La mimosa puzza

La mimosa proprio non la sopporto. Ho visto una simpatica vignetta, su Facebook, di un albero di mimosa che si guarda intorno con aria guardinga e paurosa, mentre si avvicina l’8 marzo, nel timore che gli portino via tutti i rami.  Non ricordo di aver mai festeggiato questa giornata, a parte una volta che andammo con mia cugina, circa 20 anni fa, in un ristorante cinese qua a Milano, con un’orda di amiche sue truzzissime. Non ricordo se ci fu lo spogliarello maschile. Ricordo solo che fu una cosa talmente squallida da farmi passare la voglia per tutta la vita e, quando rientrai a casa con la mia 126 rossa, fumando una sigaretta dopo l’altra, giurai che mai più nella vita avrei fatto ‘na stronzata del genere. E così è stato. Io che ci tengo a festeggiare tutto, perfino il giorno in cui t’ho guardato in faccia per la prima volta (e me lo ricordo…) questo giorno qua proprio non lo sento. Mi sembra ‘na presa per il culo. Voglio dire, pure quando certi uomini mi fanno gli auguri l’8 marzo, non rispondo. Che mi fai gli auguri a fare, l’8 marzo? Il 7 e il 9 te lo sei ricordato che sono donna? Sì? Ok, allora non mi rompere le ovaie l’8. Ricordatelo come gli altri giorni. E poi, se proprio la vogliamo mettere giù giusta, la mimosa puzza. Voglio dire, di tutti i fiori che possono rappresentare la donna, l’8 marzo, proprio un fiore che puzza dovevano prendere? L’avete fatto apposta. L’avete fatto perché, secondo voi, noi puzziamo. No? Allora è perché fiorisce a marzo che l’avete voluta usare? Ambé, allora, fosse così, potevate pure prendere le fantasmagoriche fresie, no? Adoro le fresie. È il mio fiore preferito. Il loro profumo è sensualmente insinuante, non so se mi spiego. L’anno scorso, a Orticola, ho comprato una trentina di bulbi. Li ho seminati a gennaio e ora stanno germogliando. Spero fioriscano a frotte. Sarà bellissimo vederle sui miei balconi e annusarle. Mamma, quando è santa Rosa e sono al mare, mi regala sempre una rosa e le fresie. È l’unica persona al mondo che mi abbia sempre fatto un regalo per il mio onomastico. A volte mi chiedo… ma come fa una persona a spezzarti le ossa della mano a forza di bastonate e a regalarti sempre una rosa e delle fresie per il tuo onomastico? Misteri della vita. Ritornando a questa festa che non sento, e che se qualcuno mi fa gli auguri lo mando a cagare, penso, però, che devo dare delle buone ed oneste informazioni alla mia “donnina”. Devo farle capire che, secondo me, essere donna non è l’8 marzo e che sia serena, nel non festeggiarlo, se non lo vuole festeggiare e pure se lo vuole festeggiare, che io non mi offendo. Ho la sensazione che non ce ne dovrebbe essere bisogno, perché lei è già avanti ma, meglio prevenire che curare, come diceva il dentista della Mentadent P. Cosa le dirò?

Hmm… che io mi sento donna tutti i giorni dell’anno e che spero lo sentirà pure lei, sempre. Che la prima volta che mi sono sentita veramente donna è stato quando ho fatto l’amore veramente. Che spero lei lo faccia sempre. Che non posso spiegarle cosa vuol dire fare l’amore veramente, ma che lo capirà da sola, quando succederà. Che mi sento donna quando vedo la mia ombra con le sue morbide curve distendersi davanti a me, mentre passeggio da sola sulla spiaggia e il tramonto rosa mi riscalda la schiena. Che quando ho partorito lei non mi sono sentita donna, ma femmina, che è un’altra cosa. Che essere femmina è facile. Mentre essere donna è un lavoro duro e ingrato. Che ho visto la foto di una ragazza pakistana che si è messa un’armatura per andare a scuola, così che i maschi non riusciranno a violentarla, nel caso ci provassero e questo è un esempio di essere donna che fa male al cuore. Che sarebbe carino avere uno che ti festeggia, in quanto SUA DONNA, l’8 marzo, ma che la vita è una merda ed è praticamente impossibile che succeda (almeno a me…) perché non è una cosa che viene in mente agli uomini, ma solo alle donne e io, per quanto le stimi e le rispetti, gay non sono e non ho intenzione di diventarlo, almeno a breve termine perché mi piace troppo…. Vabbè, lasciamo perdere. 🙂 Che una donna vera deve essere fiera di essere diversa da tutte le altre donne, sia fisicamente che mentalmente perché è questo che ci ha salvato. Che le misure perfette del corpo non ti fanno più o meno donna di altre donne ma solo “uniformata” e noi non lo vogliamo essere. Che ci sono grandi donne che si sono fatte ammazzare o hanno lottato con denti e sangue per i diritti sia di uomini che donne e che, incidentalmente, molte di queste si chiamavano Rosa (Parks, Luxemburg, da Lima, Fumetto 🙂 🙂 …). Che essere donna, infine, ed essere felice di esserlo tutti i giorni della nostra vita, non lo stabiliscono gli altri, ma noi. Donne.

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