Il riso presbite e la ragazzina di 50 anni

Avrò avuto 15 anni. Andai a cena da Stefania, la mia migliore amica di quel momento. Solo dopo 40 anni ho scoperto che non esiste una vera migliore amica, ma solo donne che incontri durante il tuo viaggio “vitale” e che ti stanno più o meno sul cazzo tanto quanto tu puoi stare più o meno sempre là a loro, dipendentemente dal vostro carico ormonale del momento e da altre variabili che non starò ad enunciare in quanto troppo variabili, infatti. Mia figlia, a 17 anni, l’ha già capita questa cosa. Sono io che sono tarda o e lei che va troppo veloce? Propendo serenamente per la seconda e, vabbè, è la vita… La madre di Stefania cucinò il riso con le patate e io, che ne sono molto ghiotta, già mi pregustavo il chilo di parmigiano che ci avrei schiaffato sopra al solo profumo che si insinuò nelle mie narici, quando entrai nella sala dell’albergo che la madre possedeva. Due migliori amiche i cui genitori avevano un ristorante e un albergo, che culo… 🙂 quella bulimica delle due ero io… che culo… 🙂 Anyway, quando la madre ci servì la cena, tutta sorridente, noi prendemmo cucchiai e fame e li dirigemmo verso le scodelle nelle quali… galleggiava, assieme al riso e alle patate, un’armata di formiche morte ammazzate sotto i colpi delle mestolate della signora Giuàn che, al nostro grido orripilato, corse in sala e ci chiese che cosa fosse successo. Al che, senza proferire verbo, le mostrammo i piatti. Lei ne mangiò un cucchiaio davanti ai nostri sguardi inorriditi dicendo: “Eh, cosa sarà mai! Manca un po’ di sale, ma è buono!” Fu allora che la signora Giuàn scoprì di essere presbite all’ennesima potenza e che si era ingollata mezzo chilo di formiche nutrienti. 🙂 Che risate quella sera. Chissà se Stefania se lo ricorda. Oggi glielo chiedo, và… Ed è a questo che penso mentre sto spruzzando il Raid nella credenza. Centinaia di formiche milanesi hanno deciso, stamattina, di invadere la credenza. Ho aperto l’antina, tutta pimpante, per fare colazione e, invece dell’orzo e dello zucchero di canna, vedo i mostriciattoli che si sbattono a destra e sinistra mentre sento il mio urlo di sgomento. Le vedo arrampicarsi velocemente su per le mie decine di scatole di thè diversi, correre all’impazzata verso, forse, il formicaio per dire a tutte le altre: “Abbiamo trovato il paradiso, venite, venite!!!”, andare su e giù per le pareti della credenza toccando le buste di fette biscottate, la scatola di biscotti, i diavoletti colorati e tutto il resto. Marò… i brividi mi vengono. Non perdo un momento; corro ai ripari chiedendo al mitico signor Raid per zanzare e scarafaggi di annientare l’invasore nemico all’istante! E così la cucina, invece di profumare di orzo, pane tostato e tutto il resto, puzzerà per un giorno intero di tutta quella roba chimica che finisce per “tropina” e che solo Dio sa che roba è. No… Dio no a lui non lo chiedo. Potrei chiedere ad Annovazzi, il mio migliore amico, questo sì, di sempre. I maschi possono essere migliori amici, di questo ne sono sicura. Soprattutto i maschi con i quali non hai avuto contatti ravvicinati di tipo emotivo. E con lui non c’è mai stato nulla di “sentimentale” a parte il grande affetto che ci ha uniti sin dall’inizio. Erano anni e anni, però, che non lo vedevo e, grazie a Facebook, ci siamo ritrovati. In questi mesi di “ritrovamento” ci siamo fatti delle belle litigate sul razzismo e abbiamo condiviso notizie sui nostri profili FB, nulla di più, ma sempre presenti a mettere i nostri “like” sui rispettivi post. Tra le tante cose ci siamo detti che, se torno a casa al mare, ci farebbe tanto piacere rivederci. Saranno passati quasi 20 anni dall’ultima volta che ci siamo visti.

Sono ad Arma e sto prendendo il sole sugli scogli, Daniela mi manda un link dell’oroscopo che dice qualcosa come: “vi renderete conto che non è mai tardi per sentirvi come una ragazzina, anche se avete oltrepassato la cinquantina…” 🙂 vabbè, sorrido e mi dico che è una puttanata. Arriva un messaggio di Annovazzi (che da ora chiameremo Giuseppe perché è il suo nome e perché il cognome fa tanto appello a scuola…): “Uè, quando vuoi, se vuoi, ci vediamo per un caffè?” Ok, rispondo, e fissiamo per la sera dopo.

Ricordo tutto. Ricordo tutti di noi. Tutte le volte che siamo andati a teatro, che siamo rimasti a parlare delle stelle e di lui che voleva diventare astronomo, di quella volta che mi portò sul terrazzo a farmi vedere il suo nuovo periscopio e io pensavo che ci volesse provare e, invece, voleva davvero farmi vedere il periscopio!, 🙂 delle volte che andavamo a Montecarlo, la domenica pomeriggio, a visitare il giardino botanico e mangiare un gelato davanti al Casinò. Delle sere che parlavamo, parlavamo, parlavamo ascoltando di Dire Straits e i Genesis. I ricordi sono arrivati di botto… e la sera per uscire pure. Pensavo, onestamente, che ci saremmo seduti comodi comodi davanti a un bel gelato sul lungomare ricordando i tempi passati e, magari spettegolando sui vecchi compagni di scuola. Invece… ho pensato male. Mi ha fatto camminare per ben quattro chilometri sulla pista ciclabile della Riviera dei Fiori, di sera. Mi ha fatto ridere come facevamo una volta raccontandomi delle sue esperienze con le arti marziali. Mi ha riportata indietro tenendomi nel presente raccontandomi della sua famiglia, dei figli, della moglie. Confidenze tranquille di un uomo tranquillo che vive tranquillo la sua tranquilla vita. Mi ha fatto gli indovinelli scientifici che mi faceva pure da ragazzina e io, al solito, qualcuno l’ho beccato, qualcuno no. Mi ha raccontato della nostra città che, lo ammetto, tanto mia non sento più. Mi ha offerto una granita che stavo morendo di sete, io che dico a Laura di portarsi dietro ‘na bottiglia d’acqua sempre, quella sera non mi sono portata nemmeno le gocce di sudore per sudare perché non ci volevo credere, forse, che mi avrebbe fatto camminare? Come facevamo da ragazzini… Mi ha mostrato le mosse di arti marziali che mi servono per annientare un uomo, con un dito solo… davanti ai passanti che, divertiti, ci osservavano. Io, lo ammetto, più divertita di loro. 🙂 Mi ha riportata sotto casa, come faceva una volta, e là, te lo devo dire, mi sono sentita davvero bene perché ho capito una cosa. Che anche a 50 anni, qualche volta, se ti capita, ti puoi sentire di nuovo ragazzina. Lui parlava, parlava, parlava. Io pensavo, pensavo, pensavo. Nulla è cambiato, Giuseppe. Nulla. I nostri corpi, sì, certo. Che il giorno dopo, ‘sti 4 chilometri me li sò sognati ma, credimi, ne è valsa davvero la pena perché siamo stati contenti. Un forte abbraccio, la promessa di rivederci, magari a Natale, e lui che ha deciso di mandarmi gli indovinelli scientifici tramite cellulare così posso rispondere, uno alla volta, naturalmente, per continuare a rimanere “noi”, ragazzini ma non troppo. La vita, qualche volta, tanto merda non è… 🙂

Un pensiero riguardo “Il riso presbite e la ragazzina di 50 anni

  1. formiche una vera ossessione per la casa e tutti gli anni dobbiamo ricorrere ha pesticidi per arginare piccole crepe che forse i migliaia di terremoti che capitano silenziosi provocano durante l’anno. Poi la tranquillità ma riemergono in giardino con i loro crateri di terra nel prato ben curato. Forse dimentichiamo la loro utilità a scapito dei piccoli disagi. Bello l’associare il difetto ottico a chi forse la vede più lunga di noi le formiche.

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