Ornella Vanoni insegna…

Un sabato pomeriggio, quando ero ragazzina, prima di Natale, andai a Sanremo. Non mi ricordo se ci andai in bicicletta oppure no. Non c’era ancora la bellissima pista ciclabile che c’è ora e che Laura percorre avanti e indietro ogni giorno, più felice di un pisello in un baccello, tutta l’estate, quando sta ad Arma. Mi viene in mente questo ricordo mentre sto arrancando in mezzo alla nebbia fittissima a 50 all’ora con Meggy su per il passo del Turchino. Ho scommesso col destino ingrato. Pochi metri prima dell’entrata in autostrada sul cruscotto è apparsa la scritta: “Service: controllare alimentazione” e la lucina rossa ha iniziato a lampeggiare come una pazza. Dovevo decidere. Imboccare l’autostrada la domenica pomeriggio prima di Capodanno col rischio di trovarmi col culo per terra e Laura spaventata o tornare indietro ad Arma, perdere l’appuntamento in ospedale a Milano per la visita che ho il giorno dopo e tutto il lavoro da fare in ufficio? Ho guardato Laura. Lei ha guardato me. Ho detto ‘na ventina di parolacce, ho chiamato Fabrizio, l’ex proprietario, per avere conforto (e non ne ho avuto), ho cercato su internet qualche informazione (e non ne ho avute) e poi me ne sono fottuta. Ho fatto il segno della croce e ho imboccato l’autostrada. Fino a Genova c’è stato il sole. Ah, i misteri meteorologici! E ora? Buio e nebbia che non si vede un cazzo nemmeno a chiederlo a Siffredi in videocall dandogli tre pacchetti di Amica Chips aggratis. Non ho paura. E’ che avevo pensato di arrivare per le 18 a casa. Di questo passo, arriverò alle 20. E mi ruga che i miei piani vengano sminchiati dal nebbioso destino di questo inverno primaverile. Sospiro, rallento davanti a un camion che mi appare davanti all’improvviso, mi passo la mano tra i capelli e mi accarezzo la guancia. Sento il mio profumo tra le mani; Chanel N.5, fosse mai che ti viene in mente di regalarmelo o di regalarmi qualche crema o talco particolare, neh? 🙂 Quando Laura era piccola, dopo la doccia che facevamo assieme, mi mettevo qualche goccia di Chanel e poi mi rotolavo comicamente sul lettone facendo la buffona davanti a lei recitando: “Ah, oui, j’adore chanèl numerò senc”. Lei rideva come una matta e io avevo risolto il problema della doccia che lei non si voleva mai fare; peggio dei maschi. Dunque, dov’ero? Ah sì… Che sento il mio profumo sulla mano destra e che ero andata a Sanremo, ma non mi ricordo come. Beh, all’epoca la facevo in bicicletta sull’Aurelia, con tutti i rischi che ne derivavano. Ma sono ancora qua… Andai a Sanremo per comprare un regalo di Natale, non mi ricordo per chi. Forse per Stefania, la mia amica del cuore. Ad ogni modo, entrai nella profumeria più costosa di Sanremo e davanti a me vidi Ornella Vanoni che veniva servita da ben due commesse. Era altissima e quella foresta di capelli che si ritrovava era davvero enorme come sembrava in tv. Le commesse le danno due profumi e lei che fa? Non li spruzza sul cartoncino per capire di che sanno, non li spruzza nell’incavo del polso per sentire la reazione della sua pelle. No. Lei se ne spruzza uno a destra, in testa, proprio sui capelli, e con la mano, dopo qualche secondo, si tampona il cespuglio di ricci rossi e poi se la annusa. “Così si fa”, sento che dice alla commessa. Poi annuisce e indica una scatola azzurra che, nel tempo, ho scoperto essere Boucheron (che pure mi piace molto, sappilo…). 🙂 Mitica. Sai che non sono rimasta là? Sai che sgaiattolai via leggera (all’epoca ero magra) 🙂 e mi andai a sedere sul porto per “assaporare” quel momento? Cretina, vero? Non lo so. So solo che, da allora, ogni volta che mi metto il profumo, qualche goccia va nei capelli, con la mano destra che poi continuerà a profumare fino a lavaggio approfondito e che, perciò, traccerà il mio passaggio nel mondo con sparse aulenze di Chanel n. 5, come le mollichine di pane di Hansel e Gretel. 🙂 Bell’immagine… mi piace. E poi penso che, fosse mai che ora faccio un incidente e schianto contro un altro camion che non vedo, almeno avrò mano destra e testa profumate, vuoi mettere? Marò… non ci pensiamo nemmeno, per favore. Che non è tempo di morire. Papà ieri, s’è raccomandato con me. “Statt accuòrt Rosè. Faje chell ch’j à fa ma statt semp accuòrt.” Mi ha preso la testa tra le mani e poi m’ha baciata in fronte. Io ho sorriso e gli ho fatto ‘na carezza leggera sulla guancia morbida. Bel Natale è stato, ma triste. Bello perché tranquillo. Triste perché è morto il suocero di mia sorella al quale lei teneva tantissimo. Persona di una forza incredibile, era. Un brutto male se l’è portato via in 56 giorni. Ho stretto forte forte Concetta e le ho fatto una carezza sui capelli tinti, come i miei, quando ci siamo viste. Mamma dice che lei ha più capelli bianchi di me. Vabbè, succede. Io ho più chili di lei. 🙂 Mamma mi ha tenuto da parte delle pagine di giornale che parlavano di menopausa. “Rosè, t’aggio tenuto chest… leggila ‘ca magari pièrd ‘nu poc ‘e chili, no?” Delicatezza in persona, mammà… 😦 Ho sorrisso, le ho accarezzato la guancia dicendole gentilmente: “sì, mò me lo leggo”. Scrollo la testa, accendo i fari antinebbia e li tengo fissi che ora non se ne può proprio più fare a meno. Mi sfilo la sciarpa perché fa caldo e risento di nuovo il mio profumo. Ah, vita di merda. E’ tutto un sacrificio, tutto un combattere, tutto un cercare di farcela, tutto un provare a non mandare tutti affanculo, tutto un correre verso qualcosa che non si sa che è. Almeno, che sia profumato, no? I ricordi continuano ad andare. Qualche Natale fa, passavo per questa strada con Marco che guidava. Mi viene in mente lui perché, quando la depressione lo prendeva di brutto, non si voleva mai lavare. E dovevo buttarlo nella doccia di forza, per tirarlo fuori dal baratro. Io, invece, sono una maniaca di docce e bidet. Sarà una depressione al contrario, chennesò. 😦 L’ultima volta che ho fatto il Turchino con Marco è stato due Natali fa. Cielo azzurro e stupendo. Noi due stavamo zitti. Dopo che ci siamo separati abbiamo smesso di litigare. Anche da separati, non ho mai voluto che facesse Natale da solo. Poi, invece, è stato lui a non volerlo più fare. E’ cresciuto, gli dico. Lui mi guarda e mi dice: “Avevi ragione tu”. Beh… 🙂 a qualcosa sarà servito. Ora è tranquillo. Lo so. Sì, a qualcosa è servito. Non ho mai guidato, a parte qualche volta, quando viaggiavamo assieme. Neve, nebbia, pioggia, sole c’era lui che guidava e io che lo criticavo ad ogni metro che faceva… giustamente, però… 🙂 Mai ‘na volta che avesse azzeccato ‘na strada. Mai ‘na volta che non ci fossimo persi perché non mi aveva ascoltato. Che rabbia… Marò, quando penso a quei momenti mi chiedo come ho fatto a sopportare. Come ho fatto a voler andare avanti per così tanti anni. Un Suv mi fa i fari per sorpassarmi e mi riporta ad ora, qua. Mi sposto. E penso… schianta, và… Vanno così veloci pure con la nebbia che non ci posso credere. Sospiro. Laura si è assopita. E’ una strana sensazione. Fare Natale senza tuo marito. Separata oppure no, resta sempre mio marito. L’unico che ho avuto, finora. Le cose cambiano in una maniera incredibile. Un giorno dici “ti amo” il giorno dopo dici “addio”. E nel mezzo c’è la vita. Se mi manca? No. Sto ritrovando me stessa, piano piano. Mai stata più serena e desiderosa di crescere e migliorare. Non mi posso far mancare lui perché non c’era niente di veramente “nostro” in quelle giornate sofferte che abbiamo condiviso. Le giornate belle sono state poche; così poche che non le ricordo più o forse non le ricordo più perché uno non se le deve ricordare quelle belle perché se le merita, no? Non so… Non mi manca perché non c’era nulla di condiviso che ci portasse verso un obiettivo comune. Ci siam trovati, ci siam vissuti, ci siamo fatti una figlia, ci siamo fatti qualche Natale assieme e poi via, verso nuove avventure, come Buzz Lightyear… Freno di botto perché la macchina perde colpi. Marò… che odissea. 😦 Ce la faranno i nostri eroi? Scoprirò solo due giorni dopo che tutte e 4 le candelette si sono bruciate e che il livellatore della pompa dell’alimentazione aveva deciso di smontarsi. Costo? 250€… peccato che dieci giorni fa ho fatto il tagliando pagando 350€… 😦 Ah Dio, mièttece ‘na mano tu… e non sempre al mio portafogli, porca puttana… 😦 Arrivo al bivio per Milano e quasi me lo perdo, tanta la nebbia che c’è. Ho dietro una carovana di auto che vanno lente come delle lumache e tutte a destra come me. Sono la capofila. Bella figata… 😦 Tutti più furbi di me. Se facciamo il botto, sono io la prima a partire… Marò… 😦 Sento Laura che sospira, mi prende la mano destra e me la stringe dolcemente: “Mamma, fossi stata con papà sarei morta di paura già da un po’, ma con te mi sento sicura, lo sai? Anche se c’è questo nebbione che sembra che siamo in un film dell’orrore.” Sorrido, ringrazio, le accarezzo la guancia che, immagino, ora profumerà pure lei di Chanel n. 5 e penso che è merito di Ornella Vanoni se sto improfumando da quasi 40 anni il mondo e la gente senza nemmeno rendermene conto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...