Consigli da non seguire

Non ho scritto per più di un mese. Non va bene.So perché l’ho fatto. Il desiderio c’era; le idee pure; il tempo no e, mentre il tempo se ne andava via, come la sabbia fine e lucente che scorre nelle anse di vetro di una clessidra da 5 minuti, qualcuno mi ha fatto così tanto male che, alla fine, il disgusto e il dolore hanno vinto sul desiderio di stare bene scrivendo e non ho più scritto nulla. Non mi era mai successo. Mi svegliavo con il solo desiderio di vomitare al solo pensiero di uscire di casa. Una volta mi è perfino venuto da piangere, appena sveglia. La valeriana non è servita a niente, per 4 settimane. Mi svegliavo la notte più e più volte, come in un film dell’orrore. E il silenzio del buio intorno a me mi angosciava talmente tanto che, alla fine, stavo peggio di quando ero andata a dormire. C’è gente cattiva, là fuori, Lala. Gente cattiva che ti farà del male. Gente cattiva che penserà di essere nel giusto e cercherà di lederti l’anima e la dignità. Gente che ti ingiurierà e ti calunnierà. Gente che inventerà cose brutte su di te. Non voglio sapere e spiegare perché cercheranno di farlo. Non mi interessa. A te non deve interessare. Tanto non servono a nulla i merdosissimi perché. Sono i fatti che contano. A te deve interessare solo una cosa: fottitene. Tu fottitene e mandali affanqkulo, sì affanqkulo con la q e la k che si deve sentire bene lo schiocco della lingua sulla parte bassa del palato, quando ce li manderai. Ma fallo subito, Lala. Non aspettare, come ho fatto io, questa volta. Non aspettare. Io non l’ho fatto solo una volta, ora, e ho sofferto per un mese fino a quando non ho preso in mano la situazione e ho mandato affanqkculo pure con la C. E allora ho ricominciato a svegliarmi con la voglia di vivere e combattere.

Prima che tutto questo iniziasse mi hai detto: “Mamma, tu vuoi la pace e la serenità, ma con te non esisterà mai la pace e la serenità. Tu combatti sempre. Tu discuti sempre. Tu non stai mai zitta.” Ci ho provato, Lala. Ci ho provato e non sono stata per niente bene. Ci ho provato. Non posso stare zitta. Non posso fare finta di niente. Non posso fare come tutti gli altri. Non fa niente se non sono come tutti gli altri. Non fa niente. Non voglio essere come tutti gli altri. Voglio essere io. Essendo io, ho trovato amici stupendi, una figlia stupenda, un uomo stupendo, gatti stupendi, casa stupenda, insomma… ‘na stupendezza tutto intorno a me. Ci ho pensato, sai? Ci ho pensato a quello che mi hai detto. Io ci penso sempre a quello che la gente mi dice. Magari all’inizio faccio pensare che me ne fotto ma, credimi, quando sono nella mia camera, di tardo pomeriggio, magari di sabato, e il sole si insinua tra le tende e mi viene a riscaldare le gambe mentre sono stesa sul letto ad ascoltare Kevin Kern, io penso a tutto quello che la gente mi dice. Penso che sto bene da sola. Penso che mi piace stare da sola. Penso che chi ama e sa stare bene da solo è persona buona e giusta perché ha imparato a stare bene con la persona peggiore del mondo: sè stesso. Penso che ho così tante migliaia di cose da fare, quando sono da sola, che non mi basterebbe un’altra vita, per farle. Penso che è vero che combatto e urlo e mi incazzo e strepito e faccio di tutto e di più, e penso pure che stamattina, alla venerabile età di 18 anni e mezzo, ti sei svegliata e dopo essere andata in bagno sei corsa da me, nel lettone, per abbracciarmi e oziare assieme, come quando eri bambina, prima di fare colazione assieme. Mi hai abbracciata forte forte, hai fatto un po’ di sospiri e, dopo 10 minuti buoni di silenzio, con la tua testa sul mio petto, hai tirato su il tuo naso lentigginoso e hai detto: “mamma, il tuo cuore batte fortissimo… va velocissimo.. tum tum tum tum tum tum tum…”. T’ho risposto che è normale. 100 battiti al minuto, così ha detto il dottore che mi sta facendo il corso di Primo Soccorso. 100 battiti al minuto dobbiamo far fare al cuore quando facciamo la rianimazione, in caso di necessità. Quando qualche giorno fa abbiamo fatto l’esame per vedere se eravamo capaci di farlo bene, quando ho messo le mani sul manichino ho pensato che dovevo andare veloce, per fare 100 battiti al minuto. Ho pensato che dovevo farlo bene e forte perché la cassa toracica deve battere sul cuore per farlo ripartire a battere e ci vuole forza. Non è mica come nei film. E allora ho pensato che con quelle due mani dovevo uccidere. Mi sono immaginata che stavo spezzando il petto a chi mi stava facendo male alla dignità da un mese. E sono andata velocissima e tutti mi hanno fatto i complimenti. Vedi? A volte la gente non capisce proprio un bel niente. Tutti mi hanno fatto i complimenti perché ho salvato un manichino con la manovra giusta nei tempi giusti. Io, invece, l’ho ammazzato quel manichino. Le cose non sono mai come sembrano, Lala, non te lo dimenticare mai. Le cose sono come sembrano solo ed unicamente quando non c’è nulla, da nessun lato che gli faccia ombra. E dato che, da qualunque lato tu ti giri, di giorno, anche se non c’è il sole, l’ombra c’è… e dato che, di notte, è il buio che fa ombra su tutto, tu non ti fidare mai di nulla, Lala. Mai. E così, sarò pure una che urla, combatte, strepita, si incazza e manda affanculo, ma poi, alla fine, venite tutti da me, la domenica mattina, a mettere la testa sul mio cuore e a sospirare di pace e di armonia, nel caldo dei miei abbracci.

Candele accese. Luci spente. L’acqua calda scorre nella vasca. I gatti sonnecchiano sul letto di Laura che se ne è andata a Venezia con Sanduni. Oltre la finestra del bagno vedo la luna. Da quella parte si vede solo dopo le 22. Va bene. Va bene così. Sono di nuovo serena da pochi giorni. Mi sono guardata allo specchio, nuda; il mio corpo non è cambiato, ma ho pensato che potrei dire di essere felice, ma è meglio che sto zitta. Ho un uomo stupendo che mi ha sostenuto, con mia figlia, i miei amici, la mia famiglia, in questo mese di infamie e di depressione che mai avevo provato. Nessuno ha fatto nulla, a parte ascoltarmi e cercare di calmarmi. E non sanno di aver fatto cose stupende. Nessuno lo sa mai, quando ascolta veramente. Non sono una da depressione. Ma ci ero quasi arrivata. Mai vissuta in vita mia. Quanto mi spiace per chi, invece, ci deve convivere. Vorrei non esistesse. Sospiro, come un topo che, rincorso da un gatto, è appena entrato in un buchino nel muro, fottendo il baffuto felino. Entro con un piede in vasca e il caldo mi si spara nel cervello. Dio, quanto è stupendo riscaldarsi quando fa freddo. Dio, quanto è stupendo riscaldare il cuore quando fuori è tutto freddo. Entro con l’altro piede e, dentro di me, dico “grazie Dio, grazie Dio, grazie Dio”. Mi siedo sul bordo della vasca assaporando i vapori che mi avvolgono. Ieri e oggi. Cosa è cambiato da ieri? O dall’altro ieri o da lunedì? Da lunedì, sì… Lunedì ho mandato affancqkulo qualcuno e tutto è ritornato in equilibrio. Ci voleva così poco. Ho cercato di stare zitta e fare quella che vuole la pace, ma non ha funzionato. Devo combattere, io. Non posso stare zitta. Come entri nell’acqua calda della vasca? Io mi inginocchio. Mi inginocchio e aspetto che la botta di calore mi arrivi ai seni. Poi, lentamente, mi immergo dal davanti, con la schiena scoperta. Sarà l’ultima a goderne, assieme alla testa e alle spalle. I sali alla lavanda e agrumi che ho fatto un anno fa mi solleticano le cosce. Ne ho messo tanto… Il sale fa bene. Pulisce e tante altre cose. La lavanda rilassa, gli agrumi tirano su il morale. La musica di Kevin Kern invade il bagno. Leggera, sinuosa. Le fiamme delle candele danzano contro la parete. Sospiro profondamente, grata. Vorrei che tutto il mondo, ora, sì, proprio ora, si sentisse come mi sento io in questo preciso momento. Vorrei che durasse per sempre. Vorrei essere il mondo, ora, per far stare tutti bene come mi sento bene io, ora. Mi sento benedetta. Non ho più soldi di ieri. Non ho più cose di ieri. Non ho più amici o animali o vestiti di ieri. Ma sto bene, davvero. Sto bene così tanto che mi viene quasi da piangere. Come ci si può sentire così bene dentro e fuori di te, solo dopo aver aperto bocca e detto quello che pensavi? Non lo so. So solo che, a volte, quelle stronzate di consigli di mia figlia non li devo proprio seguire, và.

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