Carezze

Non ricordo più. Non ricordo più niente. Non ricordo più com’era la mia vita, il mio mondo, il tutto prima di lei. Non ricordo cosa pensavo, come ero, cosa sentivo dentro e fuori di me. Non ricordo più nulla. Mi sto guardando in questo specchio e mi chiedo cosa ho combinato. Cosa ho combinato e non capisco. Non ricordo con chi ridevo, in cosa di giusto e sbagliato credevo, quali erano le mie convinzioni e le mie aberrazioni. Se mi piaceva il cioccolato invece della panna o la Ferrarelle invece della Brioblù. Non ricordo chi ero prima di incontrare lei. Qualcosa, qualcuno mi deve fermare. Vorrei, Dio lo sa meglio di me, vorrei solo tornare, ora, a quando non sapevo che c’era qualcosa di meglio. A quando non sapevo che ci poteva essere lei. Voglio l’annientamento totale. Voglio il buio. Voglio il “non sentire”. Voglio il niente dentro e fuori di me. Non voglio più vivere. Non voglio morire, ma non voglio più vivere, non voglio più sentire, non voglio più soffrire, non voglio più ascoltare, non voglio più niente. Si può? Cristo? Cristo no? Allora Dio? Dio, nel quale non ho mai creduto, mi ascolti ora? Mi stai ascoltando? Dicono: “è meglio aver amato e perso che non aver mai amato”. Stronzate. Che cosa ne sanno loro, dell’amore? Appoggio le mani sul lavandino. Guardo questa lametta che ho in mano e penso che ci vorrebbe così tanto poco, davvero, per spostarla dal mento barbuto al polso e farla finita. Poi, niente. Anelo al niente. Oh, chi non capisce è perché non sa. Non ricordo. Mi sto sforzando, credimi, ma non mi vedo più. Chi ero prima di lei? Maledetta lei. Maledetto me. Che bisogno c’era? Cose di cazzo? Cose d’amore? Dovevo proprio andare dove voleva andare il mio cazzo? E’ stata proprio e solo una cosa di cazzo? Tutti questi anni… solo di cazzo? Che cazzo? “Sento” il mio pene che si ribella. Che cazzo stai dicendo, la verità la sappiamo io e te, vero? Bella figata, essere uomini. Se scopi è perché scopi, se non scopi è perché scopi. Se ami è perché scopi, se non ami è perché scopi. Non ce la posso fare. Voglio sparire per sempre. Non è mai stato per il sesso. Mai. Ed è per questo che non ricordo più. Le scopate si ricordano. Anche quelle di prima. Io non ricordo nulla di prima, nemmeno quelle. Tiro su la testa e mi vedo. Chi è quest’uomo che sto guardando allo specchio? Sono così tanto, tanto stanco. Così sfatto dentro e fuori di me. Quanto male mi sono fatto cercando il bene? Quanto male ho fatto pensando di amare? Quanto? Sospiro. Mi fa male il petto. Oh, Dio, mi venisse un bell’infarto, non sarebbe male. ‘Na roba veloce, Dio. Senza di lei, va bene la morte. Senza di lei, va bene il nulla. Vorrei così tanto che fosse morta pure lei. Così non avrei nulla da recriminarmi. Nulla da sperare. Nulla da immaginare. Nulla da soffrire. Nulla da pensare perché contro la morte non si può nulla. Non ce la posso fare. Non ricordo, perdio! Non ricordo com’era prima di incontrare lei. Non mi venite a cercare, vi prego. Non mi venite a cercare. Lasciatemi morire lentamente, se così dev’essere. Chiudo gli occhi, giro la testa e sospiro. Un raggio di sole mi accarezza il braccio. Sorrido (oddio, no… ti prego…) ricordando lei che, sorpresa come una bambina, mi faceva vedere quella nuvola solitaria, nell’immenso caldo, azzurro, afoso cielo d’estate, che scompariva, istante dopo istante, davanti ai nostri occhi. Le dovetti spiegare della condensazione, dell’altitudine e di tutto il resto. Dio, no, ti prego. Non mi far ricordare di lei. Ti prego. Sospiro. Sudo. Fa caldo. Sono stanco. Mi sono svegliato che volevo tornare a dormire. Vorrei dormire per sempre. Sospiro e inizio a piangere silenziosamente. E va bene, dai, piangiamo. Mi sembra di essere tornato bambino. Mamma, dove sei? Un singhiozzo e queste lacrime di merda che sembrano non finire mai. Prendo l’asciugamano per cancellarle dal mio volto (se potessi anche farlo dal mio cuore) e sento l’odore di pulito. E’ un buon odore. Pulito va bene. Pulito non è la fine. Pulito è un inizio. Pulito è strada da percorrere davanti a me. Pulito è buono. Pulito si può fare. Si, ce la posso fare. Da solo, in mezzo a gente che pensa di essermi vicina, senza di lei o con lei, va bene. Sospiro. Vedo le mie mani che aprono il rubinetto dell’acqua fredda. Mani grandi, rugose, stanche. Prima o poi, queste mattine, finiranno, no? Mi bagno la faccia e mi guardo allo specchio mentre lo faccio. Le mie mani coprono il mio viso e l’acqua gelata mi stordisce per un attimo il cervello. Ok, così va bene. Le mie mani scendono lievi, giù per il mio viso, fino al collo. Mani gentili che, senza farlo fisicamente, anche stamattina, come tante altre mattine, mi hanno accarezzato l’anima. La loro anima. La mia anima.

3 pensieri riguardo “Carezze

Rispondi a Rosa Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...