Non lo fare…

“Come faccio, Rosa? Come faccio a dimenticarla? Come faccio a non amarla? Lei è la donna della mia vita. Come faccio, Rosa? Devo essere forte, vero? Devo dimenticare tutto, giusto? Mi dici come si fa? Tu sei una con le palle, Rosa, come fai?” Ho messo il CD di Lina Sastri. Questa è musica per afa e persone innamorate che soffrono.😦 Marò… hai sbagliato porta, amico mio. Hai proprio sbagliato porta. E ho sbagliato pure io ad aprirtela, ‘sta cazzo di porta. 😦 Sorrido, anyway…  Le mani nervose continuano ad accarezzarsi i lunghi capelli. Ci sono, ormai, pochi uomini con i capelli più lunghi di un centimetro; lui è uno di loro. E’ rimasto fermo agli anni ’80… Sono cretina a pensarlo o è vero che, forse, si accarezza i capelli immaginando o ricordando che sia lei che lo sta facendo? Non lo so… Mi fa tenerezza. Rino diceva che accarezzava la tastiera ogni volta che mi scriveva. Io gli rispondevo che era una tastiera fortunata e, di ritorno, accarezzavo la mia. Sospiro. Scrollo la testa e torno sulla terra. Verso un altro bicchiere di vino a entrambi mentre siedo davanti a lui che è affondato nel divano da almeno un’ora. Ecco. Quando si soffre per amore non si ha bisogno necessariamente delle risposte. Si ha bisogno di affondarci dentro a quella sofferenza. Poi, piano piano, se ne viene fuori fino al prossimo affondo. Apro bocca per dire una qualsiasi stronzata. Va bene qualsiasi stronzata a dare il la a un cuore innamorato che vuole svuotarsi del male dentro che lo attanaglia. “Io non ce l’ho fatta, capisci? Non potevo… Voglio dire, poi ci si fa male e non ci si rende conto. Lei, a volte, è così cattiva e crudele, eppure la amo. La amo più della mia vita, ma lei non lo capisce. E poi, non so… Ma uno, se ama, ama comunque anche nel male, no? Insomma… Come devo fare? Cosa devo fare?” Marò… e che ne so io? “Non lo so, te lo giuro. Lo sapessi, sarei la persona più felice del mondo, credimi, e te lo direi, ma non lo so.” Sospira, si accarezza di nuovo i capelli, quasi piange. Mi chiedo: ma perché gli uomini vengono sempre a piangere da me? No, voglio dire… 😦 Mai uno che mi dica: “Uè, Rò… sono felice e voglio condividerlo con te!” No… vengono tutti quando stanno male e poi se ne vanno felici e contenti con la cura e la medicina. 😦 Mah… ispirerò le lacrime, chettedevodadì… “Senti, facciamo ‘na cosa, prima di tutto. Un uomo come te non si può far venire su ‘ste pippe e ste crisi. Eppoi, scusa, stavi così bene fino a qualche giorno fa. Lei era una che non ti meritava, non ti capiva, non sapeva, non immaginava. Meglio solo che male accompagnato e mò? Mò che è successo? Che hai? Le mestruazioni?” Gli dò un piccolo scossone alla spalla e sorride blandamente dicendo a voce bassa: “No… io no, ma forse le ha lei e io lo sento.” Gggiesù, Giuseppe, Sant’Anna e Maria aiutate l’anima mia… 😦 “E che vuol dire che senti che ha le mestruazioni? Sai quando le scadono i 28 giorni? Avete le ovaie collegate?” Cerco di fare la battuta… sorride di nuovo, mestamente però, e vedo una lacrima che scende. Marò… tieneme a man tu… 😦 “No, lo sai cosa voglio dire… Lo sai… Lei mi sta pensando e io lo so. Lo so da dentro. Lo so. Tu lo sai che io lo so.”

Avevo detto a Rino che sarebbe stato meglio se non ci fossimo sentiti fino a quando non avesse capito che cosa voleva fare di noi. Doveva capire se voleva vivere il nostro amore con tranquillità, invece di farsi tante pippe mentali, che io non ce la facevo più a tenere per tutti e due, per quanto lo amassi più della mia vita. Passa un mese… passano due mesi… Io tranquilla sto. Quando sai che qualcuno ti ama, anche se non lo senti, puoi stare tranquilla, qualche volta. Solo qualche volta, però. 😦 Una sera di giugno, però… Mi metto a letto verso mezzanotte e sento immediatamente un dolore in mezzo al petto. Un dolore così forte che mi sembra di soffocare. Marò. Penso di avere un infarto. Mi alzo e la prima cosa che mi viene da fare è prendere il telefono e scrivere a Rino. Non so cosa. Gli dovevo scrivere e basta, per far smettere il dolore. La mano va, veloce, sulla tastiera. Penso che sono una cretina, ma so pure che lo devo fare altrimenti schianto per terra là e in quel momento. “Non piangere, ti prego, non piangere ‘more mio. Andrà tutto bene. Ti amo, stai tranquillo.” Non mi importava di ricevere risposta. Volevo solo che smettesse il dolore in mezzo al petto. E smise pochi istanti dopo. Anni dopo Rino ammise che, in quel momento, lui stava davvero piangendo e che si spaventò moltissimo quando lesse il mio messaggio. Bene… meglio paura dell’empatia della nostra anima gemella piuttosto che angoscia d’amore, no? 🙂

Ha resto triste pure me ‘sto pirla, mò… 😦 Cheppalle… Via con un altro sorso di vino. Ne ho bisogno, in questa serata afosa in maniera schifosa (e fa pure rima). 😦 “Ok, lo so. Ma che vuoi fare? La vuoi chiamare? Che vuoi fare?” Fa di no con la testa. Ok… “E le vuoi fare una serenata?” Fa di no con la testa. Ok… “Uè, ma almeno lo sappiamo cosa non vogliamo fare se non sappiamo cosa vogliamo fare? Questo lo sappiamo?” Tira su con il naso, si fa un altro sorso di vino e poi sospira forte. “Sì, non voglio più stare male. Non voglio che mi sembra di essere morto. Perché, pure se mi vedi qua, io sono morto dentro, capisci? Non voglio sentire il suo profumo nell’ascensore, non voglio sentire questo macigno in mezzo al petto, non voglio chiudere gli occhi, quando vado a letto, e sentire il caldo del suo corpo vicino a me e lei non c’è, non voglio sentire le sue mani nelle mie, quando solo mi concentro un secondo, non voglio vedere i suoi occhi anche se non li vedo, non voglio sentire la sua voce anche se non la sento, non voglio sentire che mi sta chiamando col cuore come quelle sirene, ricordi?  Non voglio sentire la musica, qualsiasi musica, e pensare a lei. Tutto mi porta a lei. Io non ci voglio andare. Non voglio. Devo resistere, cazzo!!! Ma sto male, porca troia, sto male. E non voglio. Così è. Non voglio stare male senza di lei, hai capito!?” Dà un pugno sul bracciolo del divano e quasi la urla, l’ultima frase. Quasi la urla che, credimi, sembra che la stia urlando pure io, tanto che la dice con tutto il fiato che ha dentro e tanto l’ho ascoltato bene. Mi manca il respiro. Sembra quasi che abbia detto io quello che ha detto lui. Guai a fare le domande giuste, Rosè… “Ok, ora dammi il tuo cazzo di cellulare, per favore. Dammi quel cellulare che ti devo scrivere un messaggio che le devi inviare, ok? Io lo scrivo. Tu lo leggi e poi decidi tu se lo vuoi mandare oppure no, ok?” Si arrende. Lo vedo più tranquillo. Urlare serve… E inizio a scrivere.

“Non lo fare, ti prego, non lo fare. Non mi chiamare col cuore, ti prego. Non venire verso di me con la tua anima, ti prego. Non potrei dirti di no e non voglio dirti di si. Non ora, ti prego. Non lo fare. Non lo fare perché fa male. Non lo fare perché fa male a me e a te. Ti prego, aiutami a provare a non amarti più. Liberami, ti prego. Ti prego, aiutami ad andare avanti senza di te. Ti prego, aiutami a provarci, almeno. Ti prego, dammi la forza. Non mi dare il dolore. Dammi la forza di andare avanti senza di te. Dammi la forza…” Il cellulare mi segnala che ho sforato con l’SMS e che ora diventa un MMS, vabbè… Mi fa male la gola. Non so se è per la gastroscopia di ieri. Rileggo e lo sento, dietro la mia spalla che legge, con me. Ha un buon profumo. Non è il profumo che piace a me. Scorro lentamente il testo. Aggiungo virgole e punti. Continuo. “Se davvero mi ami, ti prego, dammi il tuo amore per provare ad andare avanti senza di te. Solo questo, per ora, ti prego, solo questo. Non stiamo male, ti prego, non stiamo male. Non stiamo male. Non ora. Possiamo? Ti amo.”

Gli passo il cellulare. “Ecco. Non lo mandare ora, ok? Tienilo là fino a domani o fino a stanotte, quando non starai peggio. E se starai peggio mandalo. Credimi, mandalo e starai meglio, ok? E se non lo mandi vaffanculo, ok?” Annuisce, sorride e mi abbraccia forte sospirando e tirando su con il naso. No, decisamente non è il profumo che piace a me. “Mò vai, dai.. che domani dobbiamo lavorare, fancazzista innamorato che non sei altro…” Lo vedo tirarsi su stancamente ma molto meno abbattuto di quando era entrato, con quelle due bottiglie di vino, tre ore fa. Marò, che stanchezza… Sorride, ora, il pirla. E pure io. Lo saluto e sto per chiudere la porta quando mi chiama. “Rosa, ma come fai? Voglio dire, come fai a dire le cose che stanno nel cuore della gente? Almeno, nel mio cuore tu ci hai sempre letto. Ma come fai? E perché non hai ancora trovato uno che ti tenga stretta con una catena per non farti più andare via? Non si può lasciare sola una come te. Come fai?” Hmm… ha bevuto più vino lui di me. 🙂 “Non lo so, pirla, vai a dormire, ora… o forse, sarà che sono una strega di Benevento e ti leggo nel cervello bacato che hai, no?” Ride, ora ride, il pirla… “No, nel cuore, Rosa, tu leggi nel cuore. ‘Notte, strega!”

Chiudo la porta. Giro le tre mandate del chiavistello. Appoggio la schiena alla porta e mi lascio scivolare giù, lentamente, così lentamente che ho paura che si senta il tonfo del mio, di cuore. Sto ferma un po’ così, con le gambe contro il petto e la testa contro la porta, gli occhi chiusi. Lina Sastri continua a cantare che la vita è come il mare. Ma io voglio a te, io voglio a te, a te, a te… Romeo viene a miagolarmi contro le gambe piegate in due. Apro gli occhi. Artemisia (Missy per gli amici) mi guarda da lontano. Lei sa. Le femmine capiscono meglio dei maschi. Leggo nel cuore, sì. Io leggo nel cuore. E la catena, amico mio, me l’hanno già messa molti anni fa… E’ una catena lunga e forte. Una catena per streghe di Benevento…

 

Un pensiero riguardo “Non lo fare…

  1. per voi ragazze è molto più facile mollare un uomo e cancellarlo dalla vostra vita per noi una ferita sanguinante.
    chiodo schiaccia chiodo molto difficile a trovarsi col cuore in pezzi.
    Buona estate Rosa

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