Questioni di finali

So che questo blog finirà molto presto. In realtà, se proprio lo dobbiamo dire, ho deciso che molto presto questo blog finirà. Non ci sono più i presupposti del suo primo articolo che pubblicai milioni di lune fa. Non ci sono più da molto tempo. Mi ha seguita, certo. L’ho adattato alle mie evoluzioni, certo, e si è evoluto, dunque, con me, ma non sono il tipo da praticare accanimento terapeutico sui miei rapporti con le persone (che quando per me è finita e non ho più nulla da dare o ricevere, è finita davvero) figurati con i blog… E poi non è più il blog di una volta. 🙂 come si dice spesso della gente e delle stagioni. Questo blog è nato il 2 maggio del 2008 con tanta mia gioia di essere, tante speranze, tanto amore diverso. Mi sarebbe piaciuto farlo finire 10 anni dopo; sai che a me piacciono le cose che “quadrano” altrimenti non sto bene, ma, tant’è che non puoi sempre avere le cose che ti piacciono, che alla fine ti rendi conto che non è vero che bene non stai se non le hai e che presto finirà, prima dei suoi 10 anni, anche questo blog. Sento che è arrivato il momento. Ci sto pensando proprio mentre ritorno dalla spiaggia. E non è un falso allarme, come fanno o facevano tanti blogger. Monica me ne ha parlato, dei blogger svitati che giravano su internet una volta. Lo farò e basta. Sto pensando al modo per chiuderlo bene. Sto pensando a cosa scrivere, a chi scrivere, cosa dirgli, come fare a tirare giù tutto e poi stamparlo in un libro che rimarrà sul mio comodino… e che Laura erediterà con tutto il resto del nulla che le lascerò. Insomma, porco d’un diavolo, sto pensando che ho dimenticato le chiavi di casa e non posso aprire il portone e se citofono, mamma non sente, cheppalle, e così mi toccherà citofonare alle prostitute del sesto e se poi lo dico a mamma, sai che altre palle… lei che l’altro ieri s’è beccata uno stupendo trans in ascensore ed è arrivata a casa trafelata dicendomi: “Rosè, aggio cugliùt ‘nu puttanòn rint all’ascenzor… nunn o putev manc guardà ‘nfacc.. pecché tenev e zizz, e tacc e o trucc… ma pò m’à ritt buongiorno cu ‘na voce comm ‘à patet… e peppoc nun me venev n’infart… marò, Rosè, nu puttanon ver ver, è capìt?…” 😦 vabbè, come se non ce ne fossero e come se Dio sa cosa… a volte le darei proprio una bella capata in faccia così che, magari, riesce a vedere le cose come me. Non vede e non sente, a volte. Sarà che dice che non è sorda e, invece, ora che è pure sordo il cane con tre zampe nella tomba, non possiamo nemmeno più fare affidamento su di lui per allertarla quando il campanello suona. Ma, ovviamente, Dio mi ama ed ecco che arriva uno che mi apre la porta e salva fui. Entro in casa e inizia il terzo grado. Che hai fatto ieri sera? C’era tuo padre? Che ha detto tua sorella? Che ha fatto tua figlia? Che hai fatto ieri sera allora? Bene: se ti trovi nella mia stessa situazione, ti consiglio una cosa: fai le stesse domande. Ed è così che lei si strambisce un attimino e mi dice che voleva andare a letto ma che, per la prima volta nella sua vita, è stata ipnotizzata da una storia ed è rimasta su fino a quasi mezzanotte per vedere il finale di un film con due donne che…” Non l’ho lasciata manco finire il “che” e ho detto: “Thelma e Louise, giusto? E’ questo il titolo?” Mi guarda a bocca aperta e mi chiede se l’ho guardato pure io ieri sera. Le ricordo gentilmente che ero al compleanno di mia nipote, che non sapevo che avrebbero trasmesso questo film e che ho solo ragionato un secondo. Che solo quel film di due donne può tenere la gente su, se non l’hanno mai visto . Eh… risponde lei, no, no… Rosè è che tu sei davvero una strega e tu le sai le cose o le vieni a sapere, pure se la gente te le nasconde; io lo so, song mammeta. E vabbè, se lo sai tu, mi arrendo. E poi continua. “Comunque, Rosè, almeno è fernuto buono chillu film. Ca me spiaceva ‘o verament si a polizia ‘e pigliava.” Beh, rispondo io, bene bene non direi. E mi fa piacere che tu la veda in maniera filosofica; voglio dire, schiantarsi giù per un canyon non è che sia il massimo del finire bene, no?” Ecco, lo sai quando stai cucendo a mano e, tutt all’intrasatta, ti entra l’ago proprio là, tra il polpastrello e unghia? Hmmm, questa è stata l’espressione di mamma. No, Rosè, guarda che quelle due sono volate dall’altra parte. No, mamma, guarda che “l’altra parte” non era l’altra parte del canyon ma “l’altra parte” dell’inferno, mi spiace. No, Rosè, ma che mi stai ricenn… Marò. L’ho delusa… Le ho tolto l’illusione che si erano salvate. Che stronza che sono. Che emerita stronza. Ammetto di non essermi sentita figa. Ammetto di non essermene accorta. Ammetto di aver sentito, però, il commento di mamma: “e vabbuò, almen l’ann fatt correr bbuon a cchilli figl è bucchin…” 🙂 E vabbuò, già… E vabbuò. Per chi se lo chiedesse, è da lei che ho imparato a non arrendermi e a vedere il lato buono delle cose più brutte (o, almeno, a provarci). E via con una fine che sembrava una fine buona e invece era un’altra fine, ma sempre fine era.

Due settimane dopo, mi chiama trafelata, di prima mattina: “Rosè, tu non intovinerai (sì, proprio con la T) c’aggio visto stamattina sulla spiaggia! J’à ‘nduvinà… ” Ecco, sappilo, a me non piace ‘nduvinare. Mi rompo il cosiddetto che mi si è atrofizzato nel periodo di gestazione prenatale ed è diventato clitoride, a ‘nduvinare, perché la reputo ‘na perdita di tempo. Ma, con mamma (e solo con lei) provo. Perché? Perché la amo, nonostante tutto. Niente di più o di meno. Due prove e poi I give up. Embè, Rosè, tu non ci crederai. Stavo portando il cane a pisciare ‘ncopp alla spiaggia quann, lo sai quello scoglio dove vai sempre tu sul mare a nuotare? Quello proprio davanti a casa? Ma proprio chillu scoglio addò vaje tu, è capit? Ossaje c’aggio visto? No? Embè, ci stavano sei o sette perzone cu una è cheste ca teneva nu cusurill mman, comme a chillu cos e ceramica addò se mettene e muort quann e bruciano, è capito? Eppò, Rosè, t’ò ggiur ‘ncopp a te! (Ma perchè, dico io?!) Coccheruno piangeva, coccheruno abbracciava a chi piangeva e chella femmena ca teneva o vas d’ò muort mman ha detto qualcosa a tutti quanti e poi ha gettato le ceneri dentro al mare, Rosè! Proprio addò ti fai tu il bagno! Ma capisci?! Emmenomale, Rosè, ca erano le 6 e mezza è matina altrimenti, marò…

Mi chiedo… Ma Dio, lo fa apposta a far succedere queste cose a mia madre? Voglio dire, ci deve essere una ragione perché cose succedono, no? Ecco, per questa, sinceramente, non la posso nemmeno immaginare. Ora, ogni volta che andrò in spiaggia, sul mio scoglio (come lo chiama mamma) penserò che qualcuno ha amato quel pezzo di mare tanto quanto me al punto di chiedere a qualcun altro di trovare il coraggio e la forza di andare a gettare tra quelle onde le sue ceneri. L’unica cosa che rimaneva della sua fisica esistenza su questa misera terra. Anche questa è una fine. Romantica, potrà pensare qualcuno; ecologica, penso io. Alla fine, questo corpo, amato e odiato, finirà, invisibilmente e biodegradabilmente, nel buio del mare. Le onde se lo porteranno via. Fiocco di cenere dopo fiocco di cenere sarà sciolto dal sale e dall’acqua impietosi. I delfini e i pesciolini della costa davanti a casa mia ci si strusceranno intorno, dentro e fuori. Il sole di ogni sacrosanto tramonto, da ora in poi, scalderà l’acqua dove è stato versato e, ogni sacrosanta estate, qualche bambino sorriderà di nascosto mentre si starà deliziando a pisciarci intorno, dentro e fuori pensando che nessuno lo stia guardando. Ecco, anche questa è una fine. O forse, è un inizio e noi, poveri coglioni, non lo sappiamo.

2 pensieri riguardo “Questioni di finali

  1. We’ll miss your posts Rose! But keep in touch in some way… ok? Have a good luck! Albix

    ps Is not a so bad idea that of the ashes in the sea… Who told we all come from the sea? And is not e femenine word in French the sea? We are sea’s sons for sure… Ashes you are and ashes you’ll be…

    "Mi piace"

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