Sono pronta

Istruzioni per l’uso:

– staccare cellulari, telefoni, citofoni, cervello

– avviare cuore e anima

– scaricare Spotify, se non lo si è già scaricato

– cercare: Dan Gibson “Rhythms of the sea”

– avviare tutto l’album in modalità repeat  (in basso a dx, terza icona dopo il tempo della canzone)

– leggere ‘sto cazzo di post fino alla fine

– grazie

Lo sapevo che il momento sarebbe venuto da solo. Eh, che ci vuoi fare, io so sempre tutto. 🙂 Io so quando, come, perché e pure, se la vogliamo proprio dire tutta, chi. Io sono così, una strafiga che sa tutto, di tutto, per tutti; prendere o lasciare. E lo sapevo che il momento sarebbe arrivato. Non so quanto tempo è passato da quando è successo. Davvero… e la cosa mi stupisce. Non ho tenuto il conto di anni, mesi da quando è finita. Pensa te… Ma è arrivato. E’ arrivato il momento di parlare di lei. Sono pronta. E’ arrivato il momento di salutarla a modo mio. Il momento di smettere di guardarci (sì, guardare me e lei) indietro. Smettere di guardare noi due come eravamo, come siamo state e come saremmo potute essere, ma non siamo. Il momento di lasciare andare, serenamente. Questo è il momento. Il momento di scrivere di te. Ogni momento cara, ricordi?, pazientemente aspetta il suo momento.

Ti ho amato, Elsa. Ti ho amato più di qualsiasi altra persona io abbia mai potuto amare, prima che arrivasse Laura. Ti ho amata, che tu ci possa credere oppure no, perfino più di me stessa. E non so se fosse giusto così, ma non me ne fotte niente. A me andava bene così. Era bene. Il bene non può far male… o sì? Per me, tu eri luce e conoscenza. Per me, tu eri dare e ricevere. Per me, tu eri condivisione e arricchimento. Per me, tu eri cura reciproca e consolazione. Per me, tu eri fonte di sollievo e gioia. Per me, tu eri dolore e lacrime. Eri. Ora non sei più. Almeno, per me. E va bene così. Oggi ho letto una frase cretina su Facebook. Diceva: “ti sposerò ogni giorno della mia vita”. Non so perché, ma mi è venuto: “io cercherò di esserti amica ogni giorno della mia vita”. Cercherò, sì. Questo era quello che facevo. Cercare, in qualsiasi modo a me possibile, di essere tua amica. Ognuno lo fa a modo suo. Ognuno lo accoglie a modo suo. Altro non si può fare. E’ una cosa che ho imparato meglio con Laura, poi; a provarle tutte, intendo. Ci si prova, in qualche maniera. Se va bene, ok, se no, cheppalle, si riprova. Non si nasce amici o genitori, si dovrebbe dire. Non si nasce amici imparati, dico io. Ci si prova. Oh, e non esiste “la mia migliore amica”. Esiste di più. Tu eri di più. Hai sempre detestato quando lo dicevo. Sbagliando, ovviamente. Perché, nel caso tu non lo sappia ancora, TU SBAGLI SEMPRE, cara. 🙂 La mia migliore amica è per le bambine delle elementari e per quelle che non sono pronte. Tu eri di più. Tu eri me. Oh…dov’è il campanello? Porca puttana… 😦 quando scrivo, mentre scrivo, sempre, sempre, sempre, sento dei campanelli… Sono i campanelli che mi ricordano che devo scrivere cose importanti mentre ne sto già scrivendo altre e, se non mi ricordo quando è che ‘sto cazzo di campanello ha tintinnato e perché e cosa dovevo scrivere, mi perdo il pezzo figo e via… non scrivo ‘sta cosa importante… 😦 cheppalle… ok.. ne ho due o tre di campanelli. Ah, sì… dunque, questo CD di Dan Gibson, è uno di quelli che ci regalammo a vicenda quando andammo, milioni di lune fa, all’Ipercoop Bonola a fare la spesa. Entrammo in quel negozio di libri e CD e puttanate varie e trovammo questa musica. Io comprai 2 CD a te e tu ne comprasti 2 a me. Cose da amiche… 🙂 Tra tutti i CD che ho, sicuramente, è quello che ho ascoltato di più. Per fare le pulizie, per fare l’amore, per cucinare, per leggere, per scrivere, scrivere, scrivere… Oh, bene, qual’era l’altro campanello? Ah sì! Amiche per la vita. No, non per la vita. Per le vite. Delle vite. E non amiche. Energie. Noi due siamo focose e bollenti parti della stessa energia che si rincorrono attraverso i secoli e l’universo. Così è e così sarà per sempre. Perché lo dico io. Perché io so tutto, e basta. As usual… 🙂 Vite passate che ho ritrovato durante un viaggio. Il nostro viaggio in Irlanda che è stato il primo e l’ultimo, assieme. Qualche mese dopo, tra noi è finita. Così. Finita per colpa di nessuno, in realtà. Finita e basta. Finita dopo essersi dette tante cose addosso. Finita, dopo quasi 30 anni di “noi”. Ti sei mai chiesta perché? Marò, quanto mi sei stata sui coglioni, durante la parte finale di quel viaggio. ‘Na roba che non si poteva sopportare. E tutto è andato più o meno ok fino a quando siamo arrivate a Clifden. Come è successo? Non lo so. So solo che l’apoteosi è stata a Clifden. Noi due veniamo da là, nessuno me lo toglie dalla testa. E là, quando mi hanno avvelenata con quella merdosissima zuppa di pesce e sono andata quasi in coma a forza di diarrea e vomito, ho fatto quell’esperienza assurda che non dimenticherò mai. Niente succede per caso, nemmeno i cagotti da avvelenamento da zuppa di pesce, ricordatelo. E non era un sogno, lo sappiamo. Ho chiuso gli occhi ed ero a Clifden, centinaia di anni prima di quel momento. Ero una strega con i capelli rossi e ricci. Camminavo sulla spiaggia alla ricerca di qualcosa sapendo che c’era qualcuno che mi stava cercando per farmi del male. Sento qualcosa o qualcuno che mi dice: “Welcome back home. It’s been so long. We were waiting for you…”. Arrivo nei pressi di una grotta e incontro una donna con i capelli ricci e neri. E iniziamo a lottare. Marò… 😦 a colpi di maledizioni, lanci di strali, botte, urla e dio sa cos’altro, ci massacriamo. E alla fine, riesco a scappare conscia di averti uccisa e annientata. Sì, perchè quella con i capelli neri eri tu. Quando mi sono ripresa ero madida di sudore e ho iniziato a piangere di sollievo, pur sentendo di dover andare di nuovo al cesso. Certe volte, vedi, pure le cose che pensi essere potenzialmente brutte, possono essere ‘na figata. 🙂 Così doveva andare, Elsa. Così è andata e così accetto che vada. Non c’è bisogno di frequentarsi, per averti nell’anima. Non c’è bisogno di dirtele, le cose che sto vivendo e che vivrò, perché tu le sappia. Non c’è bisogno di parlarti per sapere come stai, cosa fai e cosa sei. Non c’è bisogno. Rimpianti? No. Recriminazioni? No. Perché è finita? Perché succede. Perché va bene così. Perché, a volte, dei perché non c’è bisogno. Fino a qualche mese prima che arrivasse il momento di sentirmi pronta per scrivere di te e me, ho cercato il perché. Ti ho dato della stronza, di tanto in tanto, perché so che frequenti Laura, ora. Quando, magari, sarebbe stato bello se fosse cresciuta con un po’ più di “te”, prima che io e te non “fossimo più”. Dio solo sa quanto l’avrei voluto. Sapevi di lei attraverso me. Sono brava io, a far “passare” gli altri attraverso di me, agli altri. Ma va bene così. Ora, dal fondo del mio cuore, posso dire che non me ne fotte più nulla. Dei perché non me ne faccio una mazza. In questi casi, non li cerco più. Sono i quando e i come e i cosa che mi resteranno dentro. Così doveva andare. Spero di poterci ricordare. Spero di essere capace di tenerci dentro, come ho fatto finora, fino alla fine. Nel bene e nel male. A volte, sai, penso di aver pagato un fio. Penso che, per essere così tranquilla, nel cuore e nell’anima, come sono ora, ho dovuto perdere te, Pandina e Rino, nell’ordine. Sì, nell’ordine. Sai, come quando dicono che, se ti muore un animale in casa, è perché lui si è preso tutto il male che ti doveva capitare per salvarti? Sì, ‘na cosa così. E allora, da persona egoista, egocentrica e merdosa quale sono, inizio a ripetermi, come un mantra: oh, allora ok, allora va bene così. Oh, allora ok, allora va bene così. Oh, allora ok, allora va bene così. Oh, allora ok, allora va bene così.  Lo vedi? Non cerco i perché, ma trovo le ragioni. 🙂 Non cambierò mai, Elsa. Non cambierò mai. 🙂 E pure questo, sai, va bene così. E proprio perché non cambierò mai, non chiuderò questo post con patetici: ti ricorderò per sempre, stammi bene, ti auguro tutto il bene del mondo oppure non smetterò mai di amarti. No, checcazz… Non è da me. Non ti auguro niente. Non ti ricorderò per sempre, perché è fisiologico che mi perda dei pezzi di vita e non dipende da me quello che ricorderò oppure no. Non mi stare bene, che tanto nessuno sta mai bene (e pure questo è fisiologico). E chissenefrega se qualcuno ti vuole ancora bene oppure no? Il fatto è fatto. Il bene voluto è stato voluto. Lasciamo perdere le altre stronzate. E io, onestamente, non lo so nemmeno più se “ti voglio bene” come lo intendo io. Voglio bene a quello che eravamo e al bene che ti ho dato e che mi hai dato. Voglio bene alla nostra interminabile partita a pinnacola che, a quanto sembra, hai vinto tu. 🙂 Voglio bene alle nostre partite a Yatzee che, alla fine della fiera, avevamo scherzato. Voglio bene alle lacrime che hai pianto con me e alle risate che ti sei fatta con me. Voglio bene al prima, al durante e al dopo, nonostante tutto. Voglio bene alla certezza assoluta che ho che ci ritroveremo, non necessariamente su questo pianeta e in questa vita, perché io SO che noi due siamo valori preziosamente incandescenti della stessa energia. Voglio bene a “noi”, che siamo così come siamo ora, perché ognuna delle due ha detto o fatto qualcosa che ha fatto decidere all’altra di fare tante altre cose. E tutto il resto è storia. Sì, alla fine della fiera, mia cara, va bene così… Va bene così… Fammi solo un favore, se puoi, sì? Salùtm assòret… 🙂

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