Dormire

Mamma diceva che avrei dormito anche sulle lastre di ghiaccio. Tanto, io ero la Madonna della Neve, per loro.

Penso a questo mentre, ferma in coda in Viale Papiniano, li ri-vedo con la coda dell’occhio. Non li vedo veramente. Non vedo lei, non vedo lui. Quello che vedo ora è, in realtà, qualcosa che ho realmente visto molti mesi fa. Ma ogni volta che passo guidando in Viale Papiniano, li cerco. Mi preoccupo per loro, anche a distanza di mesi.

La macchina l’ho cambiata. In realtà, diciamo che la Megane si è praticamente suicidata. Non so, ci vedo qualcosa di profetico, in questo, a paragonarla alla storia con Rino. Non mi chiedere perché, è lunga da spiegare. L’ho curata come ” ‘a maronna ‘a ‘ltare” come dice mamma, per tutto il tempo che l’ho avuta. Le ho cambiato tutto, le ho fatto fare tagliandi e tutto il fottutissimo resto e, comunque, qualcosa che non sapevo nemmeno esistesse, ha ceduto. I suoi iniettori, sì… hanno ceduto, ma anche la mia inesauribile forza d’animo. Ha ceduto la mia teoria del “o tutto o niente”. Ha ceduto la mia attitudine ad arrivare sempre dove voglio; ad ottenere sempre quello che desidero; a combattere fino alla morte per quello che desidero, per me e per gli altri. Mi sono arresa. Questa volta ha ceduto e l’ho mandata a fare in culo. Non l’ho nemmeno rottamata, bada… Mi sono rotta le palle e quando il tizio mi ha detto: “signora, la centralina dell’aria condizionata è fottuta perché entra acqua dappertutto” (ah… ecco perché mi sedevo e sembrava di essere a Venezia con l’acqua alta).. vabbè, si può fare, no? ok, si può fare… (e io resisto)… “Sì, ma sono da rifare tutte le guarnizioni perché altrimenti l’acqua continua ad entrare e danneggiare…” Ok.. ma si può fare, no? Ok, si può fare… “Sì, ma la macchina non è che non parta per quello… è che tutti gli iniettori sono da cambiare. Siamo a 200.000 km… sarebbe giusto l’ora.” Ok… e quanto mi verrebbe tutto ‘sto bordello di roba? “Beh… dai duemila ai tremila euro, più o meno”. Si può fare? No. Goodbye Megane. Hello Panda.

La Panda nuova era quella che avevo già scelto quando mi rubarono Pandina. Poi Rino mi convinse a prendere una di seconda mano… Vabbè, comunque, io sono tizia da Panda, per favore. Io adoro la Panda. Certo che, se proprio devo dirlo… La Megane aveva una ripresa della madonna. La Panda no. La Megane aveva i retrovisori che si chiudevano con il telecomando. La Panda no. La Megane aveva quella cosa automatica che si accendevano tutte le luci assieme al primo buio. La Panda no. La Megane aveva quel coso poggia-gomito che mi teneva dentro tanti CD. La Panda no. La Megane aveva il mediacenter. La Panda no. La Megane disinnescava l’allarme ogni volta che mi avvicinavo, senza nemmeno toccarla. La Panda no. Però… mi ci trovo così bene dentro alla Panda. E mi piace così tanto guidarla. Ed è così facile da parcheggiare. E mi è così familiare che mi sembra di averla da sempre. E, cosa più bella di tutte, ha finalmente 5 porte!! Voglio dire, checcazzo!!!, finalmente ho una 5 porte!! Gli optional, se voglio, ce li posso mettere più avanti, no? Sì, farò così… 🙂

E perciò qua mi trovo. In viale Papiniano alle 7 e mezza di mattina (non riesco più a dormire…) per andare in ufficio e rivedo quello che avevo visto quasi un anno fa. Ma lo vedo con il mio ricordo. Una ragazza sta tirando una coperta imbottita su da terra. E’ nascosta tra due auto un po’ più accostate nel parcheggio del grande viale. Sbadiglia e si aggiusta i vestiti con i quali ha dormito. Una lunga gonna, un golfino. Vicino a lei, un ragazzo. Non avranno nemmeno 18 anni. Lui si sta scrollando qualcosa di dosso. Lei sta tirando su le coperte dove, durante questa notte infame, hanno dormito. Una ragazza giovane con un ragazzo giovane che dormono per strada avvolti nelle coperte imbottite rubate chissà dove. Lei mi guarda per un istante. Io mi vergogno e giro la testa. Non si dovrebbe guardare in casa degli altri quando fanno rifanno il letto. Non si dovrebbe. Io avrei dormito anche sulle lastre di ghiaccio. Questo mi viene in mente, mentre li guardo per un ultimo attimo, nei miei ricordi. Da qualche parte, ho pensato, c’è una madre che non sa che sua figlia dorme per strada, in Viale Papiniano. Da qualche parte c’è un padre che non sa che suo figlio, compagno di una giovane donna, le ha offerto come giaciglio per la notte l’asfalto gelido di Milano. Da qualche parte ci sono due ragazzi giovanissimi che se ne fottono del mondo e hanno deciso di stare così.

Il semaforo diventa verde e si riparte. Mi vien da piangere. Ho un dolore in mezzo al petto. Per loro. Per loro che non si sa dove poseranno stanotte i loro piumoni. Per loro che questo governo infame non gratifica con una vita decente e ruba, ruba, ruba a tutti. Oppure no? Oppure sto piangendo per altro? E’ mai possibile che stia piangendo per altro? E’ mai possibile che si pensi di piangere per una cosa e, in realtà, stai piangendo per qualcos’altro e non lo vuoi vedere? Eppure io sono tranquilla. Davvero. Sono tranquilla e serena come non mai. Me lo dicono tutti, perfino Laura.

Però, piangere non è normale. Perciò, piango e penso… Avrò, sì, la Panda nuova; avrò, sì, una casa con un bel tetto sopra la testa; avrò una figlia che è già tanto se per strada ci cammina, fobica com’è di quello che ci sta per terra; avrò un uomo che amo e che mi ama e che, anche se non è il più ricco del mondo, me lo dimostra ogni giorno; avrò un lavoro che mi piace e che mi soddisfa non poco; avrò una famiglia ancora integra e amorevole (a modo suo); avrò due gatti isterici ma affettuosi; avrò delle piante che metto alla stessa altezza dei gatti perché anche se non miagolano mi danno lo stesso affetto con le loro fioriture  (se non di più); avrò i germogli dei semi di magnolia che raccolsi con Rino che stanno germogliando timidamente ma bellissimamente e mi hanno fatto venire i lacrimoni e i brividi… Avrò tante cose, certo, ma mi rendo conto che, oramai, non ho più scelta. Non ho più la possibilità di scegliere se dormire in mezzo alla strada oppure no. Non ho più la possibilità di “sognare” in mezzo alla strada. Alla fine, se ci pensi, non siamo mai mai mai soddisfatti di un cazzo. Ritorno indietro con i miei pensieri e con la lista di cose che “avrò e ho” e mi rendo conto che, se la psicologia non mente, è sempre una delle ultime cose di una lista, quella alla quale devi guardare meglio. Quella, di solito, ti dice quello che non vorresti sentire.

Sì… la magnolia ha germogliato. Ho sorriso quando l’ho vista. Ha germogliato e mi sono rattristata. Ho pensato: tu sì, noi no. L’ho accarezzata immaginando quanto sarà bello curarla e amarla. Ha delle bellissime foglioline. Quando lui mi aveva dato i semi che avevamo raccolto assieme da sotto l’albero del giardino avevo messo da parte quelli che mi aveva dato lui. Cretinamente, sai, avevo pensato che se i semi che mi aveva dato lui avessero mai germogliato, tra di noi sarebbe sempre andata bene. Come un incantesimo. Che cretina. Che cazzo ne sa un seme di me e di lui e di quello che c’è tra le pieghe dei nostri cuori e delle nostre anime che si rincorrono dalla notte dei tempi? Si fanno delle scelte, a volte, in questa porca vita, che fanno male. Male a noi per non farlo ad altri. Dolore a noi per non dare dolore ad altri. Scelte che sono necessarie per non morire dentro. Scelte che ti fanno capire che non vuoi più continuare a pagare sapendo che hai una preoccupazione in più e non una gratificazione in più. Scelte che, magari, il destino fa per te perché tu sei pronto, in quel preciso momento, per godere di tutte le sue conseguenze. Perché piango? Perché è triste. Perché io ci credevo. Perché non mi piace perdere. Perché se ce la metto tutta, di solito, nei film dicono che hai successo; e qua no, invece. Ma ce l’ho messa tutta? Sì, lo posso dire. Perché piango? Perché avevo scommesso su di noi ed ho perso. Forse no, non lo so. No, aspetta… non ho perso. Ho amato. Sono stata amata. Scelte oppure no, ho amato. E ora amo e sono amata ancora. Sì, piango. Piango solo perché così doveva essere e a me ruga immensamente il cazzo quando “così doveva essere” non coincide con il mio “così dev’essere”. Marò, ho la testa che mi sta scoppiando. Voglio dormire… Sì, meglio dormire.

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