Sì, cambiare…

Mi perdo. Ci sono dei momenti in cui mi perdo, ma non lo faccio apposta. Inizio una cosa e, mentre la sto facendo, me ne viene in mente un’altra. Allora vado a fare quell’altra e lascio a metà la prima. E la stessa cosa succede con la seconda. Fino a che, alla fine, mi trovo almeno 10 cose “aperte” da fare. E questo succede sempre e solo nel fine settimana. Perché? Perché durante gli altri 5 giorni della settimana, quando lavoro, non me lo posso permettere. Prendo, faccio, finisco e inizio con tutti i miei doveri lavorativi, dal lunedì al venerdì. La mia natura, però, è quella del sabato e, soprattutto, della domenica. Spesso, per colpa di ‘sta cosa, brucio le vivande che cucino per la settimana, per Laura. La vedi, allora, la mia adorata figlia giudiziosa, guardarmi con fare scorato e arreso. Come a dire: “Sei irrecuperabile, tanto lo so che morirai autogassata, a 73 anni, perché ti dimenticherai di lasciare il gas aperto…”. Massì, chissenefotte… Ed è così che, in questo errare di domenica primaverile, mi sono ritrovata ad aprire i cassetti del cassettone mini che nonno Giuseppe mi comprò quando andammo ad Ischia circa 37 anni fa, tutta la famiglia Parrella/Principe. Saremo stati ‘na cinquantina. Lo ricordo come uno dei più bei momenti della mia vita anche se la zia Nella mi fece girare i coglioni perché, secondo lei, soffrivo il mare perché tenevo i capelli legati e non perché odio le barche. Vabbè…. Sai quella canzone napoletana “Napule ca se ne va”? Ecco, eravamo tutti così. In quelle gite, il nonno comprava sempre qualcosa a qualcuno e tutti chiesero stronzate che non avrebbero resistito al tempo. Io, invece, ancora più cretina di tutti, chiesi questo mini cassettone che è stato sempre, sempre, sempre con me. Me lo portai perfino a Londra. Lo guardo mentre la Sastri canta che la vita è comm ‘o mare… Che tentazione… Stavo facendo la valigia per Londra, mi sono girata per mettere via un paio di calze e, l’ho visto… Marò… Che tentazione. ‘Sto minicomò contiene le mie memorie, la mia vita nascosta, le mie cose dell’anima. Contiene le mie cose del cuore. Guarda… Sopra ci sono delle erbe di un giardino di Londra dove incappai qualche anno fa e, dipinte a mano, su di lui ci sono delle erbe aromatiche. Non è bellissimo?

Sai la cosa più brutta quando i carabinieri venivano a fare irruzione in casa perché papà aveva fatto qualche stronzata? La cosa più brutta era quando aprivano i cassetti di questo minicomò. Mi violentavano ogni volta, senza mai toccarmi. Si può. Si può violentare senza toccare, sappilo. Poi non rimettevano mai a posto, quando andavano via. Poi, piangevo mentre nascondevo di nuovo dentro i suoi minuscoli cassetti le mie cose dell’anima che i carabinieri avevano toccato. Poi, ogni volta, odiavo sempre di più mio padre. Poi, non è più successo perché sono andata a Londra e ho mandato a fare in culo tutto e tutti. Poi, ho smesso di odiare mio padre. Vabbè, và… Chissenefotte, inizio dal primo cassetto e trovo i dentini di Laura. Li ho tenuti tutti. Glieli faccio vedere e ridiamo assieme. Poi trovo conchiglie, piccoli sassi con sopra scritto “a mamma Rosa” (come se ne avesse altre in giro per il mondo), rametti di menta, lettere di Laura che lei pensa di aver buttato via mentre io le ho raccattate per i posteri (e per me…). Una di queste l’ha scritta a 9 anni e alla fine decide: “Sì, è meglio rimanere singol…” 🙂 🙂 Scritto proprio così… 🙂 Già allora, lo sapeva… Trovo l’orologio di Gucci che mi regalò Giuseppe e che si fermò una notte di luglio di millemila ore fa. Da allora non l’ho più avviato. Passo agli altri cassetti e… trovo tutti i biglietti dei mazzi di fiori che Rino mi ha regalato. Non ne ho mai buttato via uno. Mai li butterò. Sorrido… Cogliona… E trovo la sua lettera, scritta a mano, dove dice che non ci può credere che mi ama. Sorrido… Cogliona… E poi… Trovo il biglietto di Natale scorso dove dice: “grazie di esserci sempre”… Sorrido… Cogliona… Poi apro un biglietto e ci trovo scritto: “Non cambiare mai”. Dentro c’è una sua fotografia. La guardo e cerco di capire che sentimenti provo. Non lo so. Nulla di particolarmente impattante. Nessuno shock. Ora sono concentrata sul “Non cambiare mai”. Me lo disse pure Giulio, il mio ex General Manager, quando lasciò l’ufficio per sempre. Mi si avvicinò e mi disse: “Rosa, fammi un favore, ti scongiuro: non cambiare mai. Resta sempre così come sei; sempre, ok? Ciao.” Non capii. In quel momento non capii. Poi, sì. Ti dirò la verità… Non mi ricordavo di questo biglietto di Rino. Non ricordavo queste parole, questa preghiera. Laura, qualche tempo fa, mi ha detto: “Mamma, non cambiare mai, ti prego. Perché saresti come tutte le altre e io non voglio”. Perché tutti mi dicono di non cambiare mai e poi se ne vanno affanculo fuori dalla mia vita? Ma com’è ‘sta cosa? Perché? Sia nel lavoro che nell’amore. Non devo cambiare. Sono cambiata? Quanti anni fa me lo disse Rino? Quanti anni fa me lo disse Giulio? Pochi… Mi guardo dentro. Fiorella Mannoia canta “…tu come me… tu, come me…” e chiudo gli occhi. Mi guardo dentro e mi rendo conto di non essere cambiata. Sono sempre la solita cretina. Furba, onestamente, non lo sono diventata. Dio grazie. Dio grazie… Non voglio cambiare. Voglio stare così. Rino mi disse, una volta, che lui si vergognava a guardarsi nello specchio. Era una questione di dignità, disse. All’epoca risposi che non ero d’accordo. Ora, onestamente, sì. Sul vergognarsi, però, non sulla dignità. Se ti guardi allo specchio e ti vergogni, non è la tua dignità che ti parla. E’ il tuo cuore che, con la tua anima, riflette le tue vergogne. E le tue vergogne, le conosci solo tu. Non la tua dignità. Ed è il tuo cuore, con la tua anima, che ti dice che ti devi vergognare. Cazzi tuoi, comunque, se ti vergogni. Vuol dire che sai che stai facendo qualcosa di cui vergognarti. E se quella cosa, poi, sia veramente vergognevole oppure no, è opinabile. E se poi te la costruisci tu, la vergogna, per nascondertici dietro e non fare quello che sarebbe giusto fare, allora sei ancora più vergognevole di quanto dovresti essere. Sì, sei proprio vergognevole. Quella sì, che è una vergogna vera. Ora… Se mi guardo allo specchio, non mi vergogno. E non mi sono mai vergognata. No, non mi vergogno. Non mi vergogno perché ho fatto tutto sempre e solo corentemente con quello che il mio cuore e la mia anima concordavano fosse onesto e giusto fare. Tutto sempre e solo per amore. Sono sempre stata onesta e trasparente. Nel preciso momento in cui mi resi conto che non amavo più Marco, glielo dissi. Nel preciso momento in cui la storia con Rino ha incominciato a traballare, per una ragione o per un’altra, gliel’ho detto. E’ là che decidi se essere vergognevole oppure no. E’ là che si decide cosa fare di noi stessi. Onestà e trasparenza, sempre. Sempre, anche nei momenti più di merda. Perché, la merda, per quanto tu possa cercare di nasconderla con tutto quello che vuoi, puzza sempre, credimi. E, mi spiace, a me la puzza di merda non piace. Posso averla sopportata per anni, ma c’è un limite a tutto. C’è gente che la sopporta ed è bravo a conviverci, con la merda. Bravi. Ci sono case e persone che, quando ci entri dentro (sì, anche alle persone entri dentro) senti ‘na gran puzza di merda anche se la coprono con decilitri di acqua di Parma. Bravi. Ci sono situazioni che vengono “sopportate” pur puzzando come dieci cloache messe assieme. Bravi. Sì… non sono cambiata, grazie. E non cambierò. No. Non cambierò perché, quando morirò, mia figlia deve saperlo che sua madre è stata sempre coerente. Sempre. E non cambierò anche per qualche altra ragione: nun teng ‘a voglia, ‘a forza e… chiù ‘e tutt cos, nun teng ‘o tièmp e perciò… quello che è fatto, è fatto e speriamo di aver giocato le carte giuste… 🙂 profumate, ovviamente, di Chanel n. 5. 🙂

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