Kintsugi di vite, anime e cuori

“Rosè, tu ‘e pigliàt ‘e me…” dice mamma. 😦 La cosa non mi consola, a dire il vero, perché lei trova le cose in giro per strada mentre va a fare la spesa o porta il cane a fare pipì e le raccoglie perché pensa che possano ancora essere utili. Raccatta, insomma. Io pure, forse, ma non per caso. Io vado in giro a cercare quello che non so se voglio e so già dove vorrei che andasse, in casa o nella mia vita. Cerco quella cosa che sto cercando o incappo in quella cosa nella quale incappo e non sapevo che la stavo cercando fino a quando non ci incappo dentro. Mi sono spiegata? No, lo so, ma chissenefrega. T’è mai successo di “sentire” che sei in cerca di qualcosa di particolare che non ha un nome ma “sai” però di volere anche se sai che è qualcosa che non sai cosa è? Chi mi ha capito è un genio. 🙂 In breve, nella vita non smetterò mai di cercare; cose, persone, anime e sentimenti anche se non li conosco ancora. Vedo delle cose in giro, camminando, me le immagino in casa e poi, quando veramente le porto via con me e le metto là dove me le immaginavo, sembra che siano sempre state là. Come quando cercavo la scrivania dei primi del ‘900 o la macchina da cucire a pedali, insomma. Oppure quando ero a Kilkenny in quel negozio di cose vecchie con Elsa che mi chiese se ero sicura che quello che avevo preso ci sarebbe stato bene là dove pensavo di metterlo. Ci stettero da Dio, la sveglia da tavolo rotta e il boccale da whisky degli anni ’30 sulla mia scrivania. Basta avere un po’ di fantasia, sognare, immaginare… Penso, però, di averlo dentro da sempre lo spirito di raccattatrice di anime e cose perse. Certo, raccattatrice di classe, direi, ma raccatto sempre, come mamma. Mi piaceva di più quando mi diceva che assomigliavo a nonna Rosa, che teneva nello sgabuzzino accanto al camino tutti i pezzi di spago che avvolgevano i pacchi che riceveva dai parenti che abitavano in Germania. Mi sembrava più romantica come cosa. E vabbè… Ora, mi ritrovo con Laura al mercatino di Piazza Amati, dietro casa. Adoro i mercatini delle cose usate. Adoro i mercatini dell’antiquariato. Ci starei per giorni interi. Adoro immaginare la storia di quella forchetta spaiata o di quel macinino arrugginito. Mercatini che sono mondi a parte. Questo, però, lo raccomando a tutti. Ci si trova di tutto e ha delle cose stupende che, col passare del tempo, diminuiscono di costo e, così, te le puoi permettere sicuramente. Tre o quattro mesi fa c’ero andata solo per fare un giro e me ne tornai a casa con una specchiera da comò senza il suo comò che non c’era più. Costava 75 euro all’inizio e poi la diedero via a 15 euro che nessuno la voleva. “Mamma, tu raccatti sempre le cose abbandonate che nessuno vuole e le tratti come se fossero oro e diamanti e poi fanno una porca figura quando le metti dove pensi di metterle, incredibile!”. Sì, devo dire che quella specchiera scassata mi fece pena. Io dò l’anima alle cose e ci parlo. Me ne innamorai. Fino ad allora non avevo mai pensato di volere una specchiera da comò senza il suo comò, ma lei mi colpì e la volli. Così mi ritrovai con una specchiera che non ci azzeccava ‘na mazza con il comò nero dell’Ikea che ho in camera, alto più di un metro e mezzo e che ora la sostiene. Non riesco nemmeno a vedermi la punta dei capelli… 😦 “Mamma, ma sei sicura di aver fatto la scelta giusta? Ora che te ne fai di una specchiera di noce stile impero che non ci azzecca niente con la cassettiera dell’Ikea?”. Ogni momento aspetta il suo momento, Lala. Non te lo dimenticare mai. Ogni momento pazientemente aspetta il suo momento. E certo che, per una come me che non sa aspettare perché le prude sempre il culo che deve fare/avere tutto ora bene e subito, non è una figata, ma mi ci sto abituando e la cosa mi piace sempre di più perché mi sono resa conto che, aspettando, spesso, riesco ad avere quanto di più bello io possa meritarmi o immaginare. Vuoi mettere? Così, nel primo pomeriggio del freddo e gelido 2 gennaio 2016, vado a curiosare sul sito del mercatino e ti trovo un comodino stile liberty e con il marmo rossiccio proprio come ci starebbe bene nella mia camera da letto. “Lalaaaaaa!!! Daiii…. andiamo al mercatino prima di andare a teatro!! Lalaaaaaaaaa!!!” 🙂 Mi sopporta, lo vedo… Non vorrebbe uscire nemmeno per andare a teatro, figurati al mercatino. Ma vedo pure che sa. Sa che se non ci fossi io a farle vivere questi momenti, non li potrebbe mai vivere. Avere una madre sempre supereccitata per tutto (nel bene e nel male) non è cosa da molti. Le cose belle, per me sono bellissime, e così le faccio vivere anche a lei. Le cose brutte le vedo bruttissime da sola per poco e poi le faccio vedere a lei come “sopportabili”. E’ così che bisogna fare. Spaventati tu, ma non spaventare gli altri. Sii contenta tu e fai felici gli altri. Ricordatelo, Lala. Non so se mi spiego, ecco. E allora, partiamo all’avventura per il mercatino. E là succede che prendo un comodino che non è quello liberty perché il liberty aveva anche un fratello e un comò bellissimi che non mi sono sentita di staccare da lui rendendolo orfano. Quello che ho preso è un comodino solo soletto degli anni ’50 che stava dietro a tutti i mobili più carini e del quale io e Laura ci siamo innamorate a prima vista (e ho risparmiato pure 120€, vuoi mettere…). E poi… facendo un giro tra i mobili grossi, abbiamo trovato il comò da mettere con la specchiera. Primo ‘900, fighissimo, che te lo dico a fare? In realtà, l’avevamo visto già qualche mese fa, ma costava più di 200 euro e mai li avrei pagati, per unirlo a una specchiera che avevo pagato solo 15 euro. Oggi me l’hanno consegnato e l’ho pagato 100€ che tra un po’ me lo buttavano dietro. A Marco darò la mia vecchia cassettiera che lascia il posto a questa “nuova” e, mentre la pulisco, otturo i buchi dei tarli con lo stucco, lucido con la cera d’api e uniformo il colore con l’olio di mogano… penso.

Penso al Kintsugi e a Djamel che stamattina, dopo quasi 25 anni, ho risentito. Penso che sia una cosa stupenda. Non l’aver risentito la voce di Djamel, ma il Kintsugi. Penso che sia stupendo recuperare le cose vecchie e rotte aggiustandole con oro e argento per rendere più visibili le loro ferite ma, allo stesso tempo, impreziosirle proprio perché si usa qualcosa di caro e raro per evidenziarle. Passo l’ovatta sulla maniglia del primo cassetto e sento che mi sta continuando a mandare messaggi. Facebook davvero è incredibile. Succede… Succede che vecchi fidanzati che ti hanno spezzato il cuore e fatto quasi morire di dolore e compagni di scuola un po’ fuori di testa ti ritrovano e ti fanno ridere e ti fanno stare bene. Ricordi… Emozioni… Mi chiede scusa… Chiede perdono per avermi fatto del male e dice che lui era il diavolo e io un angelo. Faccio la figa scrivendo una frase da donna vissuta e benevola quando sono alla pulizia interna dei cassetti del comò. Spruzzo 6 gocce di lavanda e malaleuca in ogni cassetto. La lavanda profuma, la malaleuca disinfetta, non si sa mai. Insiste. Dice che sa che ho sofferto e che se la doveva togliere da dentro prima di ricominciare a parlare con me. Vorrei continuare a fare la figa, ma non ce la faccio. Gli scrivo che, allora, anche io mi tolgo una cosa da dentro così siamo pari, per par condicio, if you know what I mean… E gli scrivo che ebbi un aborto spontaneo, proprio quando lui mi cornificava a più non posso con tutte le infermiere dell’ospedale dove lavorava e che non glielo dissi perché non ne valeva la pena e perché tanto lui non riusciva nemmeno a trovare la via di casa, la sera. Scrivo pure che, probabilmente, erano due gemelli perché vidi due embrioni separati galleggiare nella vasca da bagno della casa di Shepherd’s Bush Road, dove abitavamo. Bon.. mò dovrebbe smettere di mandare messaggi per qualche minuto. Prendo lo stucco e inizio a riempire i buchi dei tarli. Già, i tarli sono dei gran bastardi. Per eliminarli ci vuole la mano di Dio. Ma, di solito, i mobili che prendo hanno solo i buchi, che i tarli sò già schiantati. Mi sento come se ne avessi schiacciato uno di tre quintali con le mie sole parole appena scritte. Proprio vero. Ogni momento, pazientemente aspetta il suo momento, porca puttana e le parole fanno male, a volte. Bisogna saperle usare. Bisogna saper aspettare, pure per le parole. Uso la spatolina delle unghie per mettere lo stucco nei buchi. Sono puntigliosa per queste cose. Non ce ne sono molti. Finisco in fretta. Sbigottimento, dolore, tristezza… le mette tutte assieme. Mi fa quasi pena. Capisce, però. Capisce e si fa schifo. Dice che m’ha cercata, poi… ma che… Dice che dovrebbe dormire, ora, perché ha fatto il turno di notte… ma non ci riesce, scrive… Non ci può credere che sia proprio io. E’ così felice di avermi ritrovato. Vorrebbe tanto cancellare il passato, ma sa che non può. Laura mi aiuta con la cera d’api e l’olio di mogano. Le do lo straccio di flanella e  le faccio vedere come cancellare le ferite del legno. Le ferite del legno scompaiono miracolosamente, con cera e olio, se li usi bene. Fosse così anche per quelle del cuore e dell’anima. Facciamo tanto i fighi ma, poi, rimangono le cicatrici che fanno paura a vederle. Su questo comò ce n’erano un po’ perché ci avevano messo sopra un altro comò più pesante. Laura si meraviglia del risultato. Sorride. Le sto insegnando a fare quello che faccio io: recuperare cose e anime. Glielo dico la sera, mentre ammiriamo il lavoro fatto. La camera è stupenda. “Lala, ricordati che bisogna sempre cercare di recuperare le cose, mai buttarle via. Se esistono, una ragione ci sarà. Recuperare è fondamentale. Sempre”. “Beh, mamma, non si dovrebbe arrivare al punto di recuperare, secondo me; si dovrebbe tutelare sempre ciò che si ha in modo da non dover recuperare, dopo, non credi? Voglio dire, la gente, prima o poi, si rammaricherà di aver usato tutto il petrolio o l’acqua o altre cose simili. Ci rendiamo conto di quanto è prezioso quello che dovremmo recuperare solo quando non c’è più o non funziona più come una volta, non credi?”. Resta di stucco, è un barbatrucco. 😦 Non so se ridere o piangere. Quest’essere che è uscito da me dice cose stupende. “Beh, non lo applicherei solo alle cose. Lo penserei anche per le persone, i sentimenti, le relazioni, non credi Lala?” Sorride, furfante complice della mia vita. “Sì, hai proprio ragione anche se io non sono brava come te a recuperare.” Oddio… Lalina del mio cuore. Tu non hai nulla da recuperare. E io non sono questa grande recuperatrice, sai? Vado d’istinto, senza sapere dove cazzo sto andando. Tu no. Tu non hai bisogno ancora di recuperare. Il tempo e la vita non te l’hanno ancora dato questo dolore. Tu stai tutelando bene tutto ciò che il mondo ti ha dato. Continua così. E, quando succederà, forse, ti avrò insegnato a fare Kintsugi usando l’oro e l’argento anche per i cuori e le anime spezzate. E allora, ma solo allora, sarò sicura di aver fatto un buon lavoro perché, ricordatelo Lala, anche se proviamo a tutelare nella maniera migliore i cuori e le anime che ci vengono incontro, quasi mai ci riusciamo, quasi mai… anzi, diciamo che non ci riusciamo mai anche se cerchiamo di fare del nostro meglio. E perciò? Perciò bisogna cercare di imparare pure a perdonarsi e… se ci si riesce, a perdonare che, ora come ora, io confondo con il “fottermene”. Imparerò, forse. Imparerò, forse. Mah… vedremo. Nel frattempo…

 

 

 

 

 

Un pensiero riguardo “Kintsugi di vite, anime e cuori

  1. E’ sempre piacevole leggerti Rosa.
    Cercare, osservare, …studiare il visto prima di raccogliere.
    Te sei mai stata raccolta?
    Io si e poi abbandonato, raccolto di nuovo da altre mani e apprezzato.
    Buon anno e Epifania

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