dico che da quando mi sono separata ho cambiato modo di pensare ed essere ma, davvero, ho cambiato modo di pensare ed essere. Ora lo so. Va bene che le cose finiscano, va bene. Va bene che finiscano perché sono stata l’artefice di cose che finiscono e ora lo so.

Una volta avevo i capelli ricci come te, ora no. Questo mi dice il sogno. E mi dice pure che, dentro di me, ho una fottuta malinconia e mi chiedo perché. Perché non possiamo essere più come 25 anni fa. E mi dice che quella cagna con la rogna e la rabbia è la mia amica come la vedo io ora. Questo, purtroppo, mi dice. La cagna è una amica nel dizionario dei sogni. La cagna (MAI IN SENSO DISPREGIATIVO) è l’amica per eccellenza, nel dizionario dei sogni che ho io. La cagna ha la rogna, certo, ma quella cagna, chissà perché, ha fatto dei cuccioli bellissimi. Quei cuccioli, io li ho in grembo e li accarezzo. Ecco, questo mi sta dicendo Tom. Voglio dire, ci sarà stato qualcosa di buono, in questi 25 anni di merda che io ti ho dato e che tu mi hai dato? Ok, questi sono i 2 cuccioli. Io sono una e l’altra sei tu. Che sono triste a fare? Ci siamo fatte compagnia. Abbiamo attraversato valli, montagne, pendii e pianure con il nostro flusso fatto di lacrime, sogni, illusioni deluse, rabbia, dolore, risate, affetto, amore, sostegno, silenzi. Hai notato l’ordine? Fosse l’etichetta di un prodotto del supermercato, si partirebbe dal componente con percentuale più alta. Non mi fotte. L’ordine è casuale e, prima di tutti, c’è sempre l’amore perché, che ci piaccia oppure no, quando si diventa amici ci si innamora di quell’altra persona, che ci piaccia oppure no. Eravamo un fantastico ruscello, forte e gorgogliante di risate, parole, parole, parole… Io e te, i nostri nomi, erano inscindibili. Almeno per me, fino a qualche anno fa. Poi… La vita, il mare e tutto il resto non ci hanno più rese necessarie. Ecco cosa mi sta dicendo Tom: “Rosa, non essere triste e non chiederti perché o percome. Tutto succede per una ragione. Fosse anche solo quella che ti ha detto lei.” Ci penso, sai, qualche volta… Ti sento, qualche volta, che lo dici: “Se, per trovare me stessa, devo sacrificare te, me… noi, allora lo farò.” Chissà se te ne sei accorta. Chissà se ti sei accorta che è là che ho smesso di parlare perché è stato là che ho smesso di ascoltare. Chissà se ti sei accorta che non ho ribattuto più e non ho più detto nulla a tutte le altre recriminazioni. In quel momento ho pensato di non essere più io. Mi sono vista da fuori. Tu che mi dicevi questa cosa e ho pensato che era giusto così. Ho pensato, da pazza, che se me lo avesse detto mia figlia, col cuore a pezzi, l’avrei lasciata andare. Dovevo. Ho pensato che non potevo più fare nulla. Che non avevo più da fare nulla perché non servivo più, oramai. Ora lo so. Non ero più abbastanza. Non potevo più fare nulla. Quello che cercavi, non potevo più dartelo. Tutte le mie parole e le mie affermazioni e le mie sicurezze non ti avrebbero mai dato quello che cerchi. Era ora che io non ci fossi più. Chissà.. Chissà se… Chissà se un cazzo. Tanto non cambia nulla.

Lo capisco. Capisco tutto. Non sono una cogliona., a differenza di quanto molti possano pensare, non sono proprio una cogliona. Ha fatto male, certo ma, credimi, non ho pianto tanto… a parte quella sera. Poi c’è stata la rabbia e poi la calma e ora, Tom con la randellata. 🙂 Il cerchio si sta chiudendo… Mi spiace, così ci siamo dette. Onestamente, pensandoci, no, non mi spiace. Sono felice. Sono felice di aver fatto quello che ho fatto. I cuccioli che ho in grembo sono il frutto della nostra amicizia e nulla e nessuno me li potrà mai togliere. Se penso che ora tu abbia la rogna e la rabbia, probabilmente, è perché non ti riconosco più e penso che la stessa cosa sia per te. C’è gente che va oltre. Noi no. Succede. Bisogna accettarlo. C’è stato un momento in cui quel ruscello s’è buttato nel mare e ci siamo perse. Questo è successo. Succede… E non si può tornare indietro. No.

E, cosa più importante di tutte: non si può cambiare nulla. Nulla si può cambiare di noi. Di quello che siamo diventate. Di quello che ci ha fatto essere ciò che siamo ora e che non eravamo 25 anni fa. Ed è giusto che sia così. Cambiate siamo entrambe. Ma certe cose restano. Di te non parlo. Non parlo per te. Non più, almeno. So solo che, come sempre, non mi vanno e non mi andranno mai bene i mezzi termini. Non mi andranno mai bene i mezzi termini. In nessun caso. Con te, con Rino, con Laura, con chi mi conosce, con chi mi ama. Io sono per “tutto o niente” ricordi? Perciò, che a me si dia il tutto o il niente. Me ne assumo la responsabilità. E’ per questo, penso, che chi ci riesce, mi ama davvero. E il niente non mi farà morire di dolore perché ho avuto il tutto e solo di quello preferisco vivere. Come dicevo una volta? Meglio troppo, che troppo poco. Ecco, ti prego… non mi cercare per i mezzi termini. Nemmeno per i mezzi termini in memoria dei bei tempi passati. Non sono per me. Vorrò sempre tutto o niente e darò sempre tutto o niente. Imparare i mezzi termini, magari, sarà il karma della mia prossima vita ma, per favore, non ora. Ora è così bello. E’ così bello dare tutto, comunque e sempre, nel male e nel bene. Sì… lo so… ma chi se ne fotte. La vita è una merda, se pure non diamo tutto, che razza di merda è? Una merda a metà? No, grazie. 🙂

E infine… non ti auguro nulla. Non mi ergo sul quel cazzo di piedistallo ad augurare niente a nessuno, figurati a te. La lezione l’ho imparata. Ognuno si becca quello che gli deve succedere; che so… Panda bruciate, tumori, ginocchi artrosici, figlie cagacazzo e amanti ancora più cagacazzo. Però… auguro solo una cosa a me stessa: di non dimenticare. Di arrivare l’ultimo giorno, l’ultima ora, l’ultimo attimo della mia bizzarra esperienza su questa terra e, se è vero come dicono, che si vive in un attimo tutta la nostra vita, beh… mi auguro di poterti rivedere, in quel momento, felice più che mai, con me a mangiare un ghiacciolo nella cucina di Piazza Grandi, a  fumare una sigaretta, a fare le sedute spiritiche e ridere di noi. Sarà un bel modo di andare a fare in culo fuori da questa vita, no? Per me, sì…

Trattati bene e fà che questo sacrificio ne valga la fottutissima pena, altrimenti m’incazzo e il ghiacciolo te lo ficco…

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