Parliamo di culi

Sbuffa perché siamo in anticipo, dice lei. Hmmm, ‘na cosa che non sopporto è quando la gente mi dice che sono troppo in anticipo. Si sappia, non siamo mai mai mai troppo e nemmeno in anticipo, per niente. Io arrivo almeno mezz’ora prima, sempre… prima di qualsiasi orario abbia come scadenza; ma solo agli appuntamenti, neh? Mi serve per capire dove sono, nel tempo e nello spazio. Mi serve per resettarmi col pendolo terrestre e orientarmi in questa vita frenetica che ci porta a correre sempre come dei pazzi per arrivare solo Dio (sempre lui) sa dove. E mò siamo arrivati qua, tutti quanti qua… Chi ha fatto in anticipo e chi no. Siamo davanti al tabellone che sta tra il binario 16 e il 17 e stiamo aspettando che venga fuori il binario di uno qualsiasi di questi treni che ci porteranno verso la Santa Pasqua che tanto Santa non sarà mai… Più il tempo passa, meno mi sento cristiana. Meno mi sento di qualsiasi religione, in realtà. Ieri parlavo con questa qua, che ora mi critica perché siamo troppo in anticipo, proprio della religione e del fatto che sto leggendo dei libri sull’Islam e la gente, davvero, non sa un cazzo di questa religione e lei mi dice: “mamma, il problema è che l’essere umano trascende e porta la spiritualità in terra. Ecco perché tutto quello che è religione è sbagliato. La religione l’ha inventata l’uomo. La spiritualità non c’entra.” Bon.. ripensandoci, mò devo trovare qualche ragione per farmela stare sulle palle questa gran genia di figlia che mi ritrovo e mi imbestialisco al pensiero che continui a sbuffare perché è stanca e perché siamo davanti a ‘sto cazzo di tabellone da almeno 10 minuti. Bon, io ho bisogno del mio equilibrio e del pendolo che deve stare a metà tra tutto permettendomi di farcelo stare arrivando in anticipo. Tu tratti male la gente quando sei stanca? Io arrivo mezz’ora prima agli appuntamenti o negli aeroporti o in stazione… Cheppalle vuoi? Ed è mentre penso a Foucault e a Umberto Eco che se n’è andato da poco e che di queste scemaggini non si dovrà più preoccupare fino alla prossima reincarnazione… ecco che lo vedo. Il culo perfetto. Bon, le stazioni dei treni ti servono pure a questo. A trovare i culi perfetti. In un vecchio post parlavo del vuoto in mezzo alle cosce. Ho intenzionalmente omesso, allora, di dire che, oltre al vuoto in mezzo alle cosce, osservo anche i culi. Soprattutto delle donne. Anzi, solo quelli delle donne. Perché? Perché amo le simmetrie equilibristiche e amo cercarle in giro, mentre vivo. Le cerco ovunque. Tutto deve “quadrare” in qualche maniera. Tutto, sempre. Pure i culi. Guardo i culi delle altre donne e li metto a paragone del mio che, a dire di chi l’ha visto, quando è messo bene fa la sua porca figura. Mò… quello che ho davanti è ‘na roba stratosferica. Ci sono culi e culi, sappilo. Il culo perfetto è quell’apparato fisico che mostra il giusto equilibrio tra le pacche sode, gonfie come dei soffici palloncini del McDonald’s, morbide (alla vista) come se fossero di gommapiuma, le cosce snelle e lunghe sulle quali si appoggia, le anche curve al punto giusto, “il sospensorio” sotto la pacca che ti fa vedere e non vedere la giuntura tra coscia e culo, il giro vita che dolcemente si allarga dando origine all’esplosione sensuale di quelle due soffici protuberanze che contengono lo Yin e lo Yang dell’esistenza stessa. Sospiro e mi chiedo se il davanti sia meritevole come il didietro. Giro la testa e mi accorgo di non essere la sola in contemplazione del deretano di questa donna non troppo inconsapevole (perché due sono le opzioni: o ha messo il filo interdentale come mutanda o non le ha messe per niente sotto quei leggings che sono più aderenti di un neo piatto). Infatti, c’è un signore che assomiglia a un attore famoso che si è letteralmente paralizzato davanti a questo culo stratosferico che ondeggia, a tratti, perché anche lei aspetta che sul tabellone davanti a noi appaia il suo binario. Giuro sulla mia figlia rugapalle e umor-ormonodipendente che è proprio così. E il signore non ha stile, come me o come l’altro signore che è accanto a me. Non ci sta dentro, vedo. Non ci sta proprio dentro. Cammina avanti e indietro come se non ci potesse credere. Continua ad avvicinarsi pericolosamente a questo culo che sembra sia fatto di calamita attraimaschi. Lo guarda fisso per un minuto intero. Ti sembra poco, un minuto, ma prova a guardare il culo di una donna per un minuto in una affollatissima stazione il venerdì prima di Pasqua e poi ne parliamo. Freme, il signore. Freme e vedo che ha fatto il mio stesso pensiero. Com’è davanti? Ne vale davvero la pena? Solo che io non vado direttamente a guardare; lui si. Non so se ridere o piangere. Fa delle espressioni assurde. Sembra quasi soffrire. MI sa che il davanti gli piace tanto quanto. Ora non guardo più il culo di lei. Ora sono affascinata dalle mosse di questo giaguaro da tre soldi che sta cercando di capire se ha qualche chance perché sembra che Eros lo abbia colpito con un missile terra aria all’intrasatta. Sto ridendo e non me ne accorgo. Le gira intorno come un orso affamato davanti a un vaso di miele mezzo pieno che sta sulla mensola più altra e che è già stato aperto almeno 30 volte. Lei sta sempre davanti a me. Stiamo guardando tutti il tabellone. Laura sbuffa… Avrei condiviso con lei questa situazione, se non mi avesse guardato torva. E allora me la godo da sola e stasera la racconterò a Djamel se mi viene la forza di trovare tutte le parole in inglese. Il tizio si avvicina alla ragazza. Ora le guarda insistentemente. Mi sa che è partito per la ionosfera. Lei lo guarda, lo squadra bene e si gira dopo pochi attimi, per contro, dandogli la schiena! Beh, lo devo riconoscere… è proprio un atto di coraggio. O, forse, è proprio cretina perché non ha capito che è proprio il culo che l’ha messa nei guai. E l’ho vista. Come pensavo: didietro fantastico, faccia da procione lesso. Se, se… è la gelosia. I capelli sono belli, però… E vabbè… Piace a lui, piace a tutti. Ora mancano solo due o tre treni sul tabellone. Lui guarda dove guarda lei. Gli leggo il fumetto: “Dio, ti prego, fa che questa gnocca sia sul mio stesso treno”. Marò, nun c’ià pozz fà… Vorrei sbattermi per terra a ridere come una indemoniata. Non lo faccio per rispetto a mia figlia che non penso apprezzerebbe. Bon… Appare il binario per Malpensa… qualcuno va via. Poi, tutto d’un tratto, la vedi muoversi verso il tabellone come se non vedesse bene. Ci si ferma davanti, tocca la riga del Livorno delle 17.05 e si fionda via verso il binario 16. Lo vedo sbiancare. Lo vedo scuotere la testa. Lo vedo passarsi la mano con sguardo disperato tra i capelli bianchi. Lo vedo guardarsi intorno spiazzato. Sembra che gli stia per venire un infarto. Non se l’aspettava. Si vede che Dio è stato quasi sempre benevolo con lui. Lo vedo deglutire e strizzare gli occhi come a cercare di non piangere. Mi sta venendo a me, da piangere, dal ridere. Lo vedo respirare profondamente e vedo l’altro fumetto: “Ok, datti una calmata e guarda il tabellone”. Così fa e, miracolo, appare il binario 19 per il nostro treno e si muove con noi. Con aria mesta si avvia e segue la folla tenendo la testa bassa e camminando lentamente. Poverino… è brutta la vita, certe volte, neh? Mentre ci incamminiamo sento una signora incazzata che dice a un inserviente che ha appena finito di pulire il treno “Senta… ma qua, sul mio biglietto, c’è scritto carrozza 005, non carrozza 5!! Questa invece… “ e indica il numero 5 sulla carrozza davanti a lei “è la carrozza numero 5!! Ma siamo sicuri che non c’è una carrozza 005?!” Non ce la posso fare. Prima ridevo… mò vorrei dare ‘na mascata in faccia a qualcuno. Penso che sia uno scherzo e, invece, il signore con la tuta arancione di evidenti origini straniere cerca di far capire, con il suo italiano povero, che lui dei numeri dei vagoni non vorrebbe discutere con lei e che forse è meglio che chieda a qualcun altro. Lei insiste. Lui fa di no con la testa e va via. Le donna, stizzita, mi passa davanti quasi a travolgermi con le sue valigie viola. Le guardo il culo… troppo grosso, lo categorizzo subito tra quelli che chiamo “cassapanche”. Mi giro e cerco Laura che si è già avviata e penso che la vita è bella perché è varia. Eh si… ci sono culi e culi, sai?

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