Proposta di matrimonio giapponese al tramonto e shampoo con sorpresa

Sto tornando da un viaggio di lavoro. Continuo a dirlo. Non ci ho più il fisico. Lo so che non ce l’ho. Anche solo fare Milano – Roma andata e ritorno in due giorni si porta via mezzo chilo di forza ogni volta. Eppure, ‘na volta, l’avrei pure fatta a piedi. E’ proprio vero. Verso i 50 ti rendi conto che le batterie iniziano a scaricarsi più velocemente e ci mettono di più a ritornare al 100%. E vabbè, chissenefotte, la vita è bella lo stesso perché, finalmente, a Roma ho mangiato la pasta all’amatriciana e i carciofi alla romana, tiè! 🙂 A proposito di mangiare. Chiamo Laura e le propongo il giapponese. Già arrivo alle 8 di sera. Figurati se mi metto a cucinare. Non mi sembra entusiasta… è depressa perché lo specchio della sua camera s’è rotto oggi pomeriggio (davvero mi devo aspettare 7 anni di disgrazie?!?) e perché, non avendo studiato storia durante le vacanze di Pasqua, s’è beccata l’insufficienza. Ben le sta. Non mi stresso e non la stresso. Va bene così. Già si martella le palle da sola, quando prende brutti voti. Figurati se mi ci metto io. Del resto, ci ho già messo il carico da novanta, mentre guidavo per l’ultimo pezzo di autostrada, tornando dal mare. Pensando alle cose da fare, al ritorno, dico “Magari domani andiamo assieme dalla nonna Silvana a vedere com’è messa che ci ha un piede dentro e uno fuori, si?” Lei risponde: “Non lo so… questi giorni di vacanza di Pasqua sono stata sempre con la famiglia e non ho studiato. Mi sa che non vengo.” Mi è venuto uno sbocco. Non ho frenato di botto perché non mi sembrava necessario, andando a 150 all’ora, ma… E non volevo essere aggressiva, ma… Davvero, a volte non si può non dire quello che s’è visto, no? “Con la famiglia?! Abbella!! A essere oneste e sincere “questi giorni di vacanza di Pasqua” non sei stata con la famiglia, carissima, ma proprio per una bella pippa! Sei stata con il tuo cellulare al mare! Ecco, diciamo che hai portato il tuo cellulare al mare e gli hai fatto respirare un po’ di iodio! E io non t’ho detto nulla perché ti aspettavo al varco. Ma ti sei scimunita tutta? Mica sei andata con nonna Anna a raccogliere le ortiche come le altre volte? Mica sei rimasta a giocare con Giulia e Giorgia in salotto? Mica sei uscita con nonna Anna a portare il cane fuori? Mica sei andata giù per la ciclabile per tutto il giorno come fai sempre?! Uè! Virimm ‘e nun piglià p’ cul aggente! ‘sti tre giorni te li sei passati a corteggiare quel cazzo di cellulare che, t’ò giuro ‘ncopp a te!, se ti vedo che lo porti a tavola un’altra volta o se ti vedo che lo maneggi mentre parliamo o sei con i parenti o con la gente che ti sta parlando, te lo ficco su per il buco del naso e poi te lo tolgo con una gastroscopia al contrario, ok?!” Zitta… Embè… E poi è arrivato il brutto voto di storia. E io non ho detto nulla. Bisogna sapere quando non dire nulla e quando dire certe cose. Il silenzio, credimi, fa molto peggio/o meglio di tante parole. Ok, giapponese sia. Lei ordina, io pago e ritiro. Già lo so… Appena arriverò a casa farò una doccia e poi mi abbufferò di sushi e involtini di pesce. Scendo giù dalla 72 ascoltando Tracy Chapman. Mentivo. Quando dissi che solo di Barbra Streisand mi piacciono tutte, ma davvero tutte, le canzoni, non mi ricordavo di Tracy. Grande, grande, grande. Mi piace da sempre… Chissà se lo sa. 🙂 Entro in via Amundsen e spengo la musica perché il tramonto mi ha presa. Ci sono delle sere, a Milano, che il tramonto ti entra nel sangue. E’ così bello. Così bello che vorresti non finisse mai. Ecco, se proprio dovessi scegliere un momento per morire, vorrei farlo con il tramonto negli occhi. Oppure, meglio, se dovessi scegliere di voler vivere per sempre un periodo del giorno e dell’anno, deciderei di voler rimanere bloccata in un un tramonto d’estate. Il mare, Milano, non è importante. E’ importante il tramonto. L’ora più bella e completa. Quando tutto sta per rivivere, per chi aspetta la notte, e tutto ha vissuto, per chi lo fa di giorno. E’ l’ora di mezzo. E’ il colore del sangue. E’ il tramonto. Vedo l’ultimo raggio scendere dietro lo stadio e mi avvio verso il ristorante giapponese quando sento un violino che suona una musica che conosco. Bizzarro, mi dico, è la musica di quel video di quel ragazzo che si propone alla fidanzata con la musica di Bruno Mars. Che roba, quel tizio avrebbe dovuto chiedere i diritti per l’idea. Video bellissimo. E pure quello che è venuto dopo. Mi incammino, come i topi del pifferaio magico, verso la musica e vedo un ragazzo che suona un violino all’uscita di uno dei palazzi. Di fronte a lui, una ventina di persone. Le luci dell’androne si accendono e una ragazza giapponese, con un cappottino bianco leggero, scende le scale. Dietro di lei, come se non volessero farsi sentire da lei, ci sono i suoi genitori (credo) che si affacciano da dietro le mura del palazzo. Mentre lei scende le scale, vedo un ragazzo italiano (credo) uscire dal gruppo, con un mazzo di rose rosse e fiori bianchi in mano, inginocchiarsi per terra, davanti a lei che è esterrefatta, e chiederle di sposarla…. Lo sai che la gente emana luce? Non energia, credimi, luce. Luce vera e brillante. Il sorriso di quella ragazza, la musica del violino, gli amici e i parenti che aspettavano la risposta…. io con la mia valigia laccata di rosso con il disegno di gatto silvestro davanti e dietro c’entravo poco e, dunque, non mi sono fermata a sentire la risposta. Ho sentito l’urlo di gioia degli astanti avvolgere via Amundsen e mi sono resa conto di me stessa che scorrevo via dalla loro vita, nella quale ero incappata per pochi attimi. Ti rendi conto di questa cosa? Del fatto di incappare, per caso, nella vita di persone che non vedrai mai ma che, per una ragione o per un’altra, ricorderai per sempre? Ecco, io lo faccio spessissimo. Penso ai miei compagni di attimi di vita e mi dico che sono fiamme del nostro stesso fuoco. Energia della stessa energia. Sono stata felice. Felice per loro, per me, per il mondo che riesce ancora a stupirmi, per le cose belle che possono ancora succedere (anche se non succedono a me, chissenefrega, è sempre una speranza….), perché Dio mi ha fatto passare da quella strada in quel momento (e l’ho ringraziato, credimi…) e poi due o tre lacrimucce di felicità sono scese giù, sulle mie guance. Sì, vaffanculo, le cose belle esistono ancora. Ho preso il giapponese e sono andata a casa sognante. Non mi succederà mai di avere la stessa cosa ma posso dire di averla vista fare, che cazzo. Vuoi mettere? Laura mi accoglie felice di vedermi. Mi fiondo in bagno per farmi la doccia e penso già che le farò vedere il video di Isaac e le racconterò della giapponese e della proposta di matrimonio. So già che le dirò di mirare in alto. Di sperare che succeda pure a lei ma di non aspettarselo di sicuro. Lei mi manderà a cagare… prendo lo shampoo e ne verso un po’ in mano… rivedo ancora la giapponese con il suo sorriso… annuso l’aria sotto la doccia mi dico che sa tanto di limone e che non credevo di aver comprato lo shampoo al limone…. mi dico che è davvero liquido e che me l’aspettavo più cremoso ma che, magari, ci avrò fatto io l’aggiunta di acqua, come mi suggerì la parrucchiera per evitare i danni chimici ai capelli… e il violino? vuoi mettere uno che te la suona col violino?… mentre verso lo shampoo sui capelli e inizio a impastare, mi dico che è davvero liquido e sa davvero troppo di limone… e, tutto d’un tratto, mi viene un fottutissimo flash!!! 😦 qualche settimana fa si era rotta la bottiglia di liquido per i pavimenti al limone e, non avendo altre bottiglie di plastica, ho usato una di shampoo che era appena finita. Ci avevo pure scritto sopra “liquido per pavimenti” con il pennarello indelebile e mi ero ripromessa di portarlo nello sgabuzzino in cucina… 😦 ovviamente ciò non non è successo e, ovviamente, ora vedo la scritta che prima, obnubilata dai dolci e paradisiaci pensieri non avevo visto. Maròòòòòò!!!! Ho tirato un urlo che si sarà sentito fino a via Amundsen, mi sono sciacquata la testa e ho rifatto lo shampoo giusto… 😦 ‘sti cazz di giapponesi che ti fanno perdere la testa, porca eva… 😦

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