Figo, figa, fighissimi

Le chiede: “Secondo te, perché la gente fa a gara a far fare le figure di merda agli altri, così che sembrano più fighi loro mentre umiliano gli altri?” Si fida del suo parere. Perché LEI dice quello che pensa e sa che se pure quello che pensa non può piacere, almeno ci si pensa sopra, che mica deve essere la verità, ma ci si pensa. E LEI, serafica, risponde: “Penso che sia perché siamo tutti dannatamente competitivi e insicuri. No, scusa, io non mi ci metto perché, piuttosto, faccio il contrario. Che poi, pensandoci, è il contrario di te. Tu, non sempre, eh, ma sei competitiva e devi far vedere che fai meglio degli altri. Le figure di merda non le fai fare, certo… Ma vuoi eccellere e far vedere che stai eccellendo e ti metti in gara con tutti. ‘nzomma… una cosa così, capisci?” Lei si sente male. Ha capit0, sì. Si sente male e bene allo stesso tempo. Che di quegli occhi e quella bocca, oramai, si deve fidare. E allora prende l’email e chiede scusa. Scrive solo così: “Scusate”. Che a scrivere “scusate” è più difficile che a dirlo, sai? Verba volant, scripta manent… E come si sente? Finalmente libera. Libera. Libera di poter sbagliare. Libera di poter dire “Scusate”. Libera di poter fare cazzate e dire che le ha fatte. Sarà l’apocalisse. Da ora in poi non avrà più remore. Dirà che ha sbagliato. Dirà scusate. Dirà… no… non dirà più nulla. Farà, ecco. Sbaglierà. Potrà essere libera di sbagliare. Potrà sbagliare e ridere degli sbagli che farà. ‘Fanculo il mondo. Sbagliare, dopo tutto, non è mica la fine del mondo. No. Una volta lo era. Una volta lui la faceva sentire sbagliata. La umiliava davanti a tutti e lei non poteva dire nulla. Forse da là veniva quella brutta sensazione. C’erano momenti, nella sua vita, che stava in situazioni normalissime e, a un certo punto, succedeva che le sembrava di sentirsi come se stesse entrando in chiesa durante la messa di Natale, con la chiesa gremita fino all’inverosimile, ma con un piccolo “plus”: era tutta nuda. Si sentiva proprio così, a volte: nuda in chiesa durante la messa di Natale mentre il prete recitava il Padre Nostro. Automaticamente (così diceva pure lui) inadeguata. Automaticamente disadattata. Automaticamente non meritevole. Automaticamente sputtanata davanti a tutti. “Ah, la vedete? Non è assolutamente adeguata! Perfino io la batto a fare i calcoli! Stonata che non sei altro! Ah, ah, ah, ah…”. Lui che avrebbe dovuto proteggerla dagli sputtanatori e dagli sputtanamenti, si faceva figo davanti agli altri umiliando lei. Facile… Certo, è così. Se qualcuno ti sputtana pubblicamente lo fa per farsi più figo o figa o fighissimi. Sono tutti meglio di te. Lo sono davvero? Chissenefrega. Anzi, meglio se lo sono. Che facciano loro il lavoro per me. Si fottano. Io non sono meglio di nessuno e me ne frego. Ora sì, ora va bene. Sì, lui la sputtanava e lei si sentiva una merda. Che bravi che sono i fighi. Soprattutto quelli che dovrebbero far sentire figa te e invece fanno sentire te una merda per apparire fighi loro. Ok, no problem, basta che l’abbiamo capita. Ora troviamo la soluzione. Sì… e ora che qualcuno lo fa di nuovo, ci si ritrova di nuovo e chiede a LEI. LEI può spiegare senza sapere. Succede. Non è un problema, ora va bene. Non ha più bisogno di dimostrare nulla. Che i fighi facciano i fighi. Che le fighe facciano le fighe. Lei non ne vuole più sapere. Tanto figa non è mai stata e non lo vuole essere. Ora vuole solo pace e tranquillità. E la fighezza, si sa, pace e tranquillità non la danno mai.

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