Nove milioni di biciclette…;…; (puntini e punti e virgola)

Laura mi ha detto che ha finito di registrare The circle game di Joni Mitchell. Mi chiedo se lo stia facendo apposta. Tra quattro canzoni che ha registrato o sta finendo di registrare, tre sono di una importanza a dir poco fantasmagorica, nella mia vita. O forse, le ascoltavo così tanto, quando era bimba, che le sono entrate nel cervello e le ha scelte con l’insegnante di canto. Sono delle milestones del mio cuore; non so se mi spiego. A proposito, una volta lessi un libro di Severgnini sulla lingua italiana. Diceva che era davvero raro trovare scritti dove il punto e virgola fosse presente in maniera sostanziosa. Beh, da allora, lo metto ovunque io riesca a metterlo. Il criterio? Non lo so, mi viene da dentro. 🙂 Sono una piazzatrice sfegatata di punti e virgola, che nce vuò fà… 🙂 Tra le altre cose, in quel libro, Severgnini condannava i puntini sospesi. A me, invece, piacciono un casino. Quello che vorrei incitare il lettore a fare, quando li scrivo, è fermarsi e tornare su quello che c’è prima dei puntini perché i puntini ti devono dare tempo per pensare a quello che hai appena letto. Perché, secondo me, se il lettore non vede i puntini o se non è ispirato da quello che ha letto e se lo vuole imprimere bene in testa o ci vuole ragionare bene perché sta sul tram e sente una puzza infame di ascelle, non si ferma, no? Vabbè, io, comunque, i puntini li metto lo stesso. Che Severgnini mi sta un po’ antipatico perché lo invitai agli Sforzeschi di qualche anno fa a fare una presentazione sull’importanza delle parole e mi rispose che non era interessato… Mah. Toh! Ecco pure i puntini, tiè. 🙂

Beh, ho deciso che per Pasqua regalerò ai miei parenti un CD con le quattro canzoni registrate da Laura da quando ha iniziato, meno di un anno fa, le lezioni di canto. La prima che registrò fu “Every time we say goodbye”. Quando la cantò in pubblico la prima volta, fece piangere suo padre e una mia collega che non l’aveva mai vista. Io avevo già pianto prima, ascoltando l’mp3 sul tram… Quella canzone ricordo che l’ascoltavo sempre quando andavo in giro con Pandina. L’avevo registrata su una cassetta nel lontano 1994 quando abitavo a Sinclair Road con Ben. Poi lui se ne andò con l’infermiera inglese che gli dette la cittadinanza sposandolo per soldi e a me rimase la cassetta. Mi lasciò perché l’avevo sgamato. Faceva finta di avere gli incubi dove delirava dicendo: “I will die ‘cause Rosa won’t marry me and I’ll have to go back to Algeria…” e mi svegliava pure muovendosi e facendo finta di andare in delirio! Poca gente sa quanto mi incazzo se mi svegliano di botto, mentre dormo. Poca. E questo perché io li distruggo a parolacce. :-O Roba da pazzi! Dopo la terza notte insonne, quando gli dissi che io lo facevo meglio di lui, quando avevo 12 anni, per farmi comprare gli zoccoli con il tacco alto da mamma, si incazzò come una iena e disse che ero insensibile. Ma và?! Tell me something I don’t know, gli risposi. E così mi disse: “You’re a bitch! This, you don’t know, right?” 🙂 ahahahahah gli risposi che sapevo pure quello e che ero orgogliosissima, della mia carriera di bitch; che mica si impara così in fretta, neh, a fare certe cose. Ci vuole passione e abilità, capisceme ammè. 🙂 Maddimmite… ‘stu strunz. Peccato, però, perché per quella delusione d’amore persi circa 25 chili in due mesi, mi dimenticai di essere al mondo, persi il lavoro e quando tornai ad arma per una settimana che ero uno scheletro, papà non mi disse nemmeno ciao. Si alzò dal letto e disse: “Chi è stu figl ‘e bucchìn?! Rimm o nomm cà o vac a accìrere. Rimmèll mò!!” Marò, quanto piansi quel giorno. 😦 Con gli uomini della mia vita, quelli importanti, non ho mai avuto bisogno di parole.  Papà non ammazzò nessuno e io ci misi 3 anni per riprendermi. Vabbè… Quella cassetta, comunque, è bruciata con Pandina. E ‘fanculo pure quel ricordo.

Poi ha registrato “Luka”, che mi ricorda quando ero all’università. Scrivevo canzoni durante il tramonto, sul balcone di via Jacopo Palma e poi le cantavo e le registravo sulle audiocassette con Marcella, suonando la chitarra che papà mi regalò, litigando con mamma che non voleva, quando compii 13 anni. Il periodo di Luka fu il periodo in cui incontrai Elsa. Laura si lamenta sempre quando registra. Dice sempre che qualcosa non va. Che i cori che fa non le piacciono, che c’è uno stacco o Dio sa cosa. Per me, naturalmente, è più figa di Mina e Barbra Streisand messe assieme. Luka l’ha registrata bene, secondo me. Ogni volta che l’ascolto mi rivedo con Elsa e le altre ragazze di allora sul divano di Piazza Grandi a suonare la chitarra, a ridere e a pensare che il nostro futuro sarebbe stato folgorante, strafigo, a fare gli scherzi telefonici e a fare notte fonda con i nostri amici. Meglio così. Se avessimo saputo allora cosa ci sarebbe successo, beh, avremmo sofferto per niente. Elsa non è più nella mia vita. Penso che, inconsciamente, non ho ancora accettato la cosa. Penso che ho ancora delle lacrime da qualche parte, nella mia anima, nel mio cervello e nel mio cuore, da piangere per lei. Penso che la mia anima, il mio cervello e il mio cuore, per lei, non si sono ancora guardati in faccia. Prima o poi lo farò. Penso di sapere già quando… ma, ogni cosa a suo tempo. Le cose devono succedere così come devono succedere, perché ogni momento pazientemente aspetta il suo momento e non c’è null’altro da dire. A proposito, mia sorella, qualche giorno fa, mi ha citato su Facebook perché, vedendo sua figlia imparare ad andare sulla bicicletta, da sola per la prima volta e grazie ai suoi insegnamenti, ha scritto: “Come dice mia sorella Rosa: ogni momento pazientemente aspetta il suo momento e oggi mia figlia ha imparato ad andare da sola in bici!” Sai ‘na cosa? E’ bello che la mia prima bambina si sia ricordata questa cosa. Vuol dire che le ho lasciato dentro proprio quello che volevo; quello che reputo importante, capisci? Direi che è un bel successo, per una come me che ci tiene a queste cose. Io, invece, non sono stata capace di insegnare a Laura ad andare in bicicletta. 😦 E’ stato un fallimento su tutta la linea. Litigavamo come delle isteriche. Nel cortile si sentivano solo le mie urla e lei che mi mandava a cagare, piccola e buona. 😦 Incazzata come una iena, una domenica pomeriggio, salii su in casa, corsi in camera da letto, tirai via le lenzuola dal letto, scoprendo Marco che stava facendo la pennichella (mai fatta e mai la farò, che mi fa venire mal di testa…), e gli urlai addosso: “Ora tu ti vesti, scendi giù in quel fottutissimo cortile dove ti sta aspettando tua figlia con quella fottutissima biciclettina rosa e non tornate su nessuno dei due fino a quando quella piccola stronzetta irrispettosa non avrà imparato ad andare in bicicletta, ok? Altrimenti fate notte e giorno fuori, tutti e due, per sempre, capitoooo?! ‘O ggiuro ‘ncòpp à tomb è mio nonno! Mò, muòvete e và fà ‘o padre!” Marò… 😦 Fu una di quelle rare volte in cui Marco non disse una parola e fece quello che “gentilmente” gli avevo chiesto. Un’ora dopo mi citofonarono e mi chiesero di guardare giù dal balcone. La piccola stronzetta irrispettosa scorrazzava come una scheggia impazzita per tutto il cortile, da sola… e il grande stronzone irrispettoso si prese tutto il merito. 😦 vabbè… la vita è una merda.

La terza canzone che ha registrato è stata “Sunday morning”. Onestamente, non mi ricorda nulla. Penso, però, che sia quella che ha registrato con più consapevolezza di essere brava a cantare. E così me la sono messa come suoneria per la sveglia. Adoro la domenica mattina e adoro mia figlia, che vuoi di più? 🙂

La settimana scorsa ha finito di registrare Circle Game di Joni Mitchell. Sto aspettando impaziente che l’insegnante di canto gliela mandi per email. Il circle game è la vita. Quella che io definisco una merda e una cosa meravigliosa dipendentemente da quante volte sto bene o male. Bellissima canzone che mi fa immaginare una giostra per le note e per come suona la chitarra. Prima o poi mi devo comprare una di quelle giostre giocattolo. E’ un mio desiderio da sempre. Me ne sono innamorata da quando le ho viste in un negozio. Una giostra con cavalli e bimbi colorata con un carillon. Ne farei collezione, guarda, tanto che le adoro. E non ne ho nemmeno una. Beh, questa canzone è un po’ tosta, per me. In realtà, lo è Joni. Una sera stavo guardando “Love, actually” in inglese. In quel film c’è un pezzo nel quale Emma Thompson, a Natale, riceve un regalo e inizia la canzone “Both sides now”. E’ credo, il momento più bello di quel film. E’, forse, uno dei più grandi pezzi di film di tutta la filmografia mondiale. Solo quel momento che dura tutta la canzone. Quando lei guarda quel letto. Non vedi i suoi occhi, Dio, ma la “senti”. Non dice nulla, ma senti tutto quello che passa attraverso il suo cervello. Quei due attori, Emma Thompson e Alan Rickman, sono dei geni. Adoro questa attrice. E lui, in “Truly, madly, deeply” che vidi a Londra, mi fece impazzire. E’ da allora che lo conosco. Vorrei tanto vederlo a teatro; magari, un giorno… ha una voce fantastica che viene rovinata dal doppiaggio. Mi spiace, ma il doppiaggio fotte una marea di film stupendi. Tornando a Love, actually e a quella sera che lo stavo guardando, ricordo che mi fece davvero male al cuore quando lui disse: “to continue your emotional education” e lei, zitta, annuisce. Anche una che non ci è passata, prova lo stesso dolore, lo stesso male al cuore. E poi, quando mette via le lacrime con le mani, ne vogliamo parlare? Le mette proprio via, all’inglese. Sì, all’inglese. Qua si vede proprio la sensibilità inglese del non far vedere quello che si prova dentro. Quella sera riscoprii Joni Mitchell, che avevo lasciato durante gli anni dell’adolescenza. Da quella sera, ne sono sicura al 100%, Laura conobbe Joni Mitchell perché, per mesi, ascoltai solo lei. Quella sera decisi che con Marco era finita. Ascoltai e riguardai quel pezzo di film per ore e ore. Pensai alla fine del film. Pensai che lei se lo riprendeva con poche, ma buone parole per così tante ragioni, ma non per quella giusta. Ma questa è solo la mia opinione. Bacio sulla guancia e “it’s good to have you back”. Nient’altro. Bah… Forse ho sbagliato io. Forse lei. Io, però, una cosa la so: non tornerei mai e poi mai indietro. E il resto è storia.

Infine, ieri sera mi ha detto che ha iniziato a lavorare su “Nine million bycicles”. Ambè… 😦 e da dove parto? Dal fatto che, un giorno di anni fa, senza che me l’aspettassi, me la sono ritrovata nella mail; un giorno, così… senza che nemmeno l’avessi chiesto. Fu uno dei momenti più belli della mia vita. Poca gente mi ha dimostrato amore in questa maniera. Se vogliamo dirla onestamente, solo due… Laura e la persona che mi mandò quella canzone. Penso di non essere mai sembrata meritevole di atti d’amore spontanei. Penso di non essermeli mai meritati. Se così non fosse, ce ne sarebbero stati tanti, no?, nella mia vita. E invece, anzi, ogni rara volta che è successa, me la sono davvero segnata, per poterla ricordare nei giorni di pioggia. Sì, probabilmente non me li merito. Almeno, questo è quello che sento dentro e questo è quello di cui mi sto convincendo. Si vede che non li valgo. Mi sento sempre come se non meritassi amore e, dunque, debba sempre chiederlo, altrimenti non lo avrò mai e perciò non avrò mai atti d’amore spontaneo. Si capisce? No? Vabbè, chissenefotte, capisco io. Ad ogni buon conto, quando lei, tutta contenta mi ha detto che stava lavorando su “Nine million bicycles”, mi sono rattristata perché il mio cervello ha fatto tutto ‘sto cazzo di ragionamento. Troppi ricordi. Troppi. Odio i ricordi. Forse dovrei davvero sperare di avere l’alzheimer, un giorno, porca puttana Quando la gente ti fa certe “donazioni” dal cuore, mica te le puoi dimenticare, no? C’è rimasta male… “Ma perché sei triste?” “Perché mi ricorda una persona…” Mi guarda pensosa. Ci pensa su… ci pensa su… e poi: “Vabbè, cheppalle… e allora, da oggi in poi, ti ricorderà anche me perché la dedico a te che sei la mia mamma e perché anche io ti amo da impazzire fino a quando muoio e oltre. E quando la registrerò penserò a te, solo a te, va bene?” La odio. La odio con tutto il mio amore, si dice? Sì, va bene, va bene. Ha la risposta giusta per tutto, la stronzetta irrispettosa. Va bene. Non vedo l’ora di sentire la sua bellissima voce e immaginare che ogni parola sia dedicata a me. Sarà bellissima e, mò ve lo dico e ve lo ordino: il giorno del mio funerale, per favore, mettete su questa canzone. Non fate fare la cazzo di omelia, fate stare zitto il prete che direbbe solo emerite cazzate, non piangete, non ridete, non fate niente. Mandate solo a palla, almeno 7 volte, questa canzone e pensate che sia io che vi stia parlando. Ascoltate e pensate che se anche ci sono nove milioni di biciclette a Pechino (delle quali non mi può fottere meno di una pippa secca), io amo, amo, amo e mai smetterò di amare. Ascoltate e pensate che se anche ci sono nove milioni di biciclette a Pechino (delle quali vi può importare tanto quanto volete voi), voi amate, amate, amate e mai dovrete smettere di amare. Perché il giorno che smetterete di amare, smetterete di vivere, questa è l’unica certezza, dopo la morte. Amate. Sarebbe, ovviamente, carinissimo se amaste follemente pure me ma, come si dice?, la vita è una merda… Sappiamo benissimo che io non sono una persona facilmente e particolarmente amabile, perciò: amate chi o cosa volete voi, basta che amiate.

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