Diverse prospettive

Il sole di Milano scotta. Scotta più di quello di Arma di Taggia. Mi sono straunta di Bilboa protezione 20 e ho affondato le mie rotondità (meno i 3 chili che ho perso per colpa della tiroxina che cura la mia tiroide ormai in dirittura d’arrivo) nella sedia sdraio. Scotta che è un piacere. Quest’anno ho deciso di arrivare veramente abbronzata in ufficio, al ritorno dalle vacanze. Leggasi “veramente abbronzata” = giusto un pochino meno bianco del bianco mozzarella della mia pelle. 🙂 Vabbè, uno ci deve provare, no? Fosse mai… Quando inizia a scottare davvero tanto penso che mi devo girare e che sugli scogli della Darsena era più facile. Come faccio a girarmi sulla sdraio che sta combattendo contro gli agapanto e le belle di notte per farmi avere una doratura adeguata sulle gambe e non a pezzi con le zone bianche che denotano le forme delle foglie delle piante? Pensandoci… sai che figata andare in giro con l’abbronzatura intervallata dal bianco delle zone coperte dalle foglie della mia giungla cittadina? 🙂 Vabbè, bando alle ciance… Vado in bagno. Prendo un telo grosso, sposto la sdraio, stendo il telo per terra tra balcone e parquet della camera da letto, mi inginocchio per stendermi e dare anche al mio didietro la giusta dose di sole. In quel preciso momento una tetta scivola via dal pezzo di sopra e urlo facendo scappare i gatti che stavano annusando le piante. Marò, che idea del cavolo che ho avuto. La rimetto dentro pensando che i 3 chili non li ho sicuramente persi quassù e mi sdraio a pancia in giù, finalmente. Ohhh… Figo, no? Il caldo milanese mi illumina le cosce e il vento gentile me le accarezza. Ascolto il mare che scivola sulla battigia. E’ un CD delle Solitudes di Dan Gibson, Rhythms of the sea (lo stai ascoltando ora, se hai l’audio, perché l’ho messo come colonna sonora del blog). Me lo regalò Elsa qualche milione di anni fa. In realtà ce lo regalammo. Lei ne comprò due e io glieli pagai. Io ne comprai due e lei me li pagò. Che cretine… Sorrido e sospiro. Adoro il mare. Più di Milano, più della montagna, più di tutto. Giro la testa sul parquet e penso “meno male che ho spazzato e lavato stamattina”. E’ in questo momento che penso alle prospettive. Mi viene in mente Robin Williams (che è morto esattamente un anno fa) che salì su una scrivania e disse ai suoi studenti di salirci sopra per vedere le cose da prospettive diverse, per arricchirsi, per imparare cose nuove, per vivere meglio, insomma. Non ero mai stata così tanto vicina al parquet, devo dirlo. La prospettiva è decisamente diversa. Artemisia si è nascosta sotto la mia scrivania degli anni ’30 e sonnecchia muovendo a scatti i baffi. La vedo. Se fossi stata in piedi, non l’avrei vista. Romeo, invece, si è sdraiato accanto alla mia testa. E’ il più coccolone dei due. Lei è curiosa e diffidente. Lui è sonnacchione e amorevole. Lei, per contro, se di giorno non si fa prendere, di notte, invece, si avvicina lentamente al mio cuscino (sorrido, sai, a sentire i passetti che si avvicinano) e poi si sdraia proprio a due centimetri dal mio naso mettendo la sua testa quasi contro la mia e respirando il mio respiro. Ora, mezzo cuscino è suo… 🙂 E poi, nel mezzo della notte, inizia a fare le fusa e a impastarmi i capelli con la bocca e le zampette, che la mattina mi sveglio che sembra che mi hanno fatto la piega alla Dolly Parton… 🙂 Roba da pazzi, cosa non si fa per amore… Guardo meglio sotto il letto: c’è la ciotola con il sale grosso. Non mi chiedere… E’ una cosa che mamma ci ha detto di fare e Laura, prontamente, ha eseguito gli ordini. Riempire una ciotola di vetro con un chilo di sale grosso in una notte di luna piena e metterla sotto il letto chiedendo protezione per chi ci dorme sopra. Da tenere per qualche mese e poi cambiare il sale che ha assorbito tutte le negatività. Ho dovuto comprare due ciotole di vetro, dimmite… eppoi mi chiedono da chi ho preso la passione per la parapsicologia. Vabbè… diverse prospettive, dicevo… Penso a mamma. Sono tornata da Arma l’altro ieri e penso che le cose, davvero, possono essere decisamente diverse se le guardi da posti diversi. Ero sul balcone della casa che avevo affittato e stavo stendendo i costumi. Quest’anno ho affittato perché c’era anche Sanduni con noi, l’amica di Laura, e pure se il posto in casa lo abbiamo che è enorme, non ho voluto appesantire mamma con la presenza di 3 persone invece di 2. Anyway, la guardo trotterellare a mò di John Wayne, verso casa sua. Un metro e 45 di John Wayne non è roba da tutti. Ma perché alle donne gli si arcuano le gambe dopo le menopausa? Io non voglio che mi si arcuino. Ricordo che a mia sorella, quando era bambina, mettevano gli stivali di ferro per raddrizzarle le gambe. Lei piangeva mentre io e mamma glieli mettevamo. Ricordo ancora la sensazione del ferro sotto le mie mani. Sembrava bucherellato. Deve essere stato un inferno per lei. Povera Concetta. Col cazzo che mi faccio mettere gli stivali di ferro, se mi si arcuano le gambe alla John Wayne. Scappo, piuttosto!! Ritorno con l’anima sul balcone e la vedo tirarsi dietro Pippo, il suo cane. Mi sono fermata ad osservarla. Laura e Sanduni l’adorano. Fa troppo ridere con le sue battute e le sue parole sconcicate che noi le correggiamo mentre parla. Mette la mano nel cassonetto della pattumiera mentre ci passa davanti. Ecco, questa è una cosa che non so se concordarci oppure no. Devo dire che per certe cose ha ragione Giuseppe a rimproverarla. Che mica ci ha bisogno lei di mettere le mani nella pattumiera? Eppure… sai quante cose belle ha trovato che ora lei e noi stiamo usando con gioia? Dice sempre: “Adda venì a guerra pe ve fà capì comme se soffre a famm…” Sarà che davvero l’ha provata la guerra, lei. E allora tutto mi sembra giusto, davanti alla guerra. Pure prendere le cose che spuntano fuori dalla pattumiera per farle rivivere. Per esempio… la settimana scorsa mi ha detto: “Rosè, vien a verè… agg truvàt ‘na citrunell rint ‘a spazzatura c’ò vas rutt! E chell mica putev murì, là, no? L’agg pigliàt e mò l’agg mis rint a ‘nu vas d’è miei.. a vuò?” Ecco, come te lo devo dire che proprio due giorni prima mi chiedevo dove trovare una cazzo di pianta di citronella che serve a proteggere la famiglia e la casa dove sta, se la curi bene? Alla fine della fiera, sai una cosa? Di mia madre ricorderò che andava a raccattare le cose vecchie e buttate via nella pattumiera per farle rivivere e che a me garba tantissimo perché è una cosa bella, almeno per me. Ferri da stiro rimessi a nuovo, giocattoli per Laura, piante di citronella, borse di tela, sedie sdraio che gli mancava solo una striscia di pezza e lei ce l’ha cucita con amore e ora ci sdraiamo tutti là sopra per prendere il sole. Voglio dire, a vederla male, da una prospettiva diversa, sembrerebbe una accattona mentre, per me, è una tosta. Ci vuole visione e passione per andare a riprendere ciò che dovrebbe essere morto e farlo rivivere, invece, no? Tracchiulella, così si dice a Napoli. La tracchiulella è la costina piccola che si fa con il sugo. Adoro le tracchiulelle con il sugo. Soprattutto quelle che ci hanno il “rusicariello” che quando lo rosicchio mi sembra di arrivare in paradiso… E questo non te lo sto a spiegare. Se non lo sai, non sai cosa ti perdi,perciò che te lo spiego a fare? La vedo trotterellare verso casa con niente in mano, stavolta, e penso che è una tracchiulella e che le voglio bene, nonostante tutto. Il bene… in queste ferie che ho trascorso ad Arma ho visto il bene. Giro la testa dall’altra parte del parquet e noto un pezzo di poutpourri sotto la libreria esoterica. I gatti me l’hanno sparso per casa giocandoci come dei matti. Marò, a raccoglierlo… 😦 e vabbè… Bene, dicevo. Pippo sta morendo. Ha un tumore al naso, sembra. Ma non lo sapremo mai di cosa morirà perché lei ha deciso di non farlo operare o vedere. Ha detto che è troppo vecchio per sopportare l’anestesia. Penso, invece, che abbia paura di sapere la verità e di fargli passare (passandolo anche lei) un calvario. Penso che sia vero così perché quando l’8 agosto (il giorno del trigono dell’8) le ho detto che poteva esprimere dei desideri perché il trigono glieli avrebbe avverati, il suo primo desiderio è stato: “Cà nun me mor Pippo.” Diverse prospettive. Prima di sapere che aveva il tumore, non gli dava niente di diverso dalle scatolette per cani con patologie renali da mangiare perché temeva che tutto il resto gli facesse male. Ora, a fine pranzo, durante il pranzo, prima del pranzo, gli dà frutta, pane, porcherie di ogni genere. La prima volta che l’ha fatto davanti a me l’ho guardata con curiosità e lei ha risposto: “Si adda murì, almeno more c’à panza chien ‘e cose ca ce piacen…” La possibilità di morire cambia tutte le prospettive. E non devi nemmeno salire su una scrivania o stenderti a prendere il sole sul parquet per poterle vedere, giusto? Mi chiedo, a volte, perché la gente, sapendo che deve morire sicuramente, non fa la stessa cosa. Perché non ci abbuffiamo delle “cose” che ci piacciono e che ci fanno stare bene? Perché non mangiamo più tracchiulelle con il rusicariello? Perché non amiamo e ci facciamo amare di più? Perché siamo troppo concentrati a curarci con le scatolette per le patologie renali, stronzi che siamo. Questa è la risposta. Vabbè, ma tanto non lo vincerò mai ‘sto discorso. ‘Fanculo… 😦 è una causa persa. Più lo dico e meno mi ascoltano. Vabbè… Il bene, dicevo. Ho paura. Ho paura quando papà mi dice, andandosene via in auto,: “Rosè, tu sì ‘na capinera… Nuje nun ce parlamm assaje ma, tu jà sapè ca io te penzo semp e ca te voglio bene assaje, tu o saje, neh? O bben ca ‘nu genitore prova p’è figl e figl nun o ponn pruvà… e io te voglio bene assaje, stamm buon”. Poi salgo in casa da mamma che mi passa accanto mentre sono sul divano e mi dice: “Rosè, ma tu addore ‘e mare…” e sorride estatica guardandomi. Ho paura. Ho paura e mi chiedo quando è stata l’ultima volta che ho “sentito” il profumo di mia figlia e quando è stata l’ultima volta che l’ho guardata e ho visto “oltre”. Smetto di farmi domande e penso, comunque, di essere davvero fortunata. Davvero… non sarò ricca di soldi, ma lo sono, immensamente, d’amore… nonostante tutto. Sono stata poco ad Arma, quest’anno, ma ho avuto tantissimo. Tantissimo. E ho paura di perderlo. Ho paura di quando non ci sarà più. Ho paura. Ho paura di non poterlo più sentire. Ma lo vivo perché, anche se non lo volessi vivere, lui mi viene incontro. E’ così con il bene. Che tu lo voglia oppure no, lui viene verso di te.

Il sole mi sta ustionando le gambe. A forza di pensare alle diverse prospettive, con le tette schiacciate sul parquet, mi sono dimenticata della prospettiva di avere un corpo abbronzato double face come i Ringo con dentro la vaniglia. Marò… mi alzo proprio mentre il cellulare squilla, è Concetta che vuole il n. del centro cefalee di Milano per i malati cronici. Pensiero assurdo: saranno mica stati gli stivali di ferro a fargliela venire? Sorrido e penso che mi dovrò sdraiare più spesso per terra, è terapeutico. 🙂 … solo una cosa: ma che vuol dire che io sono una capinera?!

Un pensiero riguardo “Diverse prospettive

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...