L’ultima volta

Sto bestemmiando. Sì, io bestemmio. Due o tre volte all’anno, bestemmio. Non mi vergogno a dirlo perché non credo nella bestemmia libera, no… ma in quella incazzata di once in a while, certo, in quella sì.  Succede quando, per esempio, è il 1 luglio (18° compleanno di mia figlia), ho fatto un filmino con Photodex (e ci ho messo 2 settimane, notte e giorno), e ora, proprio 3 ore prima che tutti gli invitati arrivino a casa di mamma (dove sono arrivata ieri guidando come una pazza e portandomi dietro Marco – che pure ne avrei fatto a meno – Laura e Sanduni) questo cazzo di filmino non va. Come si dice in italiano “vorrei morire”? Oppure, meglio, vorrei ammazzare qualcuno. Il bestemmione esce dalle mie sensuali labbra proprio mentre mamma entra in cucina dopo aver fatto la pennichella. Non si meraviglia che io bestemmi. Mi chiede solo che c’ho. Glielo dico e ritorno ad armeggiare con questo maledetto programma nel quale ho messo 18 anni e 9 mesi di vita di mia figlia in foto, frasi, filmini e canzoni. ‘Na roba emotivamente stracciante e fantasticamente allegra allo stesso tempo. Ci ho messo tutta la mia fantasia, la mia organizzazione e la mia poesia. E NON VA!!!! Puttana la eva ladra! A voce alta dico che la serata andrà puttane, se questo filmino non lo riesco a trasmettere. La sento ciabattare in silenzio verso i fornelli e poi armeggiare con qualcosa, vicino a me (che sono seduta al tavolo accanto alla credenza); poi sento che dice: “Nun te preoccupà, Rosè, chèst sò è male lengue… mò t proteggo io…”. Ti devo dire la verità, non le ho dato nemmeno un momento di attenzione. Stavo con la testa affossata nel pc per capire che cazzo non potesse andare. Fino a quando non mi sono resa conto che si era piazzata davanti a me, dando la schiena alla finestra, e l’ho sentita dire con voce alta e solenne: “Agl e fràvàglio, frittura ca nun quaglia. Sciò sciò ciucciuvè…” e poi sento un clash assurdo che viene dal cortile dove lei, gettandosi la mano dietro la spalla, aveva lanciato qualcosa. E’ stato là che ho alzato la testa, molto lentamente, sopra lo schermo del portatile e l’ho vista, nel pieno dei suoi 77 anni, con una scatola di sale grosso in mano che mi guardava con “molta intenzione”, come a cercar di fugare via dalla mia aura tutto il male possibile del mondo, mentre, di nuovo, ripeteva la frase: “Agl e fràvàglio, frittura ca nun quaglia. Sciò sciò ciucciuvè…” e via, n’altra manciata di sale grosso che veniva fiondata nel cortile. 🙂 Non sapevo se ridere o piangere. Oddio… e se sotto ci stava qualcuno? Davvero… E lei, che continua: “N’ata vota, Rosè. O’ facìmm 3 vote accussì stai bella protetta, vabbuò?” Ho sorriso con tutti i miei denti, pure le otturazioni e i due impianti al titanio che ho e le ho risposto: “Eh, ok mà, però, pè favòr… j’à dicere FATTURA e non frittura… che, fosse maje, facimm ‘nà bona frittura ma o filmino va a puttane ‘o stèss… “. E’ rimasta là un momento a pensare. “Eeeeehhh… frittura, fattura… chissenefott… vale ‘o penzièr, Rosè!” Sarà, ma meglio prevenire che curare, no? Inzomma… fatto sta che esattamente dopo 5 minuti dal rito ‘nu pucurill arrunzàt di nonna Anna, cara la mia batata bulenta, il filmino per i tuoi 18 anni è andato alla grande e non si è più fermato o bloccato o Dio sa cosa. Quando lo racconterò a Djamel, stanotte, ci sarà da ridere. Un’altra cosa per la quale lo amo immensamente è che ci ritroviamo pure in queste cose. Chiamala superstizione, esoterismo, quello che vuoi, ci troviamo pure in questa. Se ci credo? Sì. E credo anche fermamente nella forza dell’amore di tutti e di mia madre. Un amore strano, crudele a volte, anomalo, materialmente sopperente, campagnolo, leggermente esoterico e ‘nu pucurill arrunzàt come lei, quello di mia madre. Un amore che, forse, è andato pure a rompere le palle all’esoterismo per farmi trasmettere ‘sto video. E penso al mio amore per te che mi sta facendo impazzire con ‘sto video. Ho cucinato, spadellato ‘na marea di roba per il tuo compleanno, ti ho fatto pure due torte perché non volevi quella della pasticceria e ho comprato tutto personalizzato con il numero 18. Casa di mamma addobbata come a Natale con palloncini a forma di cuore, festoni ovunque, perfino fuori dalla porta dell’entrata, come se dovesse uscire ‘na sposa. Diciamo che ho fatto una truzzata emotivamente, familiarmente, sentimentalmente, intimamente supermegagalattica, batata bulenta, perché così tu la volevi. E così è stato. Come non eri bella, in quelle foto che ti ha fatto Massimo, con le mie torte e i due missili/candele davanti? 🙂 Nonostante l’insolazione che ti eri presa al parco acquatico poche ore prima … 🙂 Eri bellissima, batata bulenta. Il tuo sorriso era vero, vero, vero e colmo di gratitudine e gioia. Vero… Cosa non facciamo per i figli? Non lo so. Forse sarebbe meglio dire, cosa non facciamo per chi amiamo? Dove ci fermeremmo per chi amiamo? C’è gente che non parte nemmeno. Cazzi loro. C’è gente, come me, che va pure troppo lontano. C’è gente che rimane a metà e non si gode il meglio che, secondo me, sta nell’esagerazione, nella passione, nel dare tutto sperando di ricevere abbastanza o sognando di ricevere altrettanto (sì, altrettanto, non pigliamoci per il culo…). Oggi è la prima e ultima volta, in questa vita, che compirai 18 anni. L’ultima volta, per questo deve essere bella, no? Ieri hai visto Pippo, appena entrata in casa, e sei scoppiata a piangere. Sembra uno scheletro di cane che cammina. Mamma lo sta curando come “à Maronn a’ltare” come si dice a casa mia. L’amore che prova per questo cane è immenso. “Eh, Rosè… che ce vuò fà. Nun me ne fotte nient.. ‘nce ròng tutto quello cà pozz, p’ò fà stà bbuòn prima che…” La parola non si dice. Morire non si dice in casa mia. Ogni volta può essere l’ultima volta e perciò, si da il meglio, a quanto ho capito. L’ho capito molto tempo fa, grazie a Dio. L’ultima volta può essere ora. Per questo, per colpa/merito di Pippo, a pranzo ho chiesto: “Ma, secondo voi, se sapeste che avete solo un mese di vita, cosa fareste?” Mamma ha risposto che farebbe le cose di sempre, tanto ha già fatto tutto quello che voleva, nella vita. Laura e Sandu, come al solito, mi hanno guardato con la loro solita faccia che dice: “Ecco, ci risiamo, Rosa che dice ‘naltra stronzata…”. E io, invece, mi sono risposta: “Farei le cose dell’amore che non ho potuto fare prima perché qualcuno o qualcosa me l’ha impedito. Solo questo. Fosse amore per me o per qualcun altro, lo saprò.” Del resto, Massimo Ranieri ce lo insegna, no? “Se bruciasse la città, da te, da te…”

2 pensieri riguardo “L’ultima volta

  1. che forte la tecnologia! ma quanto ci fa incazzare, a volte!!! io dico sempre: “meno male che gli altri uomini (e le donne) non sono come me; altrimenti saremmo ancora nelle caverne ad arrostire carni cacciate e scuoiate in giornata! e saremmo ancora lì, a danzare sotto la luna piena, e a recitare formule intrise di magia e di superstizione…”

    Davvero meno male che gli altri uomini non sono come me!

    ps sempre forte! degna del Manifesto di Napoli di cui fai parte! (arriverà, prima o poi, il giorno dell’assemblea fondativa qui a Cagliari…)

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  2. mai fidarsi delle macchine anche se dette perfette.
    l’elettronica poi ancor più bizzarra. Le bestemmie però non le accetto, imprecare con chi non c’entra affatto mi sembra molto provinciale scaricatori di porto…mia culpa no?????
    buona domenica calda abbastanza per attingere al fondo della pazienza.

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