Nostra signora delle lacrime degli uomini

Secondo me, Dio si è rotto le palle. Faccio mille pensieri. Uno dietro l’altro, di fretta o con calma. Mi guardo indietro, mi guardo avanti, mi guardo ora. Vedo occhi, mani, bocche. Sento parole, sospiri, carezze e baci che si mantengono in equilibrio, dipendentemente dal ricordo e da chi era con me, sull’orlo della mia vita, a viverli. Un equilibrio della natura. Un equilibrio che non si vede, ma si sente. Un equilibrio che porta con sè emozioni e pezzi di vita. Come un vento del deserto che, di folata in folata, tira su i granelli di sabbia e li ripone in altro luogo, non lontano dal posto dove erano prima… ma dove, sicuramente, non torneranno più. Come un granello di sabbia in balìa del qibli. Sì, così mi sento. Ma non sono più spaventata. No, non più. Ora mi lascio trasportare. E dove arrivo, arrivo. L’ho deciso quasi un mese fa. Dove arrivo, arrivo. Tanto, ‘sti cazzi di piani e progetti che uno si fa, Dio (sempre lui) si diverte a stravolgerteli, allora che senso ha? Stupita, annoiata, felice, arrabbiata, innamorata, serena, indaffarata, preoccupata, distratta, confusa e, di nuovo, felice. Ad ogni modo, mille pensieri rimangono. E l’unico che rimane, tra i mille pensieri, è che, forse, Dio, alla fine, si deve essere davvero rotto le palle. Dopo 23 anni e mezzo che la menavo, da una parte e dall’altra, in una maniera o nell’altra, inconsciamente oppure no, con una storia o con un’altra, si deve essere davvero rotto le palle e deve aver pensato: “Ok, Rosè, lo vuoi? E vabbè, oiccànn!! E mò nun romper chiù eppall, vabbuò?”

E grazie. Altro non posso dire. Grazie. Grazie perché va bene così.

Le lacrime scendono leggere. Le vedo rincorrersi sulle guance stanche. Hai mai pensato che pure le guance si stancano? E poi, tu ci vai a piangere sopra. Proveranno sollievo? Il sale delle lacrime tonifica la pelle? Ce l’ho i fazzoletti di carta in borsa? Da cosa dipende il grado di salinità delle lacrime? Se ora allungo la mano e cerco di asciugartele con le mie dita che poco fa ti hanno accarezzato, che succede? Piangeranno anche le mie mani, di riflesso? Ma che cazzo di pensieri dementi faccio mentre un uomo mi piange davanti? Perché gli uomini piangono davanti a me? Fossi mai la madonna delle lacrime degli uomini? Papà piange… Giuseppe piange… Alberto piange… Elyas piange… Antonello piange… Marco piange… Rino piange… Paolo piange… Alessandro piange… amici, uomini, fratelli e genitori… tutti piangono, con me… e tu piangi. Pure tu piangi. E io? Io raccolgo le lacrime degli uomini che piangono. Ti è mai successo? Che fai? Io, di solito, nulla. Aspetto. E’ il dentro che mi dice cosa devo fare fuori, dipendentemente dalle lacrime e dall’uomo. Oh, sì… ci sono tante lacrime diverse quanti gli uomini che le piangono. Tutti, però, iniziano allo stesso modo. La pupilla si ingrossa. Un breve singhiozzo. Tirano su col naso. Ti guardano come a dire: “Cazzo! Non a me! Non può succedere a me! Oddio, a me no! Non ora, non davanti a Rosa.” Se non ce li hai davanti, senti il singulto che non riescono a frenare. Ti giri e… E’ questione di un attimo. Questo pensiero lo vedi davvero, ma poi scompare. Scompare quando, qualche attimo dopo, mi guardano e si accorgono che sto sorridendo gentilmente senza giudicare mentre resto in attesa che succeda qualsiasi cosa debba succedere e, allora, solo allora, iniziano a piangere; liberi di poterlo fare.

Alcuni dicono: “Non mi è mai successo. E’ assurdo. Non sono uno che piange così facilmente, scusami”. Come se fosse peccato. Come se piangere fosse ‘na cosa di cui scusarsi. Con me, poi… Alcuni si danno dei piccoli colpi in petto, come se dovessero espellere le lacrime a pugni leggeri. O forse si colpiscono il petto perché vogliono fermare le lacrime che pensano possano venire dal cuore? Altri piangono scrollando la testa. E più piangono, più scrollano la testa. Poi ci sono quelli che guardano da qualsiasi altra parte che non sia gli occhi tuoi. Penso abbiano paura che, piangendo loro, possa piangere anche tu. Non so… è un’idea. O forse non ti vogliono guardare perchè quel momento è il momento in cui si è più fragili. Così fragili e impotenti. Sono così fragili, i maschi, sai? Così fragili e così stupidamente stupidi nel cercare di nasconderlo.

Tu gli passi il fazzoletto (a quelli che guardano da un’altra parte). Abbracci quelli che dicono che non gli è mai successo. Tocchi le mani di chi si da i pugni in petto per fargli capire che non c’è bisogno che si faccia più male di quanto ne stia già provando. Sorridi e annuisci, per contro, a chi scrolla la testa. E poi asciughi le lacrime a tutti. Con il dorso della mano o con i polpastrelli leggeri, stando lontana senza toccare se così deve essere. Devono sentire che tu stai portando via le loro lacrime, come faceva mamma quando erano bimbi e si facevano male. Gli uomini, i maschi, piangono quando si fanno male forte. Fisicamente non è male forte. Nel cuore è male forte. Nell’anima è ancora più forte. Tutti, dopo, cercano di capire perché hanno pianto. Alla fine, però, nessuno sa mai dirlo. E, io con loro. Mica c’è bisogno, del resto, di capire perché si piange, no? Tanto… mica tornano indietro le lacrime. No… non tornano mai indietro. E’ una questione di gravità. Bella questa: è una questione di gravità. La capisci? Se sì, bene. Altrimenti… non te la sto a spiegare perché è troppo bella da dover spiegare. Non so perché ma mi è venuto in mente che dovevo scrivere un post sulle salsicce e sul grasso delle salsicce o sulla pelle del grasso delle salsicce, non ricordo bene. E tanto non l’ho fatto. Lo farò n’altra volta. Comunque… sì, che stavo dicendo? Ah, sì… Che l’uomo piange quando si fa male forte. Dentro. E che quando piange di felicità, io non l’ho mai visto. O, meglio…: un uomo che mi piange di felicità non l’avevo mai visto.

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