La fiducia è una cosa seria

Da qualche parte, sono sicura, l’ho già detto. Io festeggio di tutto e di più. Festeggio, più di tutto, i compleanni. I compleanni, secondo me, sono la festa più importante dell’anno. Festeggiare il compleanno di qualcuno vuol dire che celebri il giorno in cui quel qualcuno è nato perché, se non fosse nato, la tua vita sarebbe stata completamente diversa. Meno di qualcosa. Una vita con qualcosa di importante in meno, questo sarebbe. Questo fai, quando fai gli auguri a qualcuno. Gli dici: “Grazie di essere nato e grazie di esistere perché io sono felice con te, contento con te, soddisfatto con te, lieto di imparare delle cose belle e brutte con te, allegro con te, sollevato con te, perfino semplicemente OK con te. Perché essere anche solo OK, con qualcuno, è cosa buona e giusta, credimi… E se tu non fossi nato, io non avrei vissuto tutti questi sentimenti, con te. Perciò, grazie e auguri.” Per quanto mi riguarda, se non faccio più gli auguri a qualcuno tre sono le ragioni: o non sei più importante per me, o non so quando è il tuo compleanno perché non l’ho festeggiato spesso oppure me ne sono dimenticata. Il piano B, per me, non esiste in questo caso. Scegli tu quella che ti piace di più. Io la verità la so. Lascia perdere Natale, che è il compleanno per eccellenza, ma, davvero, i compleanni sono ‘na cosa incredibile. Bisogna avere fiducia nella gente, per poter festeggiare i compleanni. Che c’entra la fiducia? C’entra, c’entra. Mi sono svegliata, ieri, con questo sogno che mi ha fatto girare non poco le palle, all’inizio. Il balcone della mia camera da letto era traballante e per metà inclinato, senza piante, senza sdraio, senza niente. Ero basita. Tutto il mio bosco di piante era scomparso. Poi, tutto d’un botto, s’è proprio ributtato nell’aria e non c’era più. Crollato per sempre. M’è venuto male. Ho chiamato Djamel e gliel’ho fatto vedere e lui mi ha detto qualcosa, non so cosa, e mi sono ritrovata sul mio balcone che, però, era ora pieno di tutte le mie vere piante che mi sono messa a curare, iniziando dai cactus che sono quelle più difficili, per me… perfino i cactus. Vai a vedere che vuol dire? Che il balcone che crolla (che è la parte della “nostra casa interiore” che mostriamo al mondo) vuol dire che non hai fiducia nel mondo e nella gente. Che, invece, il balcone pieno di piante e cose belle è tutto il contrario e che sei una persona che da tutto di sè stessa senza remore perché vive per amore, solo per amore. Mò… una cosa la so. Uno, recentemente (e da qui il sogno), mi ha dato della pistolera che la mattina esce di casa e spara a tutti quelli che vede perché tanto sa che sarà inculata e, se pure non lo fosse, tanto li ammazza tutti e così non sarà sicuramente inculata. Rimanendo, però, da sola per sempre. Così ha detto. Ci ho pensato. Io da sola non sono e questa persona non sa che io ci penso alle cose che la gente mi dice. Ci penso, mi critico, mi analizzo e ci ripenso e poi, se ci riesco, cerco di porre rimedio o trovare la soluzione o la risposta. E la risposta, senza volerlo, me l’ha data il mio fantastico inconscio. Io mi fido, cazzo. Io mi fido eccome. E quello che ha detto che io sono una pistolera, sa benissimo che è una stronzata. Se non mi fossi fidata, non avrei un balcone pieno di tante bellissime piante. Questo mi dice il mio inconscio. E non parlo di vegetali. Il problema è che, qualche volta, mi fido troppo e se la persona della quale mi sono erroneamente fidata me la mette nel culo, quella persona per me non ha più chance e qualsiasi altra cosa cercherà di fare, anche per aiutarmi, io mi comporterò da pistolera. Questo è il problema. A questa persona non l’ho potuto dire, ma, se si facesse un bell’esame di coscienza, potrebbe ben trovare il momento in cui io ho perso la fiducia nei suoi confronti. E non è di molto tempo fa, l’evento. Io do tutto, sempre, fino alla fine. Però… non mi devi pijà p’er culo. E va bene… E penso che sono arrivata a 4 giorni dai miei primi 51 anni, respirando l’aria di questo porco mondo infame che mi mette alla prova ogni sacrosanto giorno. Sono così stanca. Vorrei volare a Londra e rintanarmici per qualche giorno, per riprendere fiato, per stare un po’ in pace, per rifare il pieno. Ma non si può. Soldi e tempo, mi servono. E non li posso sprecare per me. Devo pensare a Laura, al suo futuro. Devo mettere via i soldi per lei. Altrimenti mi sentirei ‘na merda. Ma sono così stanca. Così tanto stanca. Ho cambiato pelle più di una volta, in questi 51 anni. Direi che mi sarebbero bastati i primi 30 anni ma, tant’è,  sembra che lo farò ancora per molte altre volte, visto come sta andando la vita. Monica mi dice sempre: “Ma tu te lo saresti immaginato un anno fa, di trovarti dove sei ora?” No, no davvero. Sì, cambio pelle come i serpenti. All’inizio è doloroso… Poi lo fai volentieri, che le pelli vecchie non vedi l’ora di togliertele di dosso, sai? E’ sera. Laura è fuori con le amiche. Le due lanterne che mi ha regalato Djamel illuminano il buio della mia camera. Adoro le lanterne… Lui non lo sapeva. Embè, è il destino, che te lo dico a fare? Cambio pelle come i serpenti da qualche tempo, già… Lo sai che, per l’oroscopo cinese, io sono un serpente? Di legno, esattamente, se non erro. Sai che vorrei tanto tornare a Portobello market per cercare quell’anello a forma di serpente antico, in argento, che non comprai nel 1986 perché costava troppo? Vorrei tanto… Era così bello… Che chance ci sono di ritrovarlo, proprio così come lo ricordo? A volte, cretinamente, vado a cercarlo su internet. Era un cobra che si attorcigliava per 3 giri al dito e che terminava con la testa che si alzava sopra tutto, con gli occhi incazzatissimi e le fauci spalancate con i due denti in attacco. Era stupendo. Lo guardo meglio col pensiero. Sembra un pistolero pronto a sparare. Cazz… Certo che ci sono delle cose che ti rimangono dentro per sempre… Mischio i pensieri. Lo yoga dice di accettarti per come sei ed essere in sintonia con te stesso. Preferisco fare yoga con i mudra delle mani. Quello sì. Pistolera? Oh… cheppalle… Ricordo che all’ultimo appuntamento con Giannantonio, almeno 15 anni fa, mi disse che era l’ora di “legalizzare” la separazione in casa che stavo intrattenendo con mio marito. Che avevo finalmente capito. Che ero conscia e pronta. Non avevo più bisogno di terapia, per lui. Ci avrei messo altri 5 anni a farlo veramente. E ho scoperto quest’anno che Giannantonio è morto di tumore. Poi mi chiese: “Come si vede, ora?” Oh… cheppalle… Risposi: “Mi vedo come un pistolero stanco di combattere che sta rimettendo le pistole fumanti nel fodero dopo aver ucciso un numero tot di nemici e che sta tornando a casa, lungo la strada polverosa della città vuota, con, davanti a lui, il tramonto. Così mi vedo.” Sono stanca di combattere, questo è sicuro. Vorrei tante cose. Vorrei un po’ di pace. Vorrei stare con Djamel che non gli devo dire le cose che lui le sa tutte senza che io parli e io le so tutte senza che lui parli. A volte il silenzio è davvero una cosa stupenda. E, finalmente, con lui stiamo in silenzio tantissimo. Vorrei un po’ di pace. Vorrei un po’ di tempo per ricaricarmi. Così diceva Rino… Quando ci vedevamo diceva che si ricaricava. Non lo capivo. Ora sì. Anche lui, però… Altro che inculata. 😦 Vorrei che la gente la capisse che, se a volte sparo senza chiedere “amico o nemico” è perché VERAMENTE me la sono presa nel culo più e più volte e, spesso, è davvero difficile dare fiducia a chi ti ha fatto del male. Chi? Tanti. Mariti, amici, amanti… tutti. Per aver vissuto tanto, come ho vissuto io, devi esserti fatto spesso male, come è successo a me. Altrimenti non ne potrei raccontare così tante, no? Pensa che Rino non era mai andato a un concerto dal vivo. A me manca solo Barbra Streisand e poi sono in pace col mondo. Pensa che c’è gente che non si è mai fatta una canna. L’ultima volta ho un po’ tossito perché non fumo da secoli e non mi ha fatto un cazzo di effetto perciò, addio canne. Sarà l’adipe che circonda i miei fianchi che impedisce al fumo di fare effetto, chennesò. Pensa che c’è gente che non ha mai cambiato casa. Io mi sono fermata intorno ai 40 traslochi, credo. Pensa che c’è gente che non ha mai pisciato in un bicchiere da una pinta per fare poi scivolare la pipì tra la neve posata sul tetto di una casa londinese perché non poteva uscire dalla camera da letto dove era chiusa a chiave dato che non aveva i soldi per pagare l’affitto. Pensa che c’è gente che non è mai stata così povera da avere solo 3 uova da mangiare in 4 giorni o dormire in mezzo alle zoccole delle baracche degli zingari di Napoli sentendo i topi che ti camminavano addosso la notte. Pensa che c’è gente che non si è mai presa la scabbia dall’uomo che le aveva giurato eterno amore e pensando, invece, fosse solo semplice psoriasi. Pensa che c’è gente che non ha mai avuto una pseudo migliore amica che le dice che lei deve andare avanti e lo deve fare senza di te perché sei un peso che non può più sostenere. E c’è gente che, pensa, non ha dovuto succhiare tre litri di bile perché la stessa ex-amica le manda un merdosissimo video di merda per i suoi 50 anni dopo che le ha detto che non ha bisogno di lei. Pensa che c’è gente che non ha mai dovuto fare il test dell’AIDS per mesi perché il suo compagno le aveva gentilmente omesso di dire che era gay e probabilmente ammalato. Pensa che c’è gente che non ha mai vissuto la gioia di essere trattata come l’ultima delle merde da chi l’avrebbe, invece, dovuta proteggere da tutte le merde del mondo. Pensa che c’è gente che non è mai stata frustata a sangue (e non era per qualche piacevole pratica sessuale, credimi)… Pensa che ci sono donne che non hanno avuto il problema di non poter donare il cordone ombelicale perché hanno vissuto in Inghilterra durante il periodo della mucca pazza (questa poi… davvero… ce l’ho ancora ‘ngann… come si dice a casa mia…). Pensa che… Oh, senti ma la sai una cosa? Mavaffanculo, và. Ok… Va bene, ok… Rimetto le pistole nella fondina e vediamo se possiamo fare qualcosa di meglio. Facciamo così… quest’anno, diversamente da sempre, il compleanno lo festeggio anche in ufficio. Quest’anno non me lo prendo di ferie. Rompiamo questo cerchio magico del giorno di ferie per il compleanno. Faccio due bei tiramisù e li offro ai miei colleghi. E poi, quel che sarà, sarà. Apriamo questa nuova frontiera… Fosse mai che qualcuno, però, la pensa male o pensa male di me, gli deve venire il cagotto, dopo che l’ha mangiato e, nel frattempo, però, fammi ricaricare le colt, và, che non si sa mai… 🙂 🙂

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