Zenzero candito e la strada di casa

Zenzero fresco, acqua e zucchero di canna. Trovi tante ricette, su internet; io ti darò quella più potente e giusta. Giusta e potente perché l’ho provata io e perché per poter godere appieno delle proprietà di questo magnifico rizoma, j’à fà chèll cà te rich’io, occhei? 🙂

Djamel dorme. E’ un caldo e bellissimo pomeriggio di luglio, a Londra. Ho chiuso la porta di casa silenziosamente e mi sono avviata verso Hammersmith. Sto bene. Sto meravigliosamente bene. Me lo devo ricordare più spesso, quando non sto bene dentro e fuori di me che si può stare davvero bene dentro e fuori di te. Stare con un uomo che lavora di notte e dorme di giorno è una cosa utile, a dir poco. Puoi dormire tutta la notte, bella spaparanzata nel letto, e poi andare a lavorare, la mattina, salutandolo sulla via per l’ufficio. Poi torni a casa, la sera, e lo saluti sulla via mentre lui va a lavorare. Per non parlare di quando, poi, non lavora e tiene il ritmo della settimana, ovviamente, e perciò… se la notte hai voglia di… vabbè, lasciamo perdere. 🙂 La vita è bella, ecco. Nonostante tutto, è bella. Bisogna ricordarselo quanto più possibile. E così, mentre tutto il quartiere, in questo sonnacchioso sabato pomeriggio d’estate, sembra posato su una nuvola di zucchero filato, io cammino lentamente attraverso Ravenscourt Park, godendomi ogni singolo attimo, con in mente un obiettivo, diciamo, ufficiale che è andare a fare shopping di saldi ad Hammersmith. Uscendo m’ha detto: non fare danni. Figurati, non ne farò. Non sono una spendacciona. Invece, il mio inconscio, lo scoprirò solo ore dopo, sapeva già dove voleva arrivare (come diceva Totò…). Apro lo zaino alla ricerca d’un pezzettino di zenzero candito da masticare mentre guardo curiosa i negozi di antiquariato delle stradine laterali al quartiere. Non compro più caramelle da secoli. Mi faccio solo di zenzero candito, oramai. Le qualità infinite di questo stupendo elemento terreno non te le sto a spiegare. E’ un salvavita, in breve. E non ci sono dosi particolari. Prendine tanto quanto ti dice il portafogli. Pela il tuo zenzero fresco col pelapatate. Sciacqualo e taglialo a pezzettini. Non seguire quelle ricette cretine che dicono di farlo a fettine, non sanno di cosa parlano. Se fai le fettine, viene fuori ‘na pappetta da tre soldi. Tu fai dei pezzetti, belli grandi come l’unghia del mignolo; questi devi fare. Tanto poi si scioglieranno in bocca. Lo so dove sto andando, lo so. Certe notti, sai, da 23 anni, fa così male che devo aprire le finestre per sentire il freddo dell’inverno o il caldo dell’estate per non piangere. Faccio lo stesso sogno da 23 anni almeno una volta alla settimana; da 23 anni. Sogno di essere a Londra, di notte, e di cercare la strada per casa. Non so perché, ma mi blocco sempre intorno a West Kensington. Non so perché, ma sono in Blythe Road e non riesco più ad andare avanti. E’ una cosa che mi fa impazzire. Vedo uno dei soliti piccoli e angusti corner shop, un negozio notturno gestito da indiani, che sta per chiudere ed entro dentro velocemente per comprare le sigarette. 10 Silk Cut. Compro 10 Silk Cut e i cerini ed esco. Almeno ho le sigarette, mi dico. Nel mio sogno, fumo ancora. Non sai quante volte ho avuto la tentazione di ricominciare. Sì, le sigarette mi aiutano a concentrarmi. Così posso trovare meglio casa. Checcazzonesò io perché le sigarette mi dovrebbero far trovare meglio la strada di casa. Se solo nel sogno fossi più lucida e mi ricordassi che Blythe Road è proprio dietro casa mia, dietro la casa dove vivevo con Djamel, in Shepherd’s Bush Road non avrei nemmeno bisogno delle sigarette, no? E invece no. Invece, mi sto perdendo come se fossi in Papuasia e stessi cercando l’Esselunga di via Morgantini… e non trovo la strada di casa e muoio dentro dal dolore. E questo sogno di merda mi fa svegliare con un affanno e un’angoscia che non ti dico. Mai che ci arrivi. Mai. Marò, solo al ricordarlo, mi viene sete. Un altro pezzetto di zenzero, và. Metti tutti i tocchetti di zenzero dentro una pentolina. Coprili con tre dita d’acqua come minimoe fai cuocere a fuoco basso (col coperchio) per almeno due ore. Questo sogno l’ho fatto per ben 23 anni. Ho smesso di farlo quest’anno, a luglio. Mai smesso di farlo, per 23 anni, almeno una volta alla settimana. Tutto il mio essere tendeva e tende inesorabilmente verso la perfida Albione, chettelodicoaffare. Arrivo ad Hammersmith e il mio cuore batte forte dall’emozionie. Sono felice. Dio, sono felice. Me lo devo ricordare. Ogni angolo di questo quartiere, ogni profumo, ogni mattone mi sta chiamando. Li sento. Dio mio, quanto è bello tornare a casa. Dio mio, ti prego, fà che non sia un sogno, potrei morire. In fondo, lo sai, sono venuta qua solo per approfittare dei saldi. Entro nel “mio shopping center” e quasi mi inginocchio in terra. Qua venivo ogni sabato pomeriggio, dopo aver pulito la mia camera e la cucina della casa che condividevo con Maria del Mar Gonzales, Magalie, gli irlandesi, lo scozzese e l’inglese che non abbiamo mai visto, in Overstone Road; al n. 65 di Overstone Road, to be more precise. La casa dove ho vissuto dopo essermi lasciata con Djamel, fino al mio ritorno a Milano, per sempre. Mi sento in colpa. Mi sento in colpa come una faina che ha rubato le uova da sotto il culo alla gallina mentre questa guardava innamorata il gallo. Ho detto a Djamel che sarei uscita per fare shopping e, invece, ora lo so, sono venuta qua per ritrovare la strada di casa. M’ha detto: non fare danni. Gli ho risposto: non ti preoccupare. Mi dico: speriamo. Entro nei negozi che erano per me quelli che tu, ora, frequenti tutti i giorni o tutti i sabato della tua vita. Compro 4 vestiti bellissimi a 5 sterline l’uno. Compro una borsa da toilette per Djamel che ne ha davvero bisogno a 7 sterline. Compro dei regalini per Laura (impazzirà per queste gommine profumate). Faccio un sospiro forte e mi dirigo verso la strada di casa mia. Sì, mi dico, è un peccato non tornare a vederla, almeno ora che sono qua, no? Una volta bolliti scolali, MA NON BUTTARE L’ACQUA. Tienila da parte perché la devi utilizzare. Questo è il mio segreto. Tutti dicono di scolarli buttando via la loro acqua, il loro succo prezioso che si porterebbe via il loro “tutto”. Che stronzata. Come dice mamma “adda venì a guerra…”. Lo spreco è una cosa che non sopporto, soprattutto nel cibo. Le ricette dicono di scolarli e basta. Io no. Io tengo il liquido scolato. Sono una che tiene tutto, lo sai… Una volta scolati e messo il liquido da parte, pesali. Mi sono persa. Non ci posso credere. Mi sono persa. Invece di ritrovarmi in Overstone Road, mi ritrovo in Shepherd’s Bush Road. Marò, l’incubo è diventato realtà. Mi guardo intorno e non voglio chiedere. Non posso non ritrovare la strada di casa per davvero. Panico. Mi incammino a sinistra e mi perdo di nuovo. Sono davanti al deposito dei vigili. Voglio urlare. Ma non lo faccio e accendo Google Maps. ‘Fanculo il romanticismo del: “la trovai d’istinto” oppure la stronzata di: “il cuore mi diresse verso la mia strada” o meglio ancora: “riconobbi i profumi del mio passato e mi ritrovai davanti a casa mia”. 23 anni di progresso e Google Maps serviranno ben a qualcosa, no? E poi capisco. Hanno cambiato l’imbocco ‘sti bastardi. Non c’è più la scorciatoia che prendevo dietro il teatro di Hammersmith. Quel teatro dove sono andata così tante volte a vedere cose stupende. La strada che facevo una volta non c’è più. L’hanno sostituita con una specie di mezza superstrada. Ma qua sono. Qua è Hammersmith. Qua è strada di casa mia. Arrivo all’inizio di Overstone Road, faccio un lungo sospiro e inizio a stare male. Sento un leggero rantolo. Mi giro pensando di avere qualcuno dietro e mi accorgo di averlo fatto io. Mi incammino verso casa mia, che è quasi alla fine della strada. Ci sono gli stessi alberi, le stesse case, le auto, l’azzurro del cielo, il silenzio, il cinguettio degli uccelli, le auto in lontananza, il marciapiede vuoto. Nulla è cambiato. Inizio a cantare “this used to be my playground…” a voce bassa e il cuore aumenta il battito. Sto tornando a casa. Sto tornando a casa. Sto tornando finalmente a casa mia. Non è vero che home is where your heart is? E allora il mio cuore non si è mai spostato da qua, ora lo so. Cammino così lentamente. Voglio ricordare ogni fottutissimo attimo di questo ritorno. Lasciai questa casa alle 5 di mattina di un buio giorno di settembre del 1995. Piansi per tutto il tragitto da Hammersmith a Heathrow. Non so quanto tempo ci misi a sorridere di nuovo, in Italia. Piangevo così tanto per aver perso la mia vita a Londra, anche se l’avevo scelto io. Piansi come una bambina mentre l’aereo sorvolava il mio quartiere. Il cuore batte ancora più forte. Ricordo tutto. Pensavo che da qualche parte, laggiù, non c’era più nulla di me. Pensavo che mio fratello era venuto con la sua familiare, due settimane prima, e se l’era caricata con tutta la mia vita “trasportabile” di Londra. Pensavo che da qualche parte, laggiù, Mar, quella mattina, si sarebbe svegliata e non mi avrebbe trovata a fare colazione in cucina. Quanti pianti, quella notte, ci eravamo fatte. Pensavo che avevo vissuto, in quella città, una vita stupenda e crudele e dolce e cattiva. Una vita che non sarebbe tornata mai più. Ho fatto di tutto, a Londra. Tutto quello che in Italia non mi sarei mai potuta permettere. Libertà infinita, gioie e dolori infiniti. Sì, vanno tutti a braccetto. Cose brutte e cose belle. Non mi pento di nulla. Rifarei tutto e pure di più. Cammino lentamente e, improvvisamente, sono davanti a casa. Pesali e metti lo stesso peso di zucchero di canna dentro nella stessa pentolina dove li hai fatti bollire. Dunque, per i poveri di cervello: se il peso dello zenzero bollito è 200 grammi, tu prendi 200 grammi di zucchero di canna e mettilo assieme allo zenzero nella pentolina. Poi, coprilo con l’acqua dello zenzero bollito. Vedrai che, miracolosamente, quell’acqua sarà giusta giusta per coprire tutto lo zenzero con lo zucchero di almeno mezzo dito. Non mi chiedere com’è che succede, non te lo so dire. Misteri matematici, suppongo. Tanto bella. Sei tanto bella. Bella come me. Sei stupenda, casa mia. Non ho più nascosto le lacrime. A Londra puoi piangere come cazzo e dove cazzo ti pare e nessuno ti rompe le palle, se non vuoi essere rotta le palle. Guardo la finestra della cucina al secondo piano. Guardo il colore della porta, che non è cambiato. Guardo il cancelletto e attraverso la strada. C’è la stessa porta verde. C’è lo stesso campanello al centro della porta. Dio mio, tienimi il cuore, ti prego. C’è un albero che non mi ricordavo. Sembra giovane. Non so se può avere più di 20 anni. Non credo. Mi rendo conto che non ci sono arrivata dal suo marciapiede. Mi rendo conto che la volevo prima vedere dall’altra parte. Volevo prima guardarla per intero. Amarla di nuovo per intero, l’ultima casa dove ho abitato a Londra. Ho fatto un filmino per ricordarmi di quello che è successo. Non mi ricordavo di averlo fatto. Nell’andare a guardare delle foto, l’ho trovato. Mentre scendevo giù per Overstone Road, ho filmato il momento in cui l’ho ritrovata. Solo oggi, 5 mesi dopo, l’ho rivisto e mi sono sentita piangere, ad ogni passo. Ho pianto fino alla fine. Piangevo. Piangevo quando ho attraversato la strada. Piangevo quando ho appoggiato la mano al cancelletto. Piangevo quando l’ho spinto in avanti e ho singhiozzato quando l’ho sentito cigolare, come cigolava 21 anni fa. Un gemito di dolore è scaturito dalla mia gola quando ho risentito quel cigolìo. Era come se mi dicesse: “bentornata, ti ho aspettato per tanti anni”. E poi l’ho richiuso accarezzandolo. L’ho richiuso e le lacrime si sono affievolite. Ho fatto un gran respiro e ho detto “grazie”. Non so a chi l’ho detto.  Lascia cuocere tutto a fuoco lento fino a quando il liquido non si asciuga e diventa uno sciroppo bello denso e scuro scuro. Se pensi che ci sia bisogno di un rabbocco di acqua, rabbocca pure. E’ il tuo zenzero e lo cucini come piace a te. Non ci sono regole. Non ci sono mai regole, purtroppo. Tutte le regole del mondo si sciolgono come lo zucchero di canna al caldo della fiamma, quando si tratta di noi. Poi, tutti sono capaci di dire: dovevi fare questo, dovevi fare quello, sei stata stronza o stronzo a fare o dire questo o quello. Sono tutti bravi a farsi inculare con il culo degli altri, sempre. Quando pensi che sia cotto e che lo sciroppo è denso abbastanza e che ce n’è solo che rimasto pochissimo, spegni. Spegni. Quando ti rendi conto che non c’è più nulla da fare, spegni. Bisogna spegnere, quando ci si rende conto che non ce n’è più per nessuno. Già… Come una trasmissione che non ha più senso che sia trasmessa perché tutti si lamentano per le repliche. Come una radio che non trasmette più nulla. Come una lampadina che si è fulminata. Spegni e basta. Ora ci piango, certo, ma allora, forse, me ne sono andata perché non c’era più nulla per me. Più nulla. Dopo tanti anni, magari, è difficile ricordarsi come ci si sentiva e si tende a ricordarsi solo di quanto era figo vivere a Londra; si tende ad evitare di ammettere che tanto figa la vita, là, allora, non era, magari; che, allora, magari, se fossi stata così tanto felice, là, non me ne sarei tornata in Italia, no? No. Felice non ero. Ma era casa mia. Casa mia. Home è diverso da House. Lo sai? E casa mia è rimasta. Ora lo so. Quanta gente è venuta in questa casa a trovarmi. Quanta gente ha dormito nella mia camera, dopo una notte insonne di lacrime e rimpianti o di risate e vino. Quante volte ho suonato la mia chitarra sul divanetto verde da un posto e mezzo a chi voleva ascoltare le mie canzoni. Quanto amore. Quanto amore. Prendi una forchetta e togli i pezzetti di zenzero caramellato con delicatezza dalla pentola. Posali tutti su carta da forno. Qualche ricetta cretina dice di metterli su carta assorbente. Pirla. Poi, quando si raffredda, ti mangi carta e zenzero, vero? No, tu ascolta me. Mettili o sulla carta da forno o sulla carta oleata e lasciali asciugare. Lo sciroppo, pure quello, mettilo sulla carta oleata o da forno, su un pezzo di carta separato o in un porta cubetti di ghiaccio (non metterlo nella ghiacciaia, però, eh?). Quando si sarà indurito lo potrai usare per fare le tisane. Mettilo in acqua bollente così com’è. Vedrai che tisane stupende. Lo zenzero, quando si sarà asciugato (due giorni più o meno), lo potrai mettere in un vasetto di vetro o nelle scatoline di acciaio delle caramelle per metterlo in borsa (quello che faccio io). Non avvitare il coperchio. Fallo svaporare bene, altrimenti va in muffa. Fai tutto con calma e con amore. E vedrai che andrà tutto bene. Tutto con calma e con amore. Quanto infinito amore c’è stato in questa casa. Ho guardato in alto, verso la cucina. Ho sospirato. Ho dato un bacio alla mano, l’ho appoggiata sul muretto e, lasciandola scivolare sui mattoni muschiati dal tempo e dalle intemperie, sono scivolata via anche io, dal n. 65 di Overstone Road, questa volta, però, felice di tornare a casa, da Djamel, col mio bottino dei saldi estivi londinesi. Quando ho aperto la porta, cercando di non fare rumore per svegliarlo, stava ancora dormendo. Mi sono seduta sulla poltrona davanti al letto ed ho osservato la sua schiena che si sollevava, mentre dormiva a pancia in sotto. Alla fine del sentiero. Mi sono sentita come se fossi arrivata finalmente alla fine del sentiero. Ma so che non è così. Magari fosse… ma non è così. Ci sono così tante cose che questa vita mi deve far vivere, se vuole; e se io glielo lascio fare, non si farà male nessuno. O magari nulla più. Accetterò tutto. Mi va bene tutto. Ora ho capito. Ho sospirato profondamente, lentamente cercando di non fare rumore. Mi è venuta una cosa da dentro, verso di lui. L’ho sentito così tanto amato da me, così tanto mio, così tanto aspettato, così tanto conquistato, così tanto anelato, così tanto amato, amato, amato e mi sono sentita così completa che non te lo posso spiegare meglio. Si è svegliato, si è stiracchiato e si è girato a guardarmi con un sorriso che rifletteva quello che stavo provando io in quel preciso istante. Dio, ti ho mai detto grazie? Ti ho mai detto che tutte le candele e le preghiere di questo fottutissimo mondo non basteranno mai a ringraziarti per tutto l’amore che mi hai fatto dare e dato durante questa misera vita che ho vissuto? Strizza gli occhi, guarda l’orologio e si gratta la testa. Sorride…”Oh, eccoti… hmmm… quanto danno hai fatto, eh?” Tanto… ne ho fatto tanto; mi sono pure persa per strada, cercando di tornare, ma alla fine l’ho  ritrovata, la via per casa e ora sono qua… Finalmente, siamo qua.

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