Ratatouille di uomini

Metto tre peperoni di tre colori diversi sul piano della cucina. Decido di fare la ratatouille. Pranzo del sabato, figlia vegetariana, io che mi devo disintossicare dalle torte, dai tiramisù e dalle porcherie che ho ingollato scusandomi con me stessa perché era la mia settimana di compleanno. Guardo la melanzana e penso a Elsa. Non so perché.  C’era una cosa che dicevo sempre ad Elsa. Che se si fosse fermata solo un attimo per pensare e fare mente locale su tutti gli uomini che aveva avuto, si sarebbe sicuramente accorta che era stata tutta solo una semplice e mera escalation. Lei non era d’accordo perché non “vedeva” quello che volevo dire. Non è una novità. Molta gente non sente quello che dico, figurati a vederlo. Mi piacerebbe davvero che, invece, lo si facesse un po’ tutti, per capire che, davvero, si va sempre più avanti e non si può mai tornare più indietro perché il passo, ormai è fatto. E non è mai detto che sia un passo sbagliato. E’ un passo giusto, corretto, dovuto; per poter essere migliori. Anche avere più storie è giusto. Per poter amare sempre meglio, conoscendo amori e uomini diversi. Non dico di farsi n’harem di maschi, neh… ma è importante saper amare in più modi e più persone per poter essere completi, secondo me. Acchiappo i pomodorini e le patate mentre rotolano sul tavolo. Più uomini, più amori, più passioni, più tutto. E’ un po’ come se si stilasse il curriculum vitae della propria vita amorosa. Hai mai fatto il tuo CV? Io, a volte, guardo il mio. Vedo la prima esperienza da Arlotti (chissà se esiste ancora) come semplice schiava che mandava le rose a dozzine dall’altra parte del mondo usando il telex e la macchina da scrivere della Olivetti e poi, scorrendo pagina dopo pagina, mi vedo crescere, di lavoro in lavoro, di cose vissute, una dopo l’altra. In mezzo a quelle righe, ci sono io con la mia vita. Con Roberto che fu il primo a baciarmi, una calda notte di luglio, dall’altra parte della darsena. Con mio padre che mi menò a sangue per mesi, cercando di dissuadermi dall’andare a Londra e io, invece, a resistere più di Pertini durante la seconda guerra mondiale; come un pugile sfatto da pugni e botte che se ne fotte del sangue, degli occhi pesti e delle ossa rotte, ma va avanti. E a Londra ci andai, ‘fanculo tutto e tutti. Penso che ognuno abbia un modo segreto di fare la ratatouille. Hai voglia di stare a leggere le ricette e tutte quelle palle là. Io ho il mio segreto. Parto dagli ingredienti essenziali: peperoni, patate e pomodori. A questi aggiungo i miei ingredienti segreti che tanto segreti non saranno più, dopo questo post. 🙂 A Londra incontrai Elyas. Algerino d’Algeri. Ecchettelodicoaffà… Si vede che io con il Nord Africa ci ho il feeling. Lui era il mio chef de rang. Io ero un commis chef. Ironia della sorte: ero scappata da Arma per non lavorare nei ristoranti di mio padre-padrone e mi ritrovo, per necessità (diciamo per fame e disperazione), a lavorare come commis chef al Ramada Inn di West Kensington. 🙂 morale? Stai attenta a scappare da qualcosa che, prima o poi, il destino te la rimette in culo; perché non si può scappare dal proprio destino. 🙂 Era di un figo assurdo. Era di un gentile assurdo. Era di un simpatico assurdo. Era pure di un gay assurdo. 🙂 marò… certe volte noi donne siamo proprio delle grandissime coglione che non vogliono vedere la verità. Stava con me per non far vedere alla comunità algerina che era gay e, nel frattempo, il suo fidanzato (che io pensavo essere il suo migliore amico 🙂 ) veniva a piangere sotto la nostra finestra perché gli mancava (questo lo scoprii anni dopo, quando diventammo amici e ce la godemmo alla grande andando a ballare all’Heaven – la più bella discoteca gay del mondo dove mi sono presa le ciucche più toste della mia vita). Fu la mia prima convivenza e mai avrei potuto sperare di meglio. Oh, la cipolla! Non so se qualcuno ci mette l’aglio, ma io vado di cipolla di brutto. E olio d’oliva pure. Guardo le verdure che ho appena tagliuzzato a pezzettini. Mi chiedo, che colore darei a Roberto? Il blu scuro della melanzana, sicuramente. Per via della sua divisa. E ad Elyas? Il giallo del peperone, sicuramente. Elyas… gioia e dolore della mia prima vera storia. Condivisi un appartamento enorme con lui e ben altri 7 algerini maschi suoi amici che mi adorarono e mi trattarono come una regina. Nessuno, mai, mai, mai mi ha trattato meglio. Rispetto, allegria, gioia, serenità sono i sentimenti che svolazzano intorno ai miei ricordi di quel periodo. Fino a quando scoprii che usava il mio mascara e la passione svanì tutto d’un botto… anzi, diciamo che non c’era mai stata e me ne sarei dovuta accorgere prima. Ma tant’è… che noi donne siamo delle gran coglione. Quando lo lasciai fu davvero dura. Mi trovai un appartamento a Shepherd’s Bush e iniziai a frequentare portoghesi e francesi. Londra è fantastica per questo. Sei Londinese senza essere di Londra, non so se mi spiego. E conobbi Celia che mi presentò Francisco Fernando Diaz Da Silva, il direttore di un locale messicano che mi fece vedere le stelle e le stalle nel giro di un mese. Breve ma intensa storia che mi ha lasciato il desiderio di vedere quel paese dove prima o poi andrò. E poi… una sera di giugno 1992, Fabienne mi presentò Djamel (detto Ben), ingegnere algerino di Orano. Si vede, penso, che il primo mi era servito per il secondo, non so se mi spiego. 🙂 Un anno di convivenza. Tante incertezze, tante insicurezze, tanto giovani eravamo. Era così forte, quell’amore, che ce lo siam portato dietro per ben 23 anni dopo esserci lasciati e, quando ci siamo ritrovati, 5 mesi fa, è stato come se non avessimo mai mosso passo, lontano l’uno dall’altra. Dopo di lui nessuno ha mai potuto eguagliarlo. Il ricordo di lui veniva usato da me come metro di misura per chi diceva d’amarmi. I due uomini che sono venuti dopo di lui, avevano qualcosa di lui, ma non erano lui. Devo essere onesta. Io nella ratatouille ci metto il sedano, il finocchietto, il basilico e qualche foglia di curcuma. Laura impazzisce per la mia ratatouille. La curcuma è una nuova arrivata. Da quando ho la pianta sul davanzale, ne piglio qualche foglia stupendamente odorosa e la schiaffo ovunque. Fa la sua porca figura, credimi. Negli anni, dunque, la mia ratatouille si è arricchita senza che me ne accorgessi. Prima era solo patate, cipolle, peperoni e melanzane. Ora è una sinfonia di sapori. Ci vuole esperienza. Marco aveva l’amore per la musica di Djamel, il suo segno astrologico, la stronzaggine lunatica e la voglia di avventura. Con Rino condividevo la straordinaria unione mentale che mi lega a Djamel, l’intelligenza, la passione per la cultura, la pazienza e i sogni di una vita proprio come la vogliamo noi. In mezzo, ci stava l’amore. Una volta, non lo potrò mai dimenticare, all’inizio della storia con Rino, Elsa mi chiese: “Per lui senti quello che sentivi per Ben Djamel?” Ecco, lui era il metro di paragone della mia serietà sentimentale. Bizzarro, apro e chiudo con Elsa. Ad ogni modo, tu facci caso. Tutti gli uomini che hai avuto sono una ratatouille che solo tu puoi identificare e capire se è perfezionata o necessita di altri ingredienti, ma è una ratatouille che si è andata perfezionando, peperone dopo melanzana, lacrima dopo bacio; non so se mi spiego. E’ davvero così, credimi. Ora Djamel è tornato. Siamo diversi da 23 anni fa. C’è la passione di allora, l’amore e i sogni comuni, ma c’è anche qualcosa di più. 23 anni fa eravamo dei pisquani alle prime esperienze e facevamo i fighi a fare gli adulti. Ora siamo come due guerrieri che stanno tornando a casa dopo aver combattuto una guerra che non ha avuto scrupoli a fare vittime eccellenti tra le pieghe delle nostre anime e dei nostri cuori: la vita. Non so se la mia ricetta si ferma qua. Non so se andrò in pensione con Djamel e il mio CV sentimentale avrà lui come “ultima occupazione”. Davvero non lo so. Una cosa, però, l’ho capita: non ci si ferma mai e si va sempre avanti, anche con l’amore. Perché, per me, 20 anni fa, il meglio era Marco. Poi il meglio era Rino, che era meglio di Marco. Poi ora c’è Djamel, che è meglio di tutti e due e di tutti quelli che c’erano prima di loro (lui stesso compreso 🙂 )… ‘Nzomma… come diceva Mike Bongiorno: sempre più in alto!

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