Incinta a 50 anni… Gesù mi ama… e la rossa per terra

Sono indecisa. Prendo il test di gravidanza con un solo blister che ti dice che sei incinta ancora prima di fare l’amore o quello che ne ha due, che non si sa mai, mancassi la mira e costa lo stesso di quello con un solo blister superfigo?

La cosa più strana di noi donne è che pensiamo sempre di stare andando da qualche parte e, invece, non sappiamo che ci siamo fiondate esattamente verso la parte opposta. Qualche giorno fa Laura mi ha detto che per lei l’emancipazione femminile è una figata e che dobbiamo combattere, per mantenerla. Mi sono fermata in mezzo alla piazza della chiesetta davanti al Buzzi, dove l’avevo appena portata a fare la visita cardiologica annuale per la sua patologia, e l’ho guardata bene in faccia dicendole: “Lala, nun dì stronzate. Qua nessuna è emancipata. Ci hanno preso semplicemente per il culo. Lavoriamo fuori e dentro di casa, guadagniamo meno di un cazzo fritto (fosse mai che li friggono) perché i nostri stipendi non saranno mai uguali a quelli dei maschi e sicuramente non ci daranno la pensione perché ci stanno allungando l’età pensionabile peggio delle Big Babol quando le tiravi per fartele arrivare ai piedi dopo che le avevi masticate per tre ore. Se poi ci metti che dicono che siamo pazze perché abbiamo le mestruazioni una volta al mese; se poi ci metti che gli facciamo i figli facendoci passare un cocomero da 5 chili attarverso la cruna di un ago, soffrendo indicibilmente e dicendo che è stato il giorno più bello della nostra vita; se poi ci metti che dobbiamo pure fare le carine dopo esserci fatte il mazzo a fare le impiegate, le madri, le baby sitter, le mogli, le cuoche, le amanti, le domestiche, le pompinare e le amiche ma non troppo, direi che l’emancipazione è solo una grandissima presa per il culo. Ma, naturalmente, questa è solo la mera mia opinione da 50enne separata che mantiene una figlia, una casa, due gatti, qualche ettaro di piante e se perde il lavoro è nella merda per sempre. Sai ‘na cosa? Tu mira in alto sparando in basso. Questo è il mio consiglio. La tua aspirazione deve essere di fare la scienziata pensando che puoi diventare casalinga, poi mi dirai tu chi tra le due è emancipata dopo che hai visto le due facce della medaglia, ok?” Non mi risponde… Sì, saranno gli ormoni, và. Chettelodicoaffà…

Sono indecisa. Prendo il test di gravidanza con un solo blister che ti dice che sei incinta ancora prima di fare l’amore o quello che ne ha due, che non si sa mai, mancassi la mira e costa lo stesso di quello da solo superfigo? Sto guardando in su, tra gli scaffali dell’Esselunga. Fermo immagine. Mi vedo da fuori. Sono come una bambina che guarda tra i giocattoli. Peccato che mi stia venendo un po’ la nausea… Oramai ce l’ho da settimane… O forse è la cervicale? Sì, è la cervicale, dai. Tutti mi camminano intorno indaffarati, a fare la spesa. Ma perché sono tutti filippini, stasera, all’Esselunga? Sto ferma. L’ultima volta che comprai un test di gravidanza fu poco più di 18 anni e 7 mesi fa. L’ultima volta ne comprai tre. Sì, ne compro tre. “Meglio troppo che troppo poco” è il mio secondo motto dopo “per amore, solo per amore”. L’ultima volta, Laura era in me. L’ultima volta, Elsa venne a casa e facemmo il test assieme. Nel senso che io lo feci e lei stava là ad aspettare con me che le due lineette rosa comparissero. Le amiche a questo servono. A fare il test con te. Ora Elsa non c’è più. Non c’è più nemmeno Marco. Laura sì, Laura c’è. Poche cose, ma buone, nella vita bisogna averle no? Sì ce l’ho… E mò ci ho pure il dubbio che Djamel e io abbiamo fatto la frittata. Marò… non so se ridere o piangere. Eppure… Non so… Eppure… Quando avevo scritto, sul quadernino dei 101 desideri di Igor Sibaldi: “Voglio avere degli altri figli” lo avevo scritto perché Sibaldi dice che bisogna scrivere anche le cose irrealizzabili così succedono le altre cose realizzabili degli altri 100 desideri. 😦 marò… io lo ammazzo dissanguandolo a morsi dai piedi all’inguine, a Igor Sibaldi, se vengono fuori le due lineette. Marò, ho 50 anni, ma Dio, Dio, Dio, perché mi devi fare questo? Perché mi sono fatta questo? Che voglio dalla vita? Se veramente lo sono, che faccio? I sintomi ce li ho… Marò, marò, marò… Però, sorrido. Fosse mai, sorrido e mi dico: “vabbè, ma vaffanculo, và; quello che deve succedere succeda e ‘fanculo il mondo. Fosse mai che io abbia ‘na vita normale con cose normali, no? E va bene pure questa, se succede, mi arrendo. Chettelodicoaffare.”. E comunque, io lo ammazzo dissanguandolo a morsi dai piedi all’inguine, a Igor Sibaldi, se vengono fuori le due lineette. Parola mia d’onore.

Sto scendendo giù da Church Road. Sto andando da Djamel. Ho un male assurdo alle ovaie o nei dintorni, non so ben definire l’area. La nausea va e viene. A forza di camminare su e giù per le colline di Crystal Palace, un po’ di male mi deve venire. Voglio il male fisico. Lo voglio. Ci sono dei momenti in cui, davvero, vuoi solamente esaurirti fisicamente per non avere nemmeno più il ricordo delle cose che ti stavano esaurendo mentalmente.  E così è ora. Londra è ai miei piedi. Dalla collina vedo come se fossi in cima al mondo. Si vede perfino St Paul… Bellissima. Marò, però.. che dolore alle ovaie. Ricordo qualche giorno prima di partorire, feci una lunghissima camminata in Lorenteggio. E poi i dolori ai lombi, non ti dico… Proprio gli stessi che sento ora. Ho detto a Djamel che il test lo faremo assieme. Non mi è sembrato per niente scosso. ‘Na roba tranquilla, per lui. E’ così. Tu parli, lui sta zitto e pensa. Poi ti guarda e ti risponde.”Ok, no problem.” No problem, ha detto. Non so se ridere o piangere. Eppure è così. Lui è più fatalista di me. Molto più fatalista di me. Dice che quello che deve succedere succederà e che succederà sicuramente qualcosa di stupendo. Mah… Comunque, lui sta zitto. Non fa domande. Sta zitto. Che sembra che abbia qualche ritardo mentale e, invece, sei tu che ce l’hai perché pensi che rispondere bene e subito fa figo. E lui, invece, ci mette così tanto, a rispondere che, a volte, pensi che non ti abbia sentito. E invece sta solo pensando bene a cosa dire. Lo fa sempre… Meno male. Che io, invece, quando inizio a parlare non mi fermo più, a costo di dire stronzate. E vabbè, due su tre. Ho una figlia e un compagno che pensano prima di parlare e io faccio per loro due più altri. Si, ci sta. Non so quando ho sbagliato strada. So solo che stavo pensando che adoro questa città e che per arrivare in fondo alla collina mi ci dovevano volere 15 minuti e, invece, sto camminando da almeno mezz’ora. Non c’è nessuno in strada. Il sole va e viene. Il vento pure. La pioggerella, altrettanto. Mentre passavo davanti a Sainsbury’s ho visto dei muratori in tshirt che se la godevano di brutto. Uno di loro, ridendo e buttando dei mattoni nel camion ha urlato all’altro: “Typical britty weather, eh mate?” Già… tipico tempo inglese… 🙂 Bellissimo che io riesca ancora a capire tutti gli idiomi. Come se non fossi mai andata via. Come se non avessi mai pianto come una bimba quando quell’aereo partì da Heathrow, milioni di lune fa, per riportarmi in Italia per sempre. Ma per sempre non è per sempre. Ora lo so. Ora davvero lo so.

Ho detto a Laura che potrei essere incinta. Ecco, così me la sono levata di mezzo. Che non ho voglia di carichi pendenti con figlie uniche pseudo-isteriche che potrebbero avere dei fratelli inaspettatamente e poi andare con un mitra ad ammazzare metà scuola perché ce l’hanno con il neonato. Conclusione? L’ho viziata troppo e le figlie uniche sono delle belle merdette egoiste. Ma non è un problema. Le voglio tanto bene e faccio comunque come cazzo voglio io. Fosse mai che qualcun altro, chiunque, possa mai dire a me (soprattutto a 50 anni) cosa ci devo fare con il mio utero (fecondato o no che sia). Se avessi ascoltato suo padre con “la sua gentile richiesta”, lei non sarebbe mai nata. Silenzio. Vedi… ci vuole poco a far star zitta la gente che fa aria con la bocca. Pure la gente che di solito ci mette un po’ a rispondere e sembra più assennata di te.

Bon, mi sono persa. E’ vero che, quando mi sono incamminata, ho chiesto a Dio di darmi una bella esperienza, di darmi dei segni, dei consigli, di farmi fare una bella passeggiata e darmi cose belle. Macheccazz… perdermi che esperienza bella è? Odio quando mi perdo. Mi vanto di avere un eccellente navigatore interno che sa dove sono i punti cardinali e, una volta settata la direzione, non si perde mai. Mò, invece, mi sono persa. Marò, va bene. Va bene. Scendo giù per Grange Road e sento che, invece, dovrei essere dall’altra parte, ma proprio dall’altra parte della collina. E sento pure male alle ovaie, all’utero, alle parti basse. Ah, marò, mièttece ‘na mano tu. In strada non c’è nessuno a parte un tipo che sta salendo faticosamente su, verso di me. Ha la faccia molto pericolosa e incazzata. Avrà intorno ai 30 anni. Muscoloso. Mi guarda quasi in cagnesco, già da lontano. Marò… Djamel me l’aveva detto che non dovevo scendere da Grange Road; che c’è pieno di delinquenti là… Ma chemmenefotteammè? Io pensavo di aver preso la scorciatoia… Vabbè… Decido che me ne frego e se mi deve ammazzare, che lo faccia. Sarà bellissimo morire accoltellata e rapinata sulla collina di Crystal Palace, checcazz… Così, proprio mentre mi sta raggiungendo, mi fermo e lo guardo con aria mesta e gentile alzando la mano per chiedere aiuto. Lui si ferma e sembra che voglia tirare giù dalla schiena lo zaino con dentro, sicuramente, pistole, coltelli e arnesi di tortura che utilizzerà contro di me. Ah, che peccato, era proprio una bella vita quella che stavo vivendo. Scherzavo quando dicevo che la vita è una merda, non si era capito? Il tizio mi sorride. Orcu! Allora sorrido pure io e gli chiedo se sa dov’è la strada di Djamel, che io mi sono persa. E lui, gentilmente, me la indica. Tutta dall’altra parte, mi dice. Ma lei sembra molto stanca, mi dice. Mi spiace davvero di averle dato una brutta notizia, mi dice. Magari se si riposa un attimo e poi riprende di nuovo la salita, ce la fa in mezz’ora, mi dice. Non so se ridere o piangere. Penso a Djamel che mi ha detto: scendi giù e in 15 minuti sei a casa. Ma anche no. Sò cap ‘è cazz io… Londra, la luna, il mare, le stelle, il sole, il panorama, St Paul, ‘sto cazzo fritto… Hmmm… E vabbè… Ci accomiatiamo, io e il gangster che mi ha risparmiato, salutandoci carinamente. Faccio qualche passo in avanti e poi, sento la sua voce che mi chiama: “Ehi, Lady! Lady!!” Erano almeno 20 anni che qualcuno non mi chiamava Lady. Necrologio: “La signora italiana è stata chiamata “Lady” prima di essere torturata e uccisa dal gangster cockney”. Mi giro e lo vedo che mi sorride. Penso: “Ok, mò mi punta la pistola e mi spara…” Sorrido e penso che è proprio una figata morire mentre scendi giù da Crystal Palace Hill mentre il tuo uomo ti sta chiamando da mezz’ora su Whatsapp e tu non te ne sei resa conto. Chiudo gli occhi in attesa del proiettile e, invece, sento la sua voce che dice: “Jesus loves you, Lady! You know that Jesus loves you?”

Monica dice che i risultati di quei cosi sono meglio di qualsiasi altro esame. Deglutisco a fatica. Monica dice che ti danno già un risultato sicuro dopo pochi giorni dal fatto. Le credo. Ma sono così tanto stanca. Io che pensavo di essere arrivata al capolinea, invece, mi ritrovo a dover partire di nuovo, nemmeno per la solita tratta e facendo il test di gravidanza a 50 anni; non so se mi spiego. Monica dice che anche a 50 anni sarei una madre fantastica perché io sono una buona madre. Le credo. Ma sono così tanto stanca. Marò, che paura… marò… che paura. Marò, che cosa stupenda è la vita. Quando meno te l’aspetti tutto e di più ti succede e, per di più, succede il tutto e di più bello che ti puoi aspettare. Io che volevo fare la baby sitter… Io che volevo vivere per amore, solo per amore. Ma che potrei mai volere di più? Ho detto a Djamel che faremo il test assieme. Non ho saputo aspettare. Checcazz… Vabbene tutto, ma mica posso aspettare altre due settimane, no? Fosse mai, comunque, sulla confezione c’è scritto che il 3% dei responsi è un falso e perciò sarebbe da fare con tutti i crismi o, almeno, da rifare. E vabbè, lo rifaremo con lui, che ci devo fà?

“Jesus loves you, Lady”… Penso che la mia risata si sia sentita fino a Buckingham Palace e che sia tremata la tazzina di the in mano alla reggina (sì, con dueggì) proprio mentre l’avvicinava alle sue regali labbra. Pensiero osceno: ma la reggina avrà mai fatto un pompino in vita sua? Io rido. Lui ride. Penso che le nostre risate si siano sentite fino a Dublino. Ha un bel sorriso, il gangster con la bibbia nello zaino. Rido di nuovo e rispondo: “Well, I hope so! I really do!” E lui sorridendo in maniera fantastica ribatte: “He does, Lady, believe me. He does love you. Do have a great life.” Bon, che non si dica che non sono una temeraria gratificata dal Signore, neh? “You too” gli dico e mi avvio verso nuove avventure. Poi, raccontandoglielo, Djamel mi dirà che sono stata una incosciente e che mi proibisce di scendere di nuovo dal lato sbagliato della collina. Seee, come no… 🙂 Mò che so che Jesus mi ama, ci scendo due volte di più dal lato sbagliato della collina, abbèlllo… 🙂 Bellissimo. Grazie Dio. Grazie Jesus. Grazie Allah. Mi avvio per prendere la strada giusta e so già che mi succederà qualcos’altro di stupendo. Non sento più il dolore ai lombi. Non ce l’ho più. Sto fantasticamente bene. Jesus mi ama, chemmenefotteammè? La pioggerella, frammista a spicchi di sole, mi rinfresca. Sto sudando. Sento il cellulare vibrare. E’ là che mi rendo conto che ci sono circa 30 chiamate di Djamel. Dovevo essere a casa già da 40 minuti. Sai che faccio? Non rispondo. Mando solo un messaggio: “I’m alive. Just got lost on my way home… Don’t worry, I’ll be there in 20 mins. Love you…”.

Lo sapevo. Lo sapevo che avrei incontrato qualcun altro che mi doveva dire qualcosa. La vedo riversa a terra e mi dico che solo a Londra può succedere. Solo a Londra puoi trovare una volpe sul marciapiede di una strada trafficatissima, vicino a un bosco. Mi fermo a guardarla per un po’. Sarà qua da ieri notte, da come è rigida. Le faccio tre foto.

Deve venire con me ovunque, da ora in poi. Djamel dovrà aspettare ancora altri 10 minuti perché questa cosa è più importante, ora. Io e lei dobbiamo parlarci, anche se lei è morta. Il ricordo del male ai lombi che avevo mi fa appoggiare all’albero del bosco che costeggia la strada. La guardo e penso. Devo ricordare quello che ho studiato sulla simbologia degli animali. Volpe rossa: espressione massima di desiderio, passione, creatività e di raggiungimento degli obiettivi a qualsiasi costo (legale e non deleterio). La volpe del Piccolo Principe disse: “Si vede bene con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. Cosa mi vuoi dire, volpe? Cosa mi vuoi dire? Devo ricordare… Ricordare dai miei studi.. Ok, ci sono: furbizia, astuzia, fortuna, nuove opportunità, capacità di vedere “oltre”, connessione con l’aldilà. Un morto che ti protegge ti è accanto. Bisogna stare attenti agli inganni e alle manipolazioni. C’è uno spirito guida che ti insegna a trovare la strada giusta nelle difficoltà. Rinnovo delle energie interiori. Protezione dal male e dai cattivi. Lei esce al crepuscolo e fa parte delle cose della notte, delle cose nascoste. Ti incita a guardarti dentro e capire quali sono le cose nascoste dentro di te che non vorresti vedere. Se la vedi è perché vuol dirti che stai andando nella direzione giusta. Bon, e se me lo dice lei, allora tutto è a posto, no? Hmm… si, più o meno. 🙂

Arrivo e lui è tranquillo. Non mi fa storie, non mi fa pippe strane. Dovevo arrivare un’ora e mezza fa. Mi chiede se voglio un the. Typical English… 🙂 E’ così inglese, nel suo fare, a volte che mi vien troppo da ridere. Ti chiede se vuoi un the invece di urlarti addosso che sei ‘na gran deficiente che non hai risposto a 30 telefonate e te ne sei andata su e giù per le colline di Crystal Palace come la donzelletta della poesia mentre lui tra un po’ avrebbe chiamato Scotland Yard. Tranquillo, serafico. Minchia che self-control. 🙂 Sì, fammi ‘sto the, và… così stai tranquillo che lo so che le pippe te le sei fatte, ma non lo vuoi far vedere. Mi fa solo una domanda: “Ma da dove sei venuta?” 🙂 eh, ‘sti uomini ermetici. E io, non ermetica ma sfruculiatrice, rispondo: “Da là…” indicando la porta. Ridiamo e mi manda a cagare. Meno male… qualcosa di mediterraneo gli doveva essere rimasto, no? 🙂

Un pensiero riguardo “Incinta a 50 anni… Gesù mi ama… e la rossa per terra

  1. a me è successo con l’etilometro prima di entrare nel ristorante 0,25
    appena sceso di macchina nel parcheggio del ristorante. Chi sa dopo la cena ma la pattuglia se ne era andata.Buon 25 aprile Rosa

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