La saggezza delle cozze

Chardonnay. Io nell’impepata di cozze, ci metto lo Chardonnay. Non è certo per fare la figa, neh? E’ perché poi, il vino che compro per fare l’impepata, me lo voglio bere; prima, durante e dopo. Così, meglio che sia uno Chardonnay, no? E non un Tavernello che, con tutto il rispetto, ho visto che in Irlanda lo vendono pure nelle bottiglie di vino come se fosse champagne ma… cà nisciùn ‘e fess. 🙂 Primo passo per fare l’impepata di cozze VERA come piace a me e come dovrebbe essere secondo me: aprire la bottiglia di vino. Versarne mezzo (e reitero, mezzo) bicchiere. Bere e sorridere pensando che la vita è, comunque e nonostante tutti gli stronzi che te la cercano di impuzzolentire con le loro merdate, BELLA, BELLA E, nel caso non si fosse capito: BELLA. E ne ho un bel po’, credimi, di stronzi che mi galleggiano intorno, ultimamente… Sorrido, nonostante tutto, sorrido. ‘Fanculo loro e i loro goffi tentativi di ledermi. Tanto non ci riusciranno. Non sono arrivata a 50 anni, con tutte le cose che mi sono passate attraverso, con una semi-infermità mentale mica per niente, no? 🙂 Bon, torno al mio bicchiere di Chardonnay. Un altro sorso e prendo le cozze dal frigo. Marò… è sempre più stancante fare la spesa. Vorrei proprio avere qualcuno che mi aiutasse, a volte. Qualcuno che mi desse una mano a caricare, scaricare, portare su, portare giù… e non solo i pesi materiali ma, magari, anche quelli dell’anima e vabbè, la vita è ‘na merda… N’altra sorsata e metto le cozze sul piano della cucina. Sì, io l’impepata la faccio come me l’ha insegnata mamma. Bella padella grande e spaziosa che le valve devono avere il posto per allargarsi. Conoscevo qualcuno che le metteva in una pentola per la pasta. Mah… 😦 io no. E non ci metto sotto le friselle e il sughetto di pomodoro quando sono cotte. Io riscaldo il pane da parte che poi lo inzuppo perbene, tra una cozza e l’altra, nell’acqua delle cozze che è di una goduria a dir poco orgasmica, se mi si permette il termine. Per me, l’impepata di cozze è aglio, olio, cozze, vino, pepe (taaanto pepe) e prezzemolo. Lo so che le cozze di porta Capuana che fa quel tizio sono buone davvero, col peperoncino e il sugo e tutto il resto… ma sono pure piene d’olio, che schifo… no, dai. Che in tutta questa cosa, sai, c’è saggezza. Io ho quest’abitudine, ormai, da anni. Ho messo su Bill Evans. C’è quel pezzo che Cesare mi mandò prima di morire: “Peace piece”. Quanto è bello. Lo adoro. E adoravo Cesare. Ogni venerdì, se posso, mi faccio una bella impepata di cozze e vongole. Lo faccio da quando ho scoperto di essere anemica all’ennesima potenza, tra le tante cose, decine di anni fa. A Marco ha dato sempre fastidio che io cucinassi il pesce. Lo detestava lui e, dunque, lo dovevo detestare io. Forse fu in una di quelle serate, in cui si litigava per queste stronzate, che gli dissi che prima o poi me ne sarei andata e lui non se ne sarebbe nemmeno accorto perché era troppo concentrato a guardare dall’altra parte. Osservo il bicchiere di vino che ho in mano. Faccio dondolare il calice avanti e indietro ammirando il colore dorato del vino e le bollicine che lo circondano. Sospiro e penso che a volte le cose sono così chiare che molti di noi si voltano da un’altra parte per non vederle e affrontarle. Sì, dev’essere successo in una di quelle serate. Molte persone, nella mia vita, non se ne sono accorte quando me ne sono andata. Ho solo smesso di lottare per loro, per me, per noi. Loro hanno pensato che mi fossi finalmente quietata e calmata e avessi accettato la situazione, le cose, il loro comportamento. Invece, me n’ero andata. C’è gente che resta accanto a te per tutta la vita, fisicamente, ma se ne è già andata da anni, lo sai? Sì che lo sai. Di solito, dopo poco, io me ne vado anche con il corpo, oltre che con il cuore e l’anima. Lo faccio perché nelle cozze e nelle vongole c’è ferro. Quel ferro che mi manca. Noi donne forti che manchiamo di ferro… Mah, c’avremo il cemento dentro, al posto del ferro, per essere così forti. 🙂 Lavo le cozze e penso che non è bello dire “sei brutta come una cozza”. La cozza sarà anche nera e incrostata di quei cosini strani bianchi, ma è bella e buona, per me. E dentro, poi, c’è quel richiamo visivo alla “fisicità femminile” che tutto può essere meno che brutto, penso. La cozza è erotica, la cozza è semplice, la cozza è buona, la cozza è saggia, dicevo. Ogni impepata di cozze, che tale si debba chiamare, esige il prezzemolo e il limone. Grossi e bei pezzi di limone. Ora, tutti sappiamo (no?) che la vitamina C è necessaria per assimilare il ferro; altrimenti ti puoi mangiare tutte le cozze e tutte le vongole del mondo che, al massimo, ti viene un po’ di movimento peristalsico. Beh, io ora mi dico: chi lo sapeva che senza il limone non serve? Eh? E pure il prezzemolo, sai, ha una marea di vitamina C. Ecco, io penso che chi l’ha inventato questo piatto non lo sapeva, ma è andato d’intuito, di cuore e d’anima. Bisogna andare sempre di cuore e d’anima. Se ti lasci influenzare da tutto il fottutissimo resto, non avrai mai un momento d’amore nella vita. Mai. Un piatto così semplice e così “vitale” e lui, lo sapeva, secondo te, che senza il limone e senza il prezzemolo non c’era senso? Non lo so. Ma è andato di cuore e anima e ha tirato fuori un atto d’amore per il nostro corpo. Nulla di più, nulla di meno. In qualche ricetta online vedi scritto: “limone: facoltativo”. Oppure, in un video del Gambero rosso uno dice: “se ti piace”. Ma se ti piace, cosa?!?! Non può non piacerti, perché il limone va con la cozza come… come… come… azz… famm pensà… ah! ecco: il limone va con la cozza come il caffè con il tiramisu. Che uno può fare tutte le variazioni che vuole ma, alla fine, quello è il modo migliore e più giusto per farla quella cosa, e basta. Che pirla. Vedi che internet è misleading? Vedi che non bisogna stare a seguire tutto così pedissequamente? Vabbè… che te lo dico a fare? Le cozze sono sagge. Le cozze sanno cosa è meglio per loro. Le cozze si fanno sbarbare da me, mentre le sciacquo sotto l’acqua corrente. Eric Satie suona, nel frattempo, “Je te veux”. Satie lo devi conoscere. Inizia con le Gymnopedie e poi vai con il resto. Te lo consiglio, di cuore, davvero. E’ qualcosa di bellissimo da ascoltare quando vuoi stare con te stessa e capire tante cose. Cozze e Satie… 🙂 Beh, sono sicura che pure lui le mangiava con il limone, và… Le guardo, le cozze. Quelle cozze che, poi, si fanno mescolare un pochino, guardare se ce n’è qualcuna che è rotta o puzza di strano e poi, scolare. Nel frattempo l’olio ha soffritto l’aglio e, velocemente, ce le fiondo dentro. Lo sfrigolìo dell’acqua viene accompagnato da un’altra sorsata di Chardonnay. Sì, sì, lo so… ne butto pure un bel bicchiere dentro la padella. Poi copro con un coperchio e guardo. Ogni sacrosanta volta, mi fermo a guardare il vapore che si forma velocemente sul vetro del coperchio. Vita, il vapore è vita. Le cozze che esalano l’ultimo alito di vita. Marò… a pensarla così divento vegetariana come mia figlia… 😦 Pochi minuti, ci vogliono. Nel frattempo ho pure messo il pane a riscaldare nel forno. E penso che tutto è pronto… per me. Il limone è già tagliato sul tavolo e penso che da sola va bene. Venerdì non sono riuscita a farmele. Sabato nemmeno perché son tornata tardi dal dentista. Oggi, domenica, Laura è andata a Piacenza con Marco. Avevo così tanto bisogno di stare da sola. L’amo, certo, ma certe volte si ha bisogno di stare da soli o, magari, con qualcuno che vorresti avere vicino proprio in quel momento, nonostante l’amore che nutri per tua figlia. Chi vorrei avere accanto… vabbè, lasciamo perdere… mi accontento delle cozze e dello Chardonnay, che ce vuò fà? 🙂 Poi è tempo di mangiare. Bill Evans suona “Some other time”. Già, proprio… some other time, maybe. Continuo a dire così, ogni giorno. Morirò dicendolo e con nessun risultato. La costante sicura, ad ogni modo, sono le cozze; e il fatto che io non le mangio succhiandole o prendendole con le mani o con la forchetta. Anche là, ho un mio metodo. Le mangio usando una cozza vuota come “pinza”. E’ una gran bella soddisfazione, credimi, mangiarle così. E ho pure scoperto di non essere l’unica al mondo a farlo. Guarda questa foto:

Folle io a pensarlo… 😦 Pensiamo di essere unici in tante cose, per tante persone, sai, ma poi, alla fine, pure le cozze ti fanno capire che tanto unica non sei, che a praticamente nessuno non gliene fotte una emerita minchia di te, se non a te stessa, e che, alla fine, caghiamo davvero tutti seduti, allo stesso modo, e siamo, dunque, tutti uguali. Non importa quanto figo o figa o migliore degli altri tu pensi di essere. Siamo tutti uguali. Regine e pezzenti, attori e mendicanti. Chi caga in piedi è solo perché se la fa sotto e non per scelta o per fighezza. Sì, direi che le cozze sono proprio sagge. Sagge perché, nella loro utilità richiedono ciò che l’utilità la rende utile davvero. Richiedono un complemento senza il quale loro non sarebbero utili. Io? Io me le mangio, la domenica pomeriggio, da sola, bevendo Chardonnay e aspettando l’ora giusta per uscire a farmi una passeggiata verso il destino, in questa grigia domenica d’autunno/quasi inverno perché ad andarsene, il mio cuore e la mia anima, se ne sono già praticamente andati, anche se sembra che sto ancora qua a qualcuno che si è voltato dall’altra parte. Non so quanto ci vorrà per il corpo… ma sospetto che non ci voglia molto. Perché? Perché oramai non mi chiedo neanche più nemmeno “perchè?”.

Un pensiero riguardo “La saggezza delle cozze

  1. anch’io stasera mi sono fatto una bella camminata non credo verso il destino ma solo nei miei pensieri. Rosa pioveva piano piano e a fatica la percepivo sull’ombrello ma bagnava tutto.
    Non importava a lei come al passare svelte delle macchine chi fossi io, quello che pensavo e quello che potevo immaginare di lì a poco.
    Ero io, Andrea, con il suo andare svelto, mai camminato lento, con il passo sicuro ma chi importa. Tutti rintanati in casa a nessuno ho detto ciao, solo nel rientro le luci natalizie colorate accese. Luci fai date nulla di speciale, sempre le solite anno dopo anno. balconi corrimani e alberelli. Bello sapere di essere nessuno, la massima libertà.

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