Parole nella notte

Quando dormo, anzi, se proprio lo vogliamo dire, quando non dormo che penso che, invece, sto dormendo, mi vengono i pensieri migliori. C’è un libro, nella mia testa, che venne fuori, con tutte le sue parole e metà della sua storia, una notte d’estate di circa 10 anni fa. Da allora cerco di metterlo giù sui fogli bianchi, ogni tanto, ma non ce la faccio. Forse dovrei farmi licenziare, morire di fame, essere così disperata da iniziare a scrivere storie per mia figlia (che di storie, per inciso, non ne ha più bisogno) e poi, magari, proprio come la Rowlings, pubblico e divento la più figa (e ricca) delle scrittrici. Visto, però, che ai miei chili ci tengo e che Laura mi riderebbe in faccia se le dicessi che sto scrivendo un libro da leggerle prima di andare a dormire, mi sa che non mi farò licenziare e che resterò una scrittrice frustrata, come tante, che si sfogano sul loro blog o in altri simili ameni luoghi. Ad ogni modo, quando dormo mi vengono le frasi migliori per il blog o per altre cose simili. Nel sonno la dico e nel sonno mi dico: Rosè, scétate e scrivila! Sennò te la dimentichi! E allora mi sveglio di botto, con questa frase fantastica che mi rimbomba nel cervello unitamente a tutto un ragionamento altrettanto fantastico che la circonda e sai che faccio?  Facendomi una violenza immane, mi alzo, la scrivo sul primo foglio che mi trovo davanti e poi ritorno, a mò di zombie, a letto ricominciando a russare meglio e più di prima, senza nemmeno perdere un attimo della mia folle notte. La cosa più divertente? Quando mi sveglio non mi ricordo ciò che ho fatto, nel mezzo del mio atto di sonnambulismo scribacchino, e, se, andando in bagno per espletare i miei compiti mattutini, passo vicino alla scrivania e trovo qualche foglietto con diciture a dir poco “ermetiche” scritte con calligrafia da oltretomba inizio a pensare che sto diventando davvero pazza e rido, sì, rido. 🙂 Sai ‘na cosa? Mi diverto troppo con me stessa. Voglio dire, quando ero bambina la cosa di cui avevo più paura era il buio. Ricordo una volta, quando abitavamo a Napoli, che io avevo il letto in salotto e dormivo da sola. Mamma ha questo vizio di merda di chiudere tutto ma proprio tutto, quando va a dormire. Io questa cosa non la capisco, davvero. E avevo una paura bastarda. E così, una notte che avevo più paura delle altre, con voce flebile, piangendo, chiamai mamma e dissi che avevo paura del buio. Le chiesi se mi poteva venire a prendere. E lei? Lei rispose, dalla camera in fondo al corridoio, due camere più in là del salotto: “E vièn tu ccà ca nun teng genio e m’aizzà…” 😦 😦 A volte, mi domando e dico: ma la gente è proprio così cogliona patentata o ci sono dei black out cerebrali sui quali non abbiamo alcun potere? 😦 Ritornai a piangere, da sola, nel buio. E nessuno mi venne a prendere. E, ancora ora, ho paura del buio. Paura folle. E se mi ricordo di questa cosa dopo quasi 50 anni che è successo vuol dire che ‘sta cazzo di paura ce l’avevo davvero, no?!  Non ce l’ho, però, quando mi alzo a scrivere le mie note da sonnambula. Questo mi diverte. Non ho paura perché lascio, certo, la finestra della camera da letto completamente aperta. E non ho paura perché ora mi alzo io stessa a venirmi a prendere… non so se mi spiego, pure quando la paura non è del buio. Ad ogni modo, stamattina mi sono alzata e ho trovato questo sulla scrivania:

Ci capisci? Riesci a leggere? Riesci a capire quello che ho scritto? Io ci ho messo qualche secondo, lo ammetto… Stavolta ho perfino scritto su un tovagliolo che avevo usato per asciugarmi il naso, prima di andare a dormire. Mi sa che devo ricominciare a tenere il libricino sul comodino… 😦 E poi mi chiedo, ma che cazzo di cervello ho che, quando si dovrebbe rilassare e correre libero nei campi verdi e profumati della settima dimensione, invece se ne viene fuori con questi concetti a dir poco astratti? La frase è: “Dosaggi ormonali fortuiti”. Più la leggo più non mi ricordo a che cacchio mi riferivo, quando l’ho scritta. Più la leggo e più mi dico che sono pazza. Più la leggo e più ricordo che, almeno, gli altri foglietti che ho trovato, in passato, avevano ‘na minima idea di coerenza e riuscivo pure a ricordarmi tutto il contesto che ci girava intorno. Con questo qua, invece, proprio non mi ricordo. A cosa mi posso essere riferita? Non lo so. Mi viene in mente Laura e quel pilota bastardo che s’è ammazzato portandosi via 149 anime che non gli appartenevano. Mi viene in mente il fatto che ci sono degli ormoni buoni, nel nostro corpo, che ci fanno stare davvero bene. Che non ci sono ormoni cattivi, che io sappia. E che solo l’assenza degli ormoni buoni causa momenti di merda tali da poterti far fare cose poco belle. Che Laura venerdì si è allenata di brutto in palestra ed era gasatissima quando è uscita, ma che ieri e oggi l’ho dovuta massaggiare con l’olio agli esseni e l’arnica perché non riesce nemmeno a camminare ed è depressa di brutto. Che quel bastardo, qualsiasi sia la ragione, doveva essere felice per non ammazzarsi e ammazzarne altri. Che la mia collega incinta non nota differenza ormonale mentre io, quando ero incinta, ero più bella, avevo i capelli splendenti, la pelle radiosa, l’umore fantastico che mi faceva sopportare tutte le bastardate di Marco e poi, quando partorii, andai in depressione post parto con manie suicide temporanee grazie al calo ormonale immediato causato dal cesareo. Mi salvò una telefonata senza alcun fine di mio fratello. Penso che da un giorno all’altro puoi passare dalla depressione più profonda alla tranquillità assoluta (non felicità, bada) solo grazie a qualcuno che ti fa notare più di altri che ti vuole bene e ti ama e che metterebbe tutto e tutti dietro di te, pur di fartelo capire; anche solo per un attimo, neh, ma lo farebbe. Ecco, penso che so che nulla è sicuramente casuale (come molti amerebbero voler credere) ma mi rendo anche conto che, non avendo uno sguardo dall’alto così vasto e omnicomprensivo, non capiamo e non vediamo quante e quali siano gli intrecci e le sfumature e le variabili che fanno sì che decine di milioni di dosaggi ormonali, ad una prima percezione “fortuiti”, creino delle situazioni disastrosamente impattanti in entrambi i sensi.

Sì… mi sa che stavolta meglio di così ‘sta cacchio di nota non la posso interpretare… E mi sa pure che stasera mi faccio ‘na bella bottiglia di Morellino di Scansano prima di andare a dormire così, almeno, vado in coma etilico e non mi verrà nemmeno lontanamente il desiderio di alzarmi e scrivere cazzate che poi devo interpretare a fatica, và… 🙂

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