Soté misto con germogli di lamponi

“Rosèèèèè!!! Miètt a fà ‘nu sotè mist, amprèss ampress, jaaammm!!!” Me lo ricordo così, papà. Arrivavano i clienti. Se non aveva niente da fare prendeva le comande e poi urlava come un pazzo dalla sala alla gente in cucina le cose che dovevano cucinare. Ripensandoci, secondo me, lo faceva apposta. Per illudere i clienti di essere cascati a Napoli dall’Entreprise, chennesò. Essere figlia di ristoratori è una cosa che fa bene e fa male. Bene perché sai cucinare. E questo, mi spiace, nessun uomo lo potrà mai mettere a paragone con la cucina di mammà. Eppure, nelle varie litigate, pure quello mi contestò. Che la madre ci metteva lo zucchero nel sugo di pomodoro. 😦 Ma va ‘fangule… Vien a sunà a casa d’è sunatur. 🙂 Vabbè, và. E male, perché qualsiasi cosa mai gusterai in un qualsiasi ristorante non sarà mai meglio del tuo. E male anche perché, sapendo cucinare, te la pigli in quel posto perché ingrassi… Nun ce stà nient à fa. 😦 Ieri ho fatto la spesa al PAM (azz… ma lo sai che si può pagare con i ticket?! E’ una figata assurda!) e ho comprato il pesce per la settimana. Ne mangiamo tanto, lo devo dire. Così, passando tra i frigoriferi e le vetrine, che ti vedo? Cozze e vongole sottovuoto! 🙂 HHHOpperbaccolina!!, mi sono detta, 🙂 questa la devo provare. Ho sempre preso cozze e vongole fresche ma… Io le provo tutte. Se poi fanno cagare, beh, non le compro più, no? E così ho insegnato a Laura. Le proviamo tutte, culinariamente parlando. Ci divertiamo a cercare i cibi strani e provarli. Prima, però, guardiamo le etichette. Se c’è troppa porcheria chimica, lasciamo stare. Ricordo che quando la iniziai a questa pratica, facendo la spesa, avrà avuto 4 o 5 anni. Già sapeva leggere bene e, così, le facevo le prove. Le dicevo: “Dimmi se questo lo possiamo prendere….” ‘Mbè, ‘na volta me la sono persa (forse è meglio dire, dimenticata) tra i corridoi dell’Esselunga di via Novara. 😦 Lei era così presa da questa cosa che non mi venne dietro e io, invece, proseguii con il carrello. Marò che sbocco 😦 ed era pure il periodo che dicevano che gli zingari di via Novara uscivano a rapire i bambini nei supermercati. Roba da pazzi… 😦 Non sai quanto urlai e, poi, piansi e l’abbracciai così forte, quando la trovai seduta per terra, tra la roba indiana, a leggere le etichette. Vabbè. Venerdì ho comprato queste cozze e vongole e mi sono detta che me le sarei fatte sabato sera come diceva papà: “Nu bellu sotè e cozzevvongole”. Di certe cose lo senti il sapore, vero, ancora prima di cucinarle o perfino prenderle dal frigo? Io, ‘sto sotè di cozze e vongole, ce l’avevo proprio in gola, sabato sera. E che succede? Canterellicchio mentre apro il frigo, prendo le due confezioni di sottovuoto con le magiche conchiglie che delizieranno le mie papille gustative, sorridendo come una pirla e dicendomi che una è la più fortunata del mondo se si lascia irretire da mezzo chilo di cozze e vongole pensando che la vita è stupenda solo per quello. Prendo forbice per aprire le cozze e le apro e… SONO GIA’ APERTE!!! Oddio, penso, sono tutte andate a male. Mò vado di là e scrivo al PAM dicendo che sono dei merdoni che mettono le cozze avariate nei sottovuoti e mi faccio risarcire per tutta la vita! Delusa, le metto via di nuovo nel sacchetto e le lascio da parte perché, lunedì, gliele avrei piazzate in faccia al direttore del PAM, che cacchio! Strano, però, non puzzavano. Erano tutte aperte e gommose e non puzzavano. Vabbè, sarà un’infezione delle cozze senza odore, penso. Ricordo, d’un botto, quella volta che mi avvelenai con le cozze, appena arrivata a Milano da Londra. Elsa mi portò di corsa al San Donato nel mezzo della notte. 😦 Marò… vomitai tutte le mie ultime quattro vite, t’ò ggiuro! 😦 Elsa pensava scherzassi. Io, invece, verevo sul ‘a Maronna, tanto che stavo male. E mi fecero pure la lavanda gastrica! Marò… Quel tubo infilato giù per la gola e tutto il mio corpo che si svuotava nella bacinella verde. A un certo punto ho pure pensato di veder venire fuori perfino le ovaie, tanto che m’avevano svuotato! 🙂 E pure quella non m’ha ammazzato, mi spiace per voi. Riguardo le cozze che tra poco butterò e mi dico che, almeno le vongole, però, saranno a posto. E apro pure quelle. E così, lo faccio. Stupefacentezza delle stupefacentezze, pure le vongole sò aperte. Ops… :-O mi è venuto un dubbio. Guardo l’etichetta cercando una scritta, chessò, tipo: “precotte, prebollite, preaperte, prechellazoccolaesoreta” e invece? Nulla. 😦 Allora sai che faccio? Le cucino. Dice 4 minuti, sulla confezione… Le cucino come se fossero state fresche. E mentre il soffritto d’aglio va, mentre verso i frutti di mare, mentre spruzzo il vino bianco, mentre pepo tutto un po’ e mentre spargo quel po’ di prezzemolo fresco che avevo comprato proprio per l’occasione, penso. Penso alla signora Grippa che si fece il vaccino contro il colera, quando scoppiò l’epidemia a Napoli, senza sapere che era incinta e il bambino nacque focomelico. Ancora mò, mamma dice che fu colpa delle cozze, quando mi vede che me le cucino. Vagliela a spiegare che è una colpa indiretta. Quel vaccino non me lo ricordo. Ricordo solo che mamma era isterica. E continuo a pensare 😦 Penso a quando mi hanno fatto fare la gavetta. Solo le pizze non ho voluto fare. Quella fu cosa di mio fratello Giuseppe e Concetta. Io mi feci anni in cucina (da quando avevo 9 anni), poi dietro il bar e poi in sala. Tina si fece pizzeria e sala. Giuseppe si fece Pizzeria e Bar. A ognuno il suo. E mi rivedo, mentre sto guardando ‘ste cozze e vongole già aperte, china davanti alle vasche enormi della cucina. Decine di chili e chili di cozze che venivano buttate dentro le vasche piene d’acqua. Mamma che mi ordinava di pulirle. E io che mi mettevo il walkman con le cassette dei Bee Gees e perdevo ore a sbiffarle una a una, togliendo i baffi e le incrostazioni più grosse. E poi a risciaquare. E poi a buttare quelle già aperte o quelle che puzzavano. E poi le mie mani che puzzavano anche dopo averle lavate con la candeggina. Torno indietro dal passato mentre Laura mi chiede di farle vedere il lampone che è germogliato. Miracolo. L’ho scoperto ieri mattina, mentre ero in balcone per non disturbare il tizio che mi metteva i lampadari. Pensavo fosse morto e, invece, è sopravvissuto al gelo e alla neve. Come gli amori solidi, mi dico… Lascio Laura a guardarselo bene. Metto tutto nel piatto e mi siedo a tavola da sola, che lei ha detto di non voler mangiare perché si è abbuffata dal padre. Ok, mi dico, se devo morire, almeno, morirò dopo aver mangiato il piatto che preferisco. E… NULLA. Non sapevano di un emeritissimo nulla!!! 😦 Possibile mai, dico io, che dovrò morire dopo aver mangiato cozze e vongole gommose che non sanno di un cazzo di niente?! E mangio, comunque, per la rabbia. E ricordo, invece, il sapore di quelle vere. Ricordo il rilascio dell’acqua di mare. Il profumo degli umori delle due che si unisce e deliziano il cervello. Il salato del sughetto che ci inzuppo il pane dentro e poi me lo gusto come se fosse la roba più buona del mondo. 😦 marò… morire così… 😦 che spreco. Io a questi qua del PAM li ammazzo, se non muoio prima. E, invece, sono qua, a raccontare che, invece, mi è venuto solo un leggerissimo mal di pancia per due minuti, stamattina. Conclusione? Secondo me le sbollentano, i coglioni. E, secondo me, mi sono persa la mia dose settimanale di cozze e vongole con il relativo alto dosaggio di ferro e malattie intestinali, porca eva! Come farò? 😦 Ci ho pensato. Ci ho pensato e mi sono detta che andrò a Porta Capuana, la settimana prossima, quando sarò a Napoli. Andrò là alla faccia del PAM a mangiare l’impepata di cozze. Mi ci portò papà quando ci trovammo a Napoli l’anno che mi ruppi il tendine. Che piatto, ragazzi… Che piatto. Che ricordi, con lui che faceva il gradasso con il proprietario del ristorante. Ci eravamo messi fuori, anche se era novembre, in mezzo alla strada a mangiare. Smog, cozze, sughetto e friselle piccantissime. 🙂 Ah… che goduria. Lo sento ancora in bocca. Sì. Me ne andrò a Porta Capuana a mangiare l’impepata di cozze e, se poi muoio dopo di quello, beh, sarò una morta contenta.

p.s. sì, lo so… si scrive Sautè, ma mio padre non lo dice così… 🙂

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