Le lacrime del mondo

Ho paura. Magari fosse la paura del buio. Adesso ho davvero paura. Se lo scrivo, magari, scompare? Non lo so. Io inizio a scriverlo. Qualche mese dopo aver partorito, Marco portò a casa la cassetta di “Salvate il soldato Ryan”. Non so se quel film sia bello oppure no. So solo che la prima mezz’ora mi ha distrutto l’anima e mai, mai, mai come davanti a quella mezz’ora io ho pianto guardando un film. Sarà stato, forse, perché avevo appena partorito e la depressione post-partum aveva appena iniziato a scemare. Sarà che i film di guerra, se non vinciamo subito e bene, non mi danno soddisfazione (e mi chiedo se ce ne siano mai stati…). Sarà quel cazzo che sarà, ma io ci lasciai almeno un litro di lacrime beneventane su quel divano, quella sera. L’unica cosa che pensavo è: “Tutti quei figli di madre che non torneranno più a casa vivi. Dio, come hai potuto? Tutti quegli uomini che sarebbero potuti essere padri, nonni, zii, amici, amanti, salvatori e salvati. Tutte le lacrime che si sono versate per questi figli di madri che hanno partorito con dolore e sangue e lacrime. Tutti morti. Quanto dolore, Dio, quanto dolore. E per cosa?” Ecco io, non so se si è capito, non scrivo mai di cronaca o di politica. In questo blog l’avrò fatto si e no una o due volte, in più di 10 anni. E’ una mia conscia scelta. C’è già così tanta gente che dice cazzate, figurati se mi ci posso mai mettere pure io. Tanto, non avrei nulla di diverso o migliore da dire, ne sono sicura. Eppure, oggi farò l’eccezione. Ho pianto ed ho paura. Ho paura della follia umana. Ho paura e ho pianto per quei genitori in Kenya che pensavano di aver mandato i figli a scuola per farli diventare migliori di loro e per fargli avere una vita lunga e migliore e, invece, ora fanno bella mostra sulle bacheche di Facebook e di tutti i siti del mondo in fotografie dove decine di cadaveri si ammassano uno sull’altro. Ho paura per mia figlia. Non per me. Io, ormai… non ne ho più per me stessa. Ne ho viste così tante che potrei benissimo chiudere gli occhi, mandando a fare in culo il mondo intero, senza rimorsi o rimpianti. Ma loro, mi chiedo, loro, che ci azzeccavano? Perché uccidere questi ragazzi tra i quali, magari, poteva esserci lo scienziato che avrebbe scoperto la cura alla bastardaggine umana? Perché? Perché stavolta non riesco a farmene una ragione? Già con quel cazzo di aereo, avevo iniziato a pormi delle domande. Mò…

Sai, quella volta che piansi davanti al film, Marco ci rimase male. Non capiva. Non sapeva cosa fare. Così, l’unica cosa che fece fu spegnere il videoregistratore. Io lo riaccesi. E finii il film. Le cose le devo finire, esaurire, belle o brutte che siano. Fino a quando non sono finite davvero. Le devo finire. Lo so. Non sono una che piange facilmente, almeno, non più da tanti anni. Papà andava in crisi, quando mi vedeva piangere dopo che mi aveva picchiata o umiliata davanti alla gente. Diceva: “Aiccànn… à chiagnazzara… E che te chiagne affà?” A forza di dirmelo, ho smesso. Te l’ho raccontata quella di Marco e di Titanic? Vabbè, lasciamo perdere, quella è un’altra storia. Ad ogni modo, vedermi piangere destabilizza la gente che non mi conosce bene… figurati chi, invece, ha la matematica (e allo stesso tempo infondatissima) certezza che io sia la più stronza e bastarda delle donne pur vivendo con me e condividendo con me tutti i momenti della mia vita. Questione di antenne…

Così è successo con mamma ieri. Ho pianto, non tanto, neh, ma ho pianto. E mamma c’è rimasta male. Non sapeva cosa dire. Rosa non piange. Avevamo appena finito di cenare e stavamo guardando il telegiornale. Meno male, almeno, meno male che i telegiornali ne parlano a più che posso. Chi dice che non lo fanno o è un cretino o non si informa. Meno male che ne parla pure il Papa e meno male che sui social ne parlano (anche male, lo ammetto) ma ne parlano. Quando il giornalista ha iniziato a far vedere i genitori che dovevano riconoscere i cadaveri, mi è venuto male e le lacrime hanno fatto breccia attraverso il muro che protegge la mia anima. Un’ondata di rabbia fortissima è salita, non so nemmeno io da dove, e ho maledetto, piangendo, quei bastardi che hanno spezzato, con il loro credo di merda, le vite di quelle decine di ragazzi. Donne che potevano amare. Uomini che potevano abbracciare. Vite che potevano cambiare il corso delle vite di altri. Finito. Tutto finito. Domanda sul corano. La sai la risposta? Vivi. Non la sai? Bang. Muori. Chi, in nome di quel povero dio al quale vi riferite, vi ha dato il diritto di spezzare le vite di altri? Come avete potuto? Esiste l’inferno? Si? Allora spero che vi possiate bruciare per tutte le vostre vite, passate e future, senza dovervi mai più reincarnare. Se papà, proprio quella mattina, non mi avesse tirato per mezz’ora, e in presenza di mia figlia, tutta ‘na filippica sul non fare del male agli altri, ma solo essere buoni e comprensivi, quanto e quando più possiamo, perché con il male non si ottiene nulla, avrei sperato dentro di me, lo giuro, di poterli uccidere io. Ma papà ha detto. “Rosè, a essere cattivi nun se guaragna niènt… mò, o vir? io putesse ascì e piglià a mazzat chillu strunz ca m’à fatt è corne quann l’aggio surpassato… ma io nun ‘o voglio accirere… e aggia stà calmo. E’ meglio accussì… Siènt a me.” Laura stava zitta. Io no. Io ho ribattuto che non so se ci riuscirò, ma ci proverò. E lui ha risposto: “E io pè chèst t’aggio mannat ‘à scola? T’aggio laureat pè nient?!” Mi sono arresa e l’ho abbracciato. Altro non potevo fare. Meno male che mi ha laureato lui… 🙂

Ecco, è questa frase che mi è rimasta dentro. E’ questa frase che mi ha fatto piangere. Con me hanno ottenuto quello che volevano. Piango per paura. Le mie lacrime le ha piante qualcun altro? Le mie lacrime possono essere quelle del mondo? Di quel mondo che bastardo non è? Quella frase di papà mi rimbomba in testa. Quella stessa mattina papà diceva che mi aveva mandato a scuola per non essere cattiva. Quei genitori in Kenya e io a Milano abbiamo fatto la stessa cosa. E che è successo? Qualcuno, che pure è andato a scuola, ha ucciso i loro figli e potrebbe uccidere la mia. Nulla ci può salvare. Nulla. Ho paura. Ho paura per mia figlia. Ho paura per i figli degli altri. Per quelli che conosco e quelli che non conosco. Per quelli in Africa, in Australia e in Afghanistan. Ho paura che il mondo stia per finire per le grandissime bastardate che l’uomo sta facendo (io compresa). Il telegiornale continua e il giornalista fa vedere un altro servizio. E’ Pasqua. Mamma, seduta sul divano davanti a me, guarda la tele e dice: “Ma comm’è? Se metton à fà o cuntrollo cu chillu cos pure a è piccerill?” Mi giro verso la tv e vedo una poliziotta keniota passare il metal detector intorno a una bimba di pochi anni, prima di entrare in chiesa. E’ là che ho capito che siamo finiti. “Si, mà… è che imbottiscono i bambini di tritolo e li fanno scoppiare in mezzo ai mercati, in mezzo alla gente. In mezzo a tanta gente. Così ne ammazzano di più.” Mamma è rimasta con la bocca aperta e ha esalato (sì, esalato) un: “E piccerill?!” Poi, si è intrecciata nervosamente le mani. Ha guardato Laura seduta accanto a lei, sul divano, che, ignara, continuava a giocare con il telefonino e ad ascoltare la musica con le cuffie. Mamma le ha aggiustato il plaid sulle gambe. Ha fatto un gran sospiro. Si è alzata molto stancamente. Ha preso il guinzaglio del cane. Ha chiamato Pippo e ha detto: “Vabbuò, vac a purtà ‘o can a piscià.”

2 pensieri riguardo “Le lacrime del mondo

  1. Ciao Ro, pensa… Salvate il soldato Ryan e Titanic sono state le mie prime due videocassette. Mi coccolavo con affetto quel videoregistratore, ormai divenuto elettrodomestico vintage. Erano cassette originali che tuttora conservo con cura. Due film esagerati, il primo forse l’ho trovato un po’ difficile. Ero un bimbetto, non lo capì, non capivo cosa fosse veramente la guerra dei libri di storia. Mentre Titanic, immaginavo la nave, lo sfarzo ma anche quella terribile distinzione di classe. Tuttora reggo poco la prima classe sui treni, o tutte quelle classi dei nuovi Frecciarossa. A cosa servono? A umiliare i più poveri o a lodare i più ricchi? Vedi sono tornato per un saluto! La promessa l’ho mantenuta. Intanto ho pacioccato un po’ su Twitter o su Google Plus, mi sono convertito all’era social, ma ho anche provato a scrivere qualcosa di più impegnato. Ricordando le mie letture di fantascienza ho provato a immaginare la città del futuro per il concorso della Lancia Ypsilon, ci provo, come lo facevo nel blog, provavo a suscitare un po’ di interesse. Ciao Peppe

    "Mi piace"

    1. Ma ciao Peppe! 🙂 che piacere ritrovarti! Fammi sapere come va con il concorso! Per la seconda classe? Hmm… forse hai ragione… Per Titanic, beh, non è tra i miei preferiti ma ho apprezzato lo sforzo del regista… 🙂

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...