‘A paura mia…

C’è una bellissima “elucubrazione” di Eduardo che adoro, tra le sue tante. Si intitola: ‘A paura mia (La mia paura). Cercala su youtube, ne vale la pena. I miei non lo sanno, ma ci hanno insegnato ad amare la poesia e le elucubrazioni “vere”. Quelle del cuore della gente. Poi ho iniziato ad amare anche la poesia “ufficiale”; da qui la tesi su Cesare Pavese e i poeti maledetti. Ah… tenevo sempre sul comodino l’edizione originale de I Fiori del Male, fino a qualche anno fa. 😦 dopo il trasloco non l’ho più trovata e la cosa mi rattrista moltissimo. Ne leggevo sempre un pezzettino prima di andare a dormire. Prima o poi, se me lo ricordo, me lo ricompro. Devo… è importante. Io le chiamo elucubrazioni. Ci sono quelle vere (della gente normale) e quelle create a tavolino dai grandi poeti che adoro (Neruda, Pavese, Wordsworth, Coleridge, Salinas…). Sono belle entrambe. Qualche volta, papà metteva la cassetta di Totò che recitava “La livella” e ci spiegava pezzo pezzo quello che voleva dire. Altre volte, mamma cantava “Indifferentemente” fermandosi a metà e dicendo: “ma tu ‘a capisce a chesta ccà? sta ricenn a chist’omm è nient e vabbuò, lasseme e accireme pure ‘o core, si m’o vuò accirere… ma tu ce pienze, Rosè? Ma io l’acciress io, cu ‘e mane mie à iss!!” e poi volgeva gli occhi al cielo a mò di vittima sacrificale dell’amore eterno. Mi veniva da ridere perché lei faceva tutto, ma proprio tutto il contrario. Indifferentemente, lei lo ha scritto su ogni pagina del libro di ogni sacrosanto giorno della sua vita vissuta con mio padre… 🙂 Roba da pazzi, le cose che i genitori insegnano e poi non fanno. Ah, le gioie e i dolori dell’ipocrisia. 🙂

Sto guidando verso l’ospedale e penso a queste cose. Penso che mi viene in mente una canzone di Fiorella Mannoia che dice che lei non ha paura. Beata lei… Io, invece, sì. Ho paura di perdermi dei pezzi di vita. L’altro ieri ho visto “Still Alice” e mi ha colpito molto. Soprattutto la fine. Per l’ultima parola che ha detto. E poi ho paura di non riuscire a fermarmi dal dare un cazzotto al medico che mi farà l’infiltrazione, per l’ennesima volta. Il dolore, non lo puoi immaginare. E’ una cosa così veloce e così dolorosa che non si può descrivere. E non finirà mai. Sarà per sempre. A volte meglio, a volte peggio, ma non andrà più via. Mi ci devo abituare. Va bene così. Meglio di Indifferentemente. La ripresa della Megane non ha niente a che vedere con la Panda, questo lo devo ammettere. Sfreccio su per viale Cassala come Flashwoman e quasi mi spavento per quanto un solo piccolo pigiare del mio piede possa farla balzare avanti in un nanosecondo. Adoro guidare. Mi mancava. 🙂 Ieri Laura mi ha chiesto come mi ci trovavo, se era diverso dalla Panda. Ambè… 🙂 di brutto, le ho risposto. Pandina era come un cagnolino di razza; questa è come una tigre del Bengala. Devo imparare a domarla, però. Soprattutto con tutti quei cazzo di bottoni e comandi che ieri, per accendere le luci (che avevo capito che si accendevano da sole, ma devo aver schiacciato qualcosa che glielo ha impedito) ho pigiato un comando ed è partito tutto, meno le luci. 😀 Ridevo come una pazza mentre i tergicristalli andavano su e giù e le frecce impazzivano. Mi sa che ho bisogno di un corso… E poi, vergogna delle vergogne, non so come si mette il gasolio. 😦 Ho vergogna di chiedere a Fabrizio e non sono andata a vedere come si apre lo sportellino (e nemmeno so se c’è uno sportellino) perché non ho capito come si fa ad aprire se la chiave è elettrica. 😦 Vabbè… imparerò quando mi finirà la riserva. E poi arrivo in Piazza Napoli e penso che vorrei chiamare l’ospedale e dire che posticipo. Non ho voglia di passare un’altra notte con il ginocchio bloccato, porca troia. Non ho voglia di stringere i denti come un soldato del Vietnam che gli stanno tagliando la gamba, mentre mi infilano quella minchia di ago a crudo tra la rotula o dio sa cosa. Non ho voglia di sentire il medico che dice: “Sarà doloroso, ma dura pochissimo… dai, pensi a qualcosa di bello e poi avremo finito di bucarla…” Non ho voglia, porca puttana. 😦 Le luci della giostra sono accese. Buon segno. Vabbè, vado và. E mentre vado penso che devo trovare pure urgentemente uno che mi venga a scambiare i due lampadari della cucina e della cameretta; che l’elettricista non pensa ne valga la pena a venire… e io mi danno che co’ ‘sto ginocchio non posso più salire di tanto in alto con le scale. Merda. 😦 Uno che mi metta due lampadari! Il mio regno per uno che mi metta due lampadari di meeeeerddaaaa!!!

E pure il parcheggio è comico. Ci devo fare gli occhi con le misure. Pandina era più snella. Maggie ha un bel culo sodo e florido, proprio come me. 🙂 Tale auto, tale padrona. Meno male che davanti al Don Gnocchi c’è sempre parcheggio. “E buonasera!” Sorride, il pericoloso iniettore con il camice bianco. E sorrido pure io, c’aggia fà? “Allora? Come è andata la volta scorsa?” Mi prende per il culo, lo so. Mi sa che costituirò l'”Associazione dei giovani malati di artrosi al ginocchio destro che subiscono le infiltrazioni di acido ialuronico dai medici prenditori per il culo“. Bene, bene – rispondo – un po’ di dolore dopo; non ho dormito molto bene e un po’ di sanguinamento, ma bene. Magari, se possibile, mi potrebbe spruzzare un po’ più di ghiaccio così recupero il tempo che torno a casa e ci metto la borsa con i cubetti? “Ma certo! Si figuri! Lei, però, si stenda, faccia dei bei pensieri e non guardi l’ago, ok?” Certo, come no… E io lo guardo, tanto lo so che lo guardo. Tu dimmi di non fare una cosa, e io la faccio, pirla. Mi sdraio sul lettino, tiro giù i leggins solo da un lato e mi congratulo con me stessa perché sono depilata… sai com’è… 🙂

Lo sento armeggiare, mentre dice: “E comunque, stia tranquilla, questo tipo di acido ha una particolazione diversa dagli altri. E’ molto più efficace. Va proprio in fondo e può perfino aiutarla a ricostituire le lesioni. Pensi che lo fanno ai calciatori del Milan!” Non so se ridere o piangere. Gli rispondo di getto: “Beh, i calciatori se ne possono pure far fare una al giorno che li pagano milioni di euro. Io, invece, devo pagare per farmele fare… Veda lei.” Ho notato lo sguardo. Lo noti quando è uno sguardo scritto in fronte che dice: “Eccola, la stronza acida… vediamo di sopportare, dai.” Poverino… 🙂 Rimedio dicendo: “Vabbè, ma poi starò meglio, no? Perciò, non si preoccupi che fate un gran lavoro…” 🙂 🙂 Marò che paraculo… Me lo devo tenere caro, che ci verrò per sempre, fino alla morte, qua… 🙂 Ci aveva ragione mio fratello quando mi diceva che ero una paraculo da premio oscar. E lui, tranquillo, si gira verso di me con ago, ghiaccio, disinfettante, cotone idrofilo e sorride: “Ok, allora si stenda, pensi a qualcosa di bello, tiri su il ginocchio e non abbia paura.”

E non ce l’ho paura, t’ho detto, Dio buono!!! Penso, penso… Penso che, quando mamma mi ruppe le dita della mano, a forza di scopate, non ebbi paura a farmi fare le punture e l’ingessatura. Avevo l’età di Laura oggi, 16 anni. Mò, invece…. Marò, ma non puoi pensare a qualcosa di meglio? Pensa Rosa, cazzo! Veloce! Pensa a qualcosa di bello e appassionato. Ok, penso… Oh, si! Ok, ci siamo… Il medico ha le mani fredde. 😦 Cheppalle… avevo trovato il pensiero felice di Trilly… 😦 Lo sento che tasta bene per trovare l’intersezione tra le ossa. Si abbassa a guardare meglio… Marò… 😦 Disinfetta… Marò, marò… 😦 Pensa maledetta d’una beneventana, pensa! Ok! Ok! Porca puttana! Ok!

Lacrime di pioggia leggera. Era ottobre, non faceva freddo. Pioveva e si stava caldi dentro l’auto ferma vicino a un salice. Adorava i salici. Poche parole, molti sguardi. Sospirò, guardando una goccia scendere lievemente sul vetro del finestrino. Scommetteva con le gocce d’acqua. Lo faceva da quando era bambina. Scommetteva che, prima d’arrivare in fondo alla finestra, si sarebbero unite, per mai restare da sole. Se succedeva, allora tutto sarebbe andato bene. Lo faceva pure quando guidava. Per questo adorava la pioggia con il vento. Il vento univa le gocce. Sospirò lentamente: “Per favore, scusami… mi puoi abbracciare?” Lui rimase là solo un attimo. Un solo attimo infinito, nell’infinito dell’infinito. Quello fu il loro attimo. L’attimo in cui le sorrise, aprendole le braccia. Oh, quel sorriso.. Si tuffò tra le sue braccia, come quella volta che aveva ritrovato la mamma dopo essersi persa all’Edenlandia. Poi, dopo aver ascoltato per un altro infinito attimo il cuore di lui battere all’impazzata, tirò su il viso. Lui, avvicinando la bocca alla sua per la prima volta in questa vita, ma per la milionesima nella storia delle anime, disse: “Tu non devi mai chiedere scusa. Mai, ricordatelo…”

Cazzoooooo!!! Il ghiaccio! Marò, marò… E come si fa? Come si fa a pensare a qualcosa di bello quando uno ti spruzza il ghiaccio secco per 15 secondi che ti sembra di essere diventata un merdosissimo igloo!?! Ma io non sono mica Balotelli! “Freddo?” 😦 …io mò glielo tiro il cazzotto, mò glielo tiro, parola mia d’onore!! “No, bene…” Vigliacca. Io non ho paura. Vigliacca. Io non ho paura.

L’ago entra. Marò, pè favor mièttece ‘na mano tu… 😦 Pensa, Rosa, pensaaaaaaaaaaa!! Oddio.. Svengo… Qualcosa di bello! Io non ho paura. Marò, ecco che arriva il liquido. Marò che fitta, Giesù!! Marò… Puòzz jettà nieeenteee… lo sento che mi invade le membra ginocchiare (si dice?)… Oh, le lacrime… No, Rosè, neh? Piangere no! Cazzo! Pensa, pensa… ok, Laura! Laura! Io non ho paura! Laura!

“Mamma, sei sveglia?” E’ quasi mezzanotte. E’ rientrata dalla cena al ristorante Koreano con il padre. “Mamma, sei sveglia?” E mi scrolla come se fossi un pacchetto di Fonzies vuoto che più ne mangi, più ne vuoi. E cazzo, sì che sono sveglia, mò. 😦 “Che c’è? Tutto ok al ristorante? Hai litigato ancora con papà? Perché c’hai ‘sta faccia smunta? Che è successo?” Sono ancora sdraiata… magari mi vuole solo dare la buonanotte. Silenzio. Sento il suo sguardo, nella penombra. “No… è che non me ne va una dritta, mamma. Va tutto storto. Insomma, non me ne va una dritta.” Certo che, se andare al Koreano con tuo padre ti mette così di buon umore, mi sa che gli farò un’ingiunzione per non vederti più per tutta la vita. 🙂 Sospira disperatamente, sull’orlo delle lacrime. Ok, mò m’incazzo. Mi metto seduta mentre il ginocchio si lamenta, pure lui, e inizio: “Lala, tutto, nella vita, si può dire, meno una stronzata del genere, se quello che non va dritto dipende solo da te. Quale è il problema? Che non riesci a perdere 3 chili? Che a canto non riesci a fare gli esercizi? Che a scuola non prendi i bei voti che vorresti? E facci un attimo mente locale. Da chi dipende tutto ciò? Da me? Da Renzi e dalle manovre fiscali? Dal tempo e dagli squilibri ormonali?” Zitta… ok, infierisco: “Da te, carissima. Dipende tutto da te. E se tu sai che hai fatto tutto quello che dovevi e potevi fare per far andare le cose dritte, allora, per favore, evitiamo le scene isteriche post-cenali e mettiti l’animo in pace perché meglio di così non potrà mai andare.” Si immusonisce… Dura sono. “Lala, non serve fare quella faccia. Serve, invece, un bellissimo piano d’attacco. Una alla volta, le smisti e le affronti con le armi ben affilate. Vuoi dimagrire? Non compriamo più biscotti. Vuoi fare meglio gli esercizi di canto? E ci esercitiamo assieme. Vuoi avere voti più belli di quelli già belli che hai? E, invece di chattare, studia un’ora in più. Questo bisogna fare. Affrontare il problema, non nascondersi e lamentarsi.” E se ne va… in silenzio. E io torno a dormire; entrambe insoddisfatte di questo outcome discorsivo. E vabbè; la vita è una merda.

“Solo un momento e poi abbiamo finito”. Sto zitta. Voglio solo che la tortura finisca. A che penso, mentre aspetto l’ultimo momento di questa maledetta infiltrazione? Al giorno dopo.

Il giorno dopo… “Mamma, l’insegnante di canto ha detto che sono masochista perché gli esercizi li so fare, ma mi blocco da sola. Dice che sono la nemica di me stessa. Ma sei sicura che mi mandi a canto e, invece, non mi stai mandando a fare psicoterapia? Non è che mi nascondi qualcosa?” 🙂 Grande ‘sta donna… “Però, mamma, io ho letto su wikipedia e non mi ritrovo con il masochismo… per favore, mi aiuti? Come faccio, mamma? Come faccio a far andare bene le cose? Aiutami…” 😦 A volte capisco la gente che non fa i figli. A volte, davvero, li capisco. Fa così tanto male veder soffrire chi ami più della tua stessa vita. E bisogna avere coraggio, per poter scommettere con questo destino di merda che i tuoi figli ce la faranno. Bisogna avere proprio un coraggio infinito. Mi siedo lentamente che il ginocchio, ‘sto bastardo, ha iniziato a sanguinare. “Lala, ci ho pensato, sai? Alla fine, secondo me, tu hai paura. Hai una paura fottuta di sbagliare. E’ facile, sai, fare le cose da “6” se tanto il “6” per te è facile da raggiungere. Voglio dire, chi mai ti può condannare? Il 6 va bene per tutti. Nella forma del corpo, nel canto, nei compiti, nella vita. Il 6 va bene sempre, per tutti. E così, non deludi nessuno. Il tuo problema non è che sei masochista. Il tuo problema è che hai paura di deludere chi ami e di sbagliare, di conseguenza. Come faccio, io che mi ci butto negli sbagli, a farti capire che sbagliare è giusto? Come faccio a farti capire che non mi deluderai mai, se fai tutto quello che è in tuo potere per far andare le cose bene? Come posso ricordarti che non ci hai mai delusi? Come posso farti capire che non ci deluderai mai se farai quello che puoi, la maggior parte delle volte che potrai?” La prima lacrima scende. ” ‘More mio, qualsiasi cosa tu faccia, se la fai al meglio di te stessa, non potrai mai sbagliare. Anche se non viene bene come dovrebbe venire. E poi, chi decide quale è il livello di “venir bene” di ogni cosa? E non puoi avere paura di deludere nessuno perché, di tutte le persone che ci sono al mondo: papà, la nonna, il nonno, gli zii, Sanduni, gli insegnanti, l’amante… solo una persona devi aver paura di deludere: ME!” 🙂 e scherzo, ‘more mio…” Ora le lacrime scendono copiose e vedo quel sorriso che stona così tanto. “Lala, sei tu la persona che non puoi deludere. Ecco perché ci stai così male. Perché dentro di te, tu ti stai dicendo la verità. Perché lo sai. Perché il 6 è facile da ottenere, nella vita, per te,  ma tu sai che, invece, sei una persona da 10. Il 10 l’hai preso quando ti sei lasciata andare, Lalina della vita mia. L’hai preso quando hai lasciato libero il tuo cuore di fare tutto quello che riusciva a fare. Come quando hai cantato e fatto pure i cori, tutto da sola, di Sunday Morning che ho pubblicato su YouTube, tanto che mi hai fatto piangere dalla commozione e dall’orgoglio. Ma ti rendi conto? E se non l’avessi mai fatto? Mi sarei persa questo miracolo e pure tu. Non aver paura, Lala che, anche se sbagli, cazzo, almeno ci hai provato! Nessun rimpianto, Laura, mai! Se ti devi ricordare qualcosa di me, per favore, ricordati questo: rimorsi sempre, rimpianti mai. Mai, mai, mai. Cosa devo fare? Devo scriverti pure questo sul blog?” Sorridi, a testa bassa e annuisci. 🙂 Non ho mai amato più di quanto abbia amato te, Laura. Almeno, non in questa vita. “E allora te lo scrivo, però, tu te lo devi ricordare… Non avere mai paura, Laura. Non avere mai paura di sbagliare perché, sbagliando, vivi. Chi non sbaglia, non vive. Se hai paura di sbagliare, non farai mai niente, non perderai mai niente ma… cosa peggiore di tutte, NON AVRAI MAI NIENTE, MAI. Se ci provi, almeno, avrai il 50% di probabilità di riuscire. Che è tantissimo per chiunque, su questa fottuta terra. E se sbagli, chissenefrega, ci riprovi. E se non ci puoi più riprovare, vabbè, ‘fanculo. Meglio di così non poteva andare.” Smuovo il ginocchio, che ora arrivano le fitte. Guardo il cerotto. Ancora sangue. Porca zozza… E pure io non ho paura… 🙂 Ti alzi dal lettone dove ti eri accovacciata ad ascoltarmi. Marò, come sei alta. “Hai ragione. Hai ragione su tutto. Mamma, ti voglio così tanto bene, lo sai? Mi abbracci forte forte?” 🙂 “E me lo chiedi?… Però, per favore, non mi far alzare. Vieni qua, in braccio alla tua mamma..  Che sò brutta, vecchia e tutta rotta perché non ho mai avuto paura di sbagliare…” 🙂

2 pensieri riguardo “‘A paura mia…

  1. Quando ero un ragazzo mi chiedevo spesso del perchè del doloro… Veramente me lo chiedo ancora… L’unica risposta che ho trovato è che senza il dolore non ci sarebbe la salute, senza la sofferenza niente gioia, senza la fatica niente sonno… Buona domenica. Albix

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