Uomini di merda… e donne pure. (Parte prima)

Quasi 3 mesi senza scrivere, marò. E questo titolo ce l’avevo in testa da altrettanto tempo, 3 mesi. Da quando ho iniziato ad andare al lavoro coi mezzi. L’ho fatto perché mi sono rotta le palle di contestare le multe al Comune di Milano (c’ò bbruciasser còmm fece Nerone cu Roma) e pure perché ci mettevo e mi costava pure di più, andare in auto. E così ho iniziato a guardare la gente che viaggia con me. E, già dal primo giorno che ho iniziato a godere dei golden services dell’ATM, ho pensato una cosa: uomini di merda. Uomini che si siedono nei posti riservati agli anziani o davanti a donne incinte o anziane che non riescono a stare in piedi per la stanchezza. Uomini di merda che non si alzano e lasciano il posto. Uomini di merda che fanno finta di dormire girando la testa dall’altra parte. Ne ho visti, eccome. L’altra mattina non ci ho visto più. Bus pieno come solo Dio sa. Donne in piedi e uomini seduti. Io in piedi, machissenefrega. Una signora con due bimbi entra. Due uomini non si alzano. E io? Ho aspettato alla prima frenata del bus e ho “inavvertitamente” dato un calcio fortissimo nello stinco a quello che, secondo me, era più pieno di merda di tutti, vicino a me, e poi mi sono girata con un sorriso stupendo dicendo: “scusi, questi cazzo di bus…”. Lui si è tenuto la gamba per tutto il viaggio. Almeno ci aveva una ragione per stare seduto: azzoppamento. Evvia. In quel momento m’è venuto in mente papà che un giorno mi raccontò di un uomo di merda. Me la raccontò per farmi capire cosa fosse veramente, per lui, un uomo di merda. Disse che stava viaggiando con un suo conoscente che faceva tanto il figo con soldi che non si sapeva da dove li avesse presi. Erano in autostrada. E papà gli chiede da dove li prendeva ‘sti soldi. E il tizio gli dice, con voce da sotterfugio: “Onn Antò… voi siete un uomo d’onore, a vuje v’ò pozz dicere cà nun ò dicite a nisciuno.” Papà racconta che stavano viaggiando sull’autostrada dei viadotti liguri, verso Ventimiglia. Il tizio tira fuori dalla tasca ‘na bustina di qualcosa e dice: “Onn Antò, cà, ‘nmano io tengo quasi dduje miliòn è lire!! L’aggia purtà a vennere à coccheruno à fruntièra e pò pozz stà sereno pè ‘nu mese.” Papà racconta che non ci poteva credere, che proprio a lui stava succedendo ‘sta cosa.

Sai una particolarità di mio padre che mi ha sempre spaventata e affascinata allo stesso tempo? Ti guarda con quegli occhi verdi chiari come l’acqua del mare e ti sorride dicendoti qualcosa che sembra amichevole e gentile e, un attimo dopo, ti fa o dice qualcosa di incredibilmente terribile e doloroso che tu proprio non te l’aspetti e ti sembra di essere in un film dell’orrore. Non so. E’ una cosa spaventevole e non conosco altro essere umano che possa fare una cosa del genere… A parte me. Un momento, sorriso stupendo e braccia aperte: “Rusinè, vièn ccà ca t’aggio dicere ‘na cosa.” Tu corri là e pensi che la vita è bella. Quando arrivi ti dà, davanti a tutti, là, nel ristorante dove stai lavorando per lui da quando avevi 10 anni, senza mai guadagnare una lira perché tu soldi non ne puoi chiedere per il lavoro che fai per “la famiglia”, uno schiaffo così forte, con quelle mani enormi  e callose, che tu sai, percepisci che è riuscito a staccarti sicuramente un pezzo di materia cerebrale dall’agglomerato centrale. Poi senti, come da lontano, perché lo schiaffo ti ha otturato l’orecchio, che ti dice con occhi infuocati di rabbia e disprezzo: “miètt à mancia che ti hanno appena dato dentro alla boccia dei camerieri cà se l’hanno piglià loro”. E tu, muori un po’ dentro. Beh, se mi posso immaginare la scena, ecco, lui dice che ha fermato la mercedes proprio sull’acquedotto dell’autostrada, nell’area di emergenza. Si è girato verso il tizio e gli ha detto sorridendo: “ò veràment? ma tu che staje ricenno? ma fàmm verè pure a me.” Il tizio, entusiasta, suppongo, deve avergli dato il sacchetto, pure lui sorridendo soddisfatto che Onn Antò fosse contento di lui. Poi, Onn Antò racconta che se ne è uscito dalla macchina e si è appoggiato alla balaustra in ferro dell’acquedotto dicendo: “ma famm verè meglio ‘sta cosa” e così, con avelliniana nonchalance, ha aperto il sacchettino di plastica, ha volatilizzato leggiadramente quei due milioni di lire di roba giù, nelle verdi colline liguri che avranno sicuramente goduto del trip allucinogeno e mentre il tizio cercava di tirargli il sacchetto dalle mani, gli ha detto di scomparire; che lui certe porcherie che ammazzano la gente non le voleva vedere e che già che c’era, poteva pure tornarsene da dover era venuto, a piedi, facendosi l’autostrada. E via se ne andò, con la Mercedes grigio metallizzato che usai pochi mesi dopo per la mia prima guida sull’Aurelia rischiando di buttare sotto un ciclista mentre papà, calmo e sereno, diceva: “Rusinè, guarde e nun accirere à chistu puveriell”. Uomini di merda. Ognuno ha i suoi criteri per distinguerli. E pure le donne… ma di questo ne parlerò in altra sede. Mò mi sa che basta questa.

– segue –

2 pensieri riguardo “Uomini di merda… e donne pure. (Parte prima)

  1. A volte mi chiedo dove siano andati a finire i cromosomi dei grandi vecchi, retti ed onesti, che hanno ricostruito l’Italia dopo la guerra e forse, ancora prima, hanno ricostruito il mondo.
    Le droghe, per qualche poeta, sono state una ricerca e un viaggio; per molti il tentativo di scoprire le verità nascoste; gli squallidi affaristi le hanno fatte diventare un business, altre trappole mortali per giovani ingenui e sfortunati, come l’alcool, la guerra, i farmaci.
    Ma forse il mondo non è cambiato e quei cromosomi stanno da qualche parte, pronti a rientrare in gioco, nelle misteriose combinazioni della vita, nella lotta che oppone da sempre il bene al male. Saluti. Albix

    ps per le mance consolati; a lmeno tuo padre te le levava per darle a chi, ai suoi occhi, aveva meno di te;una parente che aiutavo io, come cameriere nel suo ristorante, gratis et amore Dei, me le prendeva per coprire le mie spese di mantenimento. A.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...