Mio Dio, come sono caduta in basso!

La cosa più schifosa di una separazione è quando cambi casa. Lascia perdere il resto. Quello, di suo, è già una merda a prescindere e, in qualche maniera, lo metti in conto. Soprattutto, come nel mio caso, se sei tu a volerla, la separazione. Sì, ne tieni conto soprattutto se ti separi senza avere un sostituto che ti riscaldi il pezzo di letto che si è raffreddato, accanto al tuo. Un gran bel conto, credimi.Se resti nella casa e lui/lei se ne va, comunque, almeno questo dolore non ti viene dato. Io li ho avuti entrambi. Ricordo la prima sera che abbiamo dormito in quella casa. Marco disse: “Rosa, lo sai che mi sembra di aver fatto un passo in alto nella scala sociale? E’ proprio una bella casa, no?” Sì, molto. Te lo saresti dovuto ricordare molte volte, dopo quel giorno… Era grande e spaziosa. Aveva un terrazzo di 15 metri che era una casa solo lui, all’ultimo piano di una palazzina residenziale a San Siro, al confine con il Bronx, diceva Marco… 😦 cheppirla… A quella casa, dove ho vissuto più di tutte le altre 34 case dove ho abitato in questa mia pazza vita, ho dedicato un post che, se lo rileggo, piango di nuovo, tanto è ancora vivo il dolore, anche se sono passati 3 anni. Se lo meritava quel post. La sogno ancora, sai? Sogno ancora di essere tra le sue mura e vagare, tra le stanze vuote, alla ricerca di qualcosa. Me stessa, sicuramente. Ora so come interpretare i miei sogni. Non li temo. Li aspetto. Adoro entrare nel letto e chiudere gli occhi sperando di sognare. Brutti o belli, i sogni sono una cosa bellissima. Ecco, lo sono meno quando mi alzo a prendere nota per gli articoli da scrivere in questo blog. Diciamo che l’ansia da prestazione scribacchina mi assale, come ho già detto recentemente, e faccio avanti e indietro dal letto per scrivere le note che utilizzerò per gli articoli fino a quando non crollo, di nuovo. Ora, se la volta scorsa ti sembravo esagerata… guarda ‘sta foto. 🙂

Ho scritto così tanto che quasi quasi ci voleva che accendessi il pc e lo scrivessi direttamente, ‘sto cacchio di articolo, tante sono state le volte che mi sono alzata a scrivere note, su questo calendario da scrivania. Conoscendomi (e ricordando quando è successo: circa due settimane fa) mi sono alzata come minimo 10 volte… maddimmite. E sai perché? Perché, se non fosse successo quello che è successo quella notte, io mica mi sarei alzata a scrivere…

La sfiga di cambiare casa, quando ti separi, è che, di solito e se non sei una strafiga ricchissima, cambi sempre per andare in una situazione meno gradevole. Ecco, diciamo che la casa dove sono ora è bellina assai e che le mancano, nell’ordine, solo la parola e il terrazzo (e di quelli, dalle decine di piante che ci ho fiondato sui due balconi che si ritrova – che prima o poi crolleranno per il peso – e da me che parlo per lei, non ne sentiamo molto la mancanza). Sì, è bellina assai ma, si trova AL FOTTUTISSIMO SECONDO PIANO ED E’ COME STARE UN PIANO SOPRA ALL’INFERNO IL GIORNO DEL COMPLEANNO DI SATANA. 😦 Tu non puoi capire. Tanto per iniziare, le mura sono di carta. Posso testimoniare di sapere la situazione fisiologica della vecchietta di 92 anni e della sua badante ucraina senza alcun dubbio. Per non parlare di quella cretina di sotto che continua a urlare parolacce al marito il quale non le ha ancora sfondato il cranio per vedere se c’è un cervello, ma sono sicura che lo farà presto. Per non parlare dei singalesi che hanno smesso di suonare i tamburi perché lei ha partorito una neonata bastardissima che ha una sirena dei pompieri al posto dell’ugola. Per non parlare degli egiziani al quarto piano che lasciano “liberi” i loro 5 bambini di buttare di sotto giochi e cose della casa a qualsiasi orario del giorno o della notte (soprattutto d’estate) con il risultato che io mi sono ritrovata, nell’ordine, sul balcone: una cornetta di telefono di plastica rossa, una scarpa n. 23, due piattini dell’Ikea, un asciugamano, varie cicche di sigaretta, un centro tavola in cotone originale egiziano, un lenzuolo, una pallina da golf (?!) verde, posate di varie misure e colore. Risultato? Buttato tutto in pattumiera. 🙂 Non potrai mai capire. Non potrai capire mai fino a quando non ci verrai a dormire; preferibilmente il mercoledì e il lunedì notte. E sai perché? Perché in quei giorni raccolgono la pattumiera e puliscono le strade. 😦 E se ci metti che, negli ultimi mesi, nel silenzio della notte, si sente sempre un rumore tipo sottomarino che sciaborda a pelo d’acqua (lo giuro su mia figlia!), ecco, hai chiuso il cerchio e io ho chiuso con il sonno tranquillo del quale una volta godevo i fastosi e corroboranti effetti… 😦 Sono le 4:10. Iniziano i tizi a trasportare i bidoni fuori, sul marciapiede. Mi sono pure lamentata, con l’amministratore. Dice che è un’azienda che fa tutta la zona e non si può chiedere di fare tutti i palazzi alle 6 di mattina. Non ce la farebbero e, dunque, iniziano dopo le tre. Perciò, mi dovrei considerare fortunata… 😦  Inutile dire che mi sono pure sporta dalla finestra e ho chiesto ai signori sudamericani che portavano fuori i bidoni di fare meno casino ma, naturalmente, mi hanno guardata come se fossi la Madonna di Lourdes traslocata in Via Capecelatro… 😦 e mi hanno acceso un cero con un dito solo perché gli altri servivano per trasportare i bidoni e, al contempo, pregandomi devotamente di andare a fare in culo. 😦 Ok… 😦 E così si dorme sempre con le finestre chiuse. Ma quando fa caldo, non si può… 😦 Dopo di loro, arrivano quelli dell’AMSA a pulire le strade. Sembra, quant’è vera la Madonna (sempre quella di cui sopra) che puliscano i marciapiedi pezzo pezzo, con lo spazzolino! E via che sento le scope di saggina e di plastica invadere qualsiasi anfratto, le pompe dell’acqua spazzare via quello che è stato scopato, l’aspiratore aspirare quello che rimane. Li odio? Non lo so. Ci devo pensare perché, onestamente, la strada pulita mi fa comodo e le tasse le pago mica per niente! Tra ‘na stronzata e n’altra, arrivo alle cinque e mezza che non ho dormito ‘na pippa.  Alle 6 si sveglia Laura e la mia notte è finita. Ecco, mi sa che è colpa sua. Prima di partorire la sottoscritta era famosa per essere capace di dormire perfino sui lastroni di ghiaccio. Andavo semplicemente in catalessi. Semplicemente ovunque e in qualunque momento. Bei tempi… Non per niente mi chiamavano “A’ Maronna d’a neve addurmuta…”. Poi, è arrivata lei e ho sviluppato (come tutte le madri) quella cosa che si chiama “insonnia fisiologica delle povere puerpere cretine che temono di non sentire il figlio che urla come un ossesso che vuole mangiare e che muore di fame”. Mi vien da ridere… una volta mi sono addormentata con Laura attaccata alla tetta e l’unica cosa che mi ha svegliata è stato un suo morso malefico… Marò che shock! 😦 E che dolore! Stronzetta… 😦 Comunque, Dio ci punirà. Ci siamo dimenticati che la notte è per dormire. Che ci si dovrebbe ritrovare abbracciati a chi si ama (anche se ti morde le tette…), invece di stare svegli e fare avanti e indietro a scrivere note per il blog o pulire strade o buttare pattumiera o farsi le pippe davanti ai film porno o rubare o uccidere o ubriacarsi o imbrattare i muri. Non c’è più rispetto per la notte, per le sue pieghe gioiosamente tormentate, per il suo tiepido o freddo alito avvolgente, per il suo mistero, per le sue braccia accoglienti, per le illusioni visive quei suoi puntini lontani che non esistono già più e che chiamano stelle, per il pallore della luna incombente, per il dolore della sua solitudine, per le paure del suo buio spaventoso che si nasconde dietro gli angoli più conosciuti (sì, conosciuti). Gli angoli più bui e spaventosi sono quelli più conosciuti… e tu ne sai qualcosa. Poi, però, ci penso.

Penso che mi potrei mettere i tappi (ne ho tre tipi, sai? di silicone, di plastica e di gommapiuma malleabile) ma non lo faccio. Sai perché? Perché, qualche volta, succede una cosa, la mattina, verso le sei e mezza. Succede che la porta della mia camera si apre lentamente. Sento il suo cigolìo leggero e veloce. Poi sento una voce che mi chiede: “Mà, sei sveglia?” Sorrido… Una di queste volte rispondo no, lo giuro. “Sì, dimmi…” Poi sento dei passi leggeri. Poi sento che il lato del mio letto, accanto al mio, dove non c’è più nessuno ormai da almeno 10 anni, si avvalla. Poi sento due braccia che si avvolgono intorno al mio corpo. Poi sento un sospiro caldo arrivarmi tra collo e spalla. Poi sento che si accoccola di più contro di me e poi la sento mormorare, a volte: “Niente, volevo solo dirti che ti voglio bene” oppure, a volte: “Niente… è bello abbracciarti”.

Sì, direi che tutte le notti insonni di questo secondo piano di merda, valgono anche un solo “sentire” di questi tipi che non “sentirei” se avessi i tappi alle orecchie, concordi?  🙂

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