Essere

Guardo Vittorio che accarezza istintivamente la coscia di Anna, seduta accanto a lui, mentre siamo al bar a mangiare un panino e bere una birra e mi rendo conto che sono in una galera. Una galera che ci siamo costruiti da soli e dalla quale non vogliamo uscire perché, se a qualcuno sembra una galera, in realtà, si sappia, è una reggia. Lo fa con l’abitudine delle coppie che sanno che non è tutta acqua di rose, ma che si vogliono comunque e sempre bene. Mi ha colpito il gesto naturale, quasi scontato, che, però, è stato impreziosito dal tempo, lungo, che quella mano è rimasta su quella coscia. Un’abitudine speciale. Una cosa così… Parlavamo di cose della vita. Cinque anime a un tavolo che condividevano un pezzo di strada della vita, per una sera, divertendosi. Ed è stato così che mi sono imbattuta in questa perfetta immagine. Sì, perfetta. Lui che parla con Michele di lavoro. Io, Anna e Antonella che ascoltiamo e il tempo che scivola, lentamente, attraverso le nostre dita, come l’acqua della mattina, quando ci laviamo velocemente la faccia. Ieri ho letto su Facebook di una scrittrice (non mi chiedere il nome) che ha inventato “il barattolo della felicità”. In breve, a fine giornata, prima di andare a dormire, scrivi su un qualsiasi pezzo di carta la data e il momento più felice della giornata. Felice, contento, accettabile, insomma, qualcosa che ti fa stare bene al pensiero. E’ una cosa per i rainy days. Così, quando starai di merda, andrai a pucciare nel vaso e leggerai un momento che, verosimilmente, ti dovrebbe far stare bene. Ecco, io, per quella giornata, devo dire che il momento felice è stato di vedere quella mano che andava istintivamente, leggermente, dolcemente, timidamente a poggiarsi sulla coscia di Anna che, in cambio, posava la sua sopra per qualche istante e poi tornava a parlare con noi. Non è bello? Voglio dire, non è stupendo che due persone che stanno assieme da tanti anni, in qualche maniera, si cerchino ancora così, istintivamente? Sembrava che lui le dicesse con il cuore: “Oh, non ci dimentichiamo che noi due SIAMO, ok?” e lei, di rimando, gli avesse risposto: “Ah, giusto! Grazie”. Poi, sai, può succedere qualsiasi cosa, davvero, qualsiasi cosa. La vita è strana e Vittorio può diventare il nuovo John Travolta e Anna la nuova Margherita Hack e nessuno li vedrà più assieme ma, credimi, quel prezioso istante, quel momento di “amore condiviso”, quel naturale cercarsi e trovarsi resterà per sempre nei miei occhi. Avrei voluto ringraziarli per quel bel momento. Lo faccio con questo articolo. Se poi pensano che sia inadeguato, cancellerò, no problem.

Ed è proprio in quel momento che ho pensato che quella che per qualcuno potrebbe essere una galera, per me è una reggia stupendissima. Io ci ho provato, e l’universo me ne è testimone. Ci ho provato a lasciarti per strada. Ci ho provato a non pensare più a te. Ci ho provato a non risponderti più anche quando mi chiamavi solo col cuore, che quello, forse, è il modo di chiamare più forte e peggiore, per chi non vuol sentire. Ci ho provato ad accogliere tutti i cambi di rotta del destino sperando che mi dessero qualcun altro da amare. Ci ho provato. E poi… Poi, nulla. Nulla perché ogni volta che passeggiamo assieme, tu mi cerchi la mano. Perché ogni volta che ti allontani un po’ da me, io ti vengo a cercare e ci ritroviamo. Perché anche solo guardando le vetrine assieme, io sono felice non per quello che vedo ma per il fatto che, nel frattempo, ti accarezzo la schiena, per sentirti più vicino. Perché tu ami col mio cuore e io respiro con il tuo. Perché io guardo con i tuoi occhi e tu parli con la mia voce. Perché tu dici quello che penso e tutti e due pensiamo la stessa cosa. E’ una stronzata quella cosa dei “diversi si attraggono”. Certo, si attraggono, ma poi si rigettano perché non ci hanno niente a che vedere l’uno con l’altro. Accettatelo, credetemi, e poi sarà tutto più facile. E torno a pensare a te. Che è così facile amarti perché è come se amassi me stessa. E mi rendo conto, finalmente, che galera non è se ogni momento è giusto per ricordarci che noi due SIAMO.

2 pensieri riguardo “Essere

  1. Ciao Rosa. Un bel ritratto di vita amorosa, tra il vissuto e il desiderato, con sfumature tra il sogno e la realtà. Mi fa pensare a una vecchia canzone dei Pooh, ma in maniera molto più intensa e profonda; oppure al buongiorno di Gramellini sulla Stampa di ieri; anche un pò a certi testi divulgativi di Francesco Alberoni. Complimenti. Lustro anche per il Manifesto di Napoli di cui fai parte. Ciao e buona giornata. Albix

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