Bocca piena, cuore vuoto

Ci si riempie sempre la bocca di bei paroloni. Vorrei fare riferimento a cose che ho letto ultimamente, ma poi penso che mi potrebbero querelare e così vado sul vago. Che peccato. Perché mi piacerebbe davvero mandare affareinculo e insultare, con nome e cognome, chi si riempie la bocca di questi bei paroloni. Le usano a mò di arma atomica che sembra essere quasi sul punto di poter distruggere l’universo intero e poi, invece, rileggendoli, ti rendi conto che sono solo ed unicamente delle scoregge di microbo, e nemmeno tanto puzzose a dire il vero.

Poi ci penso, sai? E mi rendo conto che chi usa le proprie conoscenze, la propria saccenteria (sì, saccenteria), le proprie nozioni per farsi più figo, per denigrare o sminuire gli altri, per arrivare a tanto stupide e idiote quanto mai più inverosimili e analfabete conclusioni, per ergersi su piedistalli sui quali dice di non voler essere messo, ma sui quali si affanna a salire ogni fottutissimo giorno della sua fottutissima vita, forse (no, anzi, sicuramente) non merita la mia considerazione ed è solo degno di rimanere nella melma nella quale sta cercando di galleggiare, tra una stronzata e l’altra che dice. Non mi fanno nemmeno più pena. Non li sopporto più e basta. Perché, alla fine, la gente proprio non cambia. Io prima di tutti. Bei paroloni, sì, che spaventano chi non li ha guardati bene da tutte le parti, come gli specchietti variopinti di un caleidoscopio che fanno una fighissima figura ma poi, alla fine, sono solo tanti bei pezzetti di plastica colorati e di misure diverse.

Amo le parole. Amo giocarci e guardarle da tutti i lati per capirne le diverse sfumature, le loro fantastiche sfaccettature. La parola è fantastica. La gente, a volte, no. La gente, invece di riempirsi la bocca di bei paroloni, dovrebbe usare semplicemente le parole. Parole semplici. Parole normali che non devono essere fighe e sconosciute, per essere apprezzate. Come una macchina. La Panda è figa e funziona stupendamente. Certo, la Ferrari pure, ma la spesa di una settimana che fai al sabato pomeriggio all’Esselunga, nella Ferrari, non c’entra molto bene, capisci? E se non capisci, allora sei un coglione e non sei degno di capire. Full stop.

Non c’è bisogno di bei paroloni per essere apprezzati e stimati. Se hai capito così, dalla vita, allora non hai capito un cazzo. Non c’è bisogno di fare sfoggio della propria saccenteria (sì, saccenteria) per essere amati. Se hai capito così, allora non hai capito un cazzo. Non c’è bisogno di avere qualcuno che penda dalle tue labbra per sapere di essere necessari a quel qualcuno. Se hai capito così, allora non hai capito un cazzo. Ma quanti cazzi non hai capito nella tua, di vita?

E quando/se lo capirai, allora sarà, forse, troppo tardi. Non ti auguro nemmeno di capirlo e sai come mai? Perché, davvero, non me ne fotte un cazzo di quello che tu capisca oppure no, non è affar mio e sai perché? Perché alla gente che si riempie la bocca di bei paroloni ma poi, alla fine, ha un cuore vuoto, il mio cuore non ha nulla da dare e la mia bocca pure di meno.

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