Maschere e chiacchiere

Mamma dice sempre “chiacchiere e tabacchere ‘e lignamme ‘o banco ‘e napule nun ‘e ‘mpegna”. Adoro questo detto. E’ pragmatico come me e mia madre. Se poi pensi che, per una come me, le chiacchiere sono vitali perché ho la parlantina che ipnotizza e che mi serve per avere quello che voglio, beh, è ancora più importante. Marco diceva sempre: “Rosa, con la tua blabbera me la metti sempre in quel posto”. Le parole sono importanti, certo. Sono in bilico, a volte, tra l’importanza delle parole e quella dei fatti. Ultimamente, mi sono resa conto che sono solo ed unicamente i fatti che fanno le persone. ‘Fanculo il resto. Una che attraversa il mondo e spende tutti i suoi soldi solo per vedere il tuo viso, fa i fatti. Uno che ti manda un messaggio nel mezzo della notte dicendoti: “mi manchi da impazzire, non ti svegliare… volevo solo dirti questo”, fa i fatti. Lala, ricordati una cosa, in questa porca vita: “le azioni valgono mille volte di più delle parole” e prima la fai legge di tua vita, prima riuscirai ad evitare certe facciate contro i pali da farti rimanere svenuta per due o tre vite. Questa è la cosa più importante. Chiacchiere e tabacchiere di legno il Banco dei pegni di Napoli non li impegna, perché non valgono un cazzo. Già… Già… E sai la cosa più bella? Pure se uno venisse qua, ora, a fare i fatti e a cercare di impegnare tabacchiere di oro e diamanti, non avrebbe più nessuna chance con me. Non più. Direi che il Banco dei pegni di Benevento è peggio di quello di Napoli, per quanto mi concerne. Già… Una volta che mi hai portato solo chiacchiere e tabacchiere di legno, per me sei morto. Marò… E quando la finiamo con ‘sta pesantezza d’anima? Sto guidando verso Lodi. Devo prendere la Milano-Napoli per andare da Diego e vedo dei bambini travestiti che stanno andando in centro con i genitori. E’ quando vedo la scritta Napoli che mi viene in mente il detto di mamma. Penso che da ragazzina mi piaceva il carnevale. Mi piaceva il fatto che per un giorno potevo diventare chi volevo io. Non ricordo quale costume io abbia indossato negli anni precedenti alla prima media, ma mi ricordo quello della prima media perché fu l’ultimo. Mi vestii da Rosaura. Forse, e molto più probabilmente (conoscendo mamma), mi sono sempre travestita da Rosaura. Ricordo che indossai il costume quel giorno e non lo tolsi fino a sera. Servii perfino ai tavoli del ristorante dei miei così agghindata. Sento ancora il raso che mi tocca le gambe e le maniche a metà avambraccio che scivolano con me, mentre mi muovo con Antonella in braccio. Rosaura… Chi è? Ho trovato questo online:

Rosaura: figlia adorata di Pantalone, abita a Venezia in un palazzo bellissimo. La ragazza è molto chiacchierona, abbastanza irascibile, gelosa, vanitosa ed innamorata di Florindo. Il suo amore, però, é contrastato dal padre che vede in Florindo il classico nobile cavaliere senza il becco di un quattrino. Spesso Rosaura, con la complicità di Colombina, invia di nascosto le sue lettere d’amore all’ amato sposo. Indossa un elegante abito blu arricchito da fiocchi e nastri, la maschera e le scarpette sono azzurre, i capelli biondi, sempre bene acconciati e ripresi da nastrini e gioielli; in mano reca spesso un ventaglio di colore rosa.

🙂 Ci sta, per certe cose, ci sta… soprattutto la parte dell’irascibile. Stamattina mi sono svegliata e ho pensato: vediamo un po’ chi devo mandare affanculo oggi e, toh… l’occasione si è presentata senza nemmeno chiederla. Che storie. 🙂 Non c’è bisogno di invocare santi e dei. Le cose succedono, Lala, credimi; le cose succedono perché devono succedere. Freno spasmodicamente e inaspettatamente davanti a un camion che quasi mi investe perchè l’autostrada è scivolosa. Il cuore batte forte dallo spavento. Non riesco a respirare. Deglutisco e quasi mi viene da piangere. A volte, sai, ti senti proprio abbandonato da Dio e dall’universo nelle situazioni più assurde. Ti senti come un bambino abbandonato che viene lasciato a morire in un pantano, da solo. Ti senti come se fossi nudo davanti all’altare in una chiesa tutta gremita di gente impellicciata la notte della messa di Natale. Ti è mai capitato? Spero di no, Lala. Se ti succederà mai, scappa, Lala. Scappa che la situazione non è buona. E’ un segno. Tu ascoltali i segni. Piove. Piove poco, ma piove. La smetteranno, ora, di dire che il Po è diventato un rigagnolo. Domani pioverà di più, ne sono sicura e poi romperanno le palle perché ha piovuto troppo. Non ci si accontenta mai in questa porca vita, vero? Già… Da Diego mangio le chiacchiere. 🙂 Mentre metto in bocca il primo boccone, esprimo un desiderio. Ricordati pure questa cosa, Lala. La prima volta che mangi una cosa in quell’anno (la prima fragola della generosa estate, il primo chicco d’uva del consolante autunno…) esprimi un desiderio. La prima chiacchiera di Carnevale di quest’anno ci sta pure, no? Ho gustato piano piano lo zucchero a velo che si scioglieva tra le mie papille. Mi sono accoccolata sullo sgabello accanto al fuoco e ho sorriso. Gli altri ospiti ridevano e scherzavano. Io mi sono allontanata per rimanere da sola con il mio desiderio. La pasta si è ammorbidita nella mia bocca e poi ho deglutito lentamente mentre guardavo il camino che mi riscaldava il cuore e l’anima con i suoi ciocchi infiammati e bellissimamente ipnotizzanti. Adoro il camino. Lo adoro. Ti consola delle paure del mondo che sta fuori. Quando ero bambina, con la nonna Rosa prendevamo le scorze dei mandarini e le schiacciavamo davanti al fuoco. Sprizzavano scintille profumate in tutta la cucina e la nonna e io ridevamo dalla gioia. Non voglio tornare indietro. Non voglio. Voglio solo stare tranquilla e serena, ora. Non voglio più rotture di palle. Chissà se nonna Rosa ha mai messo la maschera quando era viva. Penserei di no. Lei era figa dentro e di brutto. Tutti mettiamo le maschere. Soprattutto quando non è carnevale. Le maschere della gente che mi circonda non mi piacciono. Però ci devo convivere. La mia, sicuramente, sta sulle palle a molti. Chissenefrega. Basta non farsi male, giusto? E’ questo il problema, Lala. Riuscire a non farsi troppo male quando pensi che una maschera sia Rosaura e, invece, si rivela essere Jack lo squartatore del cuore. Poche volte, nella mia misera vita, mi sono beccata delle facciate da stordirmi. Però, cazzo, quando l’ho fatto, chemminchiadimale… 😦 😦 poche volte… ma porca eva… quando è successo, quasi da farti venire voglia di ritirarti in un eremo lontano da tutto e tutti. Ma non lo fai. Come si evita? Non lo so, Lala, non lo so. So solo che dobbiamo sempre e comunque dare il meglio di noi stessi, anche con la maschera. Perché, anche se attraverso la cartapesta, gli occhi si vedono. Sì, gli occhi si vedono oltre le maschere. Tu guarda bene, Lala. Prenditi tutto il tempo del mondo e guarda bene oltre la maschera. Fallo e vedrai che ne avrai beneficio. Non fare come me che, a volte, sono perfino capace di imblabberare così bene me stessa che metto doppia, tripla, quadrupla maschera sulla faccia mia.. già.. mia e non di chi mi sta davanti. Già… questa è la cosa peggiore che può succedere a chi come me è capace di imblabberare bene e così le facciate contro i pali fanno ancora più male. “Mamma, ora tu dici così, lo so, e il tuo ragionamento quadra alla grande ma… sei sempre così convincente, quando vuoi perorare la tua causa che uno esce sempre fuori convinto di quello che hai detto tu e poi, magari, invece torni indietro dopo un po’ e dici, oh, avevo sbagliato”. Oh… 😦 marò, pure questo è vero. Come la risolvo? Come la risolvo? Come posso togliere tutte le maschere dalla mia faccia e guardarmi bene per capire se sto dicendo una stronzata oppure no? Faccio una SWAT analysis? Faccio un test della verità? Faccio… faccio… faccio che vaffanculovà. Faccio che vado col cuore. Il mio cuore non ha maschera. No. Il mio cuore non ha maschera. Oh… che gran sollievo. Che immenso incommensurabile sollievo. Per un fottutissimo momento, Lala, mi hai fatto venire i vermi a forma di anaconda… 😦 Ero disperata e non sapevo come uscirne. Poi, lui… il mio cuore, mi ha dato una pacca sulla spalla e mi ha detto: “Uè, cretina… ma ci sto io qua, dai… io te la dico la verità, lo sai, no? Anche quella che non ti piace, Rosè… Lo sai, no?” Marò.. cheppaura… 🙂 sì… ora lo so. Il mio cervello mette le maschere, il mio cuore le toglie. Basta lasciarglielo fare. Sì… Basta lasciarglielo fare. Grazie, Dio. Grazie. Sarà un grande anno, quest’anno. Sarà l’anno delle maschere bruciate.

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