Treniquette con insalata al pompelmo

L’insalata al pompelmo del matrimonio di ieri faceva un po’ cacare. Arrivo in stazione con il taxi e ho questo flash improvviso. L’insalata al pompelmo era ‘na burinata. E poi…Odio andare ai matrimoni. Perché lo so che, tanto, non durano e, dunque, la reputo una gran perdita di tempo. Sì, lo sappiamo che non durano e smettiamola di prenderci per il culo, ok? Anche se, sulla carta, restate assieme, tanto, poi, prima o poi, vi separate. Potete rimanere nella stessa casa per sempre, assieme, ma sarete separati. Tutti diranno: “Che bella coppia, stanno assieme da 40 anni…” Penseranno, poi, “figurati…” e pensaranno che sono tutte palle. Lo pensano ma non lo dicono. Credimi. Palle. Palle che dite a voi stessi e al mondo intero. Io vorrei proprio trovarlo quello stronzo che ha fatto pensare che una volta sposati si era arrivati e che era per sempre. Lo smonterei pezzo pezzo a forza di calci in culo, lo stronzo. E’ tutto il contrario. E’ così. Si parte per un viaggio su un rollercoaster e non ne siamo consci. Altro che meta raggiunta. Alla fine, comunque, ci si separa. E’ così e basta. Se siete fortunati, dormirete in camere separate o se no… dormirete nello stesso letto schiena contro schiena senza più abbracciarvi e baciarvi prima di chiudere gli occhi per sognare. Sono dell’idea che, nella vita, si dovrebbe dare per scontato che ci si sposerà almeno altre due o tre volte, prima di stendersi nella bara. C0sì, se non ti viene voglia, resti con il primo e nessuno ti rompe le palle. Se, invece, finisce, tu, senza nessun senso di colpa, dici grazie e arrivederci. Finisce, porca miseria, finisce davvero! Ma perché non lo vogliamo accettare? Ci si separa e via, con tutti i dolori e le gioie del caso. Succede e basta. Cinica? No, realista. Venerdì sono stata a un matrimonio. Giovedì Marco mi ha detto di due che mai avremmo pensato si sarebbero separati e, invece, lei l’ha buttato fuori di casa. Quando l’ho detto a Laura mi ha risposto: “Mamma non ti meravigliare, tanto non conosco una coppia che non si sia separata e pure quelli che stanno assieme, a volte, sembra che siano separati da sempre”. Vedi? Succede e basta. Bisogna essere realisti. Cinicamente realisti. E lo dovremmo essere tutti. Comunque, l’insalata faceva cagare.  Ok, tutto il resto era buonissimo, ma l’insalata con il pomplemo proprio non andava bene. Penso questa cosa mentre salgo sul treno che mi riporta a Milano. Marò… non ho più l’età per fare tardi. Ho posato la testa sul cuscino alle 4 e mezza di mattina e mi sono svegliata alle 9. Sono più fuori di un balcone fiorito, dalla stanchezza. E ho deciso che se mi invitano ancora a un matrimonio di pomeriggio oppure fuori Milano, da ora in poi, declinerò gentilmente l’invito dicendo che son vecchia e non ho più la tempra, và. Bisogna essere onesti e realisti, pure qua. Sono così stanca e sfatta che il cervello non riesce a tenere le briglia dei pensieri. Questi pensieri che vanno, vann0, vanno, mischiandosi alla rinfusa, mentre cerco di tenere gli occhi aperti per guardare la campagna che si allunga dietro di me che ondeggio con il treno che va e guardo male un viaggiatore mi schiaffa una valigia in faccia passando di fretta accanto a me. Ci sarà sicuramente da qualche parte una specie di manuale delle buone maniere per quando si viaggia in treno. Non lo vado a cercare. Intanto, scrivo qua quello che reputo più importante per quando si viaggia, soprattutto mò che tutti si andrà in vacanza. Se lo fate viaggiando in treno, per favore, rispettate le seguenti regole:

1) Partiamo dalla fine: quando state per scendere dal treno, arrivati a destinazione, fatemi un favore, vi prego, NON DITE ARRIVEDERCI. E’ una cretinata. Quante probabilità ci sono che vi rivediate con le stesse persone (ovviamente, se non le conoscete) di quel vagone? Zero, se siamo fortunati. E allora, che senso ha dire arrivederci? Io ci tengo. E perciò dico sempre: buon proseguimento, se scendo io. Oppure, buona serata o buona giornata, se scende qualcun altro. Qualcuno ci rimane male se non dico anche io arrivederci. Si vede proprio. E, visto che non ho tempo per stargliela a spiegare, sorrido fortissimamente e loro sono contenti. Ah, che s’hadda fà per fà cuntenta a ggente… 🙂 Una volta, una che mi aveva fatto impazzire per tutto il viaggio parlando forte al telefono, sbuffando, muovendosi come una pazza, scendendo a Genova disse a tutti noi che l’avevamo subita: “Arrivederci”. Al che io risposi a voce alta: “Ma anche no!!” Lei si voltò stupita chiedendo perché. E io le risposi: “Ma anche no perché proprio non vorrei più viaggiare con te! Hai rotto così tanto le palle e tutto il contornorio, durante ‘ste due ore di viaggio figlia mia, che mai e poi mai vorrei fare più un viaggio con te. Ti sta bene spiegata così?” Gli altri passeggeri annuirono ridendo e lei se ne andò via incazzata e sbuffando. Ecco… capito? Immagini a trovare una come me nel tuo vagone? Attento!! 🙂

2) L’insalata di pompelmo si fa con il pompelmo rosa. Che se ci metti l’altro è troppo agro. E non si fa solo con la valeriana e il pompelmo che, come ho già detto due volte, fa semplicemente cagare. Ci metti… famm penzà buon…. Allora: noci spezzate grossolanamente (senza le noci non si fa, ok?), pompelmo rosa, rucola, foglie di menta, spinaci novelli, valeriana, avocado, mela verde (ma verde, verde, verde…) e qualche ravanello. Ecco, questo è. E non è fatta a caso, credimi. La vitamina C del pompelmo farà assimilare al meglio il ferro degli spinaci. Le noci faranno il loro lavoro e così tutti gli altri ingredienti, solo se mischiati assieme, però, con una vinaigrette che ha del paradisiaco.

3) Per me, ci dovrebbero essere solo vagoni con una fila a destra e una a sinistra (molto lontane) nei treni. Io cerco sempre di prendere il posto in corridoio perché non mi voglio sentire soffocata da uno che si addormenta nella fila che dà sul corridoio e mi spiace svegliarlo. C0sì, se viaggi da solo e sai che sei incontinente o rompipalle, prendi un posto che dà sul corridoio e alza il culo per telefonare o per sgranchirti le gambe invece di spezzarle a chi ti sta vicino chiedendo, poi, angelicamente scusa quando senti il crack dello spezzarsi del suo tendine d’Achille grazie a una delle tue leste mosse che leste non sono.

4) La vinaigrette è importante. Io uso raramente olio e sale. A Laura non piace e mangia tutto scondito. Mamma diceva, da qualche parte, che una donna che sa condire bene l’insalata è una buona moglie. Pirlata. A me piace il balsamico e non metto olio o sale. Che moglie sono? Una che si fa il condimento che vuole lei e non quello che vogliono gli altri. Toh! Anyway, la vinaigrette me l’insegnò Fabienne, quando vivevamo e lavoravamo assieme a Londra. Francese giunonica che assomiglia alla moglie del capo del villaggio di Asterix. Grande amica, che ancora sento come se fossimo sempre vicine anche se siamo lontane. Prendi della polvere di senape o della senape forte di Digione (un cucchiaino per te… io ne uso due 🙂 ). Versala in mezzo bicchiere di olio d’oliva con il succo di mezzo pompelmo (sta qua la figata…) e sale quanto basta (io, di solito, lo metto alla fine…). Frulla tutto bene con una forchetta (non usare strumenti elettrici!!) per sentire l’aroma che si sprigiona dall’unione di tutti gli ingredienti e per vedere quando si emulsiona. Si deve emulsionare tutto bene. E’ così pure nella vita. Tutti gli ingredienti, se mischiati bene assieme, possono dare origine a qualcosa di sublime. Devi saperli mischiare bene. Ti consiglio, qualsiasi sia la cosa che devi mischiare, di cercare di farlo senza mezzi elettrici. Mettici il cuore, l’anima, la forza. E vedrai che verrà fuori un capolavoro. Manca, però, il tocco finale. Il mio segreto che solo in questo post ti rivelerò… Aspetta…

5) Il vivavoce. Qualche coglione, ultimamente, usa il vivavoce per parlare al telefono. No, voglio dire, ma di tutte le stronzate, proprio questa? E che male t’ho fatto io? Ok che ti dicono di abbassare la suoneria e non lo fai. Ok che ti dicono di parlare a bassa voce e non lo fai. Ma proprio pure le stronzate che l’altro ti dice devo sentire? Ma abbi pietà!!! Al prossimo che lo fa, giuro, gli dico che non mi interessano le loro pirlate e di mettere almeno uno dei due sul silenzioso, preferibilmente lui o lei che sta sul treno con me. T’ò ggiuro!! O facc!!

6) Rosa, unica Rosa. Rino mi fece conoscere questa canzone. Rosa torturata, Rosa amata, Rosa ballerina, Rosa bambina. Il segreto, sta in Rosa. Rosa è l’ingrediente più importante. Il pepe rosa, sì. Il pepe rosa a grani secchi, non quello nell’aceto, ok? 🙂 Prendi una decina di grani di pepe rosa, schiacciali con la tua mano. Non usare altro. Solo le tue mani, mi raccomando. Così sentirai il suo aroma. Mettili in una mano e schiacciali con le dita dell’altra mano. Si fa così, penso sempre, ogni volta che lo faccio. Si fa così a schiacciare Rosa. Con una mano la tieni come se la stessi proteggendo e poi, con l’altra, senza che se ne accorga la sbricioli con le stesse dita che, fino a poco prima l’accarezzavano. Rosa violata, Rosa temuta, ombra immaginata, Rosa, mio peso e mia fortuna. Sono belli i semi del pepe rosa. Ogni volta che li vedo mi sembra impossibile che ci sia un colore così bello e variegato in una cosa così piccola e innocente. Guardali, quanto sono belli e innocui. A dosi elevate diventa tossico, come me…  Ma è un falso pepe, pure come me… 🙂 Laura disse che non si aspettava che uscissi come persona introversa da quel test, anni fa. Già, non sembro molte cose, io, come il pepe rosa. In realtà è la bacca di un albero che assomiglia al salice (che io adoro) e ha un sapore squisito. Io non mi sono mai intossicata, pur mangiandone abbastanza, perciò, prima che ti succeda, ce ne vuole ‘na vagonata, suppongo. Non lo temere, perché ne vale la pena e la tua insalata al pompelmo non avrebbe senso di essere, senza. Non mi temere, perché ne vale la pena…

7) La vita è un viaggio sul treno. Ci sono persone che iniziano il viaggio con te e lo finiscono con te. Ci sono persone che salgono a metà del tuo viaggio e si ritrovano ad avere la tua stessa meta, fino alla fine. Ci sono persone che salgono sul tuo vagone e ne scendono poco dopo o dopo un po’ di fermate, ma sono già scese da un po’, comunque, quando ne scenderai anche tu, per sempre. Sono persone però, che ricorderai perché hanno parlato con il vivavoce o ti hanno rotto il tendine d’Achille. Oppure erano persone che sono state zitte ed emanavano un profumo di buono che gli avresti voluto chiedere che profumo era o erano persone che leggevano un libro in una lingua che non conoscevi e ti sei chiesto da dove venivano perché, pur leggendo la copertina del libro, non hai capito chi sono veramente. Alla fine della fiera, tutti compagni di viaggio, sono stati. Tutti. Siamo tutti compagni di viaggio. Sarebbe ‘na figata se si riuscisse a non renderlo ‘na rottura di palle, ‘sto viaggio, no? 🙂

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