Good bye donnitudine

Potrebbe essere l’ultima volta. Ogni volta mi dico che potrebbe essere l’ultima volta e mi dico che ne devo scrivere. Che devo scriverlo quello che sta succedendo perché, un giorno, non mi ricorderò com’è davvero stata la mia ultima volta da donna “fecondabile” e ciò, onestamente, per una come me che vive di “milestones” e momenti memorabili da portare ad esempio, mica è ‘na cosa bella, no?

Mi mancherà. Mi mancherà quest’odio-amore mensile. Mi mancherà il mio essere donna “completa”. Certo che non mi mancherà il dolore e la rottura di balle, ma mi mancherà tutto il resto. Sai, quando finivano, mi sentivo “funzionante” e pronta a sbocciare, come un fiore. Mi sentivo rinata. Ogni volta era come diventare di nuovo donna, ogni singola volta. Anche se sapevo che, fisiologicamente ed emotivamente ormai, non era più tempo per me di fiorire o di rinascere, non so se mi spiego. Non avendo un compagno e la possibilità di programmare figli, lo sapevo che non era più il mio tempo. Però… sai com’è… la speranza è sempre l’ultima a morire, almeno nel mio caso. Eppoi… Noi donne facciamo tanto le cretine a maledirla questa cosa che, diciamocelo, dentro di noi, invece, pensiamo che sia una cosa fantastica che l’uomo non potrà mai provare e che è di nostro dominio (almeno, quando non abbiamo problemi ormonali…) e che è solo nostra, nostra e nostra.

Ora, guarda tu… il mio primo mancamento menopausale si è verificato esattamente il mese in cui ho compiuto 50 anni. Questa sì che è una milestone, no? Questo non posso dimenticarlo. In questo preciso momento, sta succedendo qualcosa, là sotto. In questo preciso momento il mio rubinetto ovarico sta scaricando le ultime gocce color ruggine. Lo so, non è una bella immagine, ma è proprio così. Quando ho perso il giro, a maggio, mi è venuto uno sbocco. Mi sono detta: “Marò, ma allora sta succedendo veramente. Allora davvero sto entrando in menopausa! Allora succede veramente!” Poi, ieri, tra il lusco e il brusco, dopo esattamente 22 giorni di ritardo si è ripresentato quel dolorino familiare preceduto da una insolita necessità di porcherie dolciastre. Ho sorriso ed ho ringraziato Dio che mi ha dato questa opportunità. L’opportunità di salutare il mio essere “fecondabile” così come si deve, una volta per tutte. Stasera, forse, sarà una delle ultime sere. Stasera, forse, sarà una sera da ricordare. La sera in cui i miei ormoni si riuniranno, davanti a quel fioco falò che si nasconde nel mio basso ventre, con i miei ultimi ovuli e se la racconteranno. Si diranno: “Uè! Ma ti ricordi quella volta che aveva le sue cose e le girarono così tanto le palle quando vide, per l’ennesima volta, che Marco aveva spento la sigaretta nel suo bonsai e lei, incazzatissima, gli svuotò tutto il bonsai con tutta la terra e tutta la cenere sulle centinaia di spartiti di Marco? E lui che non ci poteva credere e le diede della pazza isterica. E lei che, invece, stava sdraiata sul divano e se la sghignazzava…” E giù, tutti a ridere….

E poi, magari, l’ovaia destra, ormai vuota, tuonerà dicendo: “Ragazzi, voi, invece, non vi ricordate quel giorno che scoprì di essere incinta! Là, sì… che ci fu da ridere! Non ci poteva credere dalla felicità e uscì di nuovo a comprare tre diverse confezioni di test premaman! E ancora tiene il primo test incollato nell’album delle fotografie del battesimo di Laura! Che donna fuori di testa che abbiamo aiutato ad ovulare!!” E giù, tutti a concordare con lei, ovaia da tre soldi che non è altro!

E, seduti a gambe incrociate davanti al quel fioco falò, succederà che uno degli ovuli superstiti smuoverà, per ravvivarlo, l’ultimo ciocco del mio fuoco per niente fatuo. Qualche scintilla volteggerà nel mio corpo e l’ovaia sinistra inizierà a raccontare, con voce stanca e lenta: “Io, invece, ricordo la prima volta. La prima volta che scoprì di essere donna. Non fu bello. Fu bruttissimo e lei, lo sapete, continua sempre a raccontarlo. Lo racconta per non dimenticarlo. Tutte quelle cose brutte che, invece, di farla diventare cattiva dentro e fuori, le fecero decidere che non sarebbe mai stato brutto per chi amava (sua sorella Antonella e sua figlia) e, se poteva, a loro l’avrebbe evitato. E così fu! Sua figlia non vedeva l’ora che le arrivassero le mestruazioni, per tutte le balle filosofiche che lei le aveva raccontato…! E sua sorella ancora ricorda che tornò di corsa da Milano, per festeggiarla, farle il regalo di “donnitudine” come lo chiama lei e portarla a cena fuori (al MacDonald’s di Sanremo, sai che figata) per poi farle tutto un pippone sull’essere donna e sulle responsabilità sessuali mentre tornavano indietro con la sua 126 rossa mezza scassata”. E là… tutti staranno zitti, a fare “hmmmmm”….

Sì… la mia donnitudine sta cambiando strada. Non sta andando via. Sta solo cambiando strada. Sono davanti a un bivio e ho deciso che andrò verso il tramonto che tanto mi piace. Mi faccio un po’ di conti. La prima volta fu a 9 anni. Sono 41 anni. 41 anni meno 9 mesi di Laura e un mese dei gemelli che non ebbi mai. Non ho mai perso un colpo. Mai, a parte quelle due volte. Quanto fa? Aspetta che faccio il conto… hmmm…. 482 volte, circa. Mamma mia, che numero… Beh, se dovessimo pensarla in numerologia, +4+8+2 = 14 = 1+4 = 5. Che vuol dire in numerologia il 5? Ho trovato questa cosa, in internet:

Il significato generale del Numero Cinque è associato all’atto di sperimentare, alla conoscenza concreta dei fatti, del cambiamento, del “mutamento di stato” di una situazione… La pena della nascita, viene qui superata dalla felicità e dall’entusiasmo nello scoprire quanto di bello e fertile è presente nel mondo…

Beh, direi che ci sta… ci sta proprio. Femmina ero, femmina sono e femmina rimarrò. Magari non più fecondabile, certo, ma il meglio di me stessa l’ho dato. Questo so fare.

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