10 e lode

Sto bruciando i fiori di gelsomino. Di cosa profumano i fiori di gelsomino bruciati sul carboncino dell’incenso? Di erba bruciata. Niente di più, niente di meno. Ma io le devo provare tutte, lo sai. E mò ti posso dire di cosa sanno i fiori di gelsomino bruciati sul carboncino per l’incenso. Le volute di fumo si allungano, alla luce della lampada da scrivania, verso il soffitto di camera mia. E’ un bellissimo momento. Me lo devo ricordare per i rainy days. Einaudi suona Le onde ed è sera. Mi piace molto questo pezzo. Mi ricorda quando lo scoprii, in Stazione Centrale, prima di partire non so per dove. C’era ‘sto ragazzo che suonava il piano su uno dei mezzanini della stazione. Io salivo dall’altra parte e, nel casino dei cuori che vanno e che vengono, gli urlai chiedendo il titolo del pezzo e lui mi urlò dietro: “Le ondeeee… di Einaudiiiiiii!!” 🙂 qualche volta la vita è bella; quando ti rispondono, intendo. Ultimamente la vita è bella spesso. Non mi posso proprio lamentare. E non ho paura. Non più. Accetto e accolgo tutto con la solita speranza e il solito animo da combattente. Le devo provare tutte, lo sai. Tutte, per far sì che le cose vadano come vorrei che andassero. Sempre. Non mi fermerò mai. Mai, mai. Mi dovrai ammazzare per farmi fermare. E oggi pomeriggio non mi sono fermata. Sorrido e ricordo. Altro ricordo felice che non mi è costato un cazzo. I ricordi felici, di solito, non costano un cazzo. La prima volta che ti ho abbracciato o baciato. La prima volta che mi hai guardata e hai visto te dentro di me. Le volte che ti ho sorriso dicendo pirlate e facendoti ridere cercando di non farti morire dentro. Si, lo so… Non ho fatto nessuna lista per me. Ma come mi disse una volta una grandissima stronza che se vedo per strada la butto sotto con la mia nuova Panda, parola mia d’onore, “tu le cose le fai per far piacere a te, non agli altri”. Che stronze le “migliori amiche”. Proprio belle stronze. Capiscono proprio tutto di te. E vabbè… Che ci vuoi fare. Provo piacere a far provare piacere e me ne fotto. Sto qua per questo. Va bene così. Sempre meglio che godere facendo soffrire la gente, no? E voglio provare piacere pure mentre sto schiattando. Ricordatelo. Per favore. Controlla pure se questa cosa sono riuscita a farla. Voglio morire essendo felice e provando piacere. Non so come succederà, porca miseria, ma così deve succedere. Perché, tanto, non finisce qua. Evvia col tango.

Il signore straniero, davanti a me, che ha appena passato la sua spesa, chiede alla cassiera se gli può dare qualche altro giochino. La cassiera, indispettita, gli risponde di no. Che li danno solo per ogni 15 euro di spesa. Lui si rattrista, dice grazie con voce sommessa e si tira dietro il bambino che sta per piangere. Con lui ci sono una signora con l’hijab, un altro signore che parla a voce alta dando ordini a tutti mentre riempiono i carrelli e una ragazzina che sembra non far parte di questo mondo. Dopo ci sono io. Passo la mia spesa mentre li vedo tutti e 5 fermarsi davanti alle porte del supermercato. Mi chiedo perché. Forse vogliono controllare lo scontrino. Molti lo fanno, io no. 110, 41 centesimi di spesa, hanno fatto. Non mi chiedere perché me lo ricordo, non lo so. Io ricordo i numeri, quelli sì. Non so perché. O forse sì. Forse li ricordo perché papà ci insultava davanti a tutti, nel ristorante, quando ci chiedeva di fare le somme a voce alta e, magari, sbagliavamo. E poi lui diceva: “ciuccia che non sei altro! fa 110,41!!! Che ti mando a scuola a fare? Vergognati” e tu ti vergognavi, ovviamente… Penso a quanti giochini “in regalo” puoi avere con 110, 41 centesimi di spesa. Faccio il calcolo. Ok… puoi avere 7,36 giochini, accidenti… Sono sicura che non gli ha dato un trentaseiesimo di un giochino. Esiste un trentaseiesimo di un giochino? Sto uscendo di testa. E comunque, a me piacciono i numeri interi. Mi piace avere il massimo. Mi piace pensare che tutti possiamo avere il massimo. Li guardo di nuovo mentre la cassiera mi butta velocemente oltre la cassa le uova, gli avocado, l’ennesima bustina di semi di fiori che seminerò domani, le verdure e le scatolette per i gatti della Lidl che costano 29 centesimi contro i 75 della Chesir (o roba del genere) che ho paragonato fermandomi 15 minuti a leggere i contenuti di entrambe le confezioni. Quella più costosa ha più roba chimica e ceneri e cereali e in più pur essendo più voluminosa ha 15 grammi di cibo in meno. Sulle cose, ricordati, bisogna sempre ragionare. Ladri dannosi di cibo per gatti. Guardo ancora oltre le porte del supermercato. Ora capisco. Si sono fermati a mangiare i gelati che hanno comprato. Che belli. Così si dovrebbe fare. Così faccio io. Mi tengo per ultima cosa da passare in cassa quella che sgranocchierò guidando verso casa. Forse non dovrei guidare. Forse dovrei fermarmi anche io, come loro, la prossima volta, davanti alle porte del super a guardare la gente che passa e sgranocchiare il cioccolato bianco con le noci che tanto mi piace. Mi sa che lo farò. Pago 45 euro e 75 centesimi. 3 giochini.

Non mi fermerò mai. Mai, mai. Mi dovrai ammazzare per farmi fermare.

Lo sa benissimo che i giochini non sono contati. E lo sa benissimo che andranno la maggior parte a essere buttati. Tutti soldi sprecati. Quanto spreco in questo mondo cattivo. E lo sa benissimo che molti clienti rinunciano a prenderli perché non se ne fanno niente. Quanta cattiveria.

Ringrazio. Spingo il carrello oltre le casse e mi fermo per cercare di capire che giochini siano. Fosse mai. Magari ci può giocare mia nipote, o i miei gatti, o perfino io li posso tenere in borsa per quando mi serve. Ho sempre le cose in borsa, per i bambini. Per quando viaggio. Sai quante volte ho salvato mamme e cavoli da bambini in crisi di viaggio? Tiravo fuori le sorprese kinder di Laura che non usava più, o le matite e i foglietti da colorare e la smettevano di piangere o di urlare. Ora in borsa ho i mandala con le matite da colorare, due pupazzetti da dita (un orso e una scimmia) per fare il teatrino e un mini memory da 16 cartine grandi come metà pollice. Roba del mestiere, 🙂 sai com’è… sono il pifferaio magico, io.

Oltrepasso le porte del supermercato e lui è là, a 10 centimetri da me, che sta buttando la carta del gelato. Pur nei suoi circa 70 anni, si sorride addosso, leccando il gelato alla fragola. E’ bello sorridersi addosso, così, per niente, mentre il sole ti accarezza la testa in un caldo sabato d’aprile. Mi piace. Mi piace un casino. Ha tante rughe. Sembra così gentile. Dio me l’ha messo davanti per qualche ragione, non so quale, ma è così. Stasera cucino risotto con gli asparagi, penso. E poi gli allungo la mano con i 3 giochini dicendo: “Lei voleva questi, giusto? Ora sono dieci. E mi stia tanto, ma davvero tanto bene. Un bacio.” Bocca aperta, mano che prende i giochini. “Oh, grazie, grazie, grazie…!” Guarda gli altri esterrefatto e stringe forte la mano con i 3 giochini. Sorrido dentro e fuori di me. “Niente, si figuri. E attento al gelato… che si sta sporcando.” Me ne vado e mi sento la donna più figa del mondo. Sorrido da esattamente 7 ore. Vuoi mettere? E lui, magari, ora pensa che qualcuno, qua, non è così cattivo come sembrano altri. Forse pensa che c’è speranza. Magari non per lui, che è vecchio, ma per il bimbo e la ragazza. A noi, del resto, più di tanto non importa. E’ per i nostri figli e nipoti che ci preoccupiamo. Magari non pensa nulla e io, con il mio intermezzo di generosità da giochini della Lidl, sono già finita nel dimenticatoio. Comunque…

Non mi fermerò mai. Mai, mai. Mi dovrai ammazzare per farmi fermare. E oggi ne ho scioccato un altro e ne sono felice. Mi chiedo perché gli ho pure detto “un bacio”… ma su questo non ci posso ragionare. E’ uscita da sola e ne sono felice. Sono felice, certo. E così dev’essere. Sì, sono felice facendo felici gli altri. Ti sfido a fare la stessa cosa, stronza. Do per avere senza chiedere (la maggior parte delle volte… 🙂 ), stronza. Vedi se ne sei capace pure tu, stronza. E se ti vedo per strada, ti butto sotto con la mia Panda nuova. STRONZA.

 

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